ALFABETO

ALFABETO. - È il mezzo di esprimere i singoli elementi vocalici e consonantici di una parola per mezzo di segni determinati e costanti.

1. ORIGINE

a) Quest'arte ha avuto bisogno di una lunga evoluzione. Precedono le scritture pittografiche (ideografiche) che esprimono le parole (idee)
FENICIOEBRAICOSAMARI TANOARAMA ICOSIRIACOGRECOSCRITTURA ALFABETICA
ARCAICOMESAQUADRATOLAPID.SEC.VIIIESTRAN GELOATENERĀSŠAMRA
ʾⱫ ⱬʾa
bʾe
gⱿʾu
db
hⲊⲊⲌⲍg
wⲏⲏⲏⲏⲏⲏd(z)
zⲓⲓⲓⲓh
h, ẖⲓⲓⲓⲓⲔⲓw
ⲓⲓⲓⲓⲔⲓz
yⲓ ⲓⲓⲓⲓⲓⲔⲓh
kⲓ ⲓⲓⲓⲓⲓⲔⲓ
lⲓ ⲓⲓⲓⲓⲓⲔⲓ
mⲓ ⲓⲓⲓⲓⲓⲔⲓy
nⲓⲓⲓⲓⲔⲓk
sⲓ ⲓⲓⲓⲓⲓⲔⲓl
cⲓⲓⲓⲓⲔⲓm
p(f)ⲓⲓⲓⲓⲔⲓn
ⲓ ⲓⲓⲓⲓⲓⲔⲓs
qⲓⲓⲓⲓⲔⲓ
rⲓⲓⲓⲓⲔⲓc
š(s)ⲓ ⲓⲓⲓⲓⲓⲔⲓg
tⲓ + +p(f)
ṣ̱
q
r
š
š̱

(dis. Esc. Catt.)

ALFABETO - Tavola dei segni alfabetici arcaici del vicino Oriente e della Grecia antica, derivanti dal fenicio, con annessa la scrittura alfabetica cunciforme di Rās Šamra. (Le colonne 1, 8, 10 contengono la trascrizione moderna).

Article illustration
ALFABETO - Le più antiche testimonianze di scrittura alfabetica : 1. Iscrizione protosinaitica (con trascrizione ebraica e latina) del sec. XVI (XVIII) a. C.; 2. Iscrizione di Sichem, del sec. XVII-XVI a. C.; 3. Epigrafe di una scure del Sommo Sacerdote (Râa Samra), del sec. XV ca. a. C.; 4. Iscrizione di Biblio del sec. XV ca. a. C.; 5. Iscrizione di una brocca (Lachis), del sec. XIII a. C.; 6. Lettera IIIª di Lachis, l. 20, ostrakon del sec. VI a. C.

Article illustration
ALFABETO - Lettera D dell'a. gotico a figure del « Maestro ES ». Incisione tedesca (sec. XV) - Berlino, Kaiser Friedrichmus.
(propr. B. Degenhart)
per mezzo di immagini appropriate; segue poi la scrittura sillabica che riserva un segno a ogni sillaba (ad es. la scrittura cuneiforme mesopotamica). Finalmente si è tentato di destinare un segno ad ogni suono (consonante o vocale). Essendo il numero dei suoni diverso nelle diverse lingue, anche il numero dei segni (« lettere ») varia fra 20 e 30 (l'ebraico ha 22 lettere, il greco 24, l'ugaritico 29). Questa scrittura si chiama alfabetica secondo le due prime lettere dell'a. greco.

b) Quando sia sorta la prima scrittura alfabetica, finora non si può dire con certezza. Essa quasi contemporaneamente appare in diverse regioni intorno al Mediterraneo. Nella penisola Sinaitica si sono trovate a Serâbit el-Hâdem, nelle miniere egiziane, una trentina di iscrizioni eseguite in caratteri simili parte ai geroglifici egiziani, parte alla scrittura semitica, e si è potuto stabilire che si tratta di segni alfabetici (A. H. Gardiner e K. Sethe), i quali vengono chiamati « protosinaitici ». Sulla data di queste iscrizioni gli archeologi finora non sono d'accordo. Da alcuni vengono ascritte all'epoca della dinastia XII (2000-1785), da altri - con maggiore probabilità - al tempo della dinastia XVIII (ca. 1500 a. C.). Nella Palestina le più antiche scritture alfabetiche sono state scoperte a Tell ed-Duweir = Lachis (iscrizione di un pugnale), a Tell Balâta = Sichem (due frammenti calcarei con alcune lettere), a Gezer (3 lettere probabilmente appartenenti a una iscrizione più lunga). Queste iscrizioni si ascrivono ai secc. XVII-XV a. C.; la loro interpretazione non si è ancora fatta con certezza, ma indubbiamente si tratta di scrittura alfabetica adoperata per scopi pratici della vita quotidiana. Nella Fenicia la più antica iscrizione finora scoperta è quella trovata a Biblio a piè dell'acropoli, contenente tre righe delle

