ANTIPAPA

ANTIPAPA. - È colui che, elevato al Papato in modo non canonico, se ne attribuisce la dignità e l'autorità. Si tratta quindi d'un usurpatore (talvolta in buona fede) che, arrogandosi un potere che non ha, privo com'è di legittima missione per il governo della Chiesa, crea in essa non solo una scissione elettorale, ma, in caso di ostinatezza, un vero scisma tra i fedeli.

La parola a. è entrata nell'uso comune negli ultimi secoli del medioevo (cf. G. Villani, Nuova Cronica, IV, 18, 21, 26; X, 73, in Rerum Ital. Scriptores, XIII, 1728, coll. 112, 118, 121, 645; Lettera dei Fiorentini, 22 maggio 1328: «ipse Bavarus cum yodo suo [Niccolò V], quod antipapam nominat», in E. Baluze, Vitae Paparum Aequationum, ed. G. Mollat, II, Parigi 1928, p. 201; S. Caterina da Siena, Lett. 310, 317, 322, ed. L. Ferretti, IV, Siena 1927, pp. 376, 437; V, 111, 1930, p. 15; S. Vincenzo Ferrer, De moderno ecclesiae schismate tractatus, ed. A. Sorbelli, in Atti... R. Dep... di Romagna, Bologna 1905, p. 345; S. Antonino, Chroniorum, parte IIIa, tit. XXII, cap. I, ed. Lione 1486, c. 390 ecc. La si trova anche in alcuni manoscritti del Chroniorum di Prospero d'Aquitania, ma si tratta di annotazioni marginali in manoscritti del sec. XV: ed. Th. Mommsen, in MGH, Chronica minora, I, 1892, pagine 458, 469). Il Baluze adopera per Niccolò V l'espressione Pseudonatipapa (cf. ed. cit., I, 1916, p. 143).

La parola classica nell'antichità e nell'alto medioevo per a. e in genere per intruso era: Invasor; Invasor Sedis Apostolicae dice il Liber Pontificalis (cf. ed. Duchesne, I, pp. 465, 471, 472, 475; II, 143, 290; Card. Deudedit, Contra invasores et symoniacos et religios scismaticos, ed. Sackur, in MGH, Libelli de lite, II, 1892, pp. 300-365). Nella Collectio Avellana (ed. O. Günther, in CSEL 35, 1, pp. 59, 80) si legge che Bonifacio I ed Eulalio «episcopatum romanae Urbis contentionis ambitu pervaserunt» e si accenna alla «Eulali usurpatione». Il diacono Gio- vanni (iniz. sec. VI) adopera per Lorenzo l'espressione: Romanae ecclesiae pervasor et schismaticus (cf. A. Thiel, Epistolae Rom. Pont., I, Braunberg 1868, p. 697). Schismaticus è molto frequente come pure Apostaticus et Antichristus (cf. Niccolò II, in Hefele-Leclercq, IV, 2, 1911, p. 1146; S. Bernardo, Lett. 124, 126, 127, I, ed. V. nezia 1726, pp. 129, 133, 138; Libelli de lite, passim, vi si trova l'espressione: antiabbates et antiepiscopi [I, p. 357], non a.; S. Caterina, Lett. 306, 310, 312, ed. cit., IV, pp. 348, 373, 374; S. Vinc. Ferrer, ed. cit., pp. 345-88, istruzione ai confessori, p. 432); Intrusus (cf. Martino de Alparril, Chronica aetatiorum temporibus Domini Benedicti XIII, ed. F. Ehrle, Paderborn 1906, passim, adopera di frequente la parola anticardinales, non a.; S. Vinc. Ferrer, ed. cit., pp. 340, 388); Contendentes (cf. Atti Concilio di Pisa 1409; Mansi, XXVI, passim); Competitor, Pseudo Papa, Adulterinus Papa (cf. Platina, passim, anche lui adopera la parola anticardinales, non a.; cf. ed. critica, p. 312). Dai diversi autori citati e da moltissimi altri ancora si potrebbe tessere tutto un lungo elenco di epiteti polemici al riguardo degli a., ma ciò sarebbe qui fuori luogo.

