GERICO (ebr. Jērikō, ar. Erikah). - Città palestinese, la prima che gli Israeliti incontrarono nel paese di Canaan dopo il passaggio del Giordano e, con intervento divino, conquistarono e distrussero (Ios. 6). Era situata, come hanno dimostrato i re-
centri scavi, 2 km. a nord dell'attuale villaggio, su Tell es-Sultān.
Assegnata da Giosuè alla tribù di Beniamin (Ios. 16, 17), l'oasi fu ripopolata con il nome di «città delle palme» (Ios. 18, 21; Iudc. 3, 19; II Par. 28, 25). Eglon re di Moab ne fece la sua residenza per 18 anni (Iudc. 3, 13); gli emissari di David vi si fermarono finché non scomparve lo sfregio fatto loro dagli Ammoniti (II Sam. 10, 5). Ca. l'800 a. C. un certo Hiel di Bethel riedificò le mura dell'antica città, attirando sopra i suoi due figli la maledizione predetta da Giosuè (I Reg. 16, 34). Nella città israelitica fiorì una scuola di profeti spesso visitata da Elia ed Eliseo (II Reg. 2, 1-22). Deportata la popolazione e saccheggiata la città al tempo dell'invasione assira (II Reg. 25, 5; Ier. 39, 5; 52, 8), tornò a prosperare dopo l'esilio e i suoi abitanti contribuirono alla ricostruzione di Gerusalemme (Eid. 2, 34; Neh. 7, 35).
Per gli splendidi giardini, i cui alberi da balsamo costituivano una considerevole rendita, Marco Antonio ne fece dono alla regina Cleopatra, che la vende ad Erode, il quale ne accrebbe lo splendore portando il centro della città a 2 km. a sud della Cananea nel Wadi el-Qelt, con la costruzione di ville, ippodromo, anfiteatro, piscine (Fl. Giuseppe, Bell. Iud., XIII, 6-8).
Durante le feste pasquali, G. era il ritrovo dei Giudei che dalla Galilea e dalla Perea si recavano per le feste a Gerusalemme. Anche Gesù vi passò più volte; nell'ultimo viaggio vi operò la guarigione dei due ciechi e accolse l'invito di Zaccheo (Mt. 20, 29; Lc. 19, 1-5).
Nel 70 d. C. la città fu saccheggiata e distrutta. Sede vescovile nel 325, fu nell'epoca bizantina popolata di laure, i cui monaci vivevano sotto la direzione di s. Eutimio e di s. Saba, e si estese a sud-est della fontana di Eliseo. La carta di Madaba la rappresenta recinta in mezzo a palmizi. Dopo il terremoto del 571 Giustiniano fece riparare le chiese della Theotokos, di S. Eliseo e il grande ospizio per pellegrini (Procopio, De aedif., V, 9).
Con l'avvento dei musulmani andò sempre declinando e nel sec. XII era un ammasso di rovine. I Crociati ricostruirono la città ad est delle due prime sul sito dell'attuale villaggio, tornato a svilupparsi e rifiorire negli ultimi venti anni.
Gli scavi di Tell es-Sultān, diretti da una società tedesca nel 1907-1909 e ripresi da archeologi inglesi nel 1930-36 con sondaggi sino alla terra vergine, hanno permesso di seguire l'evoluzione della città fin dalle

A ca. 250 m. dal Tell sono stati raccolti nella metropoli ca. 2800 esemplari di ceramiche di tutti i periodi corrispondenti alla storia della città.
ARCHEOLOGIA. - Nell'arte cristiana antica la città di G. è rappresentata in S. Maria Maggiore nel ciclo biblico, nella scena della sua conquista da parte di Giosuè; vi si nota la caduta d'una parte delle mura. Nel rotolo di Giosuè (Biblioteca Vaticana), G. è personificata da una giovane donna assisa e pensierosa. Per il miracolo operato dal Signore sui ciechi di Gerico, V. CIECO: II. I ciechi nell'archeologia cristiana.
A G. nel 1910 si rinvenne un pavimento in musaico contenente l'iscrizione d'un prete ed egumeno di nome Ciriaco, fondatore dell'oratorio del martire s. Giorgio, benefattore della Chiesa Nuova della Madre di Dio in Gerusalemme, che era stata dedicata da Giustiniano nel 543. Egli morì l'11 dic. 566 (F.-M. Abel, Inscriptions de Jéricho et de Scitopolis, in Revue biblique, nuova serie, 8 [1911], p. 288).