quali la seconda viene quasi da tutti interpretata b-g-b-l-r-b = « a Gebal (= Byblos), maestro ». Viene ascritta da alcuni al sec. XVI, da altri al sec. XV. La data dell'iscrizione di Šafatbaal (Šiptibaal), prima del sec. XV a. C., e quella dell'iscrizione di 'Abdô', XVIII-XVII sec. a. C., proposte dal Dunand, sono ancora controverse. La famosa iscrizione del sarcofago di Ahîrâm di Biblio, fino a poco fa ritenuta la più antica della Fenicia, è di qualche secolo più recente, cioè del sec. XIII, ovvero, secondo recenti autori, del sec. XII o XI. I segni sono già piuttosto corsivi e suppongono un uso precedente relativamente lungo. Un a. assolutamente particolare è quello di Ugarit (Râs Šamra), scoperto nel 1929, non scritto, come gli altri a. trovati fino ad oggi, in caratteri lineari, ma con segni « cuneiformi », simili a quelli della scrittura (sillabica) assiro-babilonese. Dalla varia combinazione dei « cunei » si sono formati ca. 30 diversi segni che rappresentano le consonanti (e probabilmente 3 vocali) della lingua ugaritica (affine all'ebraico antico). Questo a. è probabilmente sorto un po' prima del 1500 a. C.

Questa esposizione sommaria mostra che nel 1500 a. C. la scrittura alfabetica era conosciuta e adoperata nelle regioni occupate più tardi dal popolo israelitico, o vicine ad esso. È dunque accertato che qualche secolo prima di Mosè la scrittura alfabetica si conosceva e praticava dai popoli con cui gli Israeliti avevano contatti. Non esiste invece finora alcuna prova che una scrittura alfabetica sia stata in uso circa la metà del II millennio presso altri popoli antichi. L'a. greco (dal quale poi dipende l'a. italico-latino) è derivato dall'a. semitico in epoca più recente, finora non bene accertata (fra il sec. XI e VIII a. C.).

c) Ove sia sorta la prima scrittura alfabetica, parimenti è dubbio. Molti autori credono che operai semitici, occupati nelle miniere del Sinai, l'abbiano inventata, adoperando i segni geroglifici egiziani per esprimere, secondo il principio dell'acrofonia, le vocali e consonanti; ma è opinione poco probabile, particolarmente nella supposizione che le iscrizioni proto-

Article illustration
ALFABETO - Lettera V dell'a. gotico a figure del « Maestro ES ». Incisione tedesca (sec. XV) - Berlino, Kaiser Friedrichmus.
(propr. B. Degenhart)
Article illustration
ALFABETO - Lettere P, Q da Vespasiano, Calligraphia, Venezia 1555.
(propr. B. Degenhart)
sinaitiche siano del sec. xv. Altri invece pensano che l'a. sia di origine fenicia. I Fenici, in frequente contatto commerciale con gli Egiziani, avrebbero preso come modello le lettere egiziane geroglifiche che rappresentano parole monosillabe (con omissione delle vocali), formando così un a. delle sole consonanti. Ma in questa supposizione difficilmente si spiegano le forme diverse di alcune lettere dell'a. protosinaitico. È poi poco probabile che l'a. lineare fenicio derivi dall'a. cuneiforme ugaritico, come altri ritengono. Probabilmente si deve supporre un a. protosemitico (prefenicio) dal quale dipendono i differenti tipi dell'a. semitico (protosinaitico, sudsemitico, palestinese, fenicio, ugaritico, ecc). Così l'invenzione dell'a. sarebbe da ascrivere a una epoca più antica di quella delle iscrizioni finora trovate, cioè all'inizio del II millennio o anche prima. Ma la questione non si potrà decidere senza nuove scoperte.

