TORINO, ARCIDIOCESI DI

TORINO, ARCIDIOCESI di. - La diocesi torinese all'epoca della sua fondazione comprendeva tutto il territorio tra le diocesi di Ivrea, Asti, Acqui, Alba, Albenga, Embrun, dalla Dora Riparia al Po, fino alla Stura di Cuneo e la valle del Tanaro.

Verso la fine del sec. VI i Franchi staccano una parte della Val di Susa e la Moriana e viene fondata la nuova diocesi di S. Giovanni di Moriana. In seguito vengono staccate da T. Saluzzo (1511), Fossano (1592), Pinerolo (1749), Susa (1772), Cuneo (1817) e Asti (1817). Creata chiesa metropolitana il 17 maggio 1515 con suffraganee Ivrea e Mondovi, ha oggi per suffraganee Acqui, Asti, Alba, Mondovi, Cuneo, Saluzzo, Fossano, Pinerolo, Ivrea e Aosta.

Comprende 34 vicariati foranei, 332 parrocchie e 1200 chiese non parrocchiali, 150 comuni di cui 14 in prov. di Cuneo, 5 di Asti, 130 di T. Ab. 1.100.000; sacerdoti diocesani 1085, extra dioc. 50; ordini e congregazioni maschili 26, femminili 61. Seminario maggiore di filosofia e teologia a Rivoli, presso T.; Seminario ginnasiale a Giaveno; Convitto arcivescovile a Bra. Licei, scuole professionali ed agrarie sono tenute dai Gesuiti, Fratelli delle Scuole cristiane, Salesiani, Rosminiani, Giuseppini del Murialdo; per ragazze dalle Suore domenicane, Religiose del S. Cuore, Salesiane, Madri Pie, Fedeli compagne, Suore di S. Anna, di S. Giuseppe, ecc.

I. STORIA

« Augusta Taurinorum », sorta forse nella stessa località della preromana Taurasia, capitale dei Taurini, fu all'età romana la più importante città subalpina occidentale. Nel 69 d. C. fu in parte bruciata nella guerra civile fra Ottone e Vitello. Presso T. nel 312 Costantino ebbe uno scontro vittorioso con Massenzio.

Il cristianesimo vi entrò relativamente tardi. Una evangelizzazione sistematica cominciò soltanto dopo la metà del sec. III. La miglior critica moderna considera come martiri torinesi i ss. Solutore, Avventore ed Ottavio ed è tarda l'attribuzione, poi divenuta prevalente, di questi Santi alla Legione Tebea (v. TEBE, SANTI, MARTIRI). Alla fine del sec. IV s. Massimo (v.) deve essere considerato primo vescovo. La sua grande figura mostra a T. l'esistenza di una cristianità fiorente, pure in mezzo ancora a numerosi pagani. In quegli anni terribili, in cui hanno inizio le invasioni barbariche in Italia, s. Massimo domina sulla dolorosa situazione. Sotto s. Massimo, tra il 397 e il 401, si tenne a T. un Concilio, riunito su

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TORINO, ARCIDIOCESI di - Veduta prospettica di T. (sec. XVII), Da Theatrum Statuum regiae celsitudinis Sabaudiae Ducis, I, Amsterdam 1682, tav. 2, Exemplare della Biblioteca Vaticana.
domanda dei vescovi della provincia romana di Gallia, discordi sopra i diritti della loro sede metropolitana.

La lista dei vescovi dei secc. v-vi non è completa. Vittore nel 494 si reca in Gallia con s. Epifanio di Pavia per liberare i prigionieri portati via da Gondebaldo re di Borgogna in una sua scorreria nell'Italia superiore. Ursicino (562-600) soffrì la prigionia da parte dei Longobardi e si vide la Moriana e parte della Val di Susa portate via dai Franchi che ne fecero diocesi autonome, nonostante rimostranze sue e di Gregorio Magno. Sotto i Longobardi T. formò un vasto Ducato corrispondente in gran parte alla diocesi ecclesiastica e acquistò l'importanza di baluardo del Regno contro i Franchi. Il governo carolingio, che seguì, fu costituito dai conti franchi. Ludovico il Pio nell'817-18 mandò il vescovo Claudio (v.) di larga, se pur non profonda erudizione e di atteggiamenti iconoclasti. Svanita l'unità imperiale carolingia e riformatosi il Regno d'Italia, dalle lotte tra Guido di Spoleto e Berengario del Friuli uscì la dinastia degli Arduinici che dominò la Marca di T. per un secolo e mezzo.

