TREVIRI (TRIER), DIOCESI di. - Città e diocesi nella Germania occidentale. Ha una superficie di 12.870 kmq. con una popolazione di 2.101.324 ab. dei quali 1.595.031 cattolici distribuiti in 915 parrocchie, servite da 1263 sacerdoti diocesani e 454 regolari; ha due seminari, 54 comunità religiose maschili e 388 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 430).
Sulla Via Romana, tra Lione e Colonia, Augusta Trevirorum divenne residenza imperiale a motivo della sua importanza strategica e della sua vicinanza alla frontiera.
Nel 285 Massimiano Erculeo pose a T. la sede della sua capitale che si ingrandì sotto Costanzo Cloro e Costantino; di questi una moneta d'oro riproduce la Mosella, il ponte, una porta monumentale sormontata dalla statua dell'Imperatore e in prospettiva il recinto delle mura. Oltre Costanzo Cloro e Costantino, vi dimorarono Costante, Valentiniano I dal 364 alla morte, Graziano e Massimo.
T. ebbe il suo anfiteatro, le sue terme; raggiunse il suo splendore come capoluogo della prefettura del pretorio delle Gallie. Fu la seconda capitale della Prima Belgica e divenne metropoli ecclesiastica. Vi nacque s. Ambrogio; vi furono in esilio s. Atanasio dal 335 al 337 (Apologia contra Arianos, 9, 87); fu visitata da s. Girolamo, s. Agostino e s. Martino di Tours; Ausonio vi fu quale istituto di Graziano. Ma col trasferimento della prefettura del pretorio ad Arles, al principio del sec. v, cominciò la sua decadenza. I Franchi l'occuparono ca. il 464 e divenne una contea con a capo il comet Arbogasto. Col Trattato di Verdun dell'843 T. venne incorporata nel regno di Lotario. Il potere comitale passò allora agli arcivescovi finché nel 1212 ricevette le lettere patenti dall'imperatore Ottone IV, confermate da Corrado IV. Però nel 1308 tornò sotto la giurisdizione arcivescovile, con amministrazione di scabini che venne completata dall'arcivescovo nel 1443 con l'elezione di due borgomastri. Fu occupata nel 1634 dagli Spagnoli e nel 1645 dai Francesi. Col Trattato di Lunéville del 1808 divenne capoluogo del dipartimento della Sarre; i Tedeschi la riconquistarono tra il 4-5 genn. 1814. Col Trattato di Vienna passò al Regno di Prussia.
L'arcidiocesi ebbe per suffraganee le diocesi di Metz, Toul e Verdun. Con la bolla De salute animarum del 1821 il papa Pio VII fece T. suffraganea di Colonia.
Mancano documenti antichi che confermino le tradizioni locali relative a martiri di T. Il suddiacono Ursiniano «meruit sanctorum sociari sepulchris» (CIL, XIII, 3787), ma per sepulchra si deve forse intendere l'altare nel quale erano conservate reliquie di martiri venuti da fuori (H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, 2ª ed., Bruxelles 1937, p. 359). Per l'epoca antica vescovi di T. furono i ss. Eucario ca. il 250, Valerio, Materno, Agricio nel 314; Massimino (332-49 ca.) il quale accolse nel 336-37 Atanasio vescovo di Alessandria; il vescovo Paolino (347-58) trasmise a s. Atanasio le lettere di ritrattazione di Ursacio e Valente; al Concilio d'Arles del 353, fu deposto ed esiliato in Frigia dove morì nel 358. Felice (386-400 ca.); Severo, ca. il 430; nel 479 Iamlychus. Presso Chalon-sur-Saône nella chiesa di St-Germain-du-Plain si rinvenne una lastra marmorea in cui proposero di riconoscere l'epitafo di «Iamlychus ep(iscopus)» deposto «in spe resurrectionis» nel 479 (CIL, XIII, 2478; E. Diehl, Inscr. christ. lat. veteres, Berlino 1925-31, n. 1077).
