PALEOGRAFIA

PALEOGRAFIA. - Con questo vocabolo, coniato impropriamente da B. Montfaucon per un trattato sulle scritture greche (Palaeographia graeca, Parigi 1708) e ormai consacrato dall'uso, si designa «lo studio critico delle antiche scritture», con lo scopo di leggerle esattamente, di localizzarne e datarne i prodotti, di trarre dal fatto grafico in sé (indipendentemente dal contenuto dello scritto) elementi storici che spesso nessuna fonte tramanda. Il campo vastissimo e molteplice delle scritture non è stato però ugualmente indagato, anzi in moltissimi casi l'esame ad esse rivolto non in superato lo stadio empirico della retta interpretazione dei segni (siano essi ideografici, simbolici o alfabetici); sicché praticamente il termine p. si riferisce ai due soli rami in cui essa si è affermata come disciplina autonoma: le scritture greche e quelle latine. Queste ultime soprattutto hanno offerto all'indagine scientifica un terreno fertile di risultati, che hanno modificato nel giro di pochi anni l'indirizzo stesso degli studi.

I. CENNI STORICI

Se la p. greca nacque come disciplina ausiliare degli studi filologici (soprattutto bizantini), quella latina ebbe diplomatica (v.). L'una e l'altra, tuttavia, sorsero quasi contemporaneamente, tra la fine del sec. XVII e gli inizi del XVIII, per un'esigenza «sistematica»: i primi trattati, infatti (del Mabillon [v.] per la p. latina, del Montfaucon per la greca), rappresentano essenzialmente una classificazione delle scritture. Già nel 1727 però la p. latina compiva un passo avanti per opera di Scipione Maffei (v.) il quale, affermando l'unità di origine dei vari tipi classificati dal Mabillon, trasferiva la critica storicistica nello studio del fenomeno grafico. Per altro su questi confini la scienza paleografica rimase ancorata a lungo, limitandosi a perfezionare e moltiplicare l'incasellamento delle scritture (espressione tipica rimane l'imponente opera dei maurini R. P. Tassin e C. Toustain, Nouveau traité de diplomatique, Parigi 1730-65): soltanto nella seconda metà del sec. XIX W. Wattenbach (Aulétius zur lateinischen Palaeographie, Lipsia 1866) e L. Delisle (Notice sur un manuscrit mérovingien contenant des fragments d'Eugippius, Parigi 1875) misero in luce l'importanza dello studio delle forme grafiche nel loro sviluppo e il Delisle particolarmente dischiuse la via alle fondamentali indagini sui singoli centri scrittori. Tra la fine del sec. XIX e il principio del XX i perfezionati mezzi tecnici e gli studi di L. Traube e L. Schiaparelli determinarono l'orientamento decisamente storico della p., con risultati della massima importanza, cui contribuirono studiosi di ogni paese. Ultimamente ha recato nuovo impulso alle ricerche paleografiche la scuola francese, rivolgendo particolare attenzione all'elemento fisiologico, come determinante dell'evoluzione grafica.

II. OGGETTO DELLA P

In senso stretto la p. ha per oggetto la storia della scrittura (greca, latina, ecc.) nel suo evolversi, dalle origini (presupponendo per altro già formato il suo alfabeto) fino all'ultimo stadio criticamente indagabile (fino al loro estinguersi per le scritture ormai tramontate, fino ai giorni nostri per quelle tuttora in vita); praticamente, per la p. greca e per quella latina, l'indagine si arresta al sec. XVI, quando la stampa determinò il graduale tramonto della scrittura libraria. È vero che non cessò per questo la scrittura, ma il suo studio non presenta quell'interesse che ha nell'età precedenti, né d'altra parte esso potrebbe svolgersi secondo gli stessi principi (il concetto di «centro scrittorio» non ha più alcun significato; sopravvive ancora per qualche tempo solo la tradizione cancelleresa; la scrittura, non legata a una «scuola», si fa sempre più personale ed è profondamente

modificata dall'uso alternato di strumenti scrittori diversi). Un'ulteriore restrizione si verificò con l'affermarsi della papirologia e dell'epigrafia, che avocarono a sé anche lo studio della scrittura in quanto tale, se tracciata su materie oggetto della loro indagine: oggi tuttavia la necessità di intendere il fenomeno grafico in senso unitario si va affermando sempre più, sicché la p., pur tenendo conto delle trasformazioni imposte dalla materia scrittoria, riguarda come oggetto di sua competenza anche le scritture su papiro e su materiale epigrafico.

