GENTILE, GIOVANNI VALENTINO. - Eretico italiano, n. a Cosenza nel 1520 e m. a Berna il 10 sett. 1566. Condusse una vita agitata ed errabonda; costretto, infatti, a lasciar l'Italia per questioni religiose, andò a rifugiarsi nel 1556 a Ginevra, dove si incontrò con altri eretici ed esuli italiani, quali Giovanni Paolo Alciati, il medico Giorgio Biandrata e il giureconsulto Matteo Gribaldi Mofa.
Guadagnato alle idee di questi ultimi, divenne presto uno dei più accaniti propagatori delle dottrine antitrinitarie, che lo condussero alla negazione della divinità di Cristo e dello Spirito Santo, sostenendo che era impossibile giustificare il dogma della Trinità sulla base della S. Scrittura. Entrato per questo, ed ancor più per la sua aperta opposizione a Calvino, in sospetto delle autorità di Ginevra, fu arrestato e, dopo una lunga serie di interrogatori, condannato da una apposita commissione di giureconsulti alla decapitazione. Poté tuttavia scampare dalla pena; però, nonostante la promessa di rimanere a Ginevra, fuggì riparando presso il Gribaldi a Farges, dove continuò con maggiore alacrità la diffusione delle sue idee. Di qui si portò a Lione, quindi a Grenoble, poi di nuovo a Farges; arrestato dal balivo di Ges, riuscì a farsi rilasciare ed a tornare a Lione, dove fece stampare la sua professione di fede, che doveva tuttavia comprometterlo maggiormente, ebbe anche qui dei fastidi, per cui si recò, nel 1562, dal Biandrata in Polonia, da dove fu cacciato nel 1564. Fermatosi per qualche tempo dapprima in Moravia, poi in Austria, approfittando della morte di Calvino tornò nuovamente a Berna dove cercò di convocare tutti i protestanti francesi per una pubblica confutazione sulla Trinità. Ma, arrestato ancora una volta, inutilmente cercò di giustificarsi, per cui fu condannato e decapitato, senza pertanto aver voluto abiurare.