Il Duomo fu eretto ca. il 375; distrutto in parte dai Franchi nel sec. V. Fortunato loda l'opera di Nicezio (525-66) per i restauri compiuti nella Cattedrale: «Tem-

(da Th. Kemp), Die vorläufigen Ergebnisse der Ausgrabungen auf dem Gelände des Trierer Domes, in Germania, 2 (1931), n. 15, tav. 1, n. 2)
Le esplorazioni compiute dal 1943 in poi in T. hanno permesso di riconoscere nel Duomo e nella Liebfrauenkirche una doppia basilica tra cui è compreso il battistero. Della grande basilica costantiniana (324-26 e 348) si è rinvenuto l'atrio preceduto da una specie di marlhes e la basilica stessa a tre navate che venne in parte sostituita da una grande sala quadrilatera; tra gli aa. 370-78 al tempo dell'imperatore Graziano tali costruzioni vennero sovrapposte ad una grande sala in cui furono raccolti ca. 50.000 frammenti di stucchi dipinti i quali, diligentemente ricomposti e studiati, hanno restituito ritratti di s. Elena madre di Costantino e di Fausta moglie dello stesso, oltre ad eroti, ecc. Il carattere cristiano del complesso è attestato dalla disposizione degli ambienti e da graffiti come, ad es., «Marti vivas in Deo XP semper. Germanio vivas in Deo XP semper; ΕΛΠΙΑΙΟC Marcellianus».
Questo grande santuario, paragonabile per imponenza agli edifici costantiniani dell'Anastasis di Gerusalemme e della Natività a Betlemme, venne poi trasformato sia sotto il vescovo Nicezio nel sec. vi, sia dopo l'incendio e la catastrofe dell'882 per opera dei Normanni, con i lavori degli arcivescovi Egberto (977-93) e Roberto (931-956), che eresse l'«aula sanctae Dei Genitricis», e dell'arcivescovo Popone (1016-47).
Nel tesoro, la placchetta eburnea con due vescovi assisi che portano sui loro ginocchi una cappella reliquiaria nell'atrio precedente la chiesa. Forse si riferisce alla traslazione delle reliquie compiute da s. Elena e dal vescovo Agricio; altri preferirono vederci traslazione di reliquie di s. Stefano nel 428. Nel Tesoro si conserva anche il celebre codice di Egberto del sec. x (F. X. Kraus, Die Miniaturen des Codex Egberti in der Stadtbibliothek zu Trier in unveränderlichen Lichtdruck, Friburgo in Br. 1884). La chiesa, dedicata alla B. Vergine (Liebfrauenkirche), fu eretta tra il 1242-53, a pianta centrale, gotica; romaniche sono la cappella dedicata alla S. Croce (Heiligkreuzkapelle) e la chiesa di S. Simone (seconda metà del sec. xii) nella monumentale Porta Nigra. La chiesa di S. Lorenzo fu dedicata dall'imperatore Valentiniano (G. B. De Rossi, Inscr. christ. Urbis Romae, II, Roma 1888, p. 6, n. 6); presso il palazzo romano l'«ecclesia ad Palatium» è menzionata nei Gesta Trevirorum. Molte iscrizioni cristiane si rinvennero in S. Mattia, in S. Massimino e nel cimitero detto degli Evangelisti; nell'oratorio di S. Eucario, in S. Mattia un'iscrizione greca ricordava un 'ΑΩ-ΟC Agrippa Siro, nato presso Apamea (F. X. Kraus, Die

(da Th. Kempt, art. cit., fig. 1)
L'abbazia benedettina di S. Maria « ad Martyres » sulla Mosella fu fondata dall'arcivescovo Lutvino nel sec. VII in memoria dei pseudo martiri Tebei; venne restaurata nel 975 dall'arcivescovo Teodorico, fu soppressa nel 1802 da Napoleone I (Weisenahl, Der Grundbesitz des Klosters S. Maria ad Martyres zu Trier in Butzweiler, in Trierische Heimat, 4 [1927-28], pp. 97-99; Cottineau, II, coll. 3210-11).
La chiesa di S. Massimino, in origine S. Giovanni Ev., poi S. Ilario, fu più volte rifatta. L'abbazia benedettina fu arricchita dai Merovingi e dai Carolingi; rimangono avanzi della cripta e di pitture carolingie; devastata nell'882 dai Normanni, fu rifatta nel 934; nel sec. IX fiori il suo scriptorium (codice di Ada del sec. IX nella Biblioteca comunale); dette sviluppo ad altre abbazie della Germania (Echternach, Tegernsee, Maria Laach e Branweiler); fu soppressa nel 1802 (Cottineau, II, coll. 3212-13). A S. Massimino si è scoperto un oratorio adorno di affreschi rappresentanti la Crocifissione, gli Evangelisti, i quattro profeti maggiori, santi martiri e confessori; dalla storia del monastero sono databili all'età carolingia (H. Eichler, Peintures murales carolingiennes à St. Maximin de Trèves, in Cahiers archéologiques, 6 [1952], pp. 83-90).
