GÖRRES, Johann Joseph von. — N. a Coblenza il 25 genn. 1776, m. a Monaco il 29 genn. 1848. Subisce inizialmente l'influenza della «rivoluzione filosofica» kantiana, e vorrebbe innestarla sulla rivoluzione politica, che giunge in Renania con le armi francesi. Torna però disilluso da una missione a Parigi (1799). Dal 1801 insegna scienze naturali a Coblenza, ma pubblica pure una Mythengeschichte der asiatischen Welt (1810), che dedica a Creuzer, il grande studioso dei miti antichi.
Come già lo Herder, e come Creuzer, G. porta un vivo interesse religioso nello studio del «primitivo» e del mito. Fra il 1806 e il 1808 insegna all'Università di Heidelberg e riscopre, a contatto con i romantici von Arnim, Brentano, ecc. l'antica letteratura e poesia popolare tedesca; rivaluta il medioevo e la Chiesa. Con il giornale Rheinischer Merkur (genn. 1814-genn. 1816) guida il patriotismo antinapoleonico, poi l'opinione patriottico-liberale. Perseguitato, specie dopo la pubblicazione di Deutschland und die Revolution (1819), dove difende anche la libertà della Chiesa, si rifugia a Strasburgo, e ivi si ritrova cattolico. Scrive fra l'altro Europa und die Revolution (1821) e collabora al Katholik. Nel 1827 è chiamato a coprire una cattedra di storia a Monaco di Baviera e fa di quella Università, con il Döllinger e con il Möhler, un centro europeo di cultura cattolica. In difesa dell'arcivescovo di Colonia, Droste, imprigionato nel 1837, scrive l'Athanasius. Fra il 1836 e il 1842 esce in 4 voll. la Christliche Mystik, in cui si afferma la reazione romantico-fideistica al razionalismo. In questi anni il G. collabora pure alle Histo-risch-politische Blätter, fondate dal figlio Guido e dal Philips nel 1838.
Come altri grandi spiriti dell'età romantica, il G. ha esigenze enciclopediche, ma tende soprattutto a sollevarsi a quelle grandi costruzioni di filosofia della storia, in cui risalta infine, pur con un ricco e nuovo senso dell'individualità storica, un certo deteriore intuizionismo. Riscoperto il sostrato religioso dell'individualità, il G. lotta contro gli opposti «giacobinismi» della Rivoluzione e del prolusianesimo burocratico; difende «le libertà dei popoli», anche contro la «santa alleanza» (Gesammelte Schriften, XIII, p. 415); pone la Chiesa più in alto dello Stato, ma vuol l'eguaglianza delle confessioni dinanzi alla legge (Athanasius).
Così lo Stato cristiano a cui aspira il G. concilia l'esigenza romantica e cattolica di unità religiosa con quella del rispetto delle varie fedi, in una nazione divisa sotto l'aspetto confessionale: ma il G. non costruisce propriamente una «dottrina», come i giuristi Stahl e Phillips. Negli studi storico-religiosi ha vivo il senso per le forme primitive ed intuitive di vita spirituale, ed è ancora debitore, per la psicologia, dello Schelling che aveva molto studiato ed ammirato: non parte invece da adeguate premesse critiche, né si afferma come storiografo ecclesiastico o come teologo da paragonarsi a un Döllinger, a uno Scheeben.
Alla prima edizione dei suoi scritti politici e delle sue lettere, in 9 voll. (Monaco 1854-74), han fatto seguito le Gesammelte Schriften, curate da W. Schellberg per la Görres-Gesellschaft (Colonia 1926 e sgg.). Esiste una breve antologia italiana dalla Mystik (trad. di S. Lupo, Torino 1929; nella collana Pagine cristiane).