La storia degli a. - che è insieme storia tristissima della prepotenza laica sulla Chiesa e del servilismo o dell'ambizione di taluni membri del clero - incomincia agli inizi del sec. III con s. Ippolito e termina alla metà del sec. XV con Felice V.
Voler precisare il numero degli a. è cosa oggi molto ardua; infatti gli autori oscillano tra 25 e 40. Ciò è dovuto ai vari criteri seguiti per determinare il concetto di a. (per es. gli storici protestanti annettono valore alla deposizione d'un papa legittimo per motivi politici, il che è rigettato dai cattolici) e alla scarsezza e spesso anche alla parzialità dei documenti. D'altra parte alcune elezioni furono così involute e faziose mentre tumultuarie che neppure i contemporanei furono sempre in grado di chiarire la legittimità del vero Pontefice nei confronti del competitore, come si verifica, ad es., in occasione del grande scisma occidentale con le due obbedienze: avignonese e pisana, in contrasto con la romana, rappresentata da Urbano VI e dai suoi successori.

A scanso di equivoci, per distinguere fra papa e a. occorre tener presente:

1) se la Sede Apostolica divenne vacante per la morte o la libera rinuncia del Pontefice, uniche cause legittime per la vacanza;

2) se i legittimi elettori poterono liberamente assolvere il loro mandato; oppure se gli stessi sanarono con un atto pubblico successivo i vizi dell'elezione non canonica o per lo meno dubbia come accadde, ad es., per Vigilio.

3) se le norme canoniche vigenti per le singole elezioni furono osservate. È infatti noto che l'elezione dei Pontifici (v. PAPA) è passata per successive fasi: nell'antichità si seguivano le norme correnti per l'elezione dei vescovi, alle quali i Concilio romani del 498 e 499, sotto Simmao (Hefele-Leclercq, II, 2, pp. 947-949, 1349-66; cf. anche Concilio romano del 465, ibid., pp. 903-904); del 769, sotto Stefano III (ibid., III, 2, 1910, pp. 734-35; cf. Constitutio romana del 1824; MGH, Capitularia, I, p. 323); del 1059, sotto Niccolò II (cann. I e 2; Mansi, XIX, 897; ibid., IV, 2, 1911, pp. 1139-67); del 1179, sotto Alessandro III (cann. I: ibid., V, 2, 1913, pp. 1087-88); e quello di Lione del 1274, sotto Gregorio X (cann. 2: ibid., VI, 1, 1914, pp. 183-86), portarono precisazioni o importanti modifiche.

Gli stessi Concili comminarono pene severissime agli a. e ai loro fautori (cf. ad es. le sanzioni del Sinodo romano del 769: Lib. Pontificalis, ed. Duchesne, I, p. 476 e gli anatemi del 1059, can. I: «non papa, sed satanas, non apostolicus sed apostaticus ab omnibus habeatur et teneatur»: Mansi, XIX, 897) pene che nel CIC odierno sono contemplate nel can. 2314 e al cap. 6 della Costituzione Vacantis Apostolicae Sedis di Pio XII dell'8 dic. 1945 (AAS, 38 [1946], pp. 94-96).

Il primo intervento imperiale in favore d'un a. è quello di Costanzo per Felice II. Tali interventi poi si moltiplicarono sotto gli imperatori teutonici da Ottone I a Federico Barbarossa. Dall'a. Costantino (767-68) all'a. Analceto II (1130-38) la nomina degli a. è spesso dovuta a fazioni capeggiate da nobili famiglie romane, desiderose di aver in mano le sorti e le sostanze del dominio temporale, in via di costituzione e di assestamento: nobiltà (exercitus romanus), burocrazia patrimoniale ecclesiastica con la sua milizia agricola (familia s. Petri) e clero (venerabilis clerus con a capo i proceres Ecclesiae) si trovarono spesso in contrasto per questa ragione.

