ALFARANO, TIBERIO

ALFARANO, Tiberio. — N. a Gerace (Reggio Calabria), nel 1544 serviva già a S. Pietro e dal 1567 ne fu chierico beneficiato. M. nel 1596, lasciò i suoi beni alla Compagnia del S.mo Sacramento e la ricca biblioteca ai Gesuiti. Per devozione propria e incitamento del canonico Giacomo Ercolano si provò di serbare memoria ai posteri di quanto si andava in quegli anni demolendo della basilica primitiva di S. Pietro per la nuova costruzione michelangiolesca. Dapprima concepì la sua opera come un supplemento alle descrizioni di Vegio (v.), ma poi come commentario continuò ad una minuta pianta della vecchia basilica fatta da lui stesso descendente a più riprese (1571, 1576, 1582). Una recensione della pianta fu incisa in rame e data alle stampe nel 1590; rimase invece inedito il testo, di cui una copia definitiva fu presentata a Gregorio XIII nel 1582. L’autografo, che si conserva, continuò ad essere corretto dall’A. sino alla morte. Queste note dell’A. e la sua pianta sono, con gli Instrumenta authentica del Grimaldi (v.), le fonti più ricche e più importanti per la conoscenza dell’antica basilica di S. Pietro; esatte e degne di fede in tutto ciò che l’A. dice di aver visto, furono largamente sfruttate da quanti dopo d’allora scrissero su quell’argomento, spesso senza citare la fonte. — Vedi Tav. LXIV.

BIBL.: Ediz. eccellente con ricco commentario di M. Cerati, Tiberii Alpharani De basilicae Vaticanae antiquissima et nova structura, Roma 1914. Cf. anche G. Beltrami, Notizie su Tiberio Alfarano in Arch. della Soc. Rom. di Storia patria, 41 (1928), p. 327 sgg.; F. Ravanat, Altre notizie sull’Alfaro, ibid., 65 (1942), p. 235 sgg.