CIFRE ARABICHE. - Il sistema oggi in uso per indicare i numeri, noto col nome di c. a., proviene in realtà dagli indiani, ed è costituito, secondo la teoria più comune, dalle lettere iniziali del nome di ciascun numerale in sanscrito. La sua conoscenza in Europa è però avvenuta per tramite degli Arabi, che ne avevano nozione già nel sec. VIII.
Al califato di al-Ma'mūn (813-33) risale il trattato di Abū Ġa'far Muhammad b. Mūsā al-Hwarizmi, a noi pervenuto in una versione latina. Nei codici latini la più antica menzione si ha in due manoscritti spagnoli delle Etymologiae seu Origini di Isidoro, uno del 976 proveniente dal monastero di Albelda (cod. Escorial d. I, 2), e l'altro del 992 scritto a S. Millán della Cogolla (cod. Escorial d. I, 1), dove, all'inizio del I. III, una glossa attribuisce l'uso delle c. a. agli Indi, e riporta i numeri nell'ordine inverso, da 9 a 1, escluso cioè lo zero: circostanza sufficiente a dimostrare che esse non avevano ancora trovato applicazione nel sistema decimale.
Dalla Spagna la conoscenza delle c. a. si diffuse in Francia, in Inghilterra, in Germania, e quindi in Italia,

CIFRE ARABICHE - Primo esempio di c. a. Codice Vigiliano (a. 976) contenente le Etymologie di Isidoro di Siviglia - Madrid, biblioteca dell'Escuriale, d. 1., 2, f. 12.
non senza opposizioni, se nel 1299 gli Statuti dell'arte del cambio di Firenze imponevano di scrivere i numeri in tutte lettere, ad evitare facili alterazioni. Ma già nel 1202 il Liber abaci di Leonardo Fibonacci (Alina Bonacci) da Pisa, che aveva appreso il sistema nelle colonie pisane del Nord-Africa, era venuto a dimostrarne la praticità, divulgando l'uso delle quattro operazioni. Dal sec. xv le c. a. entrano nella pratica generale e si incontrano, tranne qualche lieve eccezione per il 3 e per il 4, nella stessa forma presso tutti i paesi.