Tenendo presenti i termini della nostra definizione e i principi enumerati, abbiamo cercato di compilare un nuovo elenco di a., diviso in tre sezioni: 1) a. autentici; 2) a. dubbi; 3) a. impropriamente detti. Gli a. sono dubbi quando vi è difficoltà di assodare la legittimità della loro elezione. Impropriamente sono detti a. quelli ai quali mancano le caratteristiche che abbiamo elencate e non furono causa di vero scisma; il più delle volte sono dei semplici competitori sopraffatti o assoggettati spontaneamente dopo l'elezione.

Ogni singolo a. avrà la sua voce a parte per i dati biografici. Indichiamo soltanto gli elementi che caratterizzano il loro pseudo pontificato.

1. — Antipapi autentici.

1. — S. Ippolito, prete romano, 217-35. — Capo partito contro Callisto per motivi dottrinali; si riconcilia con Ponziano e muore martire con lui.

2. — Novaziano, prete romano, 251-53.258. — Eletto dai seguaci di Novato, contro Cornelio per motivi di persona, poi di dottrina.

3. — Felice II, arcidiacono romano, 355-22 nov. 365. — Imposto dall'imperatore Costanzo al momento dell'esilio di papa Liberio. Confuso col martire romano omonimo del cimitero di via Portuense, ricordato nel Martyr. Hieronymianum al 29 luglio.

4. — Ursino, diacono romano, 366-67 (espulso). — Eletto dai fautori del precedente a. contro Damaso. m. dopo il 381.

5. — Eulalio, arcidiacono romano, 27, consacr. 29 dic. 418-29 marzo 419. — Eletto dai diaconi, mentre i preti e parte del popolo eleggevano Bonifacio I. Fu espulso con la forza; se ne perdono, in seguito, le tracce.

6. — Lorenzo, arciprete romano, 498, di nuovo 501-507. — Eletto dalla fazione del patrizio Festo contro Simmaco.

7. — Vicolio, diacono romano, 29 marzo-11 nov. 537, m. 7 giugno 555. — Fatto eleggere da Belisario dopo la violenta deposizione di Silverio, riconosciuto come Papa legittimo alla morte di Silverio (11 nov. 537).

8. — Pasquale, arcidiacono romano, fine 687. — Eletto, come Teodoro, da due partiti; non volle dimettersi alla nuova elezione di Sergio (15 dic. 687), fatta dalla maggioranza. Chiuso in un monastero, morì nell'ostinatezza nel 692.

9. — Costantino, laico, di Nepi, 28 giugno, consacr. 5 luglio 767-1° ag. 768. — Eletto dal duca Totone di Nepi e dai suoi partigiani alla morte di Paolo I (28 giugno). Vizio nell'elezione e nello stato laicale del candidato.

10. — Cristoforo, prete romano, ott. 903-genn. 904. — Imprigionato Leone V e ne prende il posto.

11. — Leone VIII, laico protoscrinario, 4, consacr. 6 dic. 963-1° marzo 965. — Eletto, benché laico, nel Sinodo romano del 4 dic. 963, dopo la deposizione di Giovanni XII voluta da Ottone I più per politica che per amore dei buoni costumi. Giovanni XII morì il 14 maggio 964 ed ebbe per successore Benedetto V (22 maggio), deposito un mese dopo (23 giugno) da Ottone e Leone, morto a Amburgo il 4 luglio 965 o 966.

12. — Bonifacio VII, Francone, diacono romano, giugno-luglio 974, di nuovo ag. 984-luglio 985. — Col favore di Crescenzio soppresse dapprima Benedetto VI (giugno 974), poi, scacciato dal missus imperiale Sisco e di ritorno da Costantinopoli, Giovanni XIV (20 ag. 984).

13. — Giovanni XVI, Filagato, vescovo di Piacenza, apr. 997-febbr. 998. — Elevato al trono da Crescenzio figlio del precedente, contro Gregorio V, cacciato poi da Ottone II. Morì probabilmente a Fulda nel 1013.

