ANTIPATRIDE (Antipatris). - Città AFEC (v.) della pianura del Saron da Erode il Grande, che la denominò da suo padre Antipatro (Flavio Giuseppe, Bell. Iud., I, 21, 9); il luogo era prima chiamato (Papiro di Zenone n. 406, del 259 a. C.) Høyt (sorgenti), per la ricchezza d'acque della contrada, e Chopharsabâ (Flavio Giuseppe, Antiq. Iud., XIII, 9, 2 e 15, 1; XVI, 5, 2). Fu poi importante stazione militare («mutatio Antipatrita», Itinerarium Burdigelense: CSEL, 39 [1898], ed. P. Geyer, 25, 21) sulla strada Gerusalemme-Cesarea. S. Paolo prigioniero vi sostò dopo i 60 km. compiuti da Gerusalemme scortato dai fanti di Claudio
Lisia (Act. 23, 31). Durante la guerra giudaica fu espugnata, «con la torre chiamata Aphsku», da Cestio (Flavio Giuseppe, Bell. Iud., II, 19, 1). Ai tempi di s. Girolamo era un «semirutum oppidulum» (Epist. 108 ad Eustochium, 8).
Oggi A. è identificata con Qal'at Râs el-'Ain («castello del capo della sorgente»), alle 14 sorgenti del fiume el-'Aûgâ, a 17 km. a nord di Lidda; ivi si trovano le imponenti rovine del castello arabo Abâ Futrus («Antipatris»), dove 'Abdallâh ibn 'Alî nel 750 fece uccidere 80 membri degli Omayyadi. L'odierno Râs el-'Ain è un nodo ferroviario; è vicino alle opere di presa dell'acquedotto di Gerusalemme.
A. fu sede vescovile della Palestina I, dipendente da Cesarea; il suo vescovo Polychronios firmò gli atti del Concilio Efesino (431). Nel 743 A. fu teatro d'una vasta strage di cristiani (Teofane Cedreno, Chronographia, ed. C. de Boor, I, Lipsia 1883, p. 427).
BIBLI: A. Alt, in Zeitschr. d. deutschen Palästina-Ver., 45 (1922), pp. 220-23; L. Heidet, s. V. in DBs, I (1926), col. 305 sq.; A. E. Mader, s. V. in LThK, I, col. 502 sq.; F.-M. Abel, Mirabel et la tour d'Aphec, in Revue Biblique, 36 (1927), pp. 390-400; id., Géogr. de la Palestine, II, Parigi 1938, pp. 172, 245 sq.; J. Ory, Excavations at Râs el 'Ain, in Annual Amer. Soc. Or. Res., 5 (1936), p. 111 sq.; J. H. Iliffe, Pottery from Râs el 'Ain, ibid., pp. 113-26; M. Avi-Yonah, ibid., p. 152 sq. Antonino Romeo