FAUSTINO. - Sacerdote romano, seguisce dello scienna di Ursino contro Damaso, per cui dovette lasciare Roma, e della setta dei luciferiani.
Si hanno di lui: un Libellus precum a De confessione verae fidei et ostentatione sacrae Communionis et persecutione adversantium veritati (PL 13, 83-107), rivolto, con l'amico sacerdote Marcellino, da Eleuteropoli di Palestina agli imperatori Valentiniano II, Teodosio e Arcadio (ca. il 380 o 383), nel quale implora caldamente il favore imperiale per i luciferiani, indegnamente perseguitati, accusa violentemente papa Damaso e i vescovi cattolici, come prevaricatori, sacrileghi, ipocriti, elogiando invece i vescovi luciferiani. Dovette infatti con questo guadagnarsi la corte, perché Teodosio nel rescritto al prefetto del pretorio Cinego (384) conceda a quei «santi e commendevoli vescovi» piena libertà (PL 13, 107 agg.). Ad istanza dell'imperatrice Flacilla già aveva scritto (ca. 380) il De Trinitate, sive de fide adversus arianos deducta, dove confuta gli argomenti degli ariani e difende la dottrina cattolica dello Spirito Santo (PL 13, 37-79); ad esso segue una professione di fede: Fides Theodosio oblata: ambedue gli ultimi scritti sono ortodossi di dottrina.