FRATICELLI

FRATICELLI. - Nome dato a una setta che si formò all'inizio del sec. xiv e durò fino alla seconda metà del Quattrocento. Il nome, per sé diminutivo della voce frati, assunse un significato eterodosso con la bolla Sancta Romana del 30 dic. 1317 (Bull. Franc., V, p. 134), con la quale Giovanni XXII condannava gli Spirituali che non si erano sottomessi alle decisioni pontifice sulla povertà francescana. Altri nomi usati nella stessa bolla sono

frati della povera vita -, «bizzocchi» e «beghini», di cui gli ultimi due, in uso anche prima, designavano allora gli aderenti laici della setta. Per distinguere poi i F. eretici dagli altri non eretici invalse il nome di «F. dell'opinione», detti così perché essi erano dell'«opinione» che Giovanni XXII, con le sue decretali sulla povertà di Cristo e degli Apostoli, fosse diventato eretico e che i suoi successori e i ve-

scovi che le avevano accettate avrebbero perduto ogni giurisdizione, la quale risiedeva nei soli F. che formavano la vera Chiesa.

In quanto all'origine della setta vi è stata grande confusione quasi fino ai tempi moderni. Alla fine del Quattrocento Giacomo Filippo da Bergamo (Suppl. Chronic., all'a. 1298) nomina come autore della setta Ermanno Puncilobo (Pungilupi), falsamente venerato come santo a Ferrara e nel 1301, per comando di Bonifazio VIII, esumato come eretico. Nell'a. 1299 egli annovera tra i F. dell'opinione gli aderenti della setta dello spirito di libertà. Nel Seicento il francescano irlandese Antonio Hiquey, sotto lo pseudonimo Dermicius Thadci, pubblicò Nitela Franciscanae Religiones et abterris sordina quibus cum conspurcare frustra tentusit Abrahamus Boonius (Lione 1627), per dimostrare che i F. traevano la loro origine da Puncilobo e furono rinnovati dagli Apostolici di Gerardo Segarelli e di Dolcino da Novara, dalla setta dello spirito libero e da altri consimili, seguito in ciò dal Wadding (all'a. 1297, n. 30), dal Manai (Miscellanea, III, pp. 303-67) e da altri autori fino al secolo scorso.

Contro tutti questi il card. F. Ehrle ha dimostrato vittoriosamente che la setta deriva dagli antichi Spirituali condannati da Giovanni XXII.

La setta si diffuse in Grecia, e perfino in Persia; qualche traccia se ne trova in Boemia, nella Catalogna e in Provenza (in questi due paesi erano specialmente i bizzocchi laici che si dicevano del Terz'ordine francescano), ma il loro campo d'azione era principalmente l'Italia dove le circostanze religiose a politiche dei tempi, quali l'esilio avignonese del papato, lo sciama d'Occidente e la politica dei Comuni spesso in contrasto con quella della Chiesa, favorivano la loro espansione e tolleranza. Dai processi d'inquisizione, da bolle pontifice e da altri documenti a testi consta che i F. erano numerosi nello Stato pontificio e nella stessa Roma (S. Giovanni ante portam Latinam), negli Abruzzi, dove li incontrò Cola di Rienzo e da loro fu ingannato con false profezie, nell'Umbria, nelle Marche, in Toscana, nella Calabria e in Sicilia.

Essi vivevano in luoghi apparati, presso cappelle rurali e nei boschi, vestivano l'abito dei Frati Minori ed

erano organizzati come essi, cioè in province, con a capo un generale, almeno nella metà del sec. xiv. Ma dopo si formarono altri gruppi, ed alcuni pretendevano osservare la regola di s. Agostino, come risulta da un processo fatto a Città di Castello nel 1361. Alcuni avevano perfino un papa e vescovi propri. Nell'anziano si può dire che questi eretici mancavano di organizzazione unica. Vivevano d'elemosina e predicavano i loro errori agli aderenti tra i quali vi erano anche dei nobili. Visitavano segretamente i loro fedeli a celebravano di notte tempo in nascondigli i loro riti religiosi, che a tenore di alcuni processi inquisitoriali degeneravano in orge (Bariletto); ma non tutti gli storici ammettono l'attendibilità delle testimonianze relative. Certa è però l'immoralità del fratricello Paolo Zoppo processato a Rieti nel 1334, il quale confessa d'aver impianto le sue pratiche dal « rito di Spoleto ».

In frequenti manifesti a tutta la cristianità a singole città (Roma, Narni) e personalità (Giovanni dalle Celle), cercano di provare la loro ortodossia, ma in verità mostrano d'essere per lo meno sciamatici. Nella Gliotium ecclesium del 23 gen. 1318 (Bull. Franc., V, p. 137), con la quale vengono condannati gli spirituali toscani fuggiti in Sicilia, che da qual momento devono annoverarsi tra i F., si rinfaccino loro espressamente cinque diversi errori riguardanti la Chiesa, i Sacramenti e il giuramento.