Il periodo marchionale, specie di Olderico Manfredi e della figlia Adelaide, è stato un periodo di ripresa dopo la desolazione del sec. X. In questa opera imponente, accanto a Olderico e Adelaide trovano posto con grande onore i vescovi Gezone e Landolfo e in parte anche Cuniberto. Sorgono nel sec. xi per opera dei marchesi e dei vescovi suddetti le abbazie di Caramagna, di S. Giusto di Susa, di S. Pietro di Savigliano, di Pinerolo, di S. Solutore, di Cavour, la prevostura d'Oulx, il duomo di Chieri e la collegiata di Testona. Alla fine del periodo marchionale si afferma il potere del vescovo e accanto a questo l'autonomia cittadina. Nel 1159 un diploma di Federico Barbarossa dà al vescovo Carlo i completi diritti comitali sulla città e contado. Ciò non impedì il rassodarsi della autonomia comunale. Al principio del sec. xiii si trovano ancora Comune e vescovo alleati contro i conti di Savoia. Poi il potere del vescovo declina, il Comune e i Savoia lottano con alterne vicende, finché dopo la breve Signoria su T. degli Angiò e di Guglielmo VII di Monferrato prevalgono i Savoia.

Anche la situazione economica del vescovato con la fine del sec. xiii è peggiorata. Appare invece notevole l'attività pastorale del vescovo Goffredo di Montanaro (1254-1300), nonostante le lunghe controversie con i Savoia e gli abati di S. Michele della Chiusa e la legazione a Costantinopoli. Ugualmente degna di nota l'attività del vescovo Guido II (1319-48) e dei successori Giovanni di Rivalta (1364-1411), Aimone (1411-38) e Ludovico di Romagnano (1438-68). Dalle relazioni delle visite pastorali

e atti sinodali appaiono ottimi prelati. Giovanni di Rivalta e Lodovico di Romagnano si occupano in modo particolare e con qualche frutto della conversione dei Valdesi (v.), dei quali già si era dovuto occupare fin dal 1209 il vescovo Giacomo I. Sotto Lodovico di Romagnano, il 6 giugno 1453, avviene il famoso miracolo eucaristico di T. Due soldati delle truppe di Ludovico, duca di Savoia, di guarnigione a Exilles, mentre i compagni saccheggiavano il paese, penetrarono nella Chiesa, e, aperto il tabernacolo, rubarono l'ostensorio d'argento, che racchiudeva l'Ostia consacrata. Scesi a Susa vendettero la refurtiva ad alcuni mercanti, i quali la caricarono, in un sacco, a dorso di mulo e raggiunsero T. Là, di fronte alla chiesa di S. Silvestro, il mulo s'impuntò, né ci fu modo di farlo avanzare. Le percosse non valsero a smuoverlo, ma solo a far cadere in terra il sacco, che si aprì e sparse intorno il bottino. L'ostensorio, invece, si librò nell'aria; si aprì da sé e lasciò sospesa in alto l'Ostia che irradiava luce tutto intorno. Il vescovo, Ludovico da Romagnano, avvisato, accorse in processione, innalzò verso l'Ostia un calice, pregando Gesù di scendere e rimanere con il suo popolo. L'Ostia infatti discese e fu portata trionfalmente nella Cattedrale. Sul luogo del trionfo si innalzò prima una edicola, poi nel 1598 la splendida basilica del Corpus Domini (cf. G.M. Sanna Solaro, Il miracolo di T., Torino 1894). Lodovico, ultimo dei Savoia-Acaja, fonda a T. l'Università (1405; bolla dell'antipapa Benedetto XIII del 24 ott.), confermata con privilegio imperiale nel 1412 e da papa Eugenio IV nel 1448, e nel 1505 vi riceve la laurea in teologia Erasmo di Rotterdam. Tra i predicatori nella regione nel sec. xv, sono da ricordare s. Vincenzo Ferreri (1402) e s. Bernardino da Siena (1436).

Alla fine del secolo (1498) il vescovo card. Domenico Della Rovere costruisce l'attuale Cattedrale (v. MEO DI FRANCESCO DEL CAPRINO). Leone X il 17 maggio 1515 erige la chiesa di T. a metropolitana, separandola da Milano. Intanto la situazione di T. e del Piemonte è diventata terribile, battuti dalla guerra tra Francesco I e Carlo V. Nel 1536 i francesi entrano a T., saccheggiano, distruggono quattro borghi e dodici chiese. Il duca Carlo III di Savoia muore lontano nel 1553.