14. — Gregorio, 1012. — Eletto dalla fazione di Crescenzio contro Benedetto VIII; se ne perdono, in seguito, le tracce.

15. — Silvestro III, Giovanni vescovo di Sabina, 20 genn.-10 marzo 1045. — Eletto tumultuariamente dai romani in agitazione contro Benedetto IX, il quale riapparve a Roma nell'apr. seguente.

16. — Benedetto X, Giovanni, vescovo di Velletri, 5 apr. 1058-24 genn. 1059. — Eletto dalla nobiltà romana mentre il clero responsabile dell'elezione con a capo s. Pier Damiani e Ildebrando elesse Niccolò II, intronizzato in S. Pietro il 24 genn. 1059. Benedetto X fu deposto nel sinodo di Sutri (genn. 1059).

17. — Onorio II, Cadalo, vescovo di Parma, 28 ott. 1061-1072. — Eletto a Basilea col favore dell'imperatrice Agnese, reggente, contro Alessandro II. Persistette nello scisma fino alla morte (1072).

18. — Clemente III, Guiberto, arcivescovo di Ravenna, 25 giugno 1080, consacr. 24 marzo 1084-8 sett. 1100. — Eletto nello pseudo sinodo di Bressanone (25 giugno 1080) per volere di Enrico IV contro Gregorio VII.
19. — Teodoro, vescovo di S. Rufina, sett.-dic. 1100. — Eletto dai fautori del precedente. Pasquale II nel 1101 lo relegò nell'abbazia di Cava, dove morì nel 1102.

20. — Alberto, vescovo di Sabina, febr.-marzo 1102 — Eletto dai fautori di Guiberto. Pasquale II lo relegò nel monastero di S. Andrea di Aversa.

21. — Silvestro IV, Maginulfo, arciprete di S. Angelo, 18 nov. 1103-12 apr. 1111. — Eletto dal partito imperiale contro Pasquale II, cui, abbandonato da Enrico IV, prestò obbedienza nel 1111.

22. — Gregorio VIII, Maurizio Burdin, arcivescovo di Braga, 8 marzo 1118-apr. 1121. — Imposto da Enrico V contro Gelasio II. Catturato a Sutri nel 1121, morì relegato verso il 1136.

23. — Anacleto II, Pietro Pierleoni, cardinale prete di S. Maria in Trastevere, 14, consacr. 23 febr. 1130-25 genn. 1138. — Eletto e sostenuto dalla fazione dei Pierleoni contro Innocenzo II.
24. — Vittore IV, Gregorio, cardinale prete dei SS. Apostoli, 15 marzo-29 maggio 1138. — Eletto dalla fazione dei Pierleoni; ma prestava obbedienza a Innocenzo II nel maggio seguente.

25. — Vittore IV (V), Ottaviano da Montecelio (Tivoli), cardinale prete di S. Cecilia, 7 sett., consacr. 4 ott. 1159-20 apr. 1164. — Si proclama eletto ed è sostenuto dal partito dell'imperatore Federico Barbarossa contro Alessandro III.
26. — Pasquale III, card. Guido da Crema, 22, consacr. 26 apr. 1164-20 sett. 1168. — Eletto dal partito imperiale alla morte di Vittore IV.
27. — Callisto III, Giovanni, abate di Strumi, sett. 1168-29 ag. 1178. — Eletto dal partito imperiale alla morte di Pasquale III, si sottomise a Alessandro III il 29 ag. 1178.

28. — Innocenzo III, Lando da Sezze, 29 sett. 1179- genn. 1180. — Eletto dal partito imperiale; catturato e relegato nel monastero di Cava.

29. — Niccolò V, Pietro Rainallucci da Corvaro (Rieti), 12, consacr. 22 maggio 1328-25 ag. 1330. — Fatto eleggere da Ludovico il Bavaro contro Giovanni XXII, cui prestò poi obbedienza il 25 ag. 1330.

