CAROCCI, ORAZIO. - Missionario e linguista, n. a Firenze nel 1579, m. a Tepozotlán il 14 luglio 1662. Entrato nel 1601 nella Compagnia di Gesù a Roma,
passò nel 1605 alla provincia di Messico. Fu occupato trenta anni nelle missioni indiane, rendendosi insigne nella conoscenza delle lingue indigene, messicana (nahuatl), massagua e otomi. Fu pure rettore del collegio di Tepozotlán, preposito della casa professa di Messico e socio del provinciale.
Lasciò manoscritti, vari lavori linguistici, grammatiche e vocabolari, catechismi e prediche. Pubblicò un'Arte de la lengua mexicana con la declaración de los adverbios della (Messico 1645; ristampato nella Collección de gramáticas de la lengua mexicana per il Museo nazionale di Messico, I [1892], pp. 395-536). Il p. Ignazio de Paredes ne curò più tardi un'edizione abbreviata: Compendio del arte de la lengua mexicana del p. Horacio Carochi (ivi 1754).
BBL.: Sommervogel, II, coll. 761-62; VIII, col. 1995; Streit, Bibl., II, pp. 687-88; G. Decorne, La obra de los preuitas mexicanos durante la época colonial, I, Messico 1941, p. 249 segg. Edmondo Lamalle
#### CAROLINA, SCRITTURA E MINIATURA.
- Con il nome di scrittura c. si indica in paleografia latina la minuscola rotonda usata dalla fine del sec. VIII a tutto il sec. XII in Francia, nella Germania, nella Svizzera e nell'Italia settentrionale e centrale e diffusasi anche nell'Inghilterra e nella Spagna. Essa offre il primo esempio di una scrittura di carattere universale nei territori dell'impero dopo il tramonto dell'età classica, e il suo processo di formazione va studiato attraverso l'evolversi di tipi particolari cui si dà generalmente il nome di «precaroline».
I. LE SCRITTURE PRECAROLINE
Il periodo che precede la formazione della c. è caratterizzato dalla presenza di forme intermedie i cui elementi sono difficilmente definibili e variano non soltanto in relazione all'epoca e al centro scrittorio, ma talora anche da individuo a individuo. Non si tratta infatti di una scrittura particolare con elementi costitutivi fissi, a parte il carattere comune di minuscola semicorsiva, ma del risultato, di volta in volta mutevole, di una duplice tendenza spontanea: quella di guadagnare tempo tracciando con ductus più libero le forme calligrafiche delle scritture librarie, e quella di rendere più chiare, eseguendole con maggior cura, le forme corsive della documentaria. Data questa peculiarità, le scritture precaroline, se hanno un termine finale che è segnato appunto dal sorgere della minuscola c., mancano di un termine di inizio, poiché la tendenza verso un ductus più posato si manifesta naturalmente e immediatamente appena la minuscola corsiva ha raggiunto la sua completa formazione. A rigore si potrebbero quindi riconoscere i caratteri delle precaroline già in alcune scritture del sec. IV, ma i trattatisti in genere non attribuiscono questo nome ad esempi anteriori al sec. VII, classificando variamente quelli precedenti come «minuscola semicorsiva», «minuscola rotonda», o secondo i vari tipi di curiale. A volte si oscilla anche per l'attribuzione di uno stesso esempio alla precarolina o alla semionciale, e a questa confusione contribuisce il fatto che il giudizio sulla maggiore o minore corsività di una scrittura obbedisce a criteri in certo senso soggettivi. La grande varietà di tipi che scaturisce dalla natura stessa delle precaroline ha indotto lo Schiaparelli a farne una triplice classificazione, sulla via dei molti esempi offerti dal Cod. 490 della biblioteca Capitolare di Lucca: 1) tipo derivato dall'onciale, caratterizzato da forme rotonde e regolari; 2) tipo derivato dalla semionciale, di cui conserva le caratteristiche forme di a, g, r, ma se ne discosta per l'introduzione di vari elementi corsivi; 3) tipo derivato dalla minuscola corsiva, dal ductus particolarmente rapido e sciolto. È da notare però che l'elemento corsivo è presente, ove più ove meno, in tutti i tipi.Con il sec. VII le forme tendono a stabilizzarsi, almeno entro certo limiti, sicché è possibile distinguerle secondo i vari paesi in cui hanno preso piede (quei paesi, cioè, in cui mancava una minuscola libraria) e spesso anche secondo i singoli centri scrittori.
