l'atteggiamento negativo del polemista, bensì costruiva
dalle basi la scienza diplomatica, raccogliendo anche dai
dotti del tempo (come da Antonio Magliabechi), ma con
intuizioni così geniali che certe affermazioni sono so-
stanziamente giuste ancora oggi. L'opera del Mabillon
trovò subito qualche invidioso e qualche detrattore, ma
fu accolta dal generale consenso dei dotti e dello stesso
Papenbroeck (cf. lettera al Mabillon del 20 luglio 1683:
«Tu porro quoties res tulerit, audacter testare, quam
totus in tuam sententiam iverim»).
Ne tentarono l'assalto solo alcuni gesuiti ed un pro-
testante, l'inglese Hicks (1703), contro i quali scrisero
anche alcuni italiani, come Giusto Fontanini, Dome-
nico Lazzarini ed altri. Il Mabillon preparava intanto
una seconda edizione, uscita postuma nel 1709. Oggi
può dirsi che per la d. generale (caratteri intrinseci ed
estrinseci del documento, importanza delle cancellerie,
principi della critica, valore delle copie e degli originali)
il Mabillon fa testo, mentre è stato superato nella d.
speciale.
Tra il 1750 e il 1765 altri due padri maurini, R.-P.
Tassin e C. Tousain, pubblicavano il Nouveau traité
de diplomatique, in 6 voll., con cui ampliavano e si pro-
ponevano di approfondire l'opera del maestro. Dal Ma-
billon e dal Nouveau traité derivarono fino alla metà
del sec. XIX tutte le trattazioni diplomatiche pubblicate
in Francia, in Germania, in Italia.
In Italia Scipione Maffei, nel 1727, rilevato che
troppo era invaso l'uso di ripetere continuamente il
già scritto da altri, si proponeva una raccolta di docu-
menti di varie origini e di varie regioni, dando un posto
eminente alle carte private: meditava cioè un tentativo
di d. speciale; il Muratori, nella dissertazione XXXIV
delle Antiquitates Italicae Medi Aevi: De diplomatibus
et charitis antiquis dubiis aut falsis, dava diversi esempi
di documenti falsi, additando i criteri ai quali lo studioso
deve attenersi e mostrando come anche una serie di falsi
possa costituire una documentazione storica, se si inda-
ghino le ragioni della falsificazione. Sorsero anche, in
Italia, cattedre di d. nelle Università di Bologna (1765),
Napoli, Milano; qui insegnò GALLIA (v.), autore di 2 voll. di Istituzioni diplomatiche
(1796, ma pubblicati nel 1802), derivati sempre dal
Nouveau traité, ma ricchi di contributo personale per
ciò che riguardava i documenti italiani, di cui il Fuma-
galli dimostrava ottima conoscenza anche nelle Antichità
longobardiche milanesi (Milano 1792-93) e nel Codice di-
plomatico ambrosiano (ivi 1805).
In Germania Cristoforo Gatterer, negli Elementa
artis diplomaticae universalis (Göttinga 1765), tentava
di classificare le scritture con un sistema simile a quello
introdotto dal Linneo nel campo delle scienze naturali,
chiamando ciceronium l'onciale, svetonium la corsiva, ecc.;
lo strano tentativo rimase sterile, ma l'Università di
Göttinga, ove il Gatterer insegnava, divenne un semi-
nario di eccellenti diplomatisti, che assicurarono alla
Germania un vero primato in questo campo.
La Rivoluzione Francese troncò gli studi sugli an-
tichi documenti; Napoleone stesso confondeva d. e di-
plomazia. Il grande risveglio si ebbe dopo la restaura-
zione, con il nuovo indirizzo dato alla d., che da generale
si trasformò in speciale. Vi contribuirono particolarmente
gli istituti storici e le deputazioni e società storiche fon-
date in Europa, prima fra tutte l'Ecole des Chartes di
Parigi (1821). In Francia si segnalarono L. Delisle, N. de
Vailly, il Mas-Latrie, A. Giry; in Italia G. Marini,
C. Paoli, P. Torelli, G. Vittani, N. Barone, L. Schiapa-
relli, il Garufi, il Brandileone, il Datta, il Russi; in Ger-
mania il Bresslau, il Meister, il Böhmler, il Potthast, il
Pertz, lo Jaffé, il Kehr, il Voltolini, il Pflugk-Harttung,
il Sickel, il Brunner.
Oggi può dirsi tramontata l'epoca della d. generale,
che è solo una base e un precedente della d. speciale,
la quale tende a «considerare i documenti alla luce delle
nostre conoscenze sullo stato giuridico, amministrativo,
economico del paese e dell'epoca, a studiarsi in funzione
della cultura intellettuale e della civiltà» (de Boudard).