Le infiltrazioni protestanti sono notevoli specialmente nelle vallate da Pinerolo alla Val Po, alla Val Varaita, Val Maira, Val Stura. A T. i decurioni della città, pure sotto la dominazione francese, intervengono con forte decisione per contrastare il passo all'eresia; fin dal 1522 la città ha assegnato uno stipendio ad un maestro che legga s. Paolo, nel 1542 si allarga questa lezione a quattro

parrocchie e al Duomo e nel 1563 si forma la Compagnia di S. Paolo, con membri di tutti i ceti, per la difesa della fede e la carità. La situazione pastorale della diocesi era difficile. Ce lo dice mons. Filippo De Mari, vicario del card. Cibo arcivescovo, nella relazione della sua visita (1545-46). Ha trovato parroci ignoranti ed incapaci di predicare, negligenti, oziosi, mancanti di libri. Ritiene non essere necessario fare nuove costituzioni sinodali, ma far conoscere le vecchie cadute in totale dimenticanza « anche per incuria di alcuni nostri predecessori ».

Col card. arciv. Gerolamo Della Revere (1564-92) ed Emanuele Filiberto si ha la rinascita della Chiesa e dello Stato in T. e Piemonte. Famosa la disputa del card. Gerolamo con gli eretici, a Caraglio, presente Emanuele Filiberto. Di enorme importanza la sua visita nelle vallate e i frutti ottenuti. Fondamentali le Costituzioni del suo Sinodo (19 apr. 1575) con cui ricorda ai sacerdoti di aver fondato il Seminario (1567) secondo le prescrizioni del Concilio di Trento (introdotte nello Stato, nel 1562). Con Emanuele Filiberto T. diventa definitivamente capitale dello Stato Sabaudo. Il duca vi trasporta la reliquia della S. Sindone (1578). Carlo Emanuele I e l'arcivescovo Carlo Broglia (1592-1617) continuano degnamente l'opera di ricostruzione. Le visite pastorali, i sei sinodi diocesani, i missionari gesuiti e cappuccini inviati regolarmente nelle valli da questo grande arcivescovo, insieme con l'assistenza ed energia di Carlo Emanuele hanno ridato alla diocesi e al Piemonte l'unità della fede e lo zelo per la cura delle anime nei sacerdoti. Su tali esempi continuò l'azione pastorale degli arcivescovi di T. lungo tutto il sec. XVII che vide stabilirsi in città l'oratorio di S. Filippo (1649) e i Missionari di S. Vincenzo (1654). Dall'oratorio di S. Filippo uscì il b. Sebastiano Valfrè consigliere dei duchi e conforto del popolo durante il terribile assedio di T. del 1706.

La vittoria del 1706 aprì la strada a un nuovo grande sviluppo in T. e Piemonte. La città che nel periodo comunale-signorile aveva appena 6000 ab. e 30.000 nel 1570, sale a 90.000 verso la fine del sec. XVIII. Fuori della vecchia cerchia dei bastioni la città si allarga, seguendo la regolarità euritmica della vecchia colonia romana. Con la Rivoluzione Francese Stato e Chiesa di T. entrano in una nuova fase di vita e difficoltà. L'arcivescovo e card. Gaetano Costa ed il re Vittorio Amedeo muoiono nel 1796. Succedono l'arciv. Carlo Buronzo del Signore ed il re Carlo Emanuele IV, ambedue di grande pietà e di non grande coraggio. Del resto gli avvenimenti sono più grandi di loro. Il governo reale cerca di far fronte alla difficilissima situazione economica e militare con tasse, prestiti, soppressioni di beni ecclesiastici concordati con Roma. Ma intanto la Francia si annette senz'altro il Piemonte (1798) e introduce i metodi e la legislazione della Repubblica francese. Breve cambiamento di scena con l'arrivo degli austro-russi di Suvarov (1799) e poi, dopo la vittoria di Marengo (1800), nuovo governo francese provvisorio.

