PALEOANTROPOLOGIA (PALEONTOLOGIA UMANA)

**PALEOANTROPOLOGIA** (PALEONTOLOGIA UMANA). - È la scienza che studia i resti scheletrici umani che si rinvengono fossili nelle stazioni preistoriche, all'aperto o nelle caverne, e nei depositi alluvionali quaternari. I primi resti fossili umani finora noti risalgono al Pleistocene antico (v. UOMO, ETÀ dell').

I rappresentanti fossili dell'umanità vengono divisi in vari generi e specie sistematiche, a seconda dei loro caratteri morfologici e delle loro probabili relazioni genealogiche. I più antichi e primitivi vengono chiamati *protantropi* e risalgono tutti al paleolitico antico; il loro scheletro presenta una mescolanza di caratteri piteocidi ed umani, con più o meno accentuata prevalenza dei secondi.

Da ricordare tra questi i *Pietacentropi* (*Pithecentraptus robustus*, *P. erectus*) di Giava, rappresentati da 4 crani più o meno completi e forse da alcuni femori; il *Sinanthropus (Sinanthropus Pechinenis)* di cui sono stati rinvenuti resti riferibili ad una quarantina di individui nelle caverne di Ciukutien presso Pechino; l'Uomo di Mauer (*Palaeoanthropus [?] Heidelbergensis)* rappresentato da una mandibola straordinariamente robusta rinvenuta nei dintorni di Heidelberg in Germania, e l'Africantropo (*Africantropus Njarasensis*) cui appartiene un cranio rinvenuto nell'Africa centro-orientale, che rappresenta uno stadio intermedio tra protantropi e paleantropi.

Alcuni autori considerano come protantropi anche i Gigantopitecini (*Gigantopithecus blacki*, *Meyanthropus paleojavanicus*), esseri giganteschi i cui denti, scoperti recentemente nella Cina meridionale e a Giava, mostrano insieme caratteri piteocidi e umani. Questi protantropi, ancora assai mal conosciuti, presentano da un lato affinità con i pitecentri e dall'altro con gli australopitecini (*Australopithecus Africanus*, *Plesianthropus Transvaalensis*, *Paranthropus robustus* e *P. crassidens*), curioso gruppo di scimmie antropomorfe sudafricane che presentano alcuni caratteri spiccatamente umani specialmente per quanto riguarda la dentatura e il bacino. Al Paleolitico medio

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**PALENCIA, DIOCESI** di - Interno della chiesa fondata da Recensvinto e consacrata nel 661 - Baños de Cerrato.

Vanno attribuiti in maggioranza i Paleantropi, in cui persisteno notevoli caratteri piteocidi, ma si affermano decisamente quelli umani. Il più tipico rappresentante di questo gruppo è l'Uomo di Neandertal (*Palaeanthropus Neandertalensis*) cui appartengono i resti di una ottantina di individui, tra cui quelli italiani di Saccopastore e del Circeo. Pure a questo gruppo appartengono l'Uomo del Solo (*Palaeanthropus Solonis*) del Paleolitico superiore di Ngandong (*Giava*) e l'Uomo della Rhodesia (*Palaeanthropus Rhodesiensis*) di età incerta, ma abbastanza recente. È incerto se sia riferibile all'Uomo del Solo un cranio infantile, rinvenuto a Modjokerto (*Giava*) negli strati corrispondenti al Paleolitico antico, cranio che alcuni autori attribuiscono invece ai pitecentri. Una posizione un po' particolare occupano alcuni paleantropi come l'Uomo di Steinheim (*Palaeanthropus [?] Steinheimensis*) e l'uomo del Carmelo (*Palaeanthropus [?] Palæstinus*) che presentano una curiosa mescolanza di caratteri propri del gruppo neandertaliano e dell'Homo sapiens.

Contemporaneamente ai paleantropi vissero in Europa anche uomini che presentano più o meno strette affinità con l'Homo sapiens e vengono chiamati Protofarenantropi. Si ricorderanno fra questi l'Eoantropo di Piltdown (*Eoanthropus Dacusoni*) un tempo riferito al paleolitico antico, ma ora, in base al metodo della fluoria, ritenuto di età più recente; l'uomo di Swancombe, accompagnato da industria acheuleana e quindi riferibile alla parte più alta del Paleolitico inferiore; l'uomo di Fontechevade (*Francia*), che l'industria accompagnante, tayaziana, fa riferire al limite tra Paleolitico antico e medio; l'Uomo dell'Olmo, rappresentato da un cranio rinvenuto in Umbrina assieme a una punta mustieriana (*Paleolitico medio*) e infine l'uomo di Quinzano (*Verona*), anch'esso probabilmente al Paleolitico medio. Alcuni autori attribuiscono al Paleolitico antico e medio anche altri reperti, come il cranio di Galley Hill e quello dei Lloyds di Londra, ma ormai quasi tutti i paleoantropologi concordano nel ritenere infondata questa attribuzione. Incerta è la posizione cronologica dei resti fossili della Denise in Francia.

All'inizio del Paleolitico superiore, ossia durante la

ultima glaciazione (Würmiano) si estinsero in Europa e
paleantropi e si diffusero su tutto il continente antico
razze umane di tipo attuale (Homo sapiens), ma non così
differenziate tra loro come le razze odierne, in quanto
uno stesso individuo presenta talora riuniti caratteri che
attualmente sono distribuiti in razze diverse.

