EUSEBIO di NICOMEDIA. - Era primo vescovo di Berlo (Beyrouth), da cui intorno al 318 si fece trasferire alla sede ben più importante di Nicomedia, residenza imperiale. Principe dell'intrigo, si insinuò alla corte di Licinio e della sposa di Iui Costanza, so- rella di Costantino. Era stato compagno di Ario alla scuola di Luciano di Antiochia e gli restò sempre amico. Quando Alessandro di Alessandria condannò l'eretico, E. l'ospitò e ne prese le difese provocando le proteste di Alessandro (Socrate, Hist. eccl., I, 6).
Al Concilio di Nicomedia venne una formola d'un aranesimo così rigido, che fu subito respinta come bla- sferma. Infine s'adattò a sottoscrivere il consuntanziale. Ma tre mesi dopo Costantino lo esiliò in Gallia. Quando nel 328, per le esortazioni della sorella Costanza, lo ri- chiamò, senza volerlo diede alla reazione antinicona un capo tanto abile ed attivo, che in seguito i seguaci di Ario saranno ordinariamente indicati nelle fonti con il nome di eusebiani. E. si professò due secoli: far cadere i cam- pioni del Concilio Niceno e riabilitare Ario. Ed infatti ottenne nel 330 la deposizione di Eustazio di Antiochia e nel 332 la conciliazione di Ario con Costantino, non però con Atanasi di Alessandria, del quale provocò la condanna nel Concilio di Tiro (335). L'anno dopo la stessa sorte toccò a Marcello d'Ancina. Non mancava che la reintegrazione di Ario. E., non potendone ottenere l'am- missione nella Chiesa d'Alessandria, s'adoppò perché fosse accettato in quella di Costantino, ma l'eretico morì alla vigilia del trionfo. E. tuttavia continuò per la sua strada. Nel maggio del 337 battezzò a Nicomedia il mo- rente Costantino. Infatti in grazia anche del sacerdozio Costanzo, nel 338 ottenne, contro le prescrizioni del Concilio Niceno (can. 15), d'essere sostituito nella sede di Costantino al vescovo Paolo, ch'egli aveva fatto deporre. Di ha poté dirigere con successo anche maggiore la lotta contro il Concilio Niceno. Introdusse nella sede alessandrina un Gregorio di Cappadocia, che costrinse Atanasi a fuggire a Roma. Papa Giulio protestò (340). Il Concilio in Enceaniis (Antiochia, 341), manovrato da E., respinse villanamente la protesta negando la competenza del Papa. Poco dopo, sulla fine del 341 il principio del 342, E. morì. L'arancismo deve a lui di non essere stato spento subito, ma di essere diventato un pericolo per la Chiesa durato tanto a lungo.