Soppresso il Seminario metropolitano, attraverso una lunga serie di atti contro enti ecclesiastici, si arriva alla soppressione generale (17 luglio 1802) degli Ordini monastici e Congregazioni religiose. Il Piemonte è diventato una provincia francese (11 sett. 1802); ridotte le diocesi piemontesi a T., Saluzzo, Acqui, Asti, Alessandria, Vercelli, Ivrea, Mondovì. La vita ecclesiastica ebbe tuttavia un miglioramento temporaneo dopo l'incoronazione imperiale di Napoleone e con la venuta a T. del nuovo arcivescovo Giacinto Della Torre (1804-14). Se pure talora le sue espressioni furono esageratamente elogiative per Napoleone, è certo che nei 10 anni del suo episcopato seppe con dignità ottenere in ogni circostanza il massimo possibile per il suo clero e il suo popolo. Egli riapre e rimette in ordine, anche spiritualmente, il Seminario di T., apre il Seminario Ginnasiale di Giaveno, ristabilisce le conferenze mensili di morale, favorisce gli esercizi spirituali tra il clero, ottiene esenzione dal servizio militare per i chierici. Muore l'8 apr. 1814 e il 25 apr. l'annessione alla Francia è finita. Vittorio Emanuele I è a T. il 20 maggio. La legislazione ritorna come nel 1770, con le modificazioni apportate dal governo regio fino al 23 giugno 1800. Nonostante la buona volontà della S. Sede e del Re non tutti gli ordini religiosi poterono essere ripristinati.

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TORINO, ARCIDIOCESI di - Madonna col Bambino. Dipinto di G. M. Spanzotti (sec. XV) - Torino, Pinacoteca.
Intanto il 17 luglio 1817 Pio VII riordina la situazione delle diocesi del Piemonte, con le due metropoli di T. e Vercelli. Con T. rimangono Acqui, Asti, Ivrea, Mondovì, Saluzzo, Alba, Cuneo, Fossano, Pinerolo, Susa. La giurisdizione vescovile delle antiche abbazie rimane soppressa, pur essendo ricostituite le abbazie. I moti del 1821 segnano i tempi, anche se i dieci anni di Carlo Felice sembrano anni di definitivo assestamento nel campo ecclesiastico e civile. Sono ricomposte le istituzioni di carità e ristabiliti in gran parte gli enti religiosi. S. Giuseppe B. Cottolengo (v) dà inizio alla sua opera mirabile. Convitto ecclesiastico (v.) di S. Francesco d'Assisi per la morale pratica dove si troveranno s. Giuseppe Cafasso (v.) e s. Giovanni Bosco (v.) come maestro e scolaro. Nel 1831 muoiono l'arciv. Chiaverotti e Carlo Felice. Con mons. Franzoni e Carlo Alberto si apre per T. e diocesi l'epoca del Risorgimento propriamente detta, che porterà l'uno e l'altro a morire in esilio. I fatti di questo periodo sono più noti, perché ormai di interesse nazionale. Mons. Franzoni non aveva mentalità e temperamento idonei a conciliarsi forti simpatie; tuttavia il processo e la sua deportazione a Fenestrelle costituiscono pagine vergognose del governo piemontese (1850). Il Nunzio apostolico lascia il Piemonte dopo approvata l'abolizione del foro ecclesiastico (apr. 1850). Le relazioni con la S. Sede vengono troncate soltanto nel 1855, dopo approvata con emendamenti la legge di soppressione degli Ordini Religiosi (22 maggio 1855). Mons. Franzoni muore in esilio nel 1852.

Questo periodo di dure relazioni tra Stato e Chiesa, non che segnare una stasi, rappresenta una delle età più dinamiche nella vita della diocesi di T. I nomi del Cottolengo (m. nel 1842), di Giuseppe Cafasso (m. nel 1860), di d. Bosco allora in piena attività nei suoi oratori e fondatore nel 1869 della Congregazione Salesiana, del Murialdo e del Collegio Artigianelli iniziato nel 1850, del Margotti, direttore prima dell'Armonia e poi fondatore (1863) dell'Unità Cattolica; e, tra i laici, del Solaro della Margarita, di Cesare Balbo, Federico Sclopis, Silvio Pellico, Giuseppe Manno, Pier Alessandro Paravia, Tommaso Vallauri, Carlo Promis, della marchesa Giulia di Barolo,

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TORINO, ARCIDIOCESI di - Copia del decreto del 27 ag. 1833 con cui Carlo Alberto erige in ente morale la Piccola Casa della Provvidenza, fondata da s. Giuseppe Cottolengo.
(da M. A. Garrino, S. Giuseppe Benedetto Cottolengo, Pinerolo 1591, pp. 128-50)
sono noti. Ma nel campo della stampa cattolica, dell'educazione della gioventù, dell'assistenza e della carità è una stupenda fioritura di altri uomini ed opere collaterali. I dodici anni di episcopato di mons. Castaldi (1871-83) sono importantissimi per disciplinare e dare incremento a tutto questo fervore di opere. Conserva il catechismo nelle scuole; sciolte le facoltà teologiche nelle nostre Università (1873), ottiene l'erezione della facoltà teologica (1874) e giuridica (1883) in seminario. Con la Società Piemontese degli interessi cattolici e l'Unione cattolica operaia precorre l'azione cattolica e l'azione sociale moderna.

