ABBREVIATORE

ABBREVIATORE. - Era un funzionario della Cancelleria Apostolica, cui veniva affidato l'incarico di stendere la minuta (notam facere) degli atti pontifici. In 24 sotto l'antipapa Benedetto XIII, gli abbreviatori salirono a 70 con Pio II, che li costituì in collegio (1463), al quale l'anno seguente Paolo II diede nuova sistemazione. Sisto IV (1479) li portò a 72, distribuiti in questo modo: 12 de parcu maiori per la preparazione della minuta dei documenti; 22 de parcu minori per la loro tassazione e spedizione (parco si chiamava quella parte della sala della cancelleria circondata da una balaustra); 38 de prima visione. La carica di a. si poteva acquistare, di conseguenza l'ufficio era chiamato venale. Platina (v.) in seguito al licenziamento degli a. da parte di Paolo II.
Pio X, con la costituzione Sapienti consilio del 1908, soppresse del tutto il collegio degli a. e ne trasferì le attribuzioni al collegio dei Protonotari Apostolici di numero partecipanti.

BIBL.: I. Ciampini, De abbreviatorum de parca maiori... antiquo statu, illorumve in collegium erectione, numere, dignitate, praerogativis ac privilegiis, Roma 1691; id., Abbreviatoris de Curia compendiosa notitia, Roma 1697; Pastor, II, pp. 304-305; W. V. Hofmann, Forschungen zur Geschichte der kurialen Behörden, Roma 1914. Niccolò Del Re

ABBREVIAZIONI. - Negli antichi manoscritti e nelle lapidi si usò spesso abbreviare le parole per scrivere più rapidamente e per guadagnare spazio, risparmiando anche la materia scrittoria. L'uso e la frequenza delle a. varia secondo i tempi, secondo le regioni e secondo la natura del testo.

I. A. LAPIDARIE. - Nella scrittura monumentale epigrafica si riscontrano a. di due specie, consistenti nella omissione di parte delle lettere finali della parola ovvero di quelle centrali (i Latini dicevano le prime suspensiones e le seconde contracciones). Un'abbreviazione ridotta ad una sola o due lettere (iniziale; iniziale e finale) si dice spesso sigla (sigla equivale a piccolo segno). Vere sigle sono per esempio le cifre romane dei numeri. L'uso delle a. è naturalmente sempre limitato per ragioni di chiarezza.

I Greci ne usarono molto meno dei Latini, i quali abbreviarono correntemente i nomi che designano uffici co(n)in(ul), ep(isopus), titoli ufficiali c(larissimus) v(ir), d(omi)n(us), culto d(ent), s(an)(itus), parentela f(ilius), m(ater), fornole di affetto o cortesia b(ene)m(erenti), a(nimos) s(ancis), fornole di sepoltura h(ic) s(itus) e(st), d(e)pi(otio), p(osuerunt), f(ecit), gli elementi della data III h(a)(endas) ap(ile), e dell'età vissuta esix(ir) an(nos) V m(enses) X, i prenomi e qualche volta i nomina più usati f(inistus) Aur(elius); nomi di città e varie frasi fatte sono pure dati spesso in sigle. Specialmente numerose sono le a. dove lo spazio è molto ristretto, come sulle monete e nei bolli.

Un sistema di a. del pieno medioevo dà solo le iniziali di ogni sillaba. A. particolari sono i nessi che fondono insieme elementi di MONOGRAMMA (v.), specie di nessi multipli; affine l'uso di lettere minori, più alte o più piccole, spesso iscritte dentro altre per guadagnare spazio. Esempi celebri di a. sono il criptogramma ΙΧΘΥΣ (v.), che in greco significa pesce ed è da leggere Ἰησοῦς Χριστὸς Θεοῦ Υἱὸς Σωτὴρ ed i sibillini [ e XMI (palma feliciter e Χριστὸς Μιχαὴλ Γαβριήλ). Segni delle a. sogliono essere l'interpunzione in fine, la sbarra sovrapposta, o il taglio trasversale.

BIBL.: L. Traube, Nomina sacra, Monaco 1907; R. Cagnat, Cours d'épigraphie latine, Parigi 1914, p. 399 sg.; F. Grossi Gondi, Trattato di epigrafia cristiana, Roma 1920, pp. 53 sg. e 479 sg.; V. Gardthausen, Bild, Schriftbild und hybride Monogramme, in Philologische Wochenschrift, 46 (1926), pp. 467-77.

Antonio Ferrus
II. A. PALEOGRAFICHE CRECHE. - Generalmente si sogliono distinguere due specie di a.: per sospensione o troncamento, se si omettono lettere in fine di una parola; per contrazione, se si omette la parte interna di una parola, lasciandone il principio e la fine.

Nella scrittura dei papiri letterari precrisiani in maiuscolo (unciale) non compaiono quasi mai a.: l'unica che appare con una certa frequenza è la sostituzione del v in fine di rigo con una linea orizzontale posta in alto: ΠΟΛΤ, ΤΟΤΤΟ. Questa forma di a. continuerà nei secoli successivi.

Molto più largamente usate sono le a. nei documenti (ricevute, conti, atti pubblici e privati), il cui formulario, quasi uniforme, rendeva inutile la scrittura per esteso di molti termini che ricorrevano frequentemente ed erano facilmente comprensibili a contemporanei.

