GIRARD, GRÉGOIRE

GIRARD, GRÉGOIRE - Al secolo Giovanni Battista, grande pedagogista svizzero, dei Frati Minori Conventuali, n. a Friburgo il 17 dic. 1765, m. ivi il 6 marzo 1850. Ordinato sacerdote a Friburgo nel 1788, consacrò i primi anni del suo ministero all'insegnamento nei collegi dell'Ordine a Überlingen

e Friburgo. Rivelatosi con il suo Piano di educazione pubblica per la Repubblica elvetica, nel 1799 fu nominato consigliere cattolico del ministro dell'Educazione a Lucerna. Passato il governo a Berna, il G. divenne il primo parroco cattolico di quella città dopo la « riforma ». Richiamato a Friburgo nel 1804 per riorganizzare e dirigere le scuole elementari della città, rivelò il suo genio trasformando il sistema artificioso della scuola del tempo in un vivaio di cultura, dove l'interesse e l'attività si sostituissero alla memoria, e la gioia e il desiderio di sapere alla coercizione di una scienza già stabilita ed imposta alle menti dei discepoli.

I risultati furono magnifici, e la fama della scuola di Friburgo si sparse in tutta Europa, nelle Americhe e in India. Ovunque in Svizzera, in Inghilterra, in Francia, in Grecia, in Russia sorsero delle « Girardine », introdotte anche in Italia dal pedagogo d. Baghetti. Anche il Lambruschini, più tardi, rese omaggio al G. « come un discepolo al suo maestro ». Ma il metodo dell'insegnamento mutuo, che affidava un gruppo di fanciulli all'insegnamento di un loro compagno più intelligente sotto la guida del maestro, fu considerato a Friburgo come un sovvertimento dell'ordine sociale, un annientamento del principio di autorità. Nonostante i risultati sorprendenti e i riconoscimenti resi al G. dai più valorosi pedagoghi del tempo, il 2 giugno 1827 le autorità civili, d'accordo con l'autorità ecclesiastica, soppressero l'insegnamento mutuo. Il G. si ritirò a Lucerna, ove insegnò filosofia nel liceo di Stato dal 1827 al 1834. Fu richiesto più volte per consigli e direttive per l'organizzazione delle scuole di diversi cantoni svizzeri, prese parte a riunioni e congressi e fu varie volte guardiano e ministro provinciale nel suo Ordine.

Il nome del G. è rimasto legato al metodo dell'insegnamento mutuo, metodo occasionato all'inizio dalla deficienza di numero di insegnanti nella sua scuola, ma dal quale egli seppe trarre i più grandi vantaggi. Il suo principio fondamentale era di venire incontro all'innato bisogno di vitalità e movimento nei fanciulli. Il meccanismo consisteva in una gara di emulazione tra i discepoli per giungere al grado di poter insegnare ai propri condiscepoli, poiché, come diceva il G., « il miglior modo di imparare è quello di insegnare ». Altro risultato di tale metodo era quello di formare i futuri dirigenti nell'arte di comandare, e di inoculare nei discepoli il senso civico dell'obbedienza alle leggi e alle autorità costituite. Quest'autoeducazione, educazione dal di dentro, non imposta, ma sviluppata naturalmente sui principi della libertà e della personalità, si manifestava infine nella giuria dei fanciulli, chiamata a risolvere le questioni disciplinari sorte nell'ambito della scuola. L'efficacia di questo sistema educativo si fondava sul principio fondamentale del metodo materno, che favorendo lo sviluppo naturale di tutte le facoltà formava l'uomo completo a forza di amore e di convinzione acquisita: « Se vi preme il progresso dei vostri alunni, fatevi amare da loro ». Era il metodo che la madre, « educatrice per natura », gli aveva insegnato. Metodo intuitivo dapprima, e astrattivo poi. Il G. seppe dedurre il suo metodo soprattutto richiamandosi al modo con cui la madre insegna al figlio la lingua materna. Questa divenne per lui il grande strumento della formazione dell'uomo completo. Studiando la lingua materna il fanciullo si rende conto da se stesso delle nozioni che egli acquista, esercitando tutte le facoltà naturali, senza limitarsi al solo esercizio dell'apprendere mnemonico. Lo stesso principio materno si applica alla formazione morale e religiosa, non inoculando la virtù, ma svegliando e coltivando le buone tendenze che sono in germe nel cuore del bambino. « Formare il Cristo nell'uomo », è per il G. l'ideale e il fine supremo della educazione.

Alla sua morte, il Gran Consiglio di Friburgo ordinò che se ne esponesse l'effigie in tutte le scuole, ed una sottoscrizione pubblica gli eresse nella città un monumento di bronzo, che ne perpetua ancor oggi la memoria.

BIBL.: A. Daguet, Le p. G. et son temps, 2 voll., Parigi 1896; L. Forte, P. G., con appendice sul «girardismo» in Italia, Casabordino 1908; L. Sudan, L'école primaire fribourgeoise sous la Restauration, Parigi 1934; L. Vouthey, Un grand éducateur: le p. G., ivi 1934; id., G., Brescia 1946; id., Il p. Gregorio G. O.F.M. Conv. educatore e pedagogista, in Miscellanea Francescana, 50 (1950), pp. 195-212; C. Both, L'éducation par la langue maternelle selon le p. G., Friburgo 1941. Alfonso Pompei
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“GIRARD, GRÉGOIRE.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 403. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/girard-gregoire.