Nel sec. XIX e nel XX la costruzione di nuove chiese e parrocchie è andata di pari passo con l'aumento demografico ed edilizio della città. T. dai 90.000 ab. del 1800 sale nel 1939 a 700.000. Dal 1850 al 1880 sorgono 11 grandi nuove chiese. Da allora ad oggi una trentina di nuove parrocchie e chiese periferiche sono finite: parecchie altre in costruzione. Nel 1949-50 è pure entrato in funzione il nuovo monumentale Seminario Maggiore a Rivoli, lunga e faticosa opera del card. Maurilio Fossati attuale arcivescovo di T. In questi ultimi cinquant'anni l'eredità di mons. Castaldi è stata conservata e sviluppata in ogni direzione, pur attraverso le due grandi guerre, durante le quali hanno avuto largo modo di manifestarsi la prudenza e la carità dei cardinali arcivescovi Richelmi e M. Fossati.

II. ANTICHE ABBAZIE DELLA DIOCESI DI T

1) Abbazia di S. Michele della Chiusa (Sagra di S. Michele, [v.]), fondata nel sec. X. 2) Abbazia di S. Pietro della Novalesa, fondata nel 726. All'inizio del sec. X i monaci fuggono di fronte ai Saraceni, Breme (v.) e al priorato di S. Andrea di T. 3) Abbazia di S. Dalmazzo di Pedona. Fondazione longobarda tra il 600 e il 625 sul