Tra le razze europee del Paleolitico superiore si ricor-
deranno quelle di Brunn, di Perdmost e della Berna, che
possiedono arcate sopraorbitarie assai pronunciate: i ne-
groidi di Grimaldi; la razza di Cro-Magnon dalla elevata
statura (fino a m. 1.89), che secondo qualche autore
sarebbe ancora rappresentata in qualche popolazione at-
tuale; e la razza di Combe Capelle, variamente interpre-
tata (eschimoiide, australoide, protomediterranea, ecc.).
Tutte queste razze appartengono all'Aurignaziano. Al-
quanto più recenti sono l'Uomo di Chancelade, inter-
pretato come eschimoide, e quello di Oberkassel, madda-
leniani. Gli scheletri della caverna di S. Teodoro (Mes-
sina) e forse quello della Maiella rappresentano i primi
mediterranei, riferibili al Paleolitico superiore. Al meso-
litico sono riferibili i crani di Ofnet (Baviera), tra i quali
figurano i più antichi brachicefali finora conosciuti, e gli
scheletri di Téviec (Bretagna), Mugem (Portogallo) e
della caverna delle Arene Candide in Liguria. In Asia
i più antichi rappresentanti dell'Homo sapiens sono gli
scheletri di Šukbah e 'Aglit (Palestina) accompagnati
da industria naufrana (Paleolitico superiore o Mesolitico)
e i crani di Wadjak (Giava) considerati come protoaustral-
liani e riferiti, con riserva, al Paleolitico superiore. Pure
protoaustraliani sono considerati i crani e scheletri di
Talgaia e Cohuna in Australia. L'Africa ha fornito nume-
rosi resti scheletrici riferibili con maggiore o minore cer-
tezza al Paleolitico superiore. Grande scalpore produsse
tempo fa la scoperta di alcuni scheletri a Oldoway, Ka-
nam e Kanjera nell'Africa orientale (Kenia e Tanganika).
Secondo i loro scopritori questi resti di Homo sapiens
risalirebbero al Paleolitico medio o addirittura all'infie-
riore e apparterrebbero ai più antichi rappresentanti della
umanità. Ma ormai quasi tutti gli autori li ritengono rife-
ribili al Paleolitico superiore o addirittura al Neolitico
e inumati in depositi preesistenti. Al Paleolitico superiore
vengono riferiti i resti scheletrici di Homo sapiens sco-
perti ad Asselar (Sahara meridionale), Mechta-el-Arbi e
Afulu-bu-Rummel (Algeria). Incerta è l'età degli sche-
letri di Elmenteita, Gamble, Boskop, Springbok, Flo-
risbad e Cape Flats, tutte località dell'Africa Australi-
che vengono attribuite al Paleolitico superiore o a età
più recenti. Tutti appartengono a Homo sapiens e spesso
presentano già i caratteri di razze africane attuali.

In America l'uomo è comparso relativamente tardi,
e le più antiche testimonianze umane (Industria di Falsoni)
sono riferibili al Paleolitico superiore. I resti scheletrici
veramente fossili sono finora assai rari e tutti riferibili
a Homo sapiens. Da ricordare il cranio australoide di
Punin (Equatore) e il complesso eterogeneo della coscia
detta razza di Lagoa Santa (Brasile). Il paleontologo argen-
tino F. Amegrino credette di aver scoperto nelle forma-
zioni alluvionali delle Pampas una serie di fossili umani
(Tetraprothomo, Triprothomo, Diprothomo, Prothomo) che
avrebbero dimostrato l'origine evolutiva dell'Uomo da
un gruppo di piccole scimmie americane (Homunculidae)
terziarie. Ma si constatò poi che i resti scheletrici in que-
stione in parte erano semplicemente scimmieschi, in
parte umani con caratteri anormali dovuti a deformazioni
artificiali del cranio, che anche attualmente vengono pra-
ticate da popolazioni indigene sudamericane.

A partire dal Neolitico la terra è completamente popo-
lata dalle razze umane ancora attualmente viventi (ad
eccezione della razza tasmaniana, estinta sul finire del
sec. XIX) e si esce quindi dal campo della paleontologia
umana.

Per quanto riguarda il problema delle origini e della
evoluzione umana, si veda la voce UOMO, ORIGINE
dell'.

BIBL.: W. Gieseler, Abstammung und Rassenkunde des Menschen, I, Oehringen 1936; M. Weinert, L'Homme préhistorique, Rigae, Parigi 1939; M. F. Canella, Razze umane estinte e viventi, Firenze 1940; R. Biasutti, Le razze e i popoli della terra,

Torino 1941; C. Arambourg, La genèse de l'humanité, Parigi
1943; V. Marcozzi, La vita e l'uomo, Milano 1946; M. Boule,
Les Hommes fossiles, 3a ed. a cura di H. Vallois, Masson - Parigi
1946; P. Leonardi, L'evoluzione dei viventi, Brescia 1950; W. E.
Les Gros Clark, History of the primates, Londra 1950.

Pietro Leonardi