MIŠNĀH. - Collezione di trattati rabbinici del secc. I-III d. C., che costituiscono la legge « orale », cioè le deduzioni tratte dal Pentateuco, in origine trasmesse oralmente. M. significa « insegnamento », da žanāh (« ripetere, insegnare, imparare »). Alla redazione di questo corpus iuris si accinse Rabbi Jēhādhāh han-Nāsī; ma la raccolta del materiale mišnico risale ai tempi di Hillēl (v.) e di ŠSAMMAJ (v.), e la sistemazione ne fu iniziata da R. 'Aqibā' (v.). L'opera della redazione del corpus fu determinata dalle divergenze di opinioni, dalla preoccupazione che la Tōrāh potesse diventare come « due Tōrōth ». R. Jēhādhāh presenta non solo le opinioni da lui approvate, ma anche quelle opposte, in modo da rendere superflue le altre raccolte. Entrarono a far parte della M. anche testi contenuti in un'altra raccolta, detta Tōsephtā' (v.). Il testo della M. subì leggere varianti in seguito alle discussioni attorno al suo contenuto, raccolte nella gēmāra (v.).
La lingua in cui è redatta la M. è la neo-ebraica postbiblica e contiene accanto a numerosi aramaismi molte parole di origine greca e latina.
La M. consta di 6 « ordini » (sēdher; raramente è usato 'ērekh); šīšāh sēdharīm (abbreviazione šas). Ogni sēdher consta di un dato numero di « trattati » (massēkhetth, plur. massēkhtōth). I trattati si dividono in capitoli (pēreq, plur. pērāqīm), i capitoli si dividono in norme legali fatte oggetto d'insegnamento (mišnāh, plur. mišnājōth, dette nel Talmud palestinese halākhōth « norme per la prassi »). Il numero dei trattati è attualmente di 63. I dottori menzionati nella M. tannaiti (v.).
Il 1° ordine, Zērā'īm, « semenze », tratta di agricoltura, ma anche di varie offerte e sacrifici. Contiene i seguenti trattati: a) Bērākhōth (v.) « benedizioni », « ringraziamenti », in 9 capp.: si trova in un antico manoscritto alla fine del 2° ordine, e fu posto qui per iniziare con benedizione e lodi al Signore. Prescrive la recita delle benedizioni: Šēma (v.), diciotto benedizioni, benedizioni cibarie, dopo i pasti, all'uscita del sabato, in occasione dei fenomeni naturali, di eventi straordinari. b) Pē'āh (« orlo » della campagna): tratta (con riferimento a Lev. 19, 9; 23, 22; Deut. 24, 19 agg.) dell'obbligo del proprietario di lasciare liberi all'atto della mietitura gli orli della campagna per i poveri e gli stranieri, acciocchè vi spigolino, e i covoni dimenticati. Si occupa di quanto altro spetta ai poveri. Contiene 8 capp. Il trattato Pē'āh è seguito dalla gēmāra solo nel Talmud palestinese. c) Dēmaj: prodotti campestri riguardo ai quali sussiste, dato che il proprie-
ratio non offre affidamento in fatto di conoscenza della Legge, il dubbio se siano state prelevate le decime e le offerte per i sacerdoti e leviti. Incombe quindi all'acquirente di corrispondere a tali obblighi. Se il proprietario è persona degna tali obblighi non sussistono. Contiene 7 capp. Nel Talmud babil. il trattato non ha gēmārā'. d) Kil'ajim: indica (con riferimento a Lev. 19, 19 e Deut. 22, 9 sgg.) il divieto di promiscuità nella semina, di animali e di lana e di lino nel vestiario. È in 9 capp. Gēmārā' palestinese. e) Šebhī'ith («anno settimo »): tratta del dovere del riposo della terra e della remissione dei debiti durante l'anno settimo («sabatico »). È in 10 capp. Regola le compere e le vendite durante l'anno settimo, l'uso del prodotto campestre spontaneo, la remissione dei debiti ed il prozbūl). Gēmārā' palestinese. f) Tērāmōth («offerte »): tratta (cf. Num. 18, 2 sgg.) delle offerte dovute al sacerdote, di chi non è atto a compiere tale dovere, di quali prodotti ne sono esenti. In 11 capp. Gēmārā' soltanto palestinese. g) Ma'airōth: «decime» dovute (Num. 18, 21 sgg.) ai leviti. In 7 capp. Viene detto anche Ma'āšer ri'šōn («decima prima»). h) Ma'āšer šēnī («decima seconda »): tratta (cf. Deut. 14, 22 sgg.) della decima che il proprietario consuma in natura o in forma di denaro a Gerusalemme in occasione delle feste di pellegrinaggio. In 5 capp. i) Hallāh («pane», offerta al sacerdote della pasta da cui si sta per cuocere il pane: Num. 5, 18-21): stabilisce quali specie di grano sono soggette a offerta, la donna di casa ne deve 1/24, il fornaio 1/48. In 4 capp. Gēmārā' palestinese. l) Orlāh, prodotto di un albero nei primi 3 anni: «incirconciso» (Lev. 19, 23), ne resta vietato l'uso. In 3 capp. Gēmārā' palestinese. m) Bikhārīm («primizie»: Ex. 23, 19; 34, 26; Deut. 18, 4; 26, 1 sgg.). In 3 capp. stabilisce chi può fare l'offerta e recitare la lode al Signore, il periodo dell'offerta, la differenza tra questa e le altre offerte. Il cap. 4 manca in talune edizioni ed è un estratto della Tōsephtā'; concerne le differenze tra uomo e donna riguardo a bikhārīm. Gēmārā' palestinese.
