MARTE (MARS)

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MARTE (Mars). - Divinità italica e romana. La diffusione del suo culto, anteriore all’egemonia romana e quindi indipendente da essa, è dimostrabile non solo tra i popoli latini, ma anche tra gli Umbri, Sabini, Oscì; in Etruria, dove si chiama Maris, il suo culto è probabilmente dovuto all’influsso italico. In molti calendari dell’Italia non ancora romanizzata figura un mese dedicato a M. (corrispondente al martius, marzo, romano).

A Roma il suo centro di culto più antico era l’ara Martis nel campus Martius. Nella regia si custodiva una lancia, simbolo del dio: prima di partire in guerra, il condottiero la scuoteva, invocando il dio con le parole: Mars vigilia! A lui sono sacri anche i dodici scudi (ancilia) che la leggenda concepiva come copie di un originale caduto dal cielo, ordinate dal re Numa al fabbro Mamurio Veturio per nascondere l’originale. I Salii, sacerdoti di M., li portavano in giro, adoperandoli nelle loro danze rituali, nei periodi sacri al dio; i giorni in cui essi erano in movimento (ancilia movere) e non riposti (ancilia condere) nella regia, avevano un carattere pericoloso (dies reliquosi). Benché M. non sia privo di notevoli riferimenti alla vita agraria (viene invocato nel Carme arcaico degli Arvali, mentre nel culto privato gli si sacrifica per la salute dei buoi e in occasione della lustrazione dei campi), l’aspetto che prevale nel suo culto è quello di dio guerriero: come tale, egli verrà identificato con il greco Ares. Per i Romani, lo Stato deve a M., padre di Romolo e Remo, la sua nascita; anche presso gli altri Italici, M. ha la funzione del supremo protettore del popolo. I suoi animali simbólici – lupo, picchio, toro – guidano i popoli nelle migrazioni e lotte (cf. il nome degli Irpini da hirpus = lupo e dei Piceni da picus = picchio). A Roma l’importanza grandissima del dio risulta dalla posizione del suo sacerdote, flamen Martialis, che è il secondo dei tre fiamini maggiori dopo quello di Giove, nonché dalle numerose feste che gli son dedicate nel più antico calendario. Queste sono: i due Equirria, l’Agonium del 17 marzo, i Quinquatrus, il Tublistrium, l’october equus, l’Armilistrium (marzo e ott. sono i periodi culminanti). Particolarmente caratteristico è il rituale dell’october equus: il cavallo vincitore di una corsa sacra viene sacrificato dal flamen Martialis; con il suo sangue si bagna il focolare della regia, mentre il resto si conserva come ingrediente del suffimen per purificare il popolo nella festa dei Parilia.

I luoghi di culto più antichi di M. sono tutti fuori del pomerio: così l’ara Martis in campo e il santuario a Porta Capena, dove l’esercito si raduna prima di andare al fronte.

Nell’epoca di Augusto il culto nuovo di Mars Ultor (vendicatore di Giulio Cesare) assume un’importanza straordinaria; al suo tempio, costruito in solo privato da Augusto, si trasferiscono vari privilegi del tempio capitolino di Giove. - Vedi tav. XV.

Bibl.: G. Wissowa, Religion und Kultus der Römer, 2ª ed., Monaco 1912, p. 141 sg.; G. Hermannsen, Studien über den italischen und römischen Mars, Copenaghen 1940; G. Dumézil, Naissance de Rome, Parigi 1944, p. 38 sg. Angelo Brelich