ALCUINO

ALCUINO. - Consigliere di Carlomagno. Il nome anglosassone, Alhwin (Alchoin, Alcevin, Alchovine, cioè Eall-chvine = amico del tempio), fu latinizzato in Alcunins (Alcunins) e Albinus. Secondo il costume acadèmico da lui stesso introdotto nella scuola palatina, si chiamò Flaccus, onde Flaccus Albinus.

VITA. - N. verso il 735 in Northumbria da nobile famiglia anglosassone, parente di S. Willibrord, fu educato nella scuola episcopale di York, ove apprese il latino, il greco e l'ebraico sotto la direzione dell'arcivescovo Egberto e di Aelberto, col quale egli fece un viaggio a Roma. Divenuto Aelberto nel 767 arcivescovo di York, l'ordinò diacono, grado nel quale A. doveva rimanere tutta la vita, e gli lasciò la direzione della scuola, di cui egli accrebbe il prestigio e la fama. Nella primavera del 781, essendosi recato a Roma per chiedere al papa Adriano I il pallio per il suo nuovo arcivescovo Eanbaldo, s'incontrò a Parma con Carlomagno, che gli fece vive pressioni perché si stabilisse presso di lui. Ottenutone l'assenso dal proprio ordinario e dal re Ectredo, A. giunse ad Aquisgrana alla fine di quello stesso anno o ai primi del 782. Assunta la direzione della Schola Palatina, vi introdusse il sistema del «trivio» e del «quadrivio» già in onore a York, e fondò anche una specie di accademia letteraria, di cui fece parte Carlomagno stesso. Al dire di Eginardo A. fu il «precettore» del sovrano in tutte le scienze (Vita Caroli M., 25). Stando a corte strinse amicizia coi longobardi Paolo Diacono e Pietro da Pisa, col visigoto Teodulo, e soprattutto con Paolino, il futuro patriarca d'Aquileia.

Nel 790 tornò in patria con una missione politica per Offa, re della Mercia, che egli rappacificò con Carlomagno. Sollecitato però da questo, nel 793 ritornò presso di lui e prese viva parte alle questioni teologiche che turbavano allora il regno franco: ADOZIANISMO (v.) spagnolo e la controversia delle immagini. Intervenne perciò ai due grandi Concili di Francoforte (794) e di Aquisgrana (799). Per volere di Carlomagno ebbe il governo di varie abbazie: di Ferrières, di Troyes, di Saint-Josse-sur-Mer e infine, nel 796, del famoso monastero di S. Martino di Tours, ove si recò in quello stesso anno per ragioni di salute e per restaurare le sorti. Subito arricchì la preziosa biblioteca e riportò a grande splendore anche quella scuola, rimasta poi celebre nella storia della paleografia medievale (minuscula carolina). Vi ebbe alunni tra gli altri, Amalario e Rabano Mauro. Fu sua cura portare a termine la fondazione del monastero di Cormery, presso Tours, e ivi diede inizio alla comunità con venti monaci della riforma di S. Benedetto di Aniano.

Morì a Tours il di di Pentecoste, 19 maggio 804.

Rabano Mauro lo inserì nel suo martirologio (19 maggio); cronisti e storici gli diedero il titolo di beato: ma, a quanto consta, non gli è stato mai tributato un culto pubblico. Non sappiamo con certezza se A. sia stato monaco, come molti ritengono col Mabillon.

OPERE E DOTTRINA. — A. ha una produzione letteraria multiforme, che per vari aspetti richiama quella di Beda.

I. Pedagogia

Quale maestro, A. ha lasciato alcuni scritti, didatticamente interessanti per il metodo dialogato: «per interrogations et responsiones, memoriae causa» (PL 101, 854 B). Sembra che abbia composto, sull'esempio di Cassiodoro, un trattato completo intorno alle sette arti liberali, ma non ce ne rimangono che le prime parti, quelle del Trivium: il De grammatica, con una introduzione morale in forma dialogata, e i due opuscoli De dialectica e De rhetorica. Del De musica, la prima disciplina del Quadrivium, si conserva un frammento, ch'è stato pubblicato dal Gerbertus negli Scriptores eccl. de Musica (I, pp. 26-27): frammento assai importante, perché è il primo scritto in Occidente che dia la classificazione degli otto toni musicali, 4 autentici e 4 plagali.

