GIUSTINA, IMPERATRICE ROMANA. - Figlia di Giusto, consolare del Piceno e parente di Magnenzio, cui andò sposa ancora fanciulla. Rimasta vedova verso il 370 sposo Valentiniano I, dal quale ebbe 4 figli. Alla morte del marito (nov. 373) fece acclamare imperatore, insieme con Graziano, il proprio figlio Valentiniano II, con il quale dimorò a Sirmio fino alla morte di Graziano (ag. 383). Venuta in Italia, si mostrò apertamente quale era, donna intrigante, dirigendo la politica del figlio.
Fautrice dichiarata dell'arianesimo ingaggiò una lotta contro s. Ambrogio, pretendendo che il vescovo cedesse una basilica agli eretici. Ambrogio si rifiutò e G. tentò di farlo arrestare e cacciare in esilio, ma il popolo si sollevò difendendo il suo vescovo. L'Imperatrice, inferocita, rispose con dure repressioni (385). Indurita sempre più nella sua tirannica prepotenza, nel gen. 386 fece prolungare un editto diretto contro s. Ambrogio ed i cattolici, con il quale si imponevano le decisioni del Concilio ariano di Rimini, e si minacciava la pena di morte contro i perturbatori della pace religiosa. L'anno successivo però le cose cambiarono radicalmente: l'usurpatore Massimo minacciava di occupare l'Italia, atteggiandosi a difendere dell'ortodossia; G. ebbe paura e per scongiurare il pericolo pregò proprio s. Ambrogio di recarsi come ambasciatore da Massimo. Il santo vescovo, dimenticando ogni ingiuria, s'accinse alla dura fatica. La missione non ebbe esito, e nel 387 Massimo occupava l'Italia. G. insieme con il figlio Valentiniano fuggì a Tessalonica, chiedendo asilo presso Teodosio. Sembra che sia morta nel 388.