CAROLINA, SCRITTURA

CAROLINA, SCRITTURA - Lettere caratteristiche nei vari tipi di scrittura precarolina.

aggiunti nella sbarretta superiore della t (v. tabella III). I centri più importanti furono Colonia, Magonza, Ratisbona, Reichenau e Fulda.

4. Della precarolina svizzera A. Bruckner ha distinto tre tipi: la « rezia », usata nella Svizzera di nord-est fra il 753 e l'820, e derivata da una corsiva locale; l'« alemanna »; e, più importante di tutti, quella di « S. Gallo », che presenta notevoli influenze irlandesi, ma ha un tratteggio molto tondo e regolare, per quanto duro: le lettere più caratteristiche, a parte alcuni legamenti di e di r, sono la a, di forma merovingica, e la t col tratto orizzontale chiuso in occhiello a sinistra (v. IV).

A forme precaroline, canonizzate nel loro aspetto particolare e quindi non sfocianti naturalmente nella c., si ricollegano per la loro origine anche due scritture di tipo nazionale: visigotica (v.), BENEVENTANA, SCRITTURA (v.).

II. LA MINUSCOLA C

I vari tipi di precarolina, tendendo sempre più verso una maggior accuratezza di esecuzione e rotondità di forme, danno origine, sulla fine del sec. VIII, ad una scrittura che prende il nome da Carlomagno e si diffonde rapidamente nelle regioni del Sacro romano impero: prima nella Francia (Tours, dove rifiorisce anche l'imitazione delle forme classiche e si sviluppa un tipo speciale di semionciale; Reims,

Amicus, Metz, Lione, Corbie, St-Denis, Cluny), nella Germania (Aquisgrana, Treviri, Colonia, Magonza, Ratisbona, Reichenau, Fulda, Lorsch), nella Svizzera (Costanza, S. Gallo), nell'Italia settentrionale (Vercelli, Nomanola, Verona, Bobbio) e centrale (dove più tardi si sviluppa un tipo particolare, la « minuscola romana » o « romanesca », che ha i suoi centri a Roma, Farfa, Subiaco e Tivoli); poi nella Catalogna (sec. IX), nell'Inghilterra (sec. XI), nel resto della Spagna (sec. XII).

Una diffusione così rapida e così estesa ha dato origine ad uno dei problemi più appassionati della paleografia latina: l'origine della c., alla cui soluzione, per altro non ancora raggiunta, sono stati arrecati vari contributi, non scavi talora da interessi nazionalistici, che hanno però generalmente il torto di esaminare la questione nell'ambito di un solo centro scrittorio. Per vario tempo si è legata la « riforma » calligra-

fica alla rinascita della cultura sotto il regno e l'impero di Carlomagno, e particolarmente alla scuola Palatina di Aquisgrana e all'abbazia di S. Martino di Tours sotto il governo (796-804) Alcuino (v.): ma contro questa teoria, che dà al sorgere della c. un carattere artificioso troppo accentuato, si sono levate parecchie voci, e la tendenza stessa notata nelle minuscole precaroline, che pur sotto forme e influssi diversi è sostanzialmente unitaria, non permette di aderirvi totalmente. Senza poter stabilire la patria d'origine della nuova scrittura, si può dire che essa è il risultato di un processo spontaneo che, manifestatosi poco dopo lo stabilizzarsi della minuscola corsiva, ha portato, attraverso fasi diverse nel tempo e nello spazio, all'affermazione di una minuscola posata di forma rotonda, agile ed accurata nello stesso tempo, rispondente in pieno all'esigenza di una scrittura libraria che unisce ai pregi del ductus calligrafico quelli pratici di una rapida esecuzione. Che poi la rinascita carolingia sia stata efficace strumento del suo stabilizzarsi e della sua rapida diffusione, è innegabile: e in tal senso va inteso l'influsso esercitato da Alcuino sulle fortune di questa scrittura.

