Enciclopedia Cattolica vol. I, 1948 Sacra Scrittura

ALFA E OMEGA

English Cita

APOCALITTICHE, LETTERE rimanda qui.

Noto anche come: inglese: the Alpha and the Omega

ALFA E OMEGA - Iscrizione marmorea proveniente dal Cimitero di Commodilla (a. 409) - Roma, Museo Lateranense.
ALFA E OMEGA - Iscrizione marmorea proveniente dal Cimitero di Commodilla (a. 409) - Roma, Museo Lateranense.

ALFA E OMEGA (Λ-Ω). - Formola allegorica dell'Apocalisse (1, 8; 21, 6; 22, 13), che accosta la prima e l'ultima lettera (il principio e il termine) dell'alfabeto (greco) come titolo divino: « Io sono l'alfa e l'omega », dice il Signore, il quale interpreta subito « Colui che è e era e viene, l'Onnipotente (ὁ παντοκράτωρ) » (1, 8), « il principio e il termine » (21, 6), « il primo e l'ultimo, il principio e il termine » (22, 13). L'arcano titolo, che indica la totalità nell'essere e nella durata, si riferisce esplicitamente nei due ultimi passi (21, 6 e 22, 13) a Gesù Cristo, al quale è costantemente attribuito nella letteratura patristica e nell'uso cristiano; nel primo passo (1,8) designa Dio nella sua eterna infinità, ma con allusione a Gesù (cf. 1, 13. 17-18; 2, 8).

Nel senso di primo-ultimo (cf. Eccli. 24, 38), gli ebrei posteriori usavano alef-tau, prima e ultima lettera dell'alfabeto (ebraico), per indicare la totalità. Nel Jalqut Reuben (sec. XIII): « Adamo trasgredi l'intera Legge dall'alef al tau (fol. 17, 4); Abramo osservò la Legge dall'alef al tau (fol. 48, 4); quando Dio benedice Israele lo fa dall'alef al tau (lettere iniziale e finale di Lev. 26, 3-13), ma quando lo maledice lo fa solo dal wave al mem (Lev. 26, 14-43) » (in J. C. Schoettgen, Horae hebraicae et talm., in Apoc. 1, 8). Rabbi Chanina e Reš Lakiš (sec. III) danno rose « verità » (aleftau oltre mem = il punto di mezzo) come « sigillo di Dio ». La Šekināh (« Presenza »), cioè Dio, era dai cabalisti designata alef-tau (J. Buxtorf, Lexicon chaldaicum talmud. et rabbinicum, p. 1). Ma a torto R. H. Charles afferma che l'« A e Ω » dell'Apoc. riproduce tale espressione ebraica. B. Allo gli assegna invece un'origine ellenistica, derivandolo da formole pagane (« mistica delle lettere ») diffuse in Asia Minore, cui s. Giovanni avrebbe dato senso cristiano.

L'uso metaforico delle due estreme lettere dell'alfabeto era noto agli scrittori profani: « A » significava preminenza, « il primo » (cf. il contemporaneo Marziale, Epigramm., II, 57; V, 26), « A-Ω » la totalità, « dal primo all'ultimo » (cf. Teodoreto, Hist. Eccles., IV, 7; PG 82, 1136). Così in italiano « dall'A alla Z » vale « tutto, dal principio alla fine » (N. Tommaseo, Diz. d. Lingua ital., I, p. 1); « dall'A all'O » ricorre in tal senso presso Dante (Par. XXVI, 17; Epist. Cani, 90) e i trecentisti (F. Sacchetti, Canzone 298, in Rime, ed. A. Chiari, Bari 1916: « Da l'A a l'O disvaria Marte e Morte »), chiara eco della lettura dell'Apoc. Nella forma dunque, A-Ω era locuzione fondamentalmente non oscura per i letterati.

Per il concetto, l'Apoc. sembra direttamente collegarsi a Is. 41, 4; 44, 6; 48, 12, ove Dio promette la redenzione definendosi: « Io sono il primo e l'ultimo » (parole con cui l'Apoc. spiega la formola « A-Ω » in 21, 8 e 22, 13), come garanzia dell'avveramento (cf. Is. 43, 10-12). L'Apoc. quindi vuol insinuare nel proemio (1, 8) e nella conclusione (21, 6 e 22, 13) che il consiglio salvifico di Dio si compirà fino alla fine, quando l'Onnipotente (1, 8) debellera i suoi antagonisti nel « giudizio » di Gesù Salvatore e Sovrano, principio (Ps. 101 [102], 26 e Ebr. 1, 10; 12, 2; Io. 1, 1) e termine (Rom. 10, 4). « A-Ω » esprime la trascendenza divina, nei suoi attributi d'infinità, eternità, causalità (efficiente e finale) universale, includendovi l'economia della Redenzione.

