MEO di FRANCESCO del CAPRINO. — Architetto, n. a Settignano nel 1430, m. a Roma nel 1501. Nel 1467 già era a Roma a lavorare quale scalpellino nel giardino del palazzo di S. Marco, l'attuale Palazzo Venezia, e quindi, nel 1470, ai travertini dell'antica loggia della Benedizione presso S. Pietro. Nel 1471 riceveva pagamenti per lavori analoghi in Vaticano. Poi nel 1490-91 è a Firenze, giudice del concorso per la facciata di S. Maria del Fiore, e un anno dopo si reca a Torino per la costruzione del Duomo.
Sebbene siano relativamente numerosi i documenti romani che lo ricordano, sono ben pochi i lavori che possono essere attribuiti a M. Infatti più che altro quei documenti stanno a significare essere stato egli uno di quei tagliapietre o capomasti come Giovanni de' Dolci, Jacopo da Pietrasanta e lo stesso Baccio Pontelli che, intensamente attivi a Roma nell'ultimo quarantennio del sec. XV, giunsero talvolta, per la fiducia che in essi ponevano i committenti, dall'artigianato a vere e proprie opere d'architettura. Per M. d. C. la costruzione che per forza di documenti e caratteri stilistici gli può essere attribuita con maggiore certezza è il duomo di Torino, ove nella impostazione generale della fabbrica e nei caratteri della costruzione ricorrono modi propri al contemporaneo ambiente romano. — Vedi tav. XLIII.