luogo del martirio di s. Dalmazzo, di grande importanza religiosa e agricola per la regione. Distrutta anche essa nel sec. X dai Saraceni e abbandonata dai monaci, viene ricostruita verso il 1160 e raggiunse il massimo splendore a metà del sec. XIII; dopo la metà del sec. XIV agonizza, e viene unita alla mensa della diocesi di Mondovì a metà del sec. XV (adesso diocesi di Cuneo). 4) Abbazia di Pagno, fondata da Astolfo e soggetta alla Novalesa nell'825 dall'imperatore Lotario, perché quei monaci potessero con le rendite di Pagno provvedere all'Opizio del Moncenisio. Segui la sorte della Novalesa e fu soggetta a Breme. A metà del sec. XVIII fu incorporata alla mensa vescovile di Saluzzo. 5) Abbazia di S. Costanzo del Villar; sorse presso Droncro per opera dei re longobardi, all'inizio del sec. VIII. Desolata all'epoca dei Saraceni, si riprese nel sec. XI specialmente per opera dei marchesi di Saluzzo e di Busca e arrivò a notevole importanza religiosa e patrimoniale. Data in commenda nel sec. XI, sopravvisse fino alla Rivoluzione Francese. L'antica chiesa di S. Costanzo sul monte e l'attuale parrocchia di Villar S. Costanzo con sottostante cripta sono di grande interesse per l'architettura dal sec. VIII al XIII (oggi diocesi di Saluzzo). 5) Abbazia di S. Giusto di Susa; fondata nel 1029 da Olderico Manfredi e sua moglie Berta e da essi largamente dotata, dopo un periodo di floridezza decadde religiosamente ed economicamente già nel sec. XIII. Nel 1581 succedono ai Benedettini i Canonici regolari lateranensi. Nel 1772 la chiesa di S. Giusto divenne cattedrale e la mensa abbaziale, vescovile. 6) La Prevostura d'Oulx sorge a metà c. del sec. XI e come capo di Congregazione di Canonici regolari presiede a molte chiese d'Italia e Francia. Diventa commenda dal sec. XV, fu soppressa nel 1748 da Benedetto XIV e unita alla nuova diocesi di Pinerolo allora eretta (oggi diocesi di Susa). 7) Abbazia di S. Mauro e di Pulcherada; anteriore alle scorrerie dei Saraceni dai quali fu distrutta, fu restaurata nel sec. XI e fu abbazia regolare fino al 1503; poi fu data in commenda. Soppressa da Pio VII nel 1803 (diocesi di T., da cui dista pochi km.). 8) Abbazia di S. Pietro di Savigliano, fondata nel 1028, sostenne lunghe liti con l'abate della Chiusa che pretendeva avervi giurisdizione. Nel sec. XIII fu sotto gli abati di Fruttuaria; nel 1450 aggregata a S. Giustina di Padova. Gli otto benedettini che ancora vi erano nel 1855 furono colpiti dalla legge di soppressione (diocesi di T.). 9) Abbazia di S. Solutore in T.: fondata dal vescovo Gezone ca. il 1006, fu dotata di molti beni dai vescovi di T., da Olderico Manfredi e Adelaide. Il vescovo Giacomo I nel 1210 impose nuovo statuto per la sua vita monastica. Nel 1536 andò distrutta per opera dei Francesi. 10) Abbazia di S. Giacomo di Stura, fondata a pochi chilometri da T. nel 1146 e data ai Vallombrosani per tenervi ospizio per pellegrini e ospedale per i lebbrosi. Caduta in rovina nel sec. XIV per le continue guerre fra i Monferrato e i Savoia, i suoi ricchi beni furono incorporati nel 1420 alla mensa vescovile di T. 11) La Prevostura regolare, poi abbazia di Rivalta, fondata nel 1096 dall'abate di S. Maria di Pinerolo, passò sotto la prevostura di Oulx e quindi sotto la protezione della S. Sede nel 1207; nel 1265, decaduta, passò alle dipendenze dell'abbazia cistercense di Staffarda. Soppressa nel 1770, i beni furono uniti alla mensa arcivescovile di T. 12) Abbazia di Cavour; il documento con cui Landolfo vescovo di T. nel 1037 fondò l'abbazia di Cavour è del più grande interesse per la conoscenza della situazione dolorosa da cui la Chiesa torinese stava risorgendo. Anche Cavour fiorì con l'aiuto e protezione dei vescovi di T. e della contessa Adelaide. Con il sec. XIV decadde. Dalla commenda arrivò per alterne vicende fino alla soppressione del secolo scorso. 13) Abbazia di S. Maria di Pinerolo, fondata nel 1064 dalla contessa Adelaide e dotata con munificenza. Soggetta direttamente alla S. Sede. I suoi monaci dipendevano però dall'abbazia della Chiusa. Commenda nel 1433; passò ai Cistercensi riformati nel 1590. Al Capitolo generale del 1622 presiedette s. Francesco di Sales. Soppressa nel 1748 da Benedetto XVI che eresse Pinerolo in vescovato.

Le abbazie femminili di Caramagna e Rifreddo questa adesso in territorio della diocesi di Saluzzo. L'abbazia benedettina femminile di Caramagna è stata fon-

data da Olderico Manfredi e dalla moglie Berta nel 1028. Molti i possedimenti di cui la detano e la vita religiosa sempre in difficoltà, almeno dalla fine del sec. XII. Con il sec. XIII vi è anche decadenza economica. L'altra abbazia benedettina femminile a Rifreddo è stata fondata dai marchesi di Saluzzo nel 1220. Assunse la regola cistercense assai presto. Anche per Rifreddo la fine del sec. XIII segna la fine della espansione e l'inizio di sforzi per la conservazione di una larga parte dei beni, ciò che riuscì a fare ancora per secoli.

Le abbazie cistercensi di Staffarda e Casanova, fondate rispettivamente nel 1131 e 1142, rappresentano due abbazie modello, elemento dinamico nella vita religiosa e agricola piemontese nel secc. XII-XIII. Nel sec. XV tutte e due in commenda (Staffarda, dove è ancora la bellissima chiesa abbaziale, ora parrocchiale, è soggetta adesso alla diocesi di Saluzzo; Casanova è nella diocesi di T.).

