GIOVANNI BOSCO, SANTO

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GIOVANNI BOSCO, santo. - N. in una frazione rurale di Castelnuovo d'Asti (oggi Castelnuovo d. Bosco), il 16 ag. 1815 e m. a Torino il 31 genn. 1888. Ordinato sacerdote nel 1841, completò la preparazione intellettuale al Convitto ecclesiastico torinese, sotto la guida di s. Giuseppe Cafasso e cominciò a dare assistenza morale e religiosa ai giovani poveri, specie agli operai, dimoranti lontano dalla famiglia. Sorse in tal modo fin dal 1841 l'opera degli Oratori festivi. Stabilitosi nel 1846 in località detta Valdocco, con l'aiuto della pubblica beneficenza, il Santo fondò l'Oratorio di S. Francesco di Sales, al quale ben tosto aggiunse un ospizio per studenti e artigiani, che nel giro di qualche anno si trasformò in collegio con scuole classiche e professionali, sino a divenire il centro delle Opere salesiane. Infatti nel 1864 il Santo, grandemente favorito dalla comprensione e benevolenza di Pio IX, dava inizio alla Società di S. Francesco di Sales, che si compone di sacerdoti, chierici e laici ed ha per scopo, oltre la perfezione cristiana dei membri, l'educazione e istruzione della gioventù, specie quella meno abbiente, in oratori festivi e quotidiani, in scuole di arti e mestieri e colonie agricole, in istituti primari e secondari con alunni interni ed esterni, e in case di aspiranti al sacerdozio. La Società Salesiana si dedica inoltre al ministero pastorale, ad attività catechistiche e sociali, e dal 1875 alle missioni tra gli infedeli. Accanto ad essa, parallela, con il concorso di alcune pie giovani a

(da T. Severin, Jean B. (1899-letl), Bruxelles 1938)
GIOVANNI BERCHMANS, santo - Ritratto.

capo delle quali stava la b. Maria Mazzarello, il Santo fondò anche l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, per l'assistenza e formazione spirituale, domestica e intellettuale delle ragazze del popolo. Aggiunse da ultimo la Pia Unione dei Cooperatori Salesiani, come terz'ordine vivente nel secolo, tanto per l'incremento della vita cristiana, quanto per l'appoggio delle sue istituzioni.

Dopo il primo, apri altri oratori, ospizi e collegi in Italia, Francia, Spagna, Belgio, Austria, Inghilterra, Argentina, Uruguay, Brasile, Cile ed Equatore; e in morte lasciava 64 case con 863 religiosi professi e 276 novizi. Pubblicò inoltre, specie nei primi tempi dell'apostolato, numerosi scritti a carattere divulgativo miranti alla difesa della dottrina cristiana contro il protestantesimo, e alla sana educazione dei ceti popolari; i più notevoli sono: Storia Ecclesiastica (1845); Il giovane provveduto per la pratica del suo doveri religiosi (1847); Il cattolico istruito (1853); Storia d'Italia (1856) e Vite dei papi dei primi secoli (1857-65); fondò anche le Letture Cattoliche in fascicolati mensili, una Biblioteca della Gioventù Italiana per presentare classici moralmente espurgati, e il Bollettino Salesiano, organo delle sue Opere. E'resse grandi chiese, tra cui il santuario di Maria Ausiliatrice in Torino e la basilica del S. Cuore di Gesù in Roma. Tenne contatti con i più insigni uomini politici del Piemonte e d'Italia, ed ebbe la fiducia di Pio IX e Leone XIII, sicché negli anni difficili, prima e dopo il 1870, poté fare da intermediario sia per la nomina di vescovi come per il Conclave del 1878.

Pio XI, che avvicinò il Santo e gli decretò nel 1929 gli onori della beatificazione e nel 1934 quelli della canonizzazione, salutò in d. Bosco un'anteggiamento della conciliazione tra la S. Sede e l'Italia. Nella storia della spiritualità moderna, il Santo rappresenta il tipo dell'azione apostolica secondo le esigenze dei tempi, avendo cercato e raggiunto la perfezione mediante il lavoro a vantaggio spirituale del prossimo. La sua festa si celebra il 31 genn.