La c., di cui si considera come primo esempio il celebre Evangelario di Godescalco (781), ha come caratteri generali, in confronto alle precaroline, una più accentuata rotonda delle lettere, una più accurata proporzione fra il corpo e i tratti lunghi, sia verso l'alto che verso il basso, una più precisa separazione fra parola e parola. Nella sua evoluzione si sogliono distinguere quattro periodi: 1) dalla fine del sec. VIII a tutto il sec. IX, detto anche della c. in senso stretto: presenta ancora alcune legature di carattere corsivo (ct, et, rt, st), le aste alte ingrossate all'estremità in forma di clava, a di doppia forma (aperta, come nella corsiva, oppure di tipo onciale, con il tratto di destra molto obliquo), g con la pancia aperta, i, m, n, u con le aste semplici, senza i tratti di rafforzamento e talora con l'ultima asta (per m ed n) che ripiega verso sinistra, n a volte ancora di forma maiuscola; 2) sec. X, detto pure della neocarolina: coincide con una certa decadenza della cultura e manifesta quindi di solito minore accuratezza nell'esecuzione; tuttavia diminuiscono le legature di derivazione corsiva (ct, rt, st), la a è quasi sempre chiusa, e così pure la pancia della g; 3) sec. XI, o della c. perfezionata: presenta un notevole miglioramento nelle forme, che si fanno più dritte ma anche

meno spontanee; rare le legature, più frequenti le abbrevazioni; a è sempre chiusa, s in fine di parola ha non di rado forma rotonda (maiuscola); i, n, m, p, u presentano un breve trattino iniziale, che la penna traccia nell'attaccare l'asta; 4) sec. XII, in cui si conchiude il processo evolutivo della c.: i tratti si fanno meno rotondi, più angolosi, le aste acquistano un trattino di coronamento sia in alto che in basso, si introduce il segno diacritico sulla doppia ii (non ancora sulla i semplice, dove apparirà due secoli più tardi), si manifestano caratteri di differenziazione fra paese e paese, per cui in Italia conserva più tenacemente forme rotonde, in forza della tradizione classica, più viva che altrove, in Germania diviene pesante, con i tratti ingrossati, GOTICA, ARTE (v.), in Inghilterra ha un tratteggio sottile e si sviluppa nel senso dell'altezza, in Francia acquista caratteri simili, pur mantenendosi più rotonda, in Spagna ha forme rotonde

come in Francia, ma i suoi manoscritti si distinguono normalmente per l'uso di un inchiostro più nero.

Pur essendo una scrittura essenzialmente libraria, la c. entrò anche nell'uso documentario, sebbene con un certo ritardo e adattandosi alle tradizioni curiali (v. SCRITTURA).

III. LA MINIATURA C

Mentre nel periodo che corrisponde allo sviluppo delle precaroline, e fino a tutto il sec. VIII, l'ornamentazione dei codici è molto

povera e prescinde dalle illustrazioni, limitandosi alla decorazione delle sole iniziali (Italia) o anche dei titoli e di intere pagine (Francia), ma sempre con rozzezza di esecuzione e uniformità di temi, se pure con molta vivacità di colori, nel periodo successivo essa raggiunge un grande sviluppo. La storia della miniatura c. può dividersi in due periodi, uno carolingio, in cui fioriscono le scuole di Treviri, Aquisgrana, Reims, Metz, Tours, Corbie e la scuola franco-sassone, e uno ottoniano in cui sono particolarmente celebri le scuole di Fulda, S. Gallo, Reichenau, Ratisbona, Salisburgo e le scuole d'Italia e della Catalogna.

È da notare che i prodotti di queste scuole si riferiscono quasi esclusivamente a testi sacri: quelli classici, anche quando sono miniati, ripetono per lo più le illustrazioni antiche che trovano nel modello. Senza esaminare partitamente le caratteristiche di ciascun centro, basterà notare qui che la miniatura c., pur non abbandonando la decorazione dei titoli e delle iniziali, riporta in onore l'illustrazione (frequentissima negli Evangeliari la figurazione dei quattro evangelisti, ciascuno con il proprio simbolo), manifestando nella prima influenza dell'ornamentazione merovingica e più ancora insulare, nella seconda imitazioni di modelli romano-bizantini; ricchissima è la varietà dei motivi, minore quella dei colori; la persona umana è trattata in genere con grande cura e levità di tratto; il panneggio abbondante reso con morbidezza di disegno e di colori; le scene sono spesso inquadrate in grandi cornici di ispirazione classica. Tornano in onore, con la miniatura c., le grandi composizioni, gli sfondi architettonici, le scene movimentate che avevano caratterizzato l'ornamentazione dei codici nell'età classica; ma gli artisti dell'età carolingia risalgono all'antico attraverso l'influsso e l'elaborazione bizantina: di qui la dote peculiare di questa miniatura, che alla profusione