III. MONUMENTI

T., all'avanguardia delle città italiane come urbanistica ed edilizia, è meno ricca artisticamente. Dell'età romana rimangono soltanto la Porta Palatina, imponente costruzione laterizia dell'età di Augusto, e tracce del teatro romano. Della T. marchionale il magnifico campanile romanico della Consolata (secc. X-XI) e il lato est di Palazzo Madama. L'arte gotica è rappresentata dalla chiesa di S. Domenico; il Rinascimento dal bel duomo di S. Giovanni dovuto al card. Domenico Della Rovere della nobile famiglia dei Vinovo presso T., da cui sono venuti alcuni dei più grandi vescovi della città. Appaltatore Meo del Caprino (Amedeo De Francisco da Setignano); architetto Baccio de' Pintelli. Iniziato nel 1491, finito nel 1498. A T. lavorarono tra i pittori Gian Martino Spanzotti (affreschi in S. Domenico) e Defendente Ferrari (pale dei SS. Crispino e Crispiniano in Duomo).

L'architetto orvietano Ascanio Vitozzi sotto Carlo Emanuele I iniziò il sistematico ampliamento della città verso sud, progettando piazza Castello e via Nuova (ora via Roma). Gli architetti Carlo e Amedeo di Castellamonte proseguirono l'opera (di Amedeo è il Palazzo Reale). Il Guarini esercitò il proprio virtuosismo in S. Lorenzo, nella troppo fantasiosa cappella della S. Sindone e nei Palazzi Carignano e della Accademia delle Scienze. Il Juvarra sotto Vittorio Amedeo II non disgiunse l'attività architettonica da quella urbanistica. Sono suoi i quartieri militari (1728), la splendida chiesa del Carmine, il Seminario, le facciate ovest di Palazzo Madama, la grande chiesa di S. Filippo, la basilica di Superga, ecc. L'arte del Juvarra ebbe largo seguito specie per opera del Vittone e di Benedetto Alfieri (Teatro Regio e Teatro Carignano). Con la Rivoluzione Francese la migliore epoca architettonica si può considerare chiusa.

In diocesi: notevolissime dell'epoca romanica la Sagra di S. AMARI, MICHELE (v.) e la chiesa di S. Pietro in Avigliana. A pochi chilometri da Avigliana è la chiesa gotica di S. Antonio di Ranverso (1188), uno dei principali monumenti medievali del Piemonte, insigne anche per gli affreschi di Giacomo Iacquerio (sec. XV), mentre ancora ad Avigliana (S. Giovanni) sono opere di Defendente Ferrari (politico del 1511). A Pecetto nella chiesa di S. Sebastiano affreschi del sec. XV del piemontese Jacobino Longo, esempio di arte quattrocentesca delle campagne del Piemonte. A Chieri importanti la chiesa di S. Domenico del sec. XIV, il grandioso duomo gotico del 1405 con battistero del sec. XIII.

Piemonte (v.): l'Accademia di belle arti con annessa collezione d'arte; la Pinacoteca di T., notevolissima specie per la copiosa raccolta di pitture di scuola fiamminga; il Museo d'antichità raccoglie, con le opere che documentano la diffusione dell'arte romana nelle valli piemontesi, una raccolta fra le più ricche del mondo di antichità egiziane; il Museo civico, fondamentale per lo studio dell'arte piemontese nei vari periodi storici, contiene vaste collezioni di legni scolpiti del sec. XIV-XV, di vetri, ceramiche, stoffe del secc. XVII-XVIII e alcune importanti opere di pittura piemontese del secc. XV-XVI; l'Armeria Reale, fondata da Carlo Alberto, è una delle più importanti di Europa.

IV. ARCHIVI E BIBLIOTECHE

Deposito prezioso l'Archivio di Stato, già archivio sabaudo, poi archivio di

Stato dal 1850, con annessa biblioteca pregevole per manoscritti e incunaboli. Ricchissimo anche l'Archivio arcivescovile, riordinato e meglio sistemato nel 1934. Tra le biblioteche: Biblioteca nazionale universitaria (560.000 voll., 2500 mss., 1600 incunaboli; 10.000 stampe, 500 riv. ital., 250 straniere). Biblioteca civica: con 180.000 volumi, trasportata provvisoriamente a Palazzo Carignano. Biblioteca reale: 150.000 volumi, 4000 mss. fra cui preziosi codici miniati, rari incunaboli, disegni e manoscritti di Leonardo da Vinci tra cui il celebre suo autoritratto. Biblioteca del Seminario, fondata nel 1752, preziosa per materie teologiche-giuridiche e opere di interesse piemontese.

