CAPITALE

CAPITALE. - Dieci un bene risparmiato (non consumato) adibito ad ulteriore produzione. Per l'impresa ogni bene, materiale o immateriale, applicato al processo produttivo, quindi anche ogni apporto di lavoro, implica spesa di c.
Dunque, il c. in forma monetaria è un complesso potenziale di strumenti della produzione. Distinguesi il c. fisso, capace di ripetuti servizi ed il cui costo può essere ripartito su più esercizi contabili (ammortamento), dal c. circolante che si esaurisce nell'ambito di un solo processo produttivo. Il c. è indispensabile per la produzione di qualsiasi bene (materiale) e di quasi ogni servizio (bene immateriale). La produttività dei processi produttivi è strettamente connessa con la disponibilità di c. e questa, a sua volta, dipende dalla disponibilità di reddito reale e quindi dal livello della produzione precedente, nonché dalla propensione al risparmio della popolazione. Perciò, la formazione del c. è in gran parte legata alle mutevoli e difficilmente schematizzabili e prevedibili decisioni individuali. Le banche possono correggere soltanto limitatamente, attraverso la manovra del tasso d'interesse sui depositi, tale fenomeno; ed esse stesse sono in grado di creare credito, cioè, c. monetario, solamente in quanto vi sia per loro una conveniente possibilità di concorrere, finanziandola, alla preformazione di redditi nelle imprese, redditi che diverranno sostanziali soltanto con la vendita dei prodotti così ottenuti.
La creazione di c. da parte degli istituti di credito è pertanto limitata dallo stato degli affari e dalla conservazione di un dato rapporto di copertura tra moneta bancaria, emessa per mobilitizzare il c. d'origine creditizia concesso alle imprese, e disponibilità di liquido per fronteggiare il pagamento degli assegni.
Un processo produttivo dieci più o meno capitalistico a seconda che esso comporti l'impiego di maggiori o minori quantità di beni strumentali; solitamente l'adozione di un processo produttivo in alto grado capitalistico significa allungare l'intervallo tra inizio e conclusione del processo medesimo, provocandosi altresì una temporanea diminuzione di beni per il consumo. Tuttavia, detto fenomeno non si riscontra quando innovazioni tecnologiche permettano di impiegare beni capitali in misura minore per ottenere identiche quantità di prodotto.
Come il processo produttivo singolo, così pure una nazione, considerata come un'unica impresa, può godere di un maggior reddito reale globale, quando disponga di abbondante c. tecnico, vale a dire di fattori produttivi diversi dal lavoro. Per di più, crescendo la produttività del lavoro - fino a un dato limite - con l'ammontare della quantità di c. combinabile con il lavoro stesso nei processi produttivi, il salario può essere corrispondentemente aumentato. Quindi, una larga disponibilità di c. è il punto di partenza per

CAPITALE - CAPITALE SCRITTURA
aver un elevato reddito reale nazionale e alti redditi di lavoro.

BIBL.: I. Fisher, *The nature of capital and income*, Nuova York 1906; U. Ricci, *Il c., Torino 1910*; W. Brylewski, *Die verschiedenen Vorstellungsinhalte des Begriffs Kapital*, Berlino 1933; R. Strigl, *Kapital und Produktion*, Vienna 1934; A. Graziani, *Le capital et la valeur*, Parigi 1936; P. Onida, *Le dimensioni del c. d'impresa*, Milano 1939; J. R. Hicks, *Value and capital*, Oxford 1939.

CAPITALE, SCRITTURA. -

I. NELL'EPIGRAFIA

Applicato a scrittura il termine «c. » significa «più grande », «più vistoso », quali sollevano essere le lettere adoperate nei *capita* delle pagine e dei trattati. Non è parola di uso nel latino antico. Nell'inguaggio tecnico non è però sinonimo di «maiuscola», ma designa quella forma di scrittura che appare sui più vetusti monumenti in pietra e che è ancora riprodotta essenzialmente nella maiuscola delle stampe moderne. In tal senso essa si contrappone tanto alla corsiva come alla minuscola, ed anche all'oncale.
Pare che anticamente fosse in uso un solo tipo di scrittura presso ogni popolo, sia greco che italico, con alfabeto che i Greci derivarono dai Semiti e gli Italici dai loro vicini Greci delle colonie calcistiche (Cuma, Napoli, ecc.). Certo tutti i testi scritti più antichi mostrano lo stesso tipo di lettere, che sono in sostanza quelle dette più sopra capitati.
La c. greca presenta poca evoluzione nelle sue forme, e quasi solo ha le varianti rotonde in confronto delle quadrate già dai secc. III-II a. C., forme che si potrebbero chiamare onciali.
La c. latina, dalla sua forma più antica (c. arcaica), andò man mano ingentilmente il tratteggio, così che al tempo di Augusto ci presenta un tipo nobile, severo ed elegante insieme, nel quale le forme delle lettere sono perfettamente stabilizzate. Questo tipo ha due varianti fondamentali: la *quadrata* o *monumentale* e la *c. attuaria* o *rustica*.