MARTELLI, PIER JACOPO. - Letterato, n. a Bologna il 28 apr. 1665, m. ivi il 10 maggio 1727. Professò eloquenza nella sua città. Nel 1713 accompagnò in Francia mons. Aldovrandi, ministro apostolico, e soggiornò a Parigi nove mesi, pubblicandovi un Dialogo sopra la tragedia antica e moderna (1714). Stampato a Roma (1715) il suo Teatro, fu chiamato a Bologna ad occupare il posto, che tenne fino alla morte, di maggior segretario del Senato.
Il M., ingiustamente noto ai posteri quasi soltanto per il verso « martelliano » (sentenario doppio), è uno dei più fecondi e ingegnosi scrittori del primo Settecento. Avversato dal Gravina e dal Maffei, si vendicò con il Femia sentenziato (1724), in versi sciolti che piacquero al Parini. Scriase melodrammi, commedie, tragedie; coltivò anche la lirica e la satira: notevoli il suo Canzoniere (1710) e Il Secretario Cliternale (1717), sette satire in terza rima, nelle quali finge d'insegnare a un nobile idiota, il baron di Cervara, la maniera di diventar letterato: prepariniano esempio di continuato insegnamento ironico. Tentò anche l'epica: attese negli ultimi anni al Carlo Magno, che, se fosse compiuto, avrebbe la palma tra i poemi epici del Settecento. Tra le sue prose argute e vivaci, non va dimenticato Il vero parigino italiano, tre dialoghi lucianeschi, scritti in difesa dell'onore nazionale.
BIRL.: edizioni: Opere, 7 voll., Bologna 1729-33. Studi: I. Carini, L'Arcadia, I, Roma 1891, p. 186 sgg.; A. Restori, Il « Carlo Magno », poema inedito di P. J. M., Cremona 1891; G. Toffanin, L'eredità del Rinascimento in Arcadia, Bologna 1924, pp. 249-66; B. Croce, I versi di Teresa Zani; Le prose di P. J. M., in Letter. ital. del '700, Bari 1949, pp. 58-92. Giulio Natali