GIRALDO DI CAMBRAI

GIRALDO di Cambrai. - Ecclesiastico e scrittore, detto anche G. di Barry. N. a Manorbeer (Pembrokeshire), da una nobile famiglia del Galles, e m. sul finire del 1222 o nel 1223. Studiò a Parigi e tornato in Inghilterra verso il 1172 divenne nel 1175 arcidiano con di Brecknock. Una prima elezione a vescovo di St. David non fu confermata dal re Enrico II.
G. tornò a Parigi per dedicarsi agli studi di diritto; nel 1185 accompagnò il principe Giovanni nella spedizione in Irlanda, durante la quale scrisse le sue opere Topographia Hibernica ed Expiugatio Hibernica. Nel 1188, insieme all'arcivescovo di Canterbury Balduino, predicò con gran successo la Crociata nel Galles. Una seconda nomina di G. a vescovo di St. David fu ostacolata dall'arcivescovo di Canterbury Umberto, nonostante il ricorso di G. presso Innocenzo III, per il quale venne appositamente a Roma. Deluso da questi contrasti, G. nel 1203

GIRALDO DI CAMBRAI – GIRARD GRÉGOIRE

e Friburgo. Rivelatosi con il suo Piano di educazione pubblica per la Repubblica elvetica, nel 1799 fu nominato consigliere cattolico del ministro dell’Educazione a Lucerna. Passato il governo a Berna, il G. divenne il primo parroco cattolico di quella città dopo la «riforma». Richiamato a Friburgo nel 1804 per riorganizzare e dirigere le scuole elementari della città, rivelò il suo genio trasformando il sistema artistico della scuola del tempo in un vivaio di cultura, dove l’interesse e l’attività si sostituissero alla memoria, e la gioia e il desiderio di sapere alla coercizione di una scienza già stabilita ed imposta alle menti dei discepoli.

I risultati furono magnifici, e la fama della scuola di Friburgo si sparsa in tutta Europa, nelle Americhe e in India. Ovunque in Svizzera, in Inghilterra, in Francia, in Grecia, in Russia, in Francia, in Francia, anche in Italia dal pedagogo d. Baghetti. Anche il Lambruschini, più tardi, rese omaggio al G. come un discepolo al suo maestro. Ma il metodo dell’insegnamento mutuo, che affidava un gruppo di fanciulli all’insegnamento di un loro compagno più intelligente sotto la guida del maestro, fu considerato a Friburgo come un sovrintendente dell’ordine sociale, un annientamento del principio di autorità. Nonostante i risultati sorprendenti e i riconoscimenti resi al G. dai più valorosi pedagoghi del tempo, il 2 giugno 1827 le autorità civili, d’accordo con l’autorità ecclesiastica, soppressero l’insegnamento mutuo. Il G. si ritirò a Lucerna, ove insegnò filosofia nel liceo di Stato dal 1827 al 1834. Fu richiesto più volte per consigli e direttive per l’organizzazione delle scuole di diversi cantoni svizzeri, prese parte a riunioni e congressi e fu varie volte guardiano e ministro provinciale nel suo Ordine.

Il nome del G. è rimasto legato al metodo dell’insegnamento mutuo, metodo occasionato all’inizio della definizione di numero di insegnanti nella sua scuola, ma dal quale egli seppe trarre i più grandi vantaggi. Il suo principio fondamentale era di venire incontro all’innato bisogno di vitalità e movimento nei fanciulli. Il meccanismo consisteva in una gara di emulazione tra i discepoli per giungere al grado di poter insegnare ai propri condiscipoli, poiché, come diceva il G., «il miglior modo di imparare è quello di insegnare». Altro risultato di tale metodo era quello di formare i futuri dirigenti nell’arte di comandare, e di inoculare nei discepoli il senso civico dell’obbedienza alle leggi e alle autorità costituite. Questo autodeducazione, educazione dal di dentro, non imposta, ma sviluppata naturalmente sui principi della libertà e della personalità, si manifestava infine nella giuria dei fanciulli, chiamata a risolvere le questioni disciplinari sorte nell’ambito della scuola. L’efficacia di questo sistema educativo si fondava sul principio fondamentale del metodo materno, che favorendo lo sviluppo naturale di tutte le facoltà formava l’uomo completo a forza di amore e di convinzione acquisita: «Se vi preme il progresso dei vostri alunni, fatevi amare da loro». Era il metodo che la madre, «educatrice per natura», gli aveva insegnato. Metodo intuitivo dapprima, e astratto poi. Il G. seppe dedurre il suo metodo soprattutto richiamandosi al modo con cui la madre insegna al figlio la lingua materna. Questa divenne per lui il grande strumento della formazione dell’uomo completo. Studiando la lingua materna il fanciullo si rende conto da se stesso delle nozioni che egli acquista, esercitando tutte le facoltà naturali, senza limitarsi al solo esercizio dell’apprendere mnemonico. Lo stesso principio materno si applica alla formazione morale e religiosa, non inoculando la virtù, ma svegliando e coltivando le buone tendenze che sono in germe nel cuore del bambino. «Formare il Cristo nell’uomo», è per il G. l’ideale e il fine supremo della educazione.

Alla sua morte, il Gran Consiglio di Friburgo ordinò che se ne esponesse l’effigie in tutte le scuole, ed una sottoscrizione pubblica gli eresse nella città un monumento di bronzo, che ne perpetua ancor oggi la memoria.

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