AMMIONO MARCELLINI RERUM GESTARUM IMPLICIT LIBIS, XVIII. INCIPIT LIBIS XV. FLAICITTA

Le compiee tanna rata: forniati da questudare luire pacare nel perplexe
lina rigida: un tata: limoio fore: narsumur ordine: calium epermodium
forum: radiaque fucurur apata: torur purum capulimatur abolumur.
subi: obaracum: na: longu: upacare operi: formidare: tuna: annu: lauda: q:
bruttar: cummon: rumpor: litempetu: nuli: lora: alir: cagomn: latur.
non: apidurum: pica: pacare: gallo: apidurum: quadurare: ugner
tua: barum: mccor: rayer: tuc: calum: ucher: acporum: pincare: ucher:
remonare: cagodi: quailum: quacare: precur: torur: nola: nola: lianum
adutire: ingra: quag: regam: ame: pola: pice: confusare: uchi: spela: regar
acri: parchorum: spla: nurra: repurina: daoma: omn: sputum: carduum
ad: forniam: tata: facetare: complati: liqui: lianum: sulam: tenelare
complati: fudi: nola: lianum: panore: conlata: un: arcon: felierare: que
luprator: gcellare: licalum: cuus: iut: lianum: regarorum: milium

(fot. Enc. Catt.)

CAROLINA, SCRITTURA - Incipit del lib. XV delle Rerum gestarum di Ammiono Marcellino, Cod. in scrittura c. della fine del sec. IX. Biblioteca Vaticana, Vat. lat. 1873, f. 15°.

orientaleggiante unisce nobiltà e compostezza di stile. L'Evangeliario di Godescalco e quello cosiddetto di Ada, provenienti dalla scuola di Treviri, ne offrono un esempio cospicuo. Ma gioverà anche citare il Salterio di Dagulfo, l'Evangeliario di Aquisgrana, il Salterio di Utrecht, il Sacramentario di Drogone, le due Bibbie di Carlo il Calvo della Nazionale di Parigi, l'Evangeliario cosiddetto di Francesco II, la Bibbia di S. Paolo di Roma, il Sacramentario di Gottinga, il Salterio aureo di S. Gallo, l'Evangeliario di Egberto, quello di Enrico II, quello di Polirone, ecc. - Vedi Tav. LI.

BIBL.: La bibliografia sulle precaroline e sulla c. è vastissima, soprattutto per quanto riguarda determinati centri scrittori. Si citano qui solo alcuni studi indicativi, rinviando per altri ai trattati di paleografia e alla raccolta di P. Sattler-G. von Selle, Bibliographie zur Geschichte der Schrift bis in das Jahr 1930, Linz 1935, pp. 167 e 175-76. Sul nome di « precarolina », cf. F. Bartoloni, Semicortiva o precarolina?, in Bullettino dell'Arch. paleografico italiano, 12 (1943, 1), pp. 71-78. Per le precaroline italiane: C. Cipolla, Monumenta novalicensis vetustiora, 2 voll. (Fonti per la storia d'Italia, 31 e 32), Roma 1898-1901; V. Lazzarini, Scuola calligrafica veronese del sec. IX, in Memorie del R. Istituto veneto di scienze, lettere e arti, 27 (1904, III), e in Scritti di paleografia e diplomatica, Venezia 1938, pp. 11-31; L. Schiaparelli, Il codice CCCCXC della biblioteca Capitolare di Lucca, Roma 1924 (la prefaz. pubblicata anche in Studi e Testi, 36, ivi 1924); E. Carusi-W. M. Lindsay, Monumenti paleografici veronesi, fasc. I e III, Roma 1928 e 1934; B. Pagnin, Contributo per lo studio dei manoscritti veronesi del secc.