La p. rivolge inoltre il suo esame anche ad altri oggetti, e particolarmente al sistema abbreviativo (v. ABBREVIATORE), ai segni diacritici e di interpunzione, alle cifre numerali, alle scritture tachigrafiche e segrete, agli strumenti e alle materie scrittorie nonché ai processi con cui queste vengono preparate per ricevere la scrittura.

III. SVOLGIMENTO DELLA SCRITTURA

La p. greca distingue, sostanzialmente, tre soli tipi di scritture, l'onciale (v.) di forma maiuscola, corsiva (v.), in origine di forma maiuscola e poi trasformatasi in minuscola; la minuscola (v.), derivata da un processo di calligraficizzazione della corsiva. La p. latina presenta invece un quadro assai più complesso, che viene tradizionalmente schematizzato in questi termini: la capitale CAPITALE (v.), sia epigrafiche che librarie, e alla corsiva antica (da alcuni chiamata anche « capitale corsiva »); da corsiva (v.), che raggiunge forme minuscole, mentre in campo librario, per un processo non ancora chiarito, si formano l'onciale (v.), e la semionciale. Minuscola corsiva e semionciale, influenzandosi reciprocamente, danno vita, per cause varie, alle scritture nazionali (visigotica [v.], merovingica [v.], beneventana [v.]: diversa è la storia delle insulari [v.]) e alle precaroline, carolina (v.). GOTICA, ARTE (v.) nelle sue varie forme; UMANESIMO (v.) rappresenta nella forma libraria un ritorno alla carolina e nella forma corsiva un'evoluzione della gotica corsiva. Bisogna però tener presente che la classificazione su esposta obbedisce a criteri empirici e di praticità didattica, sottoposti dagli studi più recenti a una completa revisione.

IV. PROBLEMI E ORIENTAMENTI

La terminologia corrente ha rivelato, col progredire degli studi paleografici, la sua inadeguatezza a designare una scrittura che, per trovarsi nella fase crescente o decrescente del suo sviluppo, o per l'infiltrarsi di forme diverse da quelle sancite dalla canonizzazione di un tipo, non presenta tutte e soltanto le caratteristiche proprie di esso. Di qui si è venuta sviluppando una nuova tendenza che mira a fissare entro limiti estremi, rappresentati da determinati codici o carte, le forme oscillanti suscettibili di essere catalogate sotto uno stesso nome. Andrebbero separati dai nomi « propri » delle scritture i termini che si riferiscono ad un'altra classificazione, per cui le scritture alfabetiche si dividono, in base a un rapporto di dimensione e di reciproca proporzione tra le lettere, in maiuscole (v.) e minuscole (v.), e, in base al ductus, in posate (o dritte) e corsive. La problematica è qui diversa; la possibilità che tali forme coesistano nel tempo, o addirittura in una stessa scrittura (mista), non esclude che ci sia dall'una all'altra una evoluzione: scritture che si presentano nei monumenti superstiti sia nel ductus posato che in quello corsivo possono aver avuto origine da due scritture diverse (come nel caso dell'umanistica), ma possono anche essersi formate come scritture calligrafiche e poi degenerate in corsive (come, sostanzialmente, in molte scritture notarili) oppure essere nate come corsive ed essersi poi stabilizzate in forme posate (come nel caso della beneventana). Più evidente ancora è l'evoluzione della maiuscola (costante fino al sec. III d. C.) alla minuscola. Nel passaggio da una forma corsiva a una dritta, o viceversa, il fenomeno è quindi localizzato nell'ambito di una sola scrittura; si hanno perciò vari problemi staccati, oggi in gran parte risolti (incertezze perdurano ancora a proposito della corsiva antica [maiuscola] in rapporto alla capitale). Nell'evoluzione della maiuscola alla minuscola si assiste invece a un fenomeno di carattere generale, e il problema relativo (che investe anche la p. greca, sebbene

esso abbia avuto un'impostazione soddisfacente solo in rapporto a quella latina) rimane ancora sub iudice. Se infatti l'indirizzo tradizionale tende a spiegare il fenomeno come una trasformazione avvenuta nell'ambito della corsiva e poi esteso alla scrittura calligraficia (corsiva antica - minuscola corsiva - minuscola dritta), la scuola paleografica francese lo ha spiegato invece di recente (non però assolutamente dimostrato) come processo spontaneo determinato da una mutata posizione dello scrivente rispetto alla materia scrittoria, svoltosi parallelamente e indipendentemente nel campo della scrittura libraria e in quello della corsiva.