Il sistema più antico e più semplice di a. è quello

della sospensione: le parole erano indicate dalla sola lettera iniziale con un segno di a. secondo l'antico uso greco di indicare i numerali: Π (έντε), Δ (έκα); così: ν' = νύω, γ' = γάρ, μ' oppure μ' = μετά, ecc.; o con le prime lettere, alle quali si aggiungevano, in scrittura più piccola sopra la riga, quelle che precedevano immediatamente la parte omessa: τ=τέκνν, αδ=άδελφός, πολ=πόλεμος, ecc. Questo sistema di a. subirà in seguito molte varianti (v. II).

Più tardi, in età cristiana, si usò abbreviare col sistema della contrazione parole di carattere sacro - i nomina sacra - che ricorrevano anch'esse assai spesso nelle Sacre Scritture (v. NOMINA SACRA).

Poi, con l'introduzione del minuscolo come scrittura letteraria (IX sec.), l'antico sistema della sospensione (che non ha soluzione di continuità nella storia della paleografia greca) appare arricchito, oltre che dalle contrazioni d'uso cristiano, da molti segni - derivati per lo più dalla tachigrafia - che sostituiscono in parte o per intero una parola; e le a., in principio non troppo frequenti, diventano sempre più numerose fino al XIII-XIV sec. e acquistano un carattere così personale che è difficile fissarne una forma. Ci limitiamo, perciò, ad indicare i segni più comuni o più caratteristici di a. (v. tabelle omesse), aggiungendo brevi cenni di spiegazione per alcuni di essi.

TABELLA I. - 1) α anticamente è rappresentata con una semplice linea orizzontale -, segnata accanto o sull'ultima lettera espressa; successivamente si ag-

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(fol. Bibl. Vaticana)
ABBREVIAZIONI PALEOGRAFICHE CRECHE - Cod. Val. gr. 304, fol. 146, parte inf. della 2ª colonna - Membranaceo, anno 1105, scrittura minuscola: s. Massimo, De voluntatibus et operationibus capitula.

TRASCRIZIONE: Μαξί μου κεφάλαια πε(ρί) θελ-μάτ(ων), ήγουν κατά τ(ών) λεγ(όντ(ων) | ἐν θέλῃμα ἐπί τ(ού) κ(υρίο) κ(αί) θ(εο)ῦ κ(αί) σ(ωτήρ(ο)ς ἡμ(ῶν) Ἰ(ησο)ῦ Χ(ριστο)ῦ. - Ἀξι-οῦμ(εν) παρ' ὑμ(ῶν) μαθ(είν), ὁποῖ(ον) ἄρα βούλεσθε λέγ(ειν) τὸ τοιούτ(ον) ὑμ(ῶν) θέλῃμα, θεῖον ἢ ἀν(θρώπ-η)νον, φυσικ(όν) ἢ ὑποστατικ(όν), ἀπλ(ούν) ἢ σύνθε-τ(ον), | γν(ω)μικ(όν) ἢ θεοκίνητ(ον), κατ' ἐκνικησ(ιν) ἢ κατὰ μετάδοσ(ιν). | <ε> ἰ μ(έν) (οὖν) θεῖον αὐτὸ τὸ ἐν θέλῃμα λέγετε, θ(εό)ς ἂν εἴη κ(αί) μόν(ον) ὁ Χ(ριστὸς) ὁ θεῖ(ον) | ἔχων κ(αί) τὸ θέλῃμα, κ(αί) οὐ γέγον(έν) κ(αί)τὰ ἀλήθειαν ἀν(θρωπ)ος π(ού) γ(άρ) τὸ τέλειο(ν) | τ(ῆς) τελεῖ(ας) αὐτ(ού) δώσετε ἀν(θρωπ)ό-τητος; εἰ δὲ ἀν(θρώπ)νον αὐτὸ κ(αί) μόν(ον) φάσκετε. | ἀν(θρωπ)ός ἐστι μόν(ον) ψιλ(ός) κ(αί) οὐχὶ θ(εό)ς ὁ μὴ τ(ῆς) θεῖ(ας) αὐτ(ού) φέρ(ων) ἐν εαυτῷ | τὴν ἰδιότητα. εἰ (δὲ) φυσικ(όν) λέγετε τ(ού)το, μ(άν) κ(αί) μόν(ην) ἐν αὐτ(ῷ) φύσι(ν) | δοξάζετε ἀνωτέρω γ(άρ) οἱ π(ατέ-ρες) ὥρισ(αν)το, ὅτι ὅτι(ου) μία θέλῃσ(ις) | καὶ ἐνέρ-γεια, μία ἐστι κ(αί) ἢ φύσι(ις). εἰ δὲ ὑποστατικ(όν) αὐτὸ φάσκετε, τ(ῶν) δύο τὸ ἕτερ(ον) δώσετε - ἢ διὰ τ(άς) τρ(είς) ὑποστάσι(εις) τ(ῆς) ἁγ(ίας) θεό(τητ(ος) τρία κ(αί) θελήματα λέξετε ἐν αὐτῇ κ(αί)τὰ τ(όν) ἄρει-ον, ἢ διὰ τὸ

E·P·B·Λ·T·X·M

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VIBIV·ELMV·S·RVIKA·SEP
DIC·III·ET·MAX·COS

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VRSSVS CVM CON IS SARSINA PROOTOSCO FECERNTHEC
VIXITANNXVIMKDIESXXVDEPIII

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KALIANFLMEROBAVDEETFLSATVRNINCONSS

(dis. Enc. Cott.)

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“ABBREVIATORE.” Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), p. 52. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/abbreviatore.