Il 2° ordine (Mō'ēdh «feste») tratta delle festività dell'anno religioso. Contiene i seguenti trattati: a) Šabāth («sabato»): in 24 capp. tratta dei lavori vietati, dal trasporto di oggetti e dal viaggiare all'intrecciare nodi; 39 sono i lavori principali vietati; il trattato considera, oltre l'incendio e la circoncisione, i lavori compiuti da un non ebreo, lavori necessari per ebbarsi, per un morto. Gēmārā' babilonese; palestinese sino al cap. 20. b) Ērābhin («mescolanze»): fusione ideale di recinti privati con altri pubblici per potere, nel giorno festivo, oltrepassare il recinto privato, senza ledere la legge del riposo. In 10 capp. stabilisce le applicazioni di 'ērābhin: facilitazioni per soldati accampati, pozzo posto in un recinto pubblico, tetti, trasporto in casa di un bimbo nato in piena campagna di sabato, lavori leciti di sabato nel tempio. Poca gēmārā' palestinese; copiosa la babilonese. c) Pēshīm, «festa pasquale»: in 10 capp. stabilisce lo sgombero di materia lievitata, il grano per gli azzimi, se il 14 di nīsān cade di sabato, il sacrificio pasquale, l'arrostire l'agnello, le compagnie che si costituivano per la consumazione dell'agnello, la Pasqua «seconda» (Num. 9, 10 sgg.), il banchetto della prima sera festiva. Copiosa gēmārā' babilonese e palestinese. d) Šēqālim («sicli»): tratta dell'imposta di mezzo siclo (Ex. 30, 12 sgg.) per il mantenimento del culto. In 8 capp. regola il tempo della proclamazione per il versamento e chi ha il dovere di contribuire, il cambio delle monete e l'impiego del denaro che avanza, il caso di chi ha consacrato i propri averi, le cariche nel santuario, le 13 tavole e i 13 portoni ove si compivano le prostrazioni, i sacrifici, la tenda del Tempio. e) Jōmā' «il giorno» («despiazione»): abbreviazione di jōmā' ṣabā' («giorno grande»), detto comunemente jōm hak-kippūrīm. Tratta in 8 capp. dei preparativi del sommo sacerdote per la funzione, del sorteggio per l'assegnazione delle singole funzioni sacerdotali, del sorteggio dei capri, della purificazione dell'altare d'oro, della confessione e 'Āzā', della lettura del brano della Tōrah e dell'espiazione. f) Sukkāh «tenda»: tratta in 5 capp. TABERNACOLO (v.), cioè la costruzione e il soggiorno nella sukkāh, il mazzo festivo (Lev. 23, 40), le cerimonie festive, il versamento delle acque, il suono dei flauti, il
suono della buccina, i sacrifici offerti. g) Bējāh («uovo»), trattato così denominato secondo il primo argomento: PALESTINA (v.) si chiama jōm jōbh «giorno buono» (festivo); tratta in 5 capp. dei lavori che si possono eseguire nel giorno festivo, quando preceda un giorno festivo o sabatico. h) Rō'ī haš-šāmāh «capo d'anno»: tratta in 4 capp. dei vari «capi d'anno» entro ciascun anno in cui il Signore giudica il mondo, della determinazione e dell'attestazione dei noviluni, della benedizione della luna nuova, del suono della buccina e della liturgia del capo d'anno. i) Ta'ānīth «digiuno»: tratta in 4 capp. di ricorrenze penitenziali o propiziatorie, cioè la preghiera e le cerimonie «ad petendam pluviam», i digiuni pubblici occasionali e quelli di carattere storico-nazionale, (17 del mese di tammaz, 9 'ābh), le offerte di legna per il Tempio. l) Mēghillāh («rotolo» contenente il libro di Ester): tratta in 4 capp. dei precetti concernenti la lettura del rotolo, la vendita di sinagoghe e di arredi sacri, le dieci persone partecipanti per determinare il carattere pubblico di una funzione religiosa, precetti riguardanti la lettura della Tōrah e dei Profeti, la traduzione della S. Scrittura. m) Mō'ēdh qājān («feste piccole»): sui giorni semifestivi inseriti tra il primo e l'ultimo giorno di Pasqua e della festa dei Tabernacoli, Pūrīm (v.) e enceme: lavori permessi, cerimonie funebri (capp. 3). n) Haghighāh: «sacrificio» festivo, offerto accanto a quelli d'obbligo in occasione delle feste di pellegrinaggio. In 3 capp. tratta: chi ha il dovere di compiere il pellegrinaggio festivo a Gerusalemme; il divieto di darsi alla gnosi; l'imposizione delle mani sul capo dell'animale da offrire, l'abluzione rituale dalle mani.