30. — Clemente VII, card. Roberto dei conti di Ginevra, 20 sett., consacr. 31 ott. 1378-16 sett. 1394. — Eletto a Fondi dai cardinali francesi, con la tncita approvazione di tre cardinali italiani, contro Urbano VI di cui impugnarono la legittimità dell'elezione, della quale è difficile oggi poter dubitare se si vuol tener conto spassionatamente di tutta la documentazione pro e contro e in particolare delle testimonianze di s. Caterina da Siena.

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ANTIPAPA

(cf. specialmente Lett. 310, 312, 313, 317, ed. cit., vol. IV), dello stesso card. Roberto e di tutti i cardinali (lettere all'imp. Carlo IV, 14 apr. e 8 maggio 1378) e dei cardinali d'Avignone (lettera a Urbano VI, ricevuta a Roma il 24 giugno 1378: cf. N. Valois, La France et le Grand Schisme d'Occident, I, Parigi 1896, pp. 64-65: Pastor, I, pp. 118-58, documenti, pp. 799-807). Con questa elezione inconnuiana le tristissime contese del grande scisma d'Occident ne ha un principio la cosiddetta obbedienza avignonese.

31. - BENEDETTO XIII, card. Pietro di Luna, 28 sett., conscr. 1101. 1394-23 maggio 1423. - Successore del precedente: deposito dal Concilio di Pisa il 5 giugno 1409 e dal Concilio di Costanza il 26 luglio 1417. Continuò la sua resistenza ritardando nel castello di Peñiscola, sorretto da Alfonso V di Aragona.

32. - A.J.ASSANDRO V, card. Pietro Filargo, 26 giugno, conscr. 7 luglio 1409-3 maggio 1410. - Fletto dal Concilio di Pisa. Con lui s'inizia l'obbedienza pisana.

33. - GIOVANNI XXIII, card. Baldassarre Cossa, 17, conscr. 25 maggio 1410-29 maggio 1415. - Successore di Alessandro V, deposito dal Concilio di Costanza il 29 maggio 1415.

34. - CLEMENTE VIII, canonico prevosto di Valencia, Egidio Sanchez Muñoz, 10 giugno 1423-26 luglio 1429. - Eletto dai cardinali di Benedetto XIII. Si sottomise a Martino V.
35. - BENEDETTO XIV, certo Bernardo Garnier di Ro dezz, come sembra, 12 nov. 1425-1430. - Eletto in segreto dal card. Giovanni Carrier, seguace di Benedetto XIII, per protesta contro l'elezione di Clemente VIII. Di questa buffa elezione (antipapa dell'a.) non si dovrebbe neppure tener conto, se non rappresentasse l'ultima caparbia resistenza del grande scisma. Nel territorio del Conte di Armagnac, fautore di quest'ultimo a., alcuni fanatici aspettavano ancora nell'anno 1467 la rivincita di Benedetto XIV (cf. Pastor, I, p. 253).

36. - FELICE V, Amedeo VIII di Savoia, 5 nov. 1439, conscr. 24 lug. 1440-7 apr. 1449. - Eletto dal Concilio di Basilea, contro Eugenio IV, deposito dal predetto Concilio. Si sottomise a Niccolò V, che lo creò cardinale vescovo di Sabina; morì il 7 genn. 1451.

2. - Antipapi dubbi.

1. - ERACLIO, 309 o 310. - Questo personaggio, non meglio identificato, avrebbe causato uno scisma nella Comunità romana, come si rileva dal carme damasiano in onore di papa Eusebio (cf. ed. A. Ferrúa, Epigrammata Damasiana, Città del Vaticano 1942, n. 18, p. 131; cf. anche il carme in onore di papa Marcello, n. 40, p. 181).

Non è chiaro se la sua fazione l'abbia eletto in contrapposizione al papa Eusebio, o se sia rimasto semplice capopartito; è però certo che ambedue furono mandati in esilio.