BIBL.: A. Auffray, Un gigante della carità, Torino 1934; G. B. Lemoine, Vita di s. G. B., ultima ed., 1935; E. Ceria, D. B. nella vita e nelle opere, 1938; id., Annali delle S. S., 1941; id., D. B. con Dio, 2a ed., Asti 1947; C. Salotti, Il santo G. B., 2a ed., 1942. Parziale autobiografia del Santo: Memorie dell'Oratorio di S. Fr. di Sales, Torino 1946.

PEDAGOGIA. - G. B. non fu un teorico della pedagogia, come scienza, e, pur non ignorandola, né misconoscendone l'importanza, non si occupò espressamente dei vari problemi speculativi che essa involve, né lasciò dissertazioni o lezioni didattiche sull'argomento; ma, seguendo il suo carattere eminentemente pratico, fatto di amore alla gioventù e di buon senso, accolse il «metodo preventivo» offerto dalla tradizione, preferendolo al «metodo repressivo», perché più fondato sulla ragione, sulla pietà, e sull'affetto. Però non trascurò nulla per rendersene padrone, per farlo veramente suo, animandolo del suo spirito e della sua esperienza viva e vissuta fin dai primi anni, consultando allo scopo anche opere e persone autorevoli, visitando istituti e informandosi dei loro regolamenti e programmi. Ma neanche a proposito di questo metodo lasciò grandi scritti (soleva dire a chi ne lo interrogava: «Fa come vedi fare d. B.») ma soltanto alcuni pensieri, molto preziosi per la loro semplicità e praticità, per applicarlo con frutto, con l'aggiunta di alcuni avvertimenti sui castighi, qualora fosse il caso di usarli. Gli è che più di ogni altra cosa gli stava a cuore l'arte della educazione, e in questa lasciò un'importanza di maestro veramente imperitura.

Il suo pensiero si può riassumere così: nel sistema preventivo il giovane vede nell'atto della persona, che lo previene, una dimostrazione di affetto; non è, infatti, raro il caso che egli commetta delle mancanze proprio perché una persona amica non ha richiamata la sua attenzione sulla gravità di quel determinato procedere; il sistema serve pure ad affiatare gli animi dell'educando e dell'educatore, perché questi dimostra il desiderio della buona riuscita e dell'onore del suo protetto; serve, inoltre, a guadagnare più facilmente il cuore dell'educando, aprendo così la via ad un influsso più grande, e profondo, durevole anche tutta la vita. Per tutto questo si richiede certamente nell'educatore uno zelo vivo e una dedizione piena alla sua missione, perché non deve mai separarsi dall'educando, ma esercitare una vigilanza continua, dolce e non pesante, si, ma oculata, e partecipare a tutta la sua vita, anche alle partite di gioco.

In particolare, poi, G. B. ricorreva a semplici amminicoli, che tuttavia sapevano far presa sugli animi: una parolina all'orecchio di chi lasciava alquanto a desiderare; una bella massima scritta su di un foglietto; un biglietto consegnato al momento opportuno; l'associazione dei migliori per trascinare gli altri con il loro esempio; l'ultimo saluto della sera, dopo le preghiere prima di andare a letto: due paroline pratiche dette dal superiore intorno ad un pensiero normativo per la vita spirituale. Due mezzi egli giudicava indispensabili: la sostanza nelle pratiche religiose e i Sacramenti. Disse, infatti, a lord Gladstone, il quale si meravigliava dei risultati raggiunti nei suoi istituti: «Non conosco che due mezzi di educazione: la Comunione o il bstione; ho rinunciato al bastone e ho scelto la Comunione». Si aggiungano: le escursioni, nelle quali il divertimento deve andare unito alla formazione dello spirito e del carattere (luoghi celebri, santuari, castelli, campi di battaglie, officine); l'istituzione di bande musicali e di compagnie di attori; la grande importanza data alla stampa, che doveva fornire libri di ogni sorta, dai classici, dalla storia e dalle biografie ai racconti, ai drammi, alle commedie e farse.

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(per cortesia di d. L. Castano)
GIOVANNI BOSCO, santo - Autografo.