BIBL.: F. Cibrario, Storia di T., Torino 1836; G. Semeria, Stor. della chiesa metropolitana di T., ivi 1840; Manuel di S. Giovanni, Dei marchesi del Vasto e degli antichi monasteri del SS. Vittore e Costanzo e di S. Antonio nel Marchesato di Saluzzo, ivi 1858; C. Promis, Stor. dell'antica T., ivi 1869; G. Claretta, Sui principali storici piemontesi, ivi 1876; T. Chiuso, La Chiesa di Piemonte dal 1797 ai giorni nostri, 5 voll., ivi 1887-1904; F. Rondolino, Il duomo di T., ivi 1898; F. Savio, Gli antichi vesc. d'Italia, I. Piemonte, ivi 1899; F. Ruffini, L'Università di T. Profilo storico, in Annuario Univ. di T., 1899-1900, con aggiunte in Monografie dell'Univ. e istituti super., Roma 1911, pp. 325-62; F. Alessio, I primordi del cristianis. in Piemonte, ivi 1905; F. Savio, S. Giusto di Susa, in Riv. stor. bened., 2 (1907), pp. 205-20; C. Patrucco, I Saraceni in Piemonte, Pinerolo 1908; G. Boggio, Lo sviluppo edilizio di T. dall'assedio del 1798 alla Rivoluz. franc., Torino 1909; L. C. Bollea, Cartorio dell'abbazia di Precipiano, Pinerolo 1911 (importante per la bibl. sui monasteri piemontesi, raccolta in nota a pp. 195-202); T. Rossi - F. Gabotto, Stor. di T., Torino 1914; P. Fr. Kehr, Italia pont., VI, II, Berlino 1914; autori vari, Emanuele Filiberto, Studi pubbl. nel IV centenario della nascita, Torino 1928; A. Caviglia, Claudio di Seyssel, ivi 1928; A. M. Riberi, S. Dalmazzo di Podona e la sua abbazia, ivi 1929; E. Oliveto, L'antica chiesa di S. Costanzo sul monte, ivi 1929; F. Rondolino, Il castello di Torino, in Atti Soc. piemont. archeol. e belle arti, 12 (1930), pp. 1-56; C. F. Savio, L'abbazia di Staffarda, Torino 1932; F. Gribaudi, Lo sviluppo edilizio di T. dall'epoca romana ai giorni nostri, ivi 1933; F. Cognasso, St. di T., ivi 1934; F. Gosso, Vita economica delle abbazie piemont. nei secc. X-XIV, Roma 1940; A. M. Brizio, La pittura in Piemonte dall'età romana al Cinquecento, Torino 1942; Eubel, I, p. 475; II, p. 247; III, p. 309; IV, p. 329; V, p. 370; Cottineau, II, coll. 3233-34.

Francesco Gosso

V. PONTIFICIO ATENEO SALESIANO

Sorto in T. per opera del quarto successore di S. Giovanni Bosco, d. Pietro Ricaldone, l'Ateneo salesiano fu approvato dalla S. Sede il 3 maggio 1940. A fianco delle tre tradizionali facoltà ecclesiastiche di filosofia, teologia e diritto canonico, esso possiede un Istituto Superiore di pedagogia che ha per oggetto lo studio dei problemi pedagogici alla luce della dottrina cristiana e della specifica tradizione educativa salesiana.

Alla Facoltà di filosofia sono annessi gli Istituti di scienze sociali, di fisica e matematica di biologia, di antropologia ed etnologia, di psicologia sperimentale. Questi ultimi, mentre integrano lo studio della filosofia, sono pure a servizio dell'Istituto di pedagogia, che alla pari degli studi teorici persegue ricerche sperimentali, specie nel tempo dell'orientamento professionale. A questo scopo è stato dato largo sviluppo al laboratorio di psicologia.

Tra le pubblicazioni dell'Ateneo, oltre a quelle dei singoli professori, va segnalata la Collana pedagogica d. Bosco, che esce in triplice serie: lavori teorici, storici, trattazioni specializzate.

La rivista dell'Ateneo è il Salesianum (dal 1939) a cui è annessa una Biblioteca pervenuta nel 1952 al vol. XX. La rivista è anche organo del Centro internazionale di studi sindonologici.

Agli allievi dell'Ateneo, provenienti da più di trenta nazioni nelle quali è sviluppata l'opera salesiana, sono state conferite tra il 1940 e il 1952 ca. cento lauree, cinquecento licenze nelle varie facoltà, oltre ai diplomi di specializzazione dei vari istituti. - Vedi tavv. XXXI-XXXII.

Ugo Gallizia

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“TORINO, ARCIDIOCESI DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), p. 217. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/torino-arcidiocesi-di.