2. - BONIFACIO II, arcidiacono romano, 22 sett. - 14 ott. 530, m. il 17 ott. 532. - Designato, ad onta delle norme canoniche vigenti, da Felice IV (III) come suo successore e accolto da una minoranza, mentre il diacono Alessandro Dioscoro (22 sett. - 14 ott. 530) venne eletto dalla maggioranza del clero, di cui 60 presbiteri, senato e popolo. Buone ragioni militano per la legittimità di Dioscoro, tolto di mezzo dalla morte 22 giorni dopo l'elezione. Bonifacio fu allora riconosciuto da tutti come vero papa. Si rimane dubbiosi circa la legittimità della nomina fatta da Felice IV, quando si pensa che lo stesso Bonifacio, dopo aver eletto come suo successore il diacono Vigilio, alle rimostranze del clero che ciò era «contra canones», si credette in dovere di rescindere il suo atto, bruciando pubblicamente innanzi alla confessione di S. Pietro il chirografo di nomina (cf. Lib. Pontificalis, ed. Duchesne, I, p. 281).

3. - S. EUGENIO, del clero romano, 10 ag. 654-16 sett. 655. - Eletto vivente Martino I, prigione a Costantinopoli. Sembra che Martino non abbia protestato. Fu certo legittimo papa alla morte del predecessore (16 sett. 655).

4. - SERCIO III, vescovo di Cere (Cervereri), primi mesi del 904. - Eletto nell'89 contemporaneamente a Giovanni IX che si fece subito consacrare, grazie al favore dell'imperatore Lamberto, Sergio riappare ai primi di genn. 904 per rovesciare l'a. Cristoforo; si fa consacrare il 29 dello stesso mese, ma probabilmente Leone V, imprigionato da Cristo, era ancora vivo. Nel qual caso gli inizi del suo pontificato sarebbero illegittimi. Da notare che Sergio considerava come a. il suo fortunato competitore Giovanni IX e i suoi successori.

5. - GREGORIO VI, Giovanni Graziano, arciprete di S. Giovanni ante Portam Latinam, 5 maggio 1045-20 dic. 1046. - Vedi notizia seguente. Ci sono buone probabilità perché sia vero Papa.

6. - CLEMENTE II, Suitgero dei signori di Morsleben e Hornburg, vescovo di Bamberga, 24, conscr. 23 dic. 1045-9 ott. 1047. - Benedetto IX si era dimesso, sembra liberamente, nel genn. 1045, assicurandosi un vitalizio (altri dicono che vendette la sua carica) in favore del suo padrino, il pio sacerdote Giovanni Graziano, Gregorio VI, che fu salutato dallo stesso s. Pier Daniai come vero papa. Enrico III lo fece deporre (o si dimise) la cosa non è chiara) al Concilio di Sutri (dic. 1046) e impose Suitgero, di cui si può dubitare della legittima elezione, ammessa quella, certo non molto chiara, di Gregorio VI.
7. - BENEDETTO IX, T'cofiliato dei conti di Tuscolo, già vero papa, ma rinunciatario, 8 nov. 1047-17 luglio 1048. - Ammessa la spontaneità della sua rinuncia in favore di Gregorio VI, la sua riappropriazione, alle date indicate, sulla sede di Pietro deve considerarsi come non legittima. Però in tutto questo triste affare di Benedetto IX si brancola nelle tenebre.

3. - Antipapi impropriamente detti.

1. - DIOSCORO, diacono alessandrino, 22 sett. - 14 ott. 530. - Non ci sono ragioni per ritenirlo a.; la sua memoria anatematizzata dal competitore Bonifacio, fu riabilitata poco dopo da Agapito I.

2. - PIETRO e TEODORO, arciprete e prete romani, 2 ag. - 21 ott. 686. - Competitori nell'elezione alla morte di Giovanni V (2 ag.); il primo eletto dal clero, il secondo dal senato, nobiltà e esercito. Per togliere ogni discussione il clero procedette all'elezione da tutti ben accetta, di Conone (21 ott.).

3. - TEODORO, di nuovo 21 sett. - 15 dic. 687. - Alla morte di Conone (21 sett. 687), Teodoro divenuto arciprete fu nuovamente eletto con l'arcidiacono Pasquale. Si procedette a una nuova elezione nella persona di Sergio I (15 dic.). Teodoro non insistette, mentre Pasquale si ribellò.