Questioni matematiche e astronomiche sono trattate nell'opuscolo De cursu et de saltu lunae ac bis-sexto, e in varie lettere a Carlomagno che molto si dilettava di astronomia (MGH, Epist., IV, Fpp. 126, 148, 149, 155, 170, 171).

Da ricordare poi l'opuscolo De Orthographia, ordinato secondo le lettere dell'alfabeto, e la breve ma importante Pippini (il figlio di Carlo) disputato cum Albino scholastico, in 106 domande e risposte, il cui procedimento catechistico favorisce espressioni ingegnose molto vicine all'enigma così caro agli Anglo-sassoni.

Alcuni codici del sec. IX conservano, tra le opere di A., la Disputatio puerorum per interrogationes et responsiones, che il Frobenio ritiene di dubbia autenticità (PL 101, 1097-1144). Il Silva-Tarouca però la considera almeno della scuola di A., il quale, secondo lui, avrebbe parimenti composto un intero Catechismo a domande e risposte (Fontes historiae ecclesiasticae, p. 327, nota 5).

Sembrano anche di A. le celebri Propositiones ad aequum invenae, già dal Frobenio collocate tra le sue opere dubbie (PL 101, 1143-60), e un commento a Prisciano (Exeptiones super Priscianum), conservato in tre codici (cf. Manitius, I, pp. 282 e 286).

II. Filosofia

All'opuscolo De dialectica vanno aggiunti due trattati: 1) De animae ratione, «ad Eulalium virginem», che, ispirato a s. Agostino e a Cassiano e scritto verso 1801, rappresenta il primo tentativo di una psicologia medievale; 2) De virtutibus et vitiis, «ad Widonem comitem» (ca. 801), esempio di un'etica medievale.

III. Poesia

Molte composizioni ci ha lasciato A., generalmente brevi, a volte scadenti, ma spesso ben riuscite: inni, epigrammi, iscrizioni per chiese ed altari, componimenti didattici, versi di occasione, ecloghe, enigmi, qualche preghiera. Particolarmente noti in letteratura sono l'Oratio in nocte, il De cuculo e il Certamen o Conflictus Veris et Hiemis. Il poemetto De clade Lindisfarnensis monasterii o De rerum humanarum vicissitudine (PL 101, 805-812) è un carme elegiaco, che rievoca il saccheggio della chiesa di S. Cutterbo, compiuto dai Normanni nel 793. Di regola A. adopera i metri classici, specie l'esametro, ed ha un senso sicuro della tecnica. Pur non essendo però grande poeta fu molto ammirato dai contemporanei, che lo definirono nostrum gloria vatum (Teodulfo, Carm., 15, vv. 131-40: MGH, Poetae Aevi Carol., I, 486; cf. p. 162).

IV. Di storia e di agiografia A. scrisse in prosa e in versi. Eccellente per importanza il poema, ispirato all'amore del suo paese: De sanctis Euboricensis (o Eboracensis) Ecclesiae, che (composto tra il 780 e il 782) narra la storia della chiesa di York e dei suoi vescovi.

Tra il 782 e il 789 o dopo il 793, scrisse la Vita di S. Willibrordo, fondatore del monastero di Echternach, in due libri, uno in prosa per uso liturgico, l'altro in poesia per esercizio degli scolari. Scrisse inoltre in prosa la vita di S. Martino di Tours, di s. Vedasto (Vaast) d'Arras e di S. Richerio (Riquier).

V. Teologia

A confutazione dell'adozianismo A. scrisse: Liber adv. haeresim Felicis; Adv. Felicem libri VII; Adv. Elipandum libri IV, e alcune Lettere polemiche. Per l'imperatore composto il trattato De fide sanctae et indiviuae trinitatis: egli stesso chiama questa sua opera libellus de catholica fide (Ep. 258: MGH, Epist., IV, 416). Inoltre XXVIII Quaestiones de Trinitate, specie di catechismo superiore, e il trattatello De pretio salutis in forma di lettera a Carlomagno (Ep. 165: PL 100, 431-437).

Il Libellus de processione Spiritus Sancti, dal Frobenio posto tra le opere genuine di A. (PL 101, 63-84), secondo il Diummer non è autentico (MGH, Epist., IV, 482). Saberebove invece di A., secondo le indagini del Bastgen, CARIOCINESI (v.) sulla controversia delle immagini.