Il tentativo di schematizzare in un unico paradigma il processo formativo di ciascuna scrittura ha dato origine al concetto di « scrittura usuale », quella cioè di cui l'uomo si serve per l'uso quotidiano, a carattere essenzialmente individuale, di tipo assai vario ma quasi sempre corsivo. Su di essa possono praticamente agire tutte le tendenze, ma sono soprattutto quelle che trovano un substrato comune presso più scriventi che la modificano secondo alcune caratteristiche costanti, finché la scrittura « usuale » non si trasforma in scrittura « canonizzata » (cancellerezza o libraria), che può a sua volta essere assunta come usuale, lasciando aperto l'adito a nuove modifiche. Si tratta naturalmente di una formulazione astratta che ha il solo scopo di fissare uno schema.

Numerosissimi sono i problemi particolari ancora insoliti, né è possibile richiamarli tutti. A titolo di esempio si accenna a uno tra i più dibattuti, carolina (v.), che è in relazione a quello non meno discusso delle cosiddette precaroline. Il fenomeno di una scrittura che, in concomitanza con l'affermarsi dell'Impero carolingio, ritorna ad avere quel carattere di « universalità » che si riscontra nelle scritture dell'età classica, coinvolge fattori extrapaleografici e riporta lo studioso nel vivo della storia: di qui l'interesse del problema e le diverse soluzioni prospettate. L'elemento unitario della scrittura, perdutosi con le precaroline e le scritture nazionali (e cioè successivamente alla formazione della minuscola), riacquista sulla fine del sec. VIII una consistenza reale che si conserva, nelle sue grandi linee, anche nello sviluppo successivo della p. latina: sicché la minuscola da una parte e la carolina dall'altra costituiscono i fulcri (e perciò anche i problemi fondamentali) nella storia della scrittura latina, a differenza di quella greca che ha conservato invece il suo carattere unitario. In questa differenza risiede pure la ragione del maggiore sviluppo conseguito dagli studi di p. latina in confronto di quella greca, e l'indirizzo analitico (indagini su singoli centri scrittori, su fasi isolate di una stessa scrittura ecc.) dei primi in confronto dei secondi.

BIBL.: 1. REPERTORI: W. Weinberger, Bericht über Paläographie und Handschriftenkunde, in Bursianz Jahresbericht über die Fortschritte der klass. Altertumswissenschaft, 98 (1898), pp. 187-310; 106 (1900), pp. 168-233; 127 (1905), pp. 214-56; 135 (1907), pp. 15-53; 158 (1912), pp. 96-131; 172 (1915), pp. 1-30; 193 (1922), pp. 79-105; 209 (1926), pp. 1-25; 236 (1932), pp. 85-113; H. Nelis, L'écriture et les scribes, Bruxelles 1918; L. Schiaparelli, La scrittura latina nell'età romana, Como 1921, pp. 176-207; A. Hessel, Bericht über Paläographie, in Archiv für Urkundenforschung, 12 (1932), pp. 437-44 e 13 (1933-34), pp. 177-82; P. Sattler-G. von Selle, Bibliographie zur Geschichte der Schrift bis in das Jahr 1930, Linz 1935; A. Pratesi, P. latina, in Dosa, 2 (1949), pp. 167-79 e 193-218. Si vedano inoltre i resoconti bibliografici delle riviste Rev. d'hist. ecclés.; Internat. bibliography of hist. sciences. Scriptorium, e la rassegna periodica di A. Esdaile, The year's work in librarianship.