VI-VIII, in Atti del R. Istituto veneto di scienze, lettere e arti, 17 (1935-36, II), pp. 421-34; id., Studio sulla formazione della precarolina italiana, in Scritti di paleografia e diplomatica in onore di V. FEDERICI, GIACOMO, Firenze 1945, pp. 21-46. Per le precaroline francesi: E. A. Loew, Studia palaeographica, Monaco 1910, pp. 36-45; W. M. Lindsay, The old script of Corbie, in Revue des bibliothèques, 22 (1912), pp. 405-29; id., The Laon a-z type, ibid., 29 (1914), pp. 5-27; P. Liebaert, Some early script of the Corbie scriptorium, in Palaeographia latina, 1 (1922), pp. 62-66. Sul tipo cosiddetto di « Luxeuil » si veda ora F. Masai, Pour quelle église fut exécuté le lectionnaire de Luxeuil?, in Scriptorium, 5 (1948), pp. 37-46, e C. Charlier, Note sur les origines de l'écriture dite de Luxeuil, in Revue bénédictine, 58 (1948), pp. 149-57. Sulla precarolina svizzera: K. Löffler, Die Sanct-Galler Schreibschule in der 2. Hälfte des 8. Jahrhunderts, in Palaeographia latina, 6 (1929), pp. 5-66; A. Bruckner, Scriptoria medii aevi Helvetica, Ginevra 1925 agg. (in continuazione: finora 5 voll.); id., Paläographische Studien zu den älteren Sanct-Galler Urkunden, Torino 1937, estr. da Studi medioevali, 4 (1937, 1 e II). Sulla scrittura c.: T. Sickel, Prolegomena zum Liber Diurnus, in Sitzungsberichte d. Akademie d. Wissenschaften in Wien, 117 (1888), 7 Abhandl., pp. 12-17; L. Delisle, Mémoire sur l'école calligraphique de Tours au IXe siècle, in Mémoires de l'Institut, 32 (1895); L. Traube, Vorlesungen und Abhandlungen, III, ed. da S. Brandt, Monaco 1920, p. 243 agg.; Ph. Lauer, La réforme carolingienne de l'écriture latine et l'école calligraphique de Corbie, Parigi 1924,

ripubblicato in Mémoires de l'Acad. des Inscriptions, 13 (1933), pp. 417-40; A. De Boüard, La question des origines de la minuscule caroline, in Palaeographia latina, 4 (1925), pp. 71-82; L. Schiaparelli, Note paleografiche, in Archivio storico italiano, 8ª serie, 5 (1926), pp. 16-20; E. K. Rand, A survey of the manuscripts of Tours, 2 voll., Cambridge, Mass. 1920; F. Peeters, La question des origines de la minuscule caroline, in Rev. belge de philol. et d'hist., 10 (1931), pp. 1289-1305; E. K. Rand-W. L. Jones, The earliest book of Tours, Cambridge, Mass. 1934; B. Pagnin, Cultura e scuola calligrafica veronese nel secc. IX-XII, in Archivio veneto, 16 (1934), pp. 219-95. Sulla miniatura, oltre i molti studi su

scuole particolari e le riproduzioni parziali o totali di codici minazi, cf. W. Köhler, Die vorherallogischen Miniaturen, Berlino 1911; P. Toesca, La pittura e la miniatura nella Lombardia, Milano 1912, p. 33 agg.; A. Boinet, La miniature carolingienne, Parigi 1913; H. Zimmermann, Vorbarolinische Miniaturen, 5 voll., Berlino 1916; A. Goldschmidt, Die deutsche Buchmalerei, 2 voll., Monaco 1928; W. Köhler, Die harolingischen Miniaturen, I: Die Schule von Tours, parte 1ª: Die Ornamentik, Berlino 1930; parte 2ª: Die Bilder, ivi 1933.

Alessandro Pratesi

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“CAROLINA, SCRITTURA.” Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), p. 538. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/carolina-scrittura.