A. esalta l'autorità della Chiesa romana, detta Apostolica sublimitas (cf. Ep. 90 e 95: PL 100, 293 e 301), ammette il purgatorio (De fide S. Trinit., 3, 21) e il valore dei suffragi (Ep. 178: PL 100, 449); sostiene l'interesse di dei santi, l'efficacia delle reliquie (Ep. 23, 26-34: PL 100, 177, 181, 191) e la visione beatifica per i giusti non ritardata al giudizio universale (Ep. 113: PL 100, 342); combattere la superstizione (Ep. 267: MGH, Epist., IV, 425 sq.) e la simonia (cf. ibid., p. 416, nota 1). Insegna chiaramente la transustanziazione (Ep. 411: PL 100, 203), difende l'uso romano del pane azimo e senza sale per il sacrificio eucaristico (Ep. 90: PL 100, 289), e induce il sovrano a reprimere il pessimo vezzo, invalso in qualche parte, di celebrare la Messa senza Comunione (Adm. gen. del 789, n. 6: MGH, Capit., I, 54). Contro l'errore diffusosi in Linguadoca (Gothia) oppone la necessità dommatica della confessione auricolare (Ep. 112: PL 100, 337-41).

VI. Diritto

La scienza giuridica di A. si rivela dai suoi scritti. Di particolare interesse è l'Epistola 245 (MGH, Epist., IV, 393-98), con la quale egli difende il diritto d'asilo. Nelle lettere 174 e 255 espone i principi fondamentali del diritto pubblico ecclesiastico; e nella 137 accentua al Regesto di s. Gregorio Magno ricevuto da Roma. Questo però, come sembra, era in edizione ridotta e A. non trovandovi la lettera della quale si avvalevano i fautori dell'unica immersione per il battesimo, si confermò nella sua errata sentenza che fossero invece necessarie tre immersioni per la validità del sacramento. La questione, divenuta grave per il peso della sua autorità, fu definita poi al Concilio di Worms dell'868 (can. 5: Mansi, 15, 869-71). È da ricordare inoltre l'Admonitio generalis, capitolo di Carlomagno del 789 (MGH, Capit., I, 52-62). Un frammento aluciniano — De virtutibus et vitiis, cap. 17: De eleemosynis — è passato nel Corpus Juris Can. (Decretatio Graziano, Dist., 45 cap. 12).

VII. Missionologia

Attiva fu la sua parte nell'evangelizzazione del mondo pagano, incitando vescovi, dirimendo controversie dottrinali, dando direttive per l'apostolato. Pur incoraggiando Carlomagno ad essere come il missionario di Cristo tra i barbari col mandare ad essi «pios praedicatores», biasima la forzata loro conversione al cristianismo (Ep. 110 e 113: MGH, Epist., IV).

I principi di A. trionferano nel sinodo convocato da Pippino, re d'Italia, nel 796 «ad Ripa Danubii», sotto la presidenza di Paolino d'Aquileia, per stabilire la condotta da seguirsi nell'evangelizzazione degli Avarì, e nella dieta di Aquisgrana nel 797, in cui fu emanato il secondo Capitolo per la Sessoria, ispirato a mitezza ed equità (MGH, Capit., I, 71-72).

VIII. S. Scrittura. — I. Vecchio Testamento: Interpretationes et responsiones in Genesi: 281 brevi risposte ad altrettante interrogazioni; l'ultima, De benedictionibus Paritricarum, più lunga delle altre, compare anche in opposto a parte, falsamente attribuito ad Eucherio e a s. Agostino (PL 35, 2199-2206), nonché a s. Girolamo (PL 23, 1307-18); Enchiridion, seu expositio pia ac brevis in Psalmos poenitentiales, in Ps. 118, et graduales; Compendium in Canticum Canticorum, estratto dall'opera di Cassiodoro e di Beda; Commentaria super Ecclesiasten, ove ha per guida s. Girolamo.