S. Paolino è costruzione del IV sec., rifatta nel sec. XII; fu distrutta dai Francesi nel 1674, trasformata in stile rococò nel 1732-54, contiene nella cripta il sarcofago di S. Paolino. La chiesa dei Gesuiti o « Dreifaltigkeitskirche » sorse nel sec. XIII; S. Gervasio fu costruito dai Francescani nel 1765-68; contiene il sepolcro dell'arcivescovo Popone; S. Sinforiano in antico S. Uodnaldo ca. l'882; S. Irmina fondata ca. il 680; S. Simeone del tempo dell'arcivescovo Popone presso la Porta Nigra.
La basilica romanica di S. Mattia è la chiesa sepolcrale di S. Eucario situata in un'area cimiteriale cristiana; fu rinnovata nel 1921; vi si conservano le reliquie dell'apo-
stolo S. Mattia portatevi nel 1127. L'abbazia benedettina di S. Martino « ad litus super Mosellam » fu fondata dal vescovo Magnerio ca. il 587; distrutta dai Normanni nell'882, restaurata nell'888, ne fu abate tra l'899-915 Reginone di Prüm (Cottineau, II, col. 3211). Esplorazioni misero in luce sarcofagi e alcuni oggetti d'oro (K. Böhner, Die Anfänge der ehemaligen Abteikirche St. Martin zu Trier, in Trierer Zeitschrift, 18 [1949], pp. 107-31). S. Gangolfo, eretta nel sec. XV fu rifatta nel 1732; mentre resta l'alta torre campanaria del 1498. In stile gotico è la chiesa della S.ma Trinità (1228) poi detta chiesa dei Gesuiti; anche gotica è la chiesa di S. Antonio (1462). In T. la Gesellschaft für Rheinische Geschichtshunde dal 1884 iniziò le sue pubblicazioni; dal 1898 le iniziò il Trierer Archiv; dal 1925 la Trierer Zeitschrift für Geschichte und Kunst.
L'antica abbazia di S. Salvatore di Prüm fu fondata nel 721 con monaci di S. Faron di Meaux, da Bertrada moglie di Pipino il Giovane che l'arricchì di privilegi seguito in ciò dai suoi successori; ebbe immunità e batté moneta. La chiesa fu ultimata nel 779, e secondo una leggenda, consacrata da Leone III nel 799; vi fu monaco Lotario I nell'855; il suo sepolcro fu identificato nel 1866 e l'imperatore Guglielmo I ne fece deporre le spoglie in un sarcofago marmoreo. I Normanni la saccheggiarono nell'882 e nell'892 ma rifiorì ben presto, tanto che raggiunse il numero di 300 monaci. Dette vita è numerose filiazioni, anche il suo scriptorium fu rinomato; ad esso appartengono l'evangeliario di Lotario I oggi nella Biblioteca nazionale di Berlino; il « Liber aureus » oggi nella Biblioteca di T.; il « Registrum Prumiense » dell'893 con le glosse dell'abate Cassarius oggi conservato parte a Coblenza e parte a T. (S. I. Beissel, Miniaturen aus Prüm, in Zeitschrift für christliche Kunst, 19 [1906], pp. 11-22; 43-54). Tra coloro che illustrarono l'abbazia si ricordano Adone di Vienna, Vandalberto, Reginone, Berno di Reichenau, ecc. Cominciò a decadere nel sec. XIII; col tempo i vescovi di T. divaniero amministratori dell'abbazia, ma vi furono spesso lotte; tra il 1721-29 la chiesa venne trasformata in stile barocco; per la pace di Lunéville passò sotto la Francia che secolarizzò l'abbazia; la chiesa è oggi parrocchia.
ISTITUZIONI CULTURALI. - Valentiniano I (364-75), favorì i letterati, retori e poeti, attirandoli a T.: Ausonio (v.), precettore di suo figlio Graziano. Sembra che per sua influenza sia stata promulgata la legge del 23 maggio 376 sugli onorari dovuti ai professori
di grammatica e di retorica, con trattamento di favore per quelli di T. (Cod. Theod., XIII, 3, 11). Alle sue fiorenti scuole (cf. Ausonio, Masella, vv. 383 e 403 sgg.), ove insegnarono anche Eumenio e Claudio Mamertino, accorsero alunni d'ogni parte: s. Girolamo v'iniziò lo studio della teologia, maturando il proposito di darsi alla vita ascetica (Epist., 3, 5; s. Agost., Conf., VIII, 6). Passata la regione in possesso dei Franchi (sec. v), la vita della città, fiorente sotto i Carolingi, continuò sotto la protezione dei vescovi e per opera dei Benedettini (abbazia di S. Mattia) e, più tardi