2. MANUAL: di p. greca e latina: E. M. Thompson, Handbook of greek and latin palaeography, Londra 1893 (3ª ed., ivi 1906); id., An introduction to greek and latin palaeography, Oxford 1912; A. Mentz, Geschichte der griechisch-römischen Schrift, Lipsia 1920. Di p. greca: V. Gardthausen, Griechische Paläographie, Lipsia 1879 (2ª ed., 2 voll., ivi 1911-13); W. Wattenbach, Anleitung zur griechischen Paläographie, 3ª ed., ivi 1895; W. Schubart, Griechische Paläographie, Monaco 1925; P. Maas, Griechische Paläographie, in A. Gercke e E. Norden, Einleitung in die Altertumswissenschaft, I, fasc. IX, 3ª ed., Lipsia 1927, pp. 69-81; A. Sigalas, Ἰστορία τῆς Ἑλληνικῆς τραπῆς, Saloniccio 1934. Di p. latina: W. Wattenbach, Anleitung zur lateinischen Paläographie, 4ª ed., Lipsia 1886; C. Paoli, Programma scolastico di p. latina e di diplomatica, I: P. latina, 3ª ed., Firenze 1901; B. Bretholz,

Lateinische Paläographie, 3ª ed., Lipsia 1926; P. Lehmann, Lateinische Paläographie bis zum Siege der karolingischer Minushel, in A. Gercke e E. Norden, op. cit., I, fasc. x, 3ª ed., ivi 1927, pp. 38-68; A. C. Floriano Cumbreno, Curso general de Paleografía y Diplomática, 2 voll., Oviedo 1946; G. Battelli, Lezioni di p., 3ª ed., Città del Vaticano 1949.

3. COLLEZIONI DI CODICI RIPRODOTTI: Codices graeci et latini photographice depicti, sotto la direzione di P. Durrieu e poi di S. de Vries, Lione 1897 sgg. (in corso: finora 30 voll.); Reproductions des manuscrits et miniatures de la Bibliothèque nationale, sotto la direzione di H. Omont, Parigi 1901 sgg. (in corso: finora 25 voll.); Codices e Vaticani selecti phototypice expressi, a cura della Bibl. Vaticana, Roma (poi Città del Vaticano) 1902 sgg. (in corso: finora 27 voll.); Codices ex ecclesiasticis Italiae bibliothecis delecti phototypice expressi, a cura della Bibl. Vaticana, ivi 1913 sgg. (in corso: finora 7 voll.).