N. Nuovo Testamento: Commentaria in s. Ioannis Evan-gelium in sette libri, l'opera eseguita principale di A.;

Tractatus super tres s. Pauli ad Titum, ad Philem. et ad Hebraeos Epistolas, in cui utilizza il Crisostomo per l'ultima e s. Girolamo per le prime; Commentariorum in Apocalypsin libri V, sui primi 12 capp., di incerta autenticità secondo A. Wilmart (Auteurs spir., Parigi 1932, p. 52, nota 6). Infine le Interpretations nominum hebraicorum progenitorum D. N. Iesu Christi, secondo il senso letterale, allegorico e morale, e tre lettere (PL 100) che trattano di questioni bibliche: l'Ep. 163 in Lc. 22, 36; l'Ep. 164, particolarmente interessante, sull'inno cantato dopo la Cena del Signore; l'Ep. 203, «de comparatione numerorum Veteris et Novi Test.», inoltre l'Ep. 204 sulla natura delle visioni.

3. Ma A. è celebre specialmente per la revisione della Volgata, eseguita «per ordine» di Carlomagno (cf. In Ioan., 1. VI, inizio). Egli collazionò esclusivamente codici latini, soprattutto con intenti ortografici e grammaticali; ma essendosi basato sui modelli di York (tipo Amiatino), diede insieme un testo eccellente anche per il fondo. La Bibbia Aleuini o Caroli Magni, si diffuse nell'impero e servì di esemplare a molti libri fino al sec. XIII.

IX. Liturgia

1. Il suo primo lavoro liturgico, per incarico di Carlomagno, fu la revisione, soprattutto ortografica, del Lezionario o Epistole della Messa (Cones Albini) compiuta prima che il Sacramentario Gregoriano romano pervenisse alla corte di Aquisgrana. Inoltre A. «collegi multis de Patrum operibus homiliarum duo volumina» (Vita, col. 12), che si credevano perduti; ma il Morin ne ha ritrovato almeno un esemplare.

Ma il lavoro che pone A. al primo posto nella storia della liturgia romana e dei libri liturgici, è l'«edizione critica» del Sacramentario Gregoriano, intrapresa non prima dell'80. Corretto anzitutto «artis stylo» il testo del Sacramentario, vi aggiunse un Supplementum utilizzando elementi gallicani e il Sacramentario Gelasiano, assai diffuso in Francia. Secondo l'importante rilievo di A. Paredi (I Prefazi Ambrosiani, Milano 1937, p. 90), dei prefazi riportati in quell'appendice circa settanta sono anche prefazi ambrosiani.

2. Per fomento della pietà privata, A. compose pure un Liber Sacramentorum (PL 101, 445-66) o Messale settimanale, senza relazione al ciclo liturgico; alle Messe proprie di ogni giorno seguono Messe comuni e votive. Benché opera di devozione privata, esso influì molto sulla liturgia ufficiale. Le consacrazioni della domenica alla Trinità, del venerdì alla Croce, del sabato alla Vergine, passarono subito nell'uso e divennero espressione della pietà cattolica: l'odierna Messa della S.ma Trinità, con le sue collette e il suo prefazio d'origine gelasiana, è quella stessa di A.; così pure la sua Messa in onore della Beata Vergine e la maggior parte delle sue Messe comuni e votive.

3. Il De Psalmorum usu e gli Officia per ferias (PL 101, 465-508, 509-612) non sono autentici (cf. A. Wilmart, in Rev. Bénéd., 48 [1936], pp. 262-65).

4. Il trattatello De Baptismi caeremoniis (PL 101, 611-14; MGH, Epist., IV, 202 sq.) spiega al prete Odinio l'ordine e il significato del rito battesimale.

5. Nel 798 A. ebbe uno scambio di lettere con Carlomagno sull'aggiunta delle tre settimane alla Quaresima (Ep. 80 e 81: PL 100, 259-66).

6. Il suo carme o invocatio alla S.ma Trinità (PL 101, 545-56 e 1409 sq.), ha fornito quasi tutte le antifone per l'ufficio festivo dell'augusto mistero.

Adattando all'uso franco-germanico i libri romani, A. contribuì potentemente a quell'uniformità liturgica dell'impero carolingio, che segna come il punto di partenza per l'unità liturgica dell'Occidente.

X. Ascetica

Non solo il De virtutibus et vitiis e le opere agiografiche sopra menzionate, ma quasi tutti i suoi scritti hanno spiccato carattere ascetico, specie le lettere. Interessantissimo è l'opuscolo De confessione peccatorum ad pueros s. Martini (PL 101, 649-56; MGH, Epist., IV, n. 131, pp. 193-98), con cui A. esorta gli studenti di S. Martino di Tours a confessarsi spesso.