BIBL.: M. Sprengling, The Alphabet, in Or. Inst. Comm., n. 12, Chicago 1931; G. Boson, L'origine dell'a. e la Bibbia alla luce delle recenti scoperte epigrafiche, in Scuola Cattolica, 50 (1932), pp. 113-37; H. Bauer, Der Ursprung des Alphabets, in Der Alte Orient, XXXVI, 1-11, Lipsia 1937; D. Diringer, L'a. nella storia della civiltà, Firenze 1937; J. Flight, The Present State of Studies in the History of Writing in the Near East, in The Haverford Symposium, 1938, pp. 111-35; K. Sethe, Vom Bild zum Buchstaben, Lipsia 1939; M. Dunand, Bublia Grammata. Documents et recherches sur le développement de l'écriture en Phénicie, Beyrouth 1945; A. Bea, Die Entstehung des Alphabets, in Miscellanea G. Mercati, VI, Città del Vaticano 1946, pp. 1-35; W. F. Albright, The Early Alphabetic Inscriptions from Sinai and their Decipherment, in Bull. of the Amer. Schools of Or. Research, 110 (1948), pp. 6-22. Agostino Bea

2. A. NELLA MISTICA E NELLA MAGIA. - L'a. sia nel suo complesso sia nelle singole lettere di cui è composto, ha assunto ben presto un significato simbolico e mistico, che talora ha finito per essere degradato a magico. Valore simbolico nel suo complesso ha l'a. nella sigla A-Ω (v.)

che si riferisce alla divinità come principio e fine di tutte le cose: significato che si ripete nella croce decussata sui due bracci della quale sono scritte rispettivamente le lettere degli a. greco e latino; croce che si traccia con la cenere sul pavimento di una chiesa nel giorno della dedicazione: antico rito romano di delimitazione di un terreno ad uso sacro fatto dagli auguri con il tracciamento di due linee ad angolo retto, il decumano e il cardine; usato poi dagli agrimensori romani per la misurazione del terreno e adottato dal rituale cristiano della dedicazione delle chiese per consacrare lo spazio di terreno dedicato al culto.

Significato simbolico delle singole lettere, in relazione al valore numerico (isopsefico) delle medesime, si ha nella tradizione teologico-mistica del giudaismo (v. sotto) e dello gnosticismo che ne ha largamente abusato.

Secondo lo gnostico Marco (Ippolito 6, 45; Ireneo. 1, 14, 4) le 24 lettere dell'a. greco rappresentano la Verità e contengono il mistero della discesa di Cristo in terra. Infatti le 9 consonanti mute significano Padre e Verità; le 8 semivocali, Logos e Vita; le 7 vocali Uomo e Chiesa. Questo squilibrio di proporzioni tra le tre serie di lettere è stato sanato da Gesù il quale è sceso dalla prima serie (Padre) diminuendola di 1 ed è entrato nella terza (Uomo) aumentandola di 1.

Sempre secondo gli gnostici le 7 vocali greche (α, ε, η, ι, ο, υ, ω) simboleggiano musicalmente i sette toni dell'eptacordo, capaci di esprimere con suoni continui inarticolati (ποππυσμοί) le più soavi armonie in onore della divinità.

Esse rappresentano anche i 7 cieli planetari e il loro susseguirsi dall'a all'ω, conferma che l'Altissimo è il principio e la fine di tutte le cose e che i «cieli cantano la sua gloria».

Va ricordata a questo proposito la lapide del tempio di Apollo a Mileto, dove entro 7 cerchi elissoidi (due ne mancano) sono iscritte le 7 vocali; mentre in alto si legge un'invocazione agli arcangeli affinché proteggano la città di Mileto e i suoi abitanti. Le 7 ellissi rappresentano i 7 cieli planetari come si deduce dai segni simbolici in testa ad ogni ellisse.

Da questo significato mistico è facile il passaggio a quello magico da parte di menti incolte, che proprio nella misteriosità delle lettere, nel loro accozzamento, nella incomprensibilità della lingua in cui le parole formate sono scritte, ripongono il segreto della loro efficacia come si riscontra nell'uso di amuleti con pietre iscritte (v. ABRAXAS; AMULETO; DEFISSIONE; MAGIA). Nicola Turchì

3. A. NELLA MISTICA GIUDAICA. - Gli haggadisti attribuivano alle lettere un valore cosmico: esse ebbero gran parte nella creazione del mondo e nella rivelazione sinaitica. I cabalisti svilupparono il sistema; parlano di lettere celesti e terrestri, maschili e femminili. Nel testo biblico sono osservate varie coincidenze: ad es. nel Salterio ricorre 22 volte la parola 'ašrē («Beati...») in conformità alle 22 lettere dell'alfabeto in cui è redatta la Torāh; l'acrostico alfabetico in Lamentazioni indicherebbe che il popolo aveva mancato all'adempimento di tutti i precetti della Legge; «da alef fino a tau» equivale a «alfa (v.) ad omega», onde il valore attribuito a 'eth in Gen. 1, 1.