4. COLLEZIONI E RACCOLTE GENERALI DI FACSIMILE: greci e latini: J. B. Silvestre, Paläographie universelle, II, Parigi 1840 (ed. inglese, Londra 1850); The Palaeographical Society, Facsimiles of manuscripts and inscriptions, a cura di B. A. Bond, E. M. Thompson, G. F. Warner, 5 voll., in 2 serie, Londra 1873-94 (Indices, ivi 1901); British Museum, Catalogue of ancient manuscripts, a cura di E. M. Thompson e G. F. Warner, I: Codices graeci, ivi 1881; II: Codices latini, ivi 1884; G. Vitelli e C. Paoli, Collezione fiorentina di facsimili paleografici greci e latini, 4 voll., Firenze 1884-97; The new Palaeographical Society, Facsimiles of ancient manuscripts, a cura di E. M. Thompson, G. F. Warner, F. G. Kenyon, J. Parnell Gilson, 4 voll., in 2 serie, Londra 1903-1930 (Indices della 1ª serie, ivi 1914: della 2ª, ivi 1932). Greci: W. Wattenbach, Scripturae graecae specimina, 3ª ed., Berlino 1897; S. De Vries, Album palaeographicum..., Leida 1909. Vanno pure segnalate altre raccolte di valore più circoscritto: Sabas, Specimina palaeographica codicum Graecorum et Slavonicorum bibliothecae Mosquensis, 4 voll., Mosca 1863-64; W. Wattenbach, A. von Velsen, Exempla codicum graecorum litteris minusculis scriptorum, Heidelberg 1878; Facsimiles de manuscrits grecs desis de la Bibliothèque nationale du IXe au XIVe siècle, Parigi 1890; Facsimiles des plus anciens manuscrits grecs en anciole et en minuscule de la Bibliothèque nationale du IVe au XIIe siècle, Parigi 1892; G. Zereteli e S. Sobolevski, Exempla codicum graecorum litteris minusculis scriptorum..., 2 voll., Mosca 1911-13. Per i papiri: K. Wessely, Papyrorum scripturae graecae specimina, Lipsia 1900; T. Reinach, Papyrus grecs et dénoiques, Parigi 1905; M. Norsa, Papiri greci delle collezioni italiane (Publ. della Scuola di filologia classica dell'Università di Roma, 2ª serie), fasc. 1-III, Roma 1924-46. Latini: E. Monaci, Facsimili di antichi manoscritti..., Roma 1881-92; Archivio paleografico italiano, diretto da E. Monaci, poi da V. FEDERICI, GIACOMO, ora da F. Bartoloni, Roma 1882 sgg. (in corso: finora 38 fasc. in 13 voll.); E. Chatelain, Paläographie des classiques latins, Parigi 1884-1900; K. Wessely, Schrifttafeln zur älteren lateinischen Paläographie, Lipsia 1898; F. Carta, C. Cipolla, L. Frati, Monumenta palaeographica sacra..., Torino 1899; W. Arndt e M. Tangl, Schrifttafeln zur Erlernung der lateinischen Paläographie, fasc. I e II, 4ª ed., e fasc. III, 2ª ed., Berlino 1904-1907; E. Monaci, Esempi di scrittura latina dal sec. I dell'era moderna al XVIII, Roma 1906; F. Steffens, Lateinische Paläographie, 2ª ed., Treviri 1909 (ristampa, Berlino 1920; ed. francese, Treviri 1910); Exempla scripturarum edita consilio et opera procuratorum Bibliothecae et Tabularii Vaticani, Roma (poi Città del Vaticano) 1929 sgg. (in corso: finora 3 fasc.); M. Ihm, Palaeographia latina..., 1ª serie, 2ª ed., Lipsia 1931; F. Ehrle e P. Liebaert, Specimina codicum latinorum Vaticanorum, 3ª ed., Berlino 1932; V. FEDERICI, GIACOMO, La scrittura delle cancellerie italiane..., Roma 1934; F. Bartoloni, Esempi di scrittura latina dal sec. I a. C. al sec. XV..., ivi 1934; E. A. Lowe, Codices latini antiquiores, Oxford 1934 sgg. (in corso: finora 5 voll.); J. Mallon, R. Marichal, Ch. Perrat, L'écriture latine de la capitale romaine à la minuscule, Parigi 1939; H. Förster, Mittelalterliche Buch- und Urkundenschriften..., Berna 1946.

5. STORIA DEGLI STUDI PALEOGRAFICI: L. Traube, Vorlesungen und Abhandlungen, I, Monaco 1909, pp. 3-80.

6. PROBLEMI E ORIENTAMENTI: G. Cencetti, Vecchi e nuovi orientamenti nello studio della p., in La Bibliofilia, 50 (1948), pp. 4-23. Le teorie della scuola francese sono riassunte ora da C. Manaresi, Nuovi orizzonti sugli sviluppi della scrittura latina nei primi secoli della nostra era, in Acme, 3 (1950), pp. 383-409. Sul concetto di scrittura usuale cf. G. Cencetti, op. cit., e id., Note paleografiche sulla scrittura dei papiri latini dal I al III sec. d. C. (Memorie dell'Accod. delle Scienze dell'Istituto di Bologna. Classe di Scienze morali), Bologna 1950, p. 4, nota 2, e passim. Sul problema delle precaroline e della carolina V. da ultimo F. Bartoloni, Note paleografiche. Ancora sulle scritture precaroline, in Bullett. dell'Ist. storico ital. per il Medio Evo, 62 (1950), pp. 139-57. Alessandro Pratesi

PALEOGRAFIA, DIPLOMATICA ed ARCHIVISTICA, SCUOLA PONTIFICIA DI: V. VATICANO.

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PALEOGRAFIA MUSICALE - Notazione aquitana (sec. XI). Manoscritto proveniente da St-Ytuxix - Parigi, Biblioteca nazionale, ms. lat. 903, metà infer. del f. 39'.
(per vatican di mano, A. P. Frères)

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“PALEOGRAFIA.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), p. 362. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/paleografia.