FILOPONO, GIOVANNI. - Filosofo e teologo monofisita del sec. vi, detto anche Giovanni il Grammatico, n. in Alessandria verso la fine del sec. v a m. dopo l'anno 566. L'appellativo di F. (ἐν ὀνλόπους) corrisponde al nome dato ai membri di certe associazioni di asceti e di cristiani zelanti che fiorirono nei primi secoli (cf. S. Petridès, Spondosi et Philopones, in Echos d'Orient, 7 [1904], pp. 341-48, ed anche 4 [1901], pp. 225-31). Giovanni, da giovane, fece quasi certamente parte di una di tali associazioni.
Discepolo del neoplatonico Ammonio, figlio di Ermia, si distinse soprattutto come filosofo e commentò le seguenti opere di Aristotele: Colegorice, i due Analytica Physica, la Meteorologia, il De generatione et corruptione, il De Anima e la Metaphysica. Tali commentari sono giunti a noi, pubblicati da diversi autori dal sec. xvi a questa parte. Sono stati inseriti nel Corpus dei commentari di Aristotele edito a Berlino (1887-1901), e occupano i tomi XIII-XVIII. F. vi si dimostra filosofo eclettico; arriva talvolta ad abbandonare persino Aristotele per seguire Platone o le teorie storiche, soprattutto nella fisica.
Come teologo, F. ha avuto una importanza enorme nelle controversie cristologiche del sec. VI. Egli è stato il primo ad introdurre in tali controversie la nozione di natura estratta o universale, comune cioè a tutti gli individui della stessa specie: Ἰώσια o la φύσις ἑστῆρα di Aristotele, e questo terminologia fu usata da F. per mettere in contraddizione i cattolici che sostenevano la definizione di Calcedonia sulle due φύσις di Cristo, a gettar lo scompiglio tra gli stessi monofisiti ed a far nascere nuove sette. La controversia andò oltre il campo cristologico e si estese alla teologia della Trinità.
Dando alla parola φύσις lo stesso senso che alle parole (postasi e persona ὑπόσωπους, πρόσωπον) F. giunse logicamente ad attribuire alla Trinità tre φύσεις o οὐσίαν μαρτυαί. Per questo lo si accusò di triteismo. In realtà, F. non negava l'unità numerica dell'essenza divina, ma voleva affermare la trinità delle persone o (postasi, ciascuna delle quali si identifica realmente con l'essenza divina (v. TRITEISMO).
Oltre i commentari su Aristotele, F. ha scritto molti trattati di grammatica, filosofia, scienze e teologia. Questi ultimi sono i più importanti. Si ricordano: 1) Il Dieteto (ὁ διαιτητής), cioè l'«Arbitro», nel quale l'autore espone la sua terminologia cristologica. Tale opera, conservata in traduzione siriana, è stata pubblicata in latino insieme ad altri opuscoli teologici da A. Sanda, Opuscula monophysitica Ioannis Philiponi (Beirut 1930). S. Giovanni Damasceno ne cita un lungo brano nel testo originale in De Intersibus liber, VII: PG 94, 745-53; 2) L'Esameroue, opera edita da G. Reichardt, Ioannis Philiponi de opificio mundi libri VII (Lipsia 1897); 3) Contro Proclo sull'eternità del mondo, pubblicato da H. Rabe, Ioannes Philiponnes, de aeternitate mundi contra Proclus (ivi 1899), opera in cui l'autore confuta i 18 argomenti di Proclo a sostegno della tesi dell'eternità del mondo; 4) Sulla rinovazione, opera smarrita, nella quale F. negava l'identità dei corpi risuscitati con i nostri corpi attuali, basandosi sulla filosofia aristotelica; 5) Opuscolo sulla Pasqua, edito da C. Walter (Iena 1899). L'autore sostiene che Gesù istituì l'Eucaristia il 13 di uhde, con il pane fermentato, e che non celebrò la pasqua giudaica; 6) Contro il quarto Concilio ecumenico, opera perdum, divisa in 4 parti, secondo quanto ci riferisce Pozio nella sua Biblio-
theca, cod. 55 (PG 103, 97): ce ne ha conservato però qualche estratto Michele il Siro nella sua Cronaca, pubblicata da G. B. Chabot, Parigi 1899-1910, I. VIII, cap. 13 (trad. franc., II, pp. 101-102). F. attacca violentemente s. Leone Magno, accusandolo di nestorianesimo, e nega che il primato romano sia di diritto divino (cf. M. Jugie, La primauté romaine d'après les premiers théologiens monophysites, in Echos d'Orient, 33 [1934], pp. 187-89).