Secondo il ms. S. 17 sup. della biblioteca Ambrosiana di Milano, A. avrebbe composto anche un opuscolo per aspiranti monaci, pubblicato per la prima volta nel 1928 da C. Ottaviano col titolo De conversorum acceptione (in Aevum, 2 [1928], pp. 3-16).

Per A. i cardini dell'ascetica cristiana sono: l'amore a Cristo Nostro Signore: «Il clius, potus, carmen, laus, gloria vobis» (Carm. 59, V. 30; MGH, Poeta aevi Carolini, I, 273); la devozione alla Vergine, arca di salvezza: egli, come sembra, è il primo scrittore occidentale che la onori col titolo di regina (cf. Carm., 203, V. 2: PL 101, 774); la preghiera: «Domenus adversus magna est oratio virtus» (Carm. 62, V. 13; MGH, Poet., I, 275); lo studio, delizia dello spirito e arma contro le passioni: «Nihil ad beatam vitam sublimius adipiscendam, nihil ad exercitum iucundius, nihil contra vitia fortius» (Ep. 43: PL 100, 209). Per lui, una biblioteca ricca di libri, è come un giardino di fiori dal profumo di paradiso (cf. ibid., col. 208). Esalta lo studio dell'astronomia, dell'aritmetica e di ogni scienza, invitando a ringraziare il Signore per la «iucundissimam naturalium rerum cognitionem» (Ep. 83), ma soprattutto invita allo studio della S. Scrittura, dalla quale «exhortamur ad sapientiam discendam» (Ep. 43). Esorta alla generosità del Signore: «Non est claudicandum in Dei servitio, sed via regia gradandum» (Ep. 184: MGH, Epist., IV, 309).

XI. Epistolario

Le trecento lettere circa di A. sono una fonte storica di prim'ordine per la conoscenza di quei tempi. Ma il più dell'epistolario è andato perduito; di quel che rimane la maggior parte appartiene all'ultimo periodo (796-804).

XII. Opere dubbie o apocrife

A quelle già menzionate si debbono aggiungere la Confessio fidei (PL 101, 1003-1098) che il Wilmart (Auteurs spirituels, p. 128) ha dimostrato opera di Giovanni di Fécamp; il Commento a s. Matteo, inedito, che il Wilmart (loc. cit., p. 52, n. 6 e p. 601), ritiene d'incerto autore; il commento dello Ps. Rufino ai primi 75 Salmi (PL 21, 641-660), che il Wilmart ha dimostrato opera di Letbert, abate di Saint-Ruf presso Avignone, all'inizio del sec. XII (Revue Bénéd., 31 [1914], pp. 258-76); il De divinis officiis, importante ma certamente apocrifo (PL 101, 1169-1286); il De officio Missae, pubblicato recentemente dal Lowe (cf. Wilmart, Ephem. Liturg., 50 [1936], pp. 133-39); la Notitia Ecclesiarum urbis Romae, pubblicata in appendice alle opere di A. (PL 101, 1359-65) per cui V. G. B. De Rossi, Roma sotterr., I, Roma 1864, pp. 136-144; l'epistola De ortu Beneventanorum a Carlomagno, pubblicata da G. Waitz in Neues Archiv., 1 (1876), pp. 169-72.

PERSONALITÀ E INFLUSSO. — La sua dottrina, come espressione del pensiero antico, non presenta molta originalità. Tuttavia, come organizzatore e seminatore di idee, A. conserva una fisionomia tutta propria. Uomo di scienza e di azione, fu l'anima del movimento religioso, culturale e artistico che va sotto il nome di Rinascita carolingia.

La sua passione per lo studio gli fece moltiplicare i manoscritti, mirabili codici con lettere dorate e miniature. Con A., rileva il Delisle, l'arte della calligrafia prese domicilio in Francia. E formò dei maestri che a loro volta fondarono o diedero incremento ad altre scuole importanti: Leidigrado a Lione, Teodolfo a Orléans, Aimone a Halberstadt, Rabano Mauro a Fulda e a Magonza. Così, per suo influsso, focolari del sapere resero possibile la speculazione scientifica dei secoli posteriori. Il termine stesso di scholasticus è usato già da A. per caratterizzare la scienza insegnata nelle scuole (Ep. 121: MGH, Ep., IV, 177, e l'indice p. 634).