1. La precarolina italiana, sviluppatasi essenzialmente nelle regioni settentrionali (onde il nome di «minuscola

(fot. Enc. Catt.)
Ursicino »; Lucca è il centro che manifesta la maggiore varietà di influssi, ecc. In linea generale si nota dovunque abbondanza di legature e un tratteggio che tende alle forme rotonde; tipici i legamenti della e, che in questo caso sorpassa il rigo, e della t, che conserva in tale posizione il nesso corsivo; fra le lettere isolate (v. I) presentano una duplice forma, a volte anche nello stesso testo, a (onciale, oppure aperta come nella minuscola corsiva) e t (con il tratto orizzontale rigido, oppure che ripiega a sinistra formando un anello).
2. Le precaroline francesi risentono quasi tutte nella loro formazione della merovingica, largamente usata come scrittura documentaria, ma solo eccezionalmente passata nei codici. I centri più importanti sono Laon e Corbie: di un altro
tipo, attribuito per lungo tempo a Luxeuil ma in realtà non localizzato, si conoscono parecchi codici dei secc. VII-VIII in cui la scrittura, pur vicina alla merovingica, rivela influssi insulari, con alternanza di tratti spezzati e forme rotonde, inclinazione delle aste lunghe a sinistra, linee molto marcate: l'aspetto caratteristico della a, aperta e con ambedue le aste spezzate, la fa designare anche come « tipo a » (v. II, n. 1). La scrittura di Laon dipende strettamente da quella ora descritta, ma è meno sviluppata in altezza, ed ha come lettere caratteristiche la a e la z, che danno nome a questo tipo (v. II, n. 2). Nella scrittura di Corbie si distinguono successivamente quattro tipi (v. II, n. 3): il primo detto « e - n », caratterizzato dalla forma tipica che assume la e in legamento innalzandosi sopra il rigo e dalla n maiuscola che deriva dall'onciale; il secondo detto « di Leutcario » dal nome dell'abate sotto il cui governo (metà del sec. VIII) si sviluppò tale tipo; deriva dalla semionciale ma risente nei legamenti l'influenza della minuscola corsiva e nel tratteggio di alcune lettere quella dell'insulare: tipica a questo riguardo la n, di forma maiuscola, ma con il tratto intermedio quasi parallelo al rigo; il terzo detto « di Mordranno », altro abate di Corbie (772-80), dove non si risente affatto l'influsso della corsiva, tanto che da alcuni si considera questa
scrittura come c. già formata: tipiche la f e la s, con un ingrossamento dell'asta verticale in alto, all'attacco della voluta; il quarto, il più caratteristico, è chiamato « tipo a - b », dalla forma peculiare di queste due lettere, la prima simile ad i + c, la seconda con un trattino orizzontale che partendo dall'asta sopra all'occhiello si spinge verso destra. Chiamata dal Mabillon con il nome di « lombardica », e dal Traube « scrittura antica di Corbie », essa rappresenta in realtà un tipo più tardo, con un ritorno a forme merovingiche e richiami al tratteggio insulare. Si assegnano pure alle precaroline francesi altri due tipi, che non si sono però potuti localizzare con precisione: quello
TAB. I
a cc = a ; τ σ = t
TAB. II
1. u = a 2. α = a ; u = z
3. a) e = e ; H = n b) H = n
c) f = f ; r = s d) uc = a ; b = b
4. l = l 5. h = h
TAB. III
cc a = a ; τ = t
TAB. IV
cc = a ; τ = t
(dis. Exc. Catt.)