Così spiega Clemente Alessandrino (Stromata, IV, 25; PG 8, 1365): « il circolo di tutte le perfezioni, che si aggirano e s'incentrano nell'unità ». Più pienamente Tertulliano (De monogamia, 5; PL 2, 935), che trascrissero poi s. Girolamo (Adv. Iovin., 1, 18; PL 23, 247 sg.) e s. Isidoro (Etymol., 1, 3; PL 82, 76 sg.): « Duas Graeciae litteras, summam et ultimam, sibi induit Dominus, initii et finis concurrentium in se figuras, uti, quemadmodum A ad Ω usque volvitur et rursus Ω ad A replicatur, ita ostenderet in se esse et initii decursum ad finem et finis recursum ad initium, ut omnis dispositio in eum desinens per quem coepta est, per sermonem scilicet Dei qui caro factus est, proinde desinat quemadmodum et coepit ». E Prudenzio, Cathemerinon, IX, 11 sg. (PL 59, 863): « Alpha et Ω cognominatus: Ipse fons et clausula - Omnium quae sunt, fuerunt quaeque post futura sunt ». Cf. s. Cipriano, Testimon. adv. Iud., II, 1. 6. 22; III, 100; PL 4, 725. 730. 745. 806; s. Paolino Nolano, che per primo attesta l'uso di « A-Ω » nell'arte, Carm., 19, 645-52; 30, 89-96; PL 61, 546 sg., 673; Areta di Cesarea, ad Apoc. 1, 8 in J. A. Cramer, Catenae Graecorum Patrum in N. T., VIII, Oxford 1844, p. 189 sg. - Sull'interpretazione gnostica (A-Ω forma il numero 801, equivalente a περιστερά « colomba ») di Marco discepolo di Valentino, cf. s. Ireneo, Adv. Haer., I, 14, 6; 15, 1; PG 7, 608. 616 sg., e Tertulliano, De praescript., 50; PL 2, 88.

BIBLI.: N. Muller, s. v. in Realenc. für prot. Theol. u. Kirche, I (1896), pp. 1-20; R. H. Charles, in Hastings, Dict. of the Bible, I (1898), p. 70; id., The Revelation of St. John, I, Edimburgo 1920, p. 20; F. Cabrol, s. v. in DACL, I, pp. 1-25; B. Allo, L'Apocalypse, 3ª ed., Parigi 1933, p. 8; H. L. Strack-P. Billerbeck, Kommentar zum N. T. aus Talmud und Midrasch, I, Monaco 1922, p. 156; II, pp. 362, 546, 693; A. Skrinjar, « Ego sum A et Ω », in Verbum Domini, 17 (1937), pp. 10-20; E. Lohmeyer, Die Offenbarung des Johannes, Tubinga 1926, pp. 11, 126; id., s. v. in Reallexicon für Antike und Christentum, fasc. 1-2, Lipsia 1941, pp. 1-4.

Antonino Romeo

ARCHEOLOGIA

I cristiani usarono esprimere sui monumenti la formula A-O, collocando le due lettere a fianco del crismon o monogramma di Cristo; di rado le usarono da sole, come nel celebre titolo di Evelopi in Cesarea di Mauritania (De Rossi, in Bullett. di Arch. crist., 1ª serie, 2 [1864], p. 28). Intesero probabilmente essi in quel modo protestare contro gli ariani che negavano la divinità del Verbo; difatti quell'uso ricorre solo dopo il Concilio di Nicea. Varie anomalie nell'uso di affiancare le due lettere al monogramma sono dovute semplicemente alla negligenza o bizzarria dei lapidici; spesso esse sono addirittura appese all'asta orizzontale della croce monogrammatica (tardi), piuttosto a scopo ornamentale che per imitazione delle croci processionali.

Bibliografia2 opere
BIBL.: F. S. Kraus, s. v. in Realencyklopädie der Christlichen Altertümer, I (1882), p. 60 sgg.; H. Leclercq, s. v. in DACL, I, p. 1 sg.

Antonio Ferrua

Informazioni sulla voce

Di Antonino Romeo, Antonio Ferrua

Fonte Antonino Romeo: firma a stampa; Antonio Ferrua: firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), coll. 841–843.

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Altre voci di Antonino Romeo: ALFEO · ALEXANDER, JOSEPH ADDISON · ALEXANDER, ARCHIBALD · ALFONSO DI ZAMORA · ALFORD, HENRY

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Chicago

Romeo, Antonino, and Antonio Ferrua. “Alfa e Omega.” In Enciclopedia Cattolica, vol. I, coll. 841–843. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948. https://azioneromana.com/it/article/alfa-e-omega.

MLA

Romeo, Antonino, and Antonio Ferrua. “Alfa e Omega.” Enciclopedia Cattolica, vol. I, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948, coll. 841–843. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/alfa-e-omega.

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