Il 3° ordine (Nāsīm «donne») tratta prevalentemente del diritto matrimoniale e familiare e dei precetti riguardanti i voti fatti da donne che il marito ha il potere di annullare. Contiene i seguenti trattati: a) Jēbhāmōth («cognate»): levirato (v.), in capp. 16. b) Kēthubōth «scritti»: contratti matrimoniali. Tratta in 13 capp. dei giorni di celebrazione nuziali, di seduzione e violazione, di questioni patrimoniali in casi di monogamia e di poligamia. c) Nēdhārīm, «voti» (Num. 30): in 11 capp. tratta della formulazione del voto; voti di astinenza di vario genere; soluzione dei voti. d) Nāzīr «nazireo» (Num. 6): durata, valore, divieti, purità e impurità, soluzioni riguardanti il nazireato; nazireato di donne e di schiavi (9 capp.). e) Sōtāh («donna sedotta»): donna sospetta d'adulterio (Num. 5, 11 sgg.); tratta anche della vitella da uccidere in caso di onicidio per opera di ignoti (Deut. 21, 1-9); segni preannunciatori dell'avvento messianico; vari gradi di sacralità e di pietà (9 capp.). f) Gīrīn («divorzi», plur. di gērī): documenti per divorziare dalla moglie (o per liberare uno schiavo). Tratta in 11 capp. i precetti riguardanti la scrittura e la consegna del documento che annulla il matrimonio. g) Qiddāsin («consacrazione», ossia celebrazione del matrimonio): atto della coempto a mezzo d'un oggetto di valore (minimo, simbolico), a mezzo di un incaricato, per delega; quali delle 10 classi di famiglie ritornate dall'esilio babilonese possono contrarre matrimonio fra loro.
Il 4° ordine (Nēzīqīn «danni») tratta del giure civile e penale. Nel Talmud palestinese è detto eufemisticamente Jēšū'ōth «salvezza». Questo ordine contiene i seguenti tratti di diritto civile e penale. a-c) (in origine forse uniti): Bābhā' qammā', «porta prima» (7 capp.); Bābhā' mēzī'ā', «porta mediana» (8 capp.); Bābhā' bāthrā', «porta ultima» (10 capp.): sono di carattere introduttivo. d) Sanhedhārīn, «sinedrio». In 11 capp. spiega: il collegio di 3 giudici, il sinedrio piccolo di 23 e il grande di 71 componenti, l'elezione di giudici arbitramentali, i testimoni, la pena di morte, chi resta escluso dalla partecipazione alla vita futura, il falso profeta, i privilegi del sommo sacerdote e del re. e) Makhāth, «percosse» (Deut. 25, 1 sgg.): in 3 capp. tratta dei testimoni falsi, dell'omicida involontario e delle città di rifugio, di 59 azioni punibili con percosse. f) Šēbhū'ōth, «giuramenti» (8 capp.): espiazione di peccati di lesa sacralità levitica; varie specie di giuramenti; oggetti in custodia. g) Ēdhujōth, «testimonianze» (su 100 questioni principali emesse da autorità antiche). h) 'Ābhādhāh zārāh, «culto straniero»: obbligo di separarsi dai pagani e dal culto pagano (di
origine romana); limitazioni nella compra-vendita di animali e di ornamenti, di costruzioni, di palazzi; immagini e vino, culto pagano in genere. h) 'Abhōth, «padri»: sentenze di antichi rabbini. 10. Hōrāfōth, «insegnamenti», «decisioni»: tratta in 3 capp. l'errore in una sentenza giudiziaria, i limiti di responsabilità del tribunale e del giudicato, i valori genealogici: sacerdoti, leviti, semplice israelita, proselita, ecc. Un bastardo dotto vale più di un sommo sacerdote ignorante.