4. — TEOFILATRO, arcidiacono romano, fine apr. - maggio 757. — Il partito filobizantino tentò di eleggerlo, alla morte di Stefano III (II); ma la maggioranza proclamava Paolo I. La fazione fu dispersa con la forza.

5. — FILIPPO, prete del monastero di S. Vito, 31 luglio 768. — Eletto, sede vacante, dal sacerdote Valdiperto, inviato del re Desiderio, dall'esercito longobardo e da alcuni romani, in seguito alla cattura dell'a. Costantino. Alla sera dello stesso giorno fu però ricondotto onoratamente al suo monastero e non se ne parlò più. Filippo non ha le caratteristiche di un vero a.

6. — [ZINZINO], prete romano, febbr. 824. — Alla morte di Pasquale I (11 febbr. 824) vi furono due concorrenti: Zinzino, così lo chiama il Panvinio (cf. Clironicon ecc., p. 72) mentre le fonti ne tacciono il nome, e Eugenio II, ambedue eletti: però dopo l'intervento del monaco Wala, Eugenio fu da tutti riconosciuto come papa, di Zinzino non se ne parlò più.

7. — GIOVANNI, arcidiacono romano, genn. 844. — Alla morte di Gregorio IV (25 genn. 844) ci furono nuovamente due concorrenti: Giovanni e Sergio, ambedue eletti, ma quest'ultimo fu subito consacrato. Dell'altro non è più questione.

8. — ANASTASIO, il Bibliotecario, prete romano deposito nell'853, ag. sett. 855. — Ludovico II non avendo riconosciuta l'elezione di Benedetto III, i suoi missi cercarono di imporre al clero la nuova candidatura di Anastasio; il clero non cedette e l'elezione di Benedetto venne riconfermata. Siamo quindi di fronte a un tentativo fallito.

9. — CELESTINO II, Tebaldo Buccapuccus, 15-16 dic. 1124. — Eletto regolarmente dai cardinali, mentre i Frangipani patrocinavano per il card. Lamberto di Fagnano, vescovo di Ostia, e i Pierleoni per il card. Saxo. Tebaldo abdicò, fu allora eletto il card. Lamberto, Onorio II.

BIBL.: Tra gli autori antichi ricordiamo soltanto: B. Platina. De vitis Pontificum Romanorum, ed. curata da O. Panvinio, con l'aggiunta di un Pontificum Romanorum Chronicon, Lovanio 1572 (o ed. critica a cura di G. Gaida, in Rerum Ital. Scriptores, III, 1, Città di Castello 1913-32); O. Panvinio, Chronicon ecclesiasticum, Lovanio 1573; L. A. Anastasio, Istoria degli Antipapi, 2 voll., Napoli 1754; G. Moroni, Diz. di erudizione storico-ecclesiastica, V. ANTIPAPA, II, Venezia 1840, pp. 181-215. — Il nostro elenco è stato compilato sulle notissime opere del Duchesme, Herrenröther-Kirsch, Hefele-Leclercq, Caspar, Seppelt, Bertolini, Brezzi, sulla Storia della Chiesa, diretta da A. Fliche e V. MARTINO G, e su quella già diretta da mons. J. P. Kirsch, che trattano del periodo che interessa la storia degli anni A. Abbiamo inoltre adoperato: Jaffé-Wattenbach; J. Creusen e F. van Eyen, Tabulae Pontium Traditionis christianae ad an. 1926, 2a ed., Lovanio 1926 (cron. dei pontefici); H. Grotefend, Taschenbuch der Zeitrechnung des deutschen Mittelalters und der Neuzeit, 6a ed., Hannover 1928, pp. 117-22 (cron. dei pontefici); A. Amanieu, s. V. Antipape, in DDC, I, coll. 508-622; la cronostasi critica dei SS. Pontefici posta in capo all'Amurario Pontificio dal 1947, redatta da mons. A. Mercati.