VISIGOTICA, SCRITTURA e MINIATURA.
- Si classifica generalmente come V. la scrittura latina usata in Spagna dal sec. VII-VIII al sec. XII: tale definizione dev'essere tuttavia ulteriormente chiarita nel senso di attribuire il nome di V. alle scritture minuscole (corsiva e rotonda) del territorio della Penisola Iberica in quello stadio del loro sviluppo in cui vi si possono distinguere le caratteristiche locali che saranno indicate sommariamente più avanti.
L'origine della scrittura fu spiegata dallo Schiaparelli come derivazione della minuscola corsiva, passata successivamente anche nell'uso librario attraverso un processo calligrafico che ne accentuò gli elementi peculiari. Il Mallon tuttavia ha messo recentemente in luce come molti esempi - soprattutto i più antichi - di corsiva v., classificati sotto questo nome soltanto perché prodotti in Spagna, non rivelino altre caratteristiche che quelle generali della minuscola corsiva e non siano perciò da riportare sotto questa categoria. Rimane quindi dubbia la formazione della minuscola V. corsiva, né si può stabilire fino a che punto abbia influito sul tratteggio la scrittura araba, che si trova spesso usata accanto alla latina nello stesso codice e da un medesimo copista. In attesa che uno studio complessivo sulla v., tuttora mancante, venga a chiarire queste incertezze, si possono compendiare le posizioni attuali in questi tre punti: 1) le caratteristiche propriamente visigotiche sono riconoscibili essenzialmente nella forma minuscola; 2) di corsiva V. si può parlare solo quando la scrittura abbia elementi tali di differenziazione dalla comune minuscola corsiva che richiamino con evidenza le peculiarità (e non una soltanto) della minuscola v.; 3) si hanno esempi di semicorsiva in cui le caratteristiche della V. si accompagnano a quella tendenza generica propria delle precaroline di fondere la celerità di ductus delle corsive con l'eleganza formale delle scritture posate; forse è proprio in questo settore che va individuata l'origine di una scrittura V. con una fisionomia ben definita.
Prima di accennare brevemente alle caratteristiche, sarà opportuno rilevare come il nome di v., dato a questa scrittura dal Mabillon e ormai consacrato dall'uso, è assolutamente improprio: quando essa sorse, la dominazione visigotica in Spagna volgeva ormai al tramonto, forse anzi era stata già sopraffatta dall'invasione araba (711). Nel basso medioevo la si trova indicata come littera mozarabica o littera Toletana: Toledo fu infatti il più famoso tra tutti i centri scrittori, limitati quasi esclusivamente alle province settentrionali, Catalogna, Castiglia e Galizia. Nella Catalogna, dove Carlomagno stabilì la Marca Hispanica, essa fu sostituita già nel IX sec. dalla carolina, mentre nelle altre regioni sopravvisse fino

VISIGOTICA, SCRITTURA E MINIATURA - Orazionale mozarskico, in minuscola v., del periodo di formazione (inizio del sec. VIII). Verona, Bibl. Cap., cod. LXXXIX (84), f. 37v.
al sec. XII. La proibizione che ne sarebbe stata fatta per i testi liturgici verso la fine del sec. XI, in un Concilio di León (Rodrigo di Toledo, De rebus Hispanica, VI, cap. 29, in Patrum Toletanorum quotquot extant opera, III, Madrid 1793, p. 143), è controversa.
Possono considerarsi lettere caratteristiche: la a, aperta come nella minuscola corsiva e in altre scritture da questa direttamente derivate (merovingica, alcune precaroline) ma con un più accentuato distacco delle aste nella parte superiore in modo da somigliare molto alla u da cui solo si distingue per la terminazione con un tratto curvo verso destra che, nel corpo della parola, serve di legamento con la lettera seguente; nella corsiva si trova spesso in posizione elevata rispetto al rigo e disposta secondo un asse obliquo; la g di forma maiuscola e con una coda che scende molto al di sotto del rigo; la t con anello chiuso a sinistra, che apre il tratteggio della lettera ed è vergato dall'alto verso il basso in senso antiorario (in legamento assume però forme diverse). Nella corsiva è caratteristico anche il nesso um in fine di parola. Sono pure notevoli, ma non esclusive della v., la doppia forma della d (onciale e minuscola); la e simile ad una e, talora anche con anello superiore chiuso e che in legamento sovrasta le altre lettere; la i di forma alta o breve a seconda che sia in principio di parola o meno, oppure che abbia suono semivocalico o vocalico (tale norma non è però sempre osservata); in legamento con t precedente, tra la fine del sec. IX e il principio del X si viene determinando la norma di prolungare la i al di sotto del rigo nel suono sibilante; la u, specie intersonantica, a talora di dimensioni ridotte e soprascritta. La v, ha anche un suo alfabeto maiuscolo di derivazione capitale, in cui è particolarmente riconoscibile l'influsso arabo; viene usato nei titoli e più raramente nelle iniziali. Caratteristiche dei manoscritti della Penisola Iberica, più che della scrittura v., debbono considerarsi il particolare nesso di K, P e T, per caput, all'inizio dei capitoli e l'uso speciale di alcune abbreviazioni (frequenza dell'omissione delle vocali nella contrazione, i compendi di «per» e di «qui» espressi con un segno che interseca rispettivamente le lettere p
e q in maniera simile a quella usata in altre scritture per i compendi di «pro» e «quod», ecc.).
I criteri di datazione, formulati in maniera piuttosto generica dal Loew, sono puramente indicativi: il periodo della perfezione si avrebbe nei secc. X e XI.
Miniatura. - La miniatura v., o meglio la miniatura dei manoscritti spagnoli dal VII all'XI sec., può dividersi in due periodi. Il primo giunge alla fine del sec. IX, ed è caratterizzato da motivi ornamentali piuttosto scarni, limitati ai titoli e alle iniziali (l'eccezione del codice Ashburnham del Pentateuco, oggi alla Biblioteca nazionale di Parigi, che risale al sec. VII e presenta illustrazioni assai ricche, va considerata a sé, in quanto risale a un modello classico). Nel secondo periodo l'ornamentazione si fa via via più copiosa e più raffinata passando da elementi decorativi ancora semplici, monocromi o bicromi, talora però impreziositi da un finissimo arabesco a penna (seconda metà del sec. IX), all'uso di bordature e iniziali policrome, complicate da intrecci piuttosto rozzi (sec. X) e finalmente a uno sviluppo più elaborato degli stessi intrecci con motivi floreali e zoomorfi (sec. XI).
Nelle scene compositive si nota un forte contrasto tra la sapiente distribuzione delle figure e la rozzezza esecutiva del disegno: soprattutto la figura umana è trattata con impaccio evidente; nelle architetture è riconoscibile l'influsso arabo. L'accostamento dei colori è sempre violento: il giallo predomina sul verde, l'azzurro e il rosso. Nei codici catalani, peraltro, l'influsso dicile scuole francesi modifica queste caratteristiche già nel sec. IX. Oltre quelle qui riprodotte cf. le illustrazioni nel vol. III, col. 1605 (minuscola v.); vol. V, col. 463 (corsiva v.); vol. VII, col. 1240 (minuscola v.); vol. VIII, tav. C (minuscola v.). - Vedi tav. CXLIX.