A. si sobbarcò volentieri a molti sacrifici in servizio del re franco, perché riconosceva in lui l'Ecclesiae defensor et amator (cf. Carm. 228, V. 6: PL 101, 780); e della sua influenza sul grande imperatore si servì solo per la causa del bene: diffondere la scienza, riformare i costumi del clero, fortificare all'interno e all'esterno la Chiesa. — Vedi Tav. LVIII.

Bibl.: Fonti. Sono gli scritti di A., specie l'Epistolario, e poi la Vita, opera di un monaco di Ferrières, scritta tra l'821 e l'829, in Ph. Jaffé, Monumenta Alcuiniana, Berlino 1873, pp. 1-34; e in MGH, Script., XV, Hannover 1887, pp. 182-97.

Edizioni. Ancor oggi la migliore è quella di Frobenio Forster, Ratisbona 1777 (riprodotta con integrazioni in PL 100-101). Filippo Jaffé ha consacrato ad A. il vol. VI della sua Biblioteca Reum Germanicarum: Monumenta Alcuiniana, Berlino 1873. Contiene la Vita Alcuini auctore anonimo saec. IX (di cui cf. sopra), la Vita L. Willibrordi, in prosa e in poesia; il De Pontificibus et Sanctis Ecclesiae Eborecanis carmen, e le Epistolae. — I Monumenta Germanicae Historiae danno l'edizione critica dei Carmina (Poetae Latini Medii Aevi, 1) e delle Epistolae (Epistolarium, IV); della Vita Vedastis (Scriptores rerum Germanicarum, III, pp. 414-427), e della Vita Richarii (ibid., IV, pp. 381-401); della Vita S. Willibrordi, in prosa (ibid., VII, 81-141). — Per il Sacramentario romano, V. II. A. Wilson, The Gregorian Sacramentary and Charles the Great, Londra 1915; e per il Lezionario (Comes), A. Wilmart, in Ephemer. Liturg., 51 (1937), pp. 151-73.

Studi generali. — F. Monnier, Alcuin et Charlemagne, avec des fragments d'un commentaire inédit d'Alcuin sur S. Matthieu et d'autres pièces publiées pour la preu. fois, 2a ed., Parigi 1864; K. Werner, Alcuin und sein Jahrhundert, 2a ed., Vienna 1881; J. B. Laforté, Histoire d'Alcuin, Namur 1898; G. N. Browne, Alcuin of York, Londra 1908; F. M. Wilmot-Buxton, Alcuin, Londra-Nuova York 1922. Cf. anche M. Manitius, Geschichte der lateinischen Literatur des Mittelalters, I, Monaco 1911, pp. 273-288; P. Moncelle, s. V. in DHG, II, coll. 30-40; A. Kleineklaus, Alcuin (Annales de l'Université de Lyon, 3a serie, XV), Parigi 1948.

Bibl. speciale. — J. B. Laforté, Alcuin restaurateur des sciences en Occident sous Charlemagne, Lovanio 1831; B. Hauréau, Charlemagne et sa cour, Parigi 1868; A. Dupuy, Alcuin et la souveraineté pontificale au VIIIe siècle, Tours 1872; G. Morin, L'Université d'Alcuin retrouvé, in Revue Bénédictine, 9 (1892), pp. 491-97; id., Une rédaction inédite de la Préface au Supplément du Conte d'Alcuin, ibid., 29 (1912), pp. 341-48; S. Berger, Histoire de la Vulgate pendant les premiers siècles du Moyen-âge, Nancy 1893, pp. 185-242 e passim; M. Roger, L'enseigne-ment des lettres classiques d'Ausone à Alcuin, Parigi 1905; H. Lietzmann, Das Sacramentarium Gregoriaum nach dem Aachener Urkundler (nella coll. Liturgischeschichtliche Quellen), Münster in V. 1921, pp. XVIII-XXIII; id., Handschriftliches zur Akuins Ausgabe und Sakramentarium, in Jahrbuch für Liturgiewissenschaft, 5 (1925), pp. 68-79; H. Quentin, Mémoire sur l'établissement du texte de la Vulgate, Roma-Parigi 1922, pp. 267-97 e passim; A. Wilmart, Le Lectionnaire d'Alcuin, in Ephem. Liturg., 51 (1937), pp. 136-97; J. F. Rivera, A proposito de una carta de Alcuin recientemente encontrada, in Revista Española de Teologia, 1 (1940-41), pp. 418-33.