Per mezzo del valore numerico delle lettere si cerca di stabilire l'antichità del mondo. Si stabiliscono rapporti tra parole aventi lo stesso numero di lettere o le stesse lettere anche se in ordine di successione diverso: ad es. mē'ōdh (molto) e 'ādhām (Adamo).

Criptografia. Fenomeno criptografico è la gematria (γραμματεία), basata sul valore numerico e la permutabilità delle consonanti, in uso nell'esegesi haggadico-midrasica e nella letteratura cabalistica. In luogo di una data lettera si scrive quella seguente nell'a. (beth per alef) o la dodicesima. Il procedimento athbaš consiste nel mettere l'ultima lettera dell'a. in luogo della prima, la penultima in luogo della seconda e così via: in Ier. 51, 41 Īšākh=Babel (Babilonia). Altra permutazione è il tafraq, cioè in luogo dell'ultima lettera la penultima, in luogo di questa la ters'ultima, ecc.

Abbreviazioni. Abbreviazioni (rāšē tēbhāth «principi di

parole») ricorrono in iscrizioni semitiche sino dal VI sec. a. C. I Settanta presuppongono abbreviazioni nel testo ebraico a loro disposizione; ogni lettera è considerata come principio di una data parola, e lo scritto attribuito a R. Aqiba (Le Lettere) enumera questi significati. Comune è jod per il tetragramma, sulle monete maccabaiche f per fenath (anno), negli epitafi alef per «amen» e f per šālām (pace). Questo procedimento è chiamato notarikōn, in origine aggettivo, nel greco seriore «notarios» (tachigrafo). Le abbreviazioni talmudiche servivano per appuntare in forma concisa le discussioni. Nell'esegesi talune parole vengono scomposte considerando ogni lettera come principio di una parola. Simān (greco σημεῖον) significa nella Mišnāh: segno per riconoscere, indizio; nel Talmūd serve come mezzo mnemotecnico per collegare vari simanim formandone una parola sola. Altre volte ricorrono abbreviazioni per formole laudative, ad es. z-s-l (il ricordo del giusto a benedizione, Prov. 10, 7).

Espongono questi procedimenti Le Lettere di R. Aqiba e quelle di Ben Sira, Alphabetum Siracidis, ambedue considerate come appartenenti all'VIII sec. d. C.

Mistica. Secondo i cabalisti le lettere sono sostanze spirituali in cui la forma esteriore corrisponde alla essenza interiore. Le lettere sono collegate alle 10 sefirāth. Ogni volta che si pronuncia o si applica una lettera si desta la sua essenza spirituale facendo sorgere «forme sante» che si congiungono con le lettere celesti (influenze pitagoriche?). Le lettere sono le vesti della Torāh, intessute di tutti i colori della luce, bianco, rosso, verde e nero. La preghiera cambia le lettere in sostanze spirituali che si innalzano al cielo. La prima lettera è la fonte di tutte le altre che si dividono in tre gruppi di cui il primo è il mistero della linea della grazia, il secondo della misericordia, il terzo del diritto. Soltanto Adamo conosceva, prima del peccato originale, le 5 lettere finali (m, n, s, p, kh). Abramo le riconobbe per ispirazione, e la loro conoscenza passò

Article illustration
Article illustration
Questa lettera. B. si compone de doi rôdi e quello deforto si lo più grando del noue parti luna cioè uolèsser li cinque nōi de la sua alteza p diametro. E quella defopra uolèsser li quatro noni medèsimamente per diametro, cōme qui defopra proportionaramète negliochi te sa presente.

Questa lettera. S. se caua de octo tondi & questa si la sua Ragione ut hic in exemplo apparet li quali per la sue para telle trouādo lor centri trouerai quelli de forto esser magiori de li de sopra un terzo del nono del suo quadro. La pancia de mezzo uolèsser grossa el nono aponto de lalteza. Le futili un terzo de la grossezza terminando le teste cō sua grazia.

(fot. Enc. Catt.)

ALFABETO - Lettere B e S, da L. Pacioli, De divina proportione (sec. xv).

poi ad Isacco, Giacobbe e Giuseppe; ma si oscurò in seguito all'adorazione del vitello d'oro. Le riconobbero Mosè, Giosuè ed i 70 Anziani. Rifulsero poi in Palestina assieme alle altre 22 lettere dell'a. nel mistico Cantico dei cantici.

