FOGGINI, Pier Francesco. - Storico e teologo, a Firenze nel 1733, m. a Roma il 31 maggio 1783. Figlio di Giovan Battista, in fama di migliore scultore del suo tempo e architetto al servizio del Gran-duca, fece i suoi studi teologici all'Università di Pisa, dove forse attinse l'orientamento simpatizzante per il giansenismo e vicino alle teorie illuministiche.
Amico di Giovanni Lami, collaborò alle sue Novella letterarie. Invitato, andò a Roma, dove conobbe e strinse

Foodia, diocesi di - l'accista della Cattedrale (1170-1730).
FOGINI PIER FRANCESCO - FOIX GASTON
(ist. Alinari)
Fos. Gaston de - Monumento a G. de F., opera di Agostino Battià detto Bambai (1483-1549) nè nella chiesa di S. Marta. Milano, Museo archeologico.
amicizia col suo concittadino Giovanni Bottari. Fu membro dell'Accademia di storia ecclesiastica, nella quale più volte pronunciò erudite dissertazioni anche alla presenza del Papa. Nel 1746 per desiderio del Bottari divenne suo conduttore con diritto di successione nell'ufficio di secondo custode della Biblioteca Vaticana, ufficio che ottenne nel 1788 quando Bottari ne divenne primo custode. Stimato per la sua erudizione e moderazione, fu teologo del card. Neri Corsini anche del suo nipote card. Andrea. Per questo suo ufficio egli doverte esercitare la sua influenza nella Commissione per la soppressione dei Gesuiti, della quale il card. Andrea Corsini faceva parte. Infatti a lui fu affidata la esecuzione della soppressione del Collegio inglese, e il generale dei Gesuiti, Ricci, fu ivi sotto la sua sorveglianza sino al trasferimento nel Castel S. Angelo, dove lo visitò più volte. Per mezzo del Bottari strinse relazione e amicizia anche col card. Passione, frequentando fervidamente il suo ermitaggio di Camaldoli. A Roma completò quindi la sua formazione giansenistica. Collaborava al Giornale dei letterati, ed ebbe vari e delicati incarichi nella città eterna o tramite a in servizio dei suoi amici cardinali. Insigne cultore di storia ecclesiastica, pubblicò diverse opere dei Padri, specialmente nota quella di s. Agostino sulla Grazia, in otto volumi detti dedicati successivamente a diversi nipoti, e curò la traduzione e il commento delle opere di Giorgio di Pisa. La sua storia di s. Romano suscitò una polemica che durò dieci anni. Sulle orme del Lami e del Muratori egli applicava infatti un discernimento critico nelle sue indagini, esigendo una severa separazione della leggenda dalla storia, difeso in questo anche dal domenicano Mannachi. Circa la sua posizione verso il papato e i suoi privilegi, in teoria appare cattolico, in pratica, invece, esitante tra la verità e l'errore. Cercò sempre di moderare le idee episcopaliane del De Ricci del quale era amico. Nelle questioni discusse di teologia morale, prima avversario e poi sostenitore del Concira, fu decisamente contro il probabilismo. Anche nella dottrina della Grazia è agostiniano, e pur non pubblicando nessuno studio dogmatico, nelle singole opere dei Padri cerca la concordanza del sistema agostiniano con la tradizione patristica. Nel campo dogmatico F. era delle stesse idee del De Ricci come nella propaganda per la «sana dottrina», laddandone tutte le iniziative, diffondendone le lettere pastorali e procurando che fossero tradotte in francese; dissentiva però sul modo di procedere nelle riforme; a causa della sopravvenuta morte non poté assistere all'aspetto decisamente eroticale e asimatico che queste presero nel famoso Sinodo. Il F. dev'essere considerato, dopo il Bottari, il principale capo spirituale dei giansenisti romani, integrandosi l'un l'altro, nonostante la diversità delle disposizioni e della loro formazione, proprio nelle comuni aspirazioni di simpatia verso gli eretici più che verso le eresie del tempo.