Il 5° ordine (Qudhālim «sacralità, culto sacrificale») tratta dei sacrifici, di quanto concerne la mattazione rituale, e di altri precetti cibari. Contiene i trattati: a) Zēbhōhim («sacrifici»), in capp. 14: le intenzioni con cui il sacrificio viene offerto; quanto lo rende inadatto; l'aspersione del sangue; quali sacerdoti sono esclusi dalla consumazione delle carni sacrificali. b) Mēnāfōth «sacrifici di farinacei» (Lev. 2, 2), in 13 capp.: le primizie, i 2 pani di Pentecoste offerti come primizie, i pani d'esposizione sulla mensa sacra; le libazioni. c) Hullin «cose» (profane, non sacre): tratta in 11 capp. la mattazione
di animali non sacrificali, i precetti riguardanti la mattazione, i precetti cibari, i divieti di mattare animali malati o destinati al culto pagano, il precetto di Lev. 22, 28 e di Ex. 23, 19; 34, 26; Deut. 14, 21 e Deut. 22, 6. d) Bēkhōrōth «primo-geniti», in 9 capp.: riguarda i precetti di Ex. 13, 2.12 sg.; 34, 19 sg.; Lev. 27, 26 sg.; Num. 8, 16 sg.; 18, 15 sg. e Deut. 15, 19 sg. e) 'Arākhīn «stime»: concernenti i voti (Lev. 25, 25 sg.; 17, 2-20) e le persone che compiono i voti. f) Tēmūrāth «cambio», 7 capp.: sostituzione nell'offerta di animali (Lev. 27, 10). g) Kērīthōth «estirpazione»: morte naturale prematura, di cui spesso nella Tōrāh, quali trasgressioni sono punite in questo modo, precetti sacrificali (6 capp.). h) Mē'īlōh: «sacrificio» di ammenda (Lev. 5, 15; Num. 5, 6 sg.), in 6 capp. i) Tāmīlōh (sacrificio «perpetuo» o «quotidiano»: Ex. 29, 38 sg.; Num. 28, 3 sg.). le veglie dei sacerdoti, le abluzioni rituali, il fuoco sacrificale, la preghiera mattutina, l'incenso, i salmi che i sacerdoti cantavano nei singoli giorni della settimana (7 capp.). l) Middāth «misure» (del colle del Tempio; mura e cortili): l'aula del sinedrio (5 capp.). m) Qinnim «nidi» d'uccelli: l'offerta di due colombi in Lev. 12, 8; inoltre: Lev. 15, 14 sg.; 5, 7; 14, 22 (capp.).
Il 6° ordine (Tēhārōth «purità») tratta della purità ed impurità levitica. Contiene i trattati: a) Kēlim «recipienti» (i più svariati): impurità levitica di essi (Lev. 6, 20 sg.; 11, 32 sg.; Num. 19, 14 sg.; 31, 20 sg.); i 10 gradi d'impurità che partono dall'uomo e i 10 gradi di sacralità che vanno dalla Terra Santa sino al sancto sanctorum del Tempio (30 capp.). b) 'Chidāth «tende»: il diffondersi dell'impurità che emana da una salma umana (Num. 19, 14 sg.), in 18 capp. c) Nēghā'im «piaghe», lebbra (Lev. 13 e 14), in 14 capp. d) Pārāh «vacca» (rossa: Num. 19): tratta dell'omicidio per mano di ignoti (Deut. 21), e dell'acqua di aspersione, in 12 capp. e) Tēhārōth «purità»: eufemismo per «impurità» di grado inferiore. f) Mīgwā'ōth «bagni» (rituali) per immersione, in 10 capp. g) Niddāh «mestruante» (e partoriente; Lev. 12; 15, 19 sg.; 18, 19; 20, 18), in 10 capp. h) Makhārīn o Maigīn, liquidi per cui i cibi possono diventare
ritualmente impuri (Lev. 11, 34. 37 sg.). i) Zābhīm «affetti da gonorrea» (Lev. 15), in 15 capp. l) Tēbhūl jōm «l'immerso della giornata», cioè lo stato d'impurità di chi ha compiuto il bagno di purificazione ed è in attesa del tramonto del sole per essere puro (Lev. 15 e 22, 6 sg.); il contatto da parte del tēbhūl jōm rende «inadatti», pābūl, taluni cibi e talune offerte (4 capp.). m) Jādhajīm «mani»: impurità rituale e purificazioni delle mani; intangibilità degli Scritti Sacri; quantità di acqua e modo di versarla per effettuare la purificazione (4 capp.). n) 'Og-
sin «steli»: casi di impurità di steli, buce e foglie di piante (3 capp.).
M. è pure tradotta nella versione di tutto il Talmud babilonese di L. Goldschmid. Eugenio Zolli