Ogni combinazione di lettere (sérif) esprime una idea mistica; questa teoria si riscontra già nella letteratura talmudica e poi ricorre nel mistico Libro della creazione e nel commento ad esso di Sabbatai Donnolo. Esiste un sérif con cui si può creare anche un uomo. La dottrina della sintesi delle lettere assume grande importanza in quella dei nomi divini.

BIBL.: F. Dornseiff, Das Alphabet in Mystik und Magic, 1ª ed., Lipsia 1922, 2ª ed., ivi 1925; M. Guttmann, Alphabet in der Agada, in Enc. Judaica, II, coll. 442-47; S. A. Horodesky, Alphabet in der Kabbala, ibid., coll. 447-51. Eugenio Zolli

4. A. NELLA PEDAGOGIA. - Pedagogicamente e psicologicamente è interessante studiare i metodi didattici escogitati per l'insegnamento dell'a. Tralasciando quelli meno recenti, tramandati nei vari Santa Croce e Abbecedari, si accenna qui unicamente alle tendenze attuali più seguite, le quali tutte hanno origine dal movimento psicopedagogico determinatosi nel secolo scorso. Secondo il metodo fonetico analitico o sincretico (Mauro, Jacotot, Decroly, ecc.) l'insegnamento dell'a. nelle sue espressioni

grafica e vocale non deve essere fatto partendo dai singoli segni e suoni, bensì dalla parola, fatto fonico razionale di maggiore concretezza per il bimbo, che dev'essere posto immediatamente nella realtà psicologica del linguaggio. Soltanto successivamente il vocabolo si decomporrà in sillabe e lettere dimostrando il valore di ogni carattere e fonema. Questo metodo sarebbe confermato da una doppia serie di esperienze: 1º. che la lettura non viene fatta per sillabe ma a parole intere; 2º. che gli idioti, pur non riuscendo ad apprendere il valore delle singole lettere, leggono parole complete. Il metodo sintetico (Lindner) procede inversamente: parte dagli elementi dei vocaboli, cioè dai suoni elementari, lettere e sillabe. In entrambi i sistemi la lettura è dapprima meccanica, prevalendo il contributo dell'intelligenza a misura dell'accrescersi dell'automatismo.

Notevoli l'uno per la sua originalità, l'altro per la praticità i metodi italiani Ferretti e Montessori. G. Ferretti vorrebbe far rivivere nei bimbi il processo che maturò nell'umanità l'invenzione dell'a. (specialmente l'esigenza della scrittura alfabetica) attra-

verso le fasi progressive e semplificatrici della pittografia e ideografia, che nella pratica scolastica sarebbero riassunte nel disegno. M. Montessori, partendo dal principio di Itard e Séguin del transito naturale dal disegno alla scrittura, combatte come innaturale la didattica che attraverso una infinita moltiplicazione di aste e di curve credeva preparare nel modo migliore la meccanica della scrittura. Essa propugna l'acquisizione dell'abilità

motoria attraverso disegni, geometrici dapprima, poi alfabetici fatti su figure e lettere in rilievo. Simultaneamente all'attività grafica il bimbo impara a pronunciare i suoni corrispondenti ai segni alfabetici, isolati dapprima in unità sillabiche e verbali subito dopo. Casellari con lettere intagliate servono a comporre nuove parole e così, in quest'attivismo, lettura e scrittura embrionalmente fuse vengono apprese rapidamente e senza fatica.

Troppo numerose per poter essere qui rammentate le variazioni e innovazioni didattiche per l'apprendimento dell'a. escogitate in questa prima metà del sec. XX. Essenziale in ognuna di esse appare la tendenza verso una maggiore praticità che lasci più largo

margine alla collaborazione dei piccoli alunni.

BIBL.: F. Lénormand in Daremberg e Saglio, Dictionnaire des antiq. grecques et romaines, I, Parigi 1875, pp. 188-218; P. Berger, Histoire de l'écriture dans l'antiquité, Parigi 1891; J. Taylor, The Alphabetian Account of the Origin and Development of Lettres, 2ª ed., Londra 1899; E. Clodd, History of the Alphabet, Londra 1900; G. Ferretti, L'A. e i fanciulli, Firenze 1919; H. Jonsen, Geschichte der Schrift, Hannover 1925; M. Montessori, Il metodo della pedagogia scientifica, 3ª ed., Roma 1935. Felicissimo Tinivella

ALFABETO (RITO): V. CHIESA, dedicazione della.

Cite this article

“ALFABETO.” Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), p. 504. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/alfabeto.