Non pochi scrittori cattolici del tempo hanno combattuto la setta con i loro scritti, come Andrea Richi (1381), Manfredo da Vercelli, s. Giacomo della Marca, s. Giovanni da Capestrano, s. Antonino da Firenze e Giovanni dalle Celle. Numerose sono le bolle pontifice contro i F., specialmente nel sec. xiv, e gli inquisitori procedevano vigorosamente contro di essi. A combattenti contribuì non poco le nascente osservanza regolare dell'Ordine francescano, la quale dimostrava con i fatti che la Regola francescana si poteva osservare in seno alla Chiesa. Il b. Paoluccio da Trinci intorno al 1382 li confuse pubblicamente a Perugia; gli Osservanti occuparono parecchi conventi dei F. nelle Marciane e altrove. Nel 1386 i ss. Giovanni da Capestrano e Giacomo della Marca furono deputati inquisitori contro la setta, a sotto Niccolò V parecchi F. salivano il rogo a Fabriano. L'ultimo processo inquisitoriale ebbe luogo a Roma negli av. 1466-67 contro un gruppo di F. di Maiolati (Marche) e Poli (Lazio), i quali con i loro aderenti si erano recati in pellegrinaggio ad Assisi per il perdono del 2 sg., dove furono riconosciuti, catturati, portati a Roma e rinchiusi nel Castel S. Angelo. All'occasione di questo processo, nel quale erano coinvolte anche alcune dame di nobile casate, furono scritti parecchi trattati (inediti) sulla setta, la quale poi sparisce dalla storia. Secondo il solo Giacomo Filippo da Bergamo, che scriveva verso la fine del Quattrocento, all'a. 1298, scrive che al suo tempo esistevano ancora dei conventicoli della setta in alcuni luoghi nascosti e in certe vallate.

Finalmente verso la metà del sec. xv si trovano dei F. immuni da errori, viventi sotto la giurisdizione dei vescovi. Essi si chiamano nelle Marche e nell'Umbria « poveri romiti » con o senza l'aggiunta « della società del fra' Angelo da Chiarino »; e Savona invece nel 1455 portano il nome di « e » o « poveri apostoli » (Bull. Franc., nuova serie, II, p. 57 sgg.).

BULL. Bull. Franc. V-VII, nuova serie, I-II. Roma-Quaracchi 1898-1939; G. Gatzanni, Memorie ecclesiastiche della b. Chiara di Rimini, Roma 1755, pp. 131-64 e 318 sgg.; E. Balusius, J. D. Manai, Miscellanea, I, Lucco 1761, pp. 481-84; II, ibid., 1761, pp. 509-610; [A. Dressel], Vier Documents aus römischen Archiven, Lipsia 1843, pp. 1-48 (processo romano del 1466); mons., Storia di fra' Michele Minorita come fu arno in Firenze nel 1369, ed. F. Zambrini, Bologna 1864; ed. F. Flora, Firenze 1942; G. Vanzolini, Lettera de' F. a tutti i cristiani, Bologna 1865; A. Wesselsky, Il Paradiso degli Alberti, I, ivi 1869, pp. 334-45; Lett. di Gio. dalle Celle contro i F., pp. 356-67; risposta di questi: Fr. Ehle, Die Spiritanten, ihr Verhältnis zum Franziskanerorden und zu den Fratricellen, in Archiv für Literatur- und Kirchengeschichte, 4 (1888), pp. 1-100; L. Puni, Erstizi e ribelli nell'Umbria del 1320 al 1330, in Bull. della r. dep. di storia patria per l'Umbria, 3 (1897) - 5 (1899), con molti documenti, omessi nell'ed. separata di Todi (1916); P. Gividali, Il b. Giovanni dalle Celle (R. Acc. dei Lincei, 5ª serie, Me-

meric. XII, pp. 353-477), Roma 1907, pp. 9-120 (cf. 47-54); L. Oliger, Documenta inedita ad historiarum fratriceliorum spectantia, Quaracchi 1913; id., Beiträge zur Geschichte der Spiritanten, Fratricellen und Clarener in Mitelitalien, in Zeitschrift für Kirchengeschichte, 45 (1926), pp. 215-22; id., Acta inquisitoris Umbriae Fr. Angeli de Assisi... contra Fraticellos aliusque a. 1361, in Arch. Franc. hist., 24 (1931), pp. 63-90; J. Pou y Marti, Visionarios, Requinos y Fraticeles Catalanes (siglos XIII-XV), Vich 1930; D. L. Douie, The nature and the effect of the heresy of the F., Manchester 1932; M. Bibi, F. cuiusdam Decalogue evangelicus pauperinis au. 1310-12 contribuit, in Arch. Franc. hist., 23 (1930), pp. 379-411; R. Creytena, Manfred de Vercell O. P. et son traité contre les Fraticelles, in Arch. Ord. Praed., 11 (1941), pp. 173-208. Livario Oliger

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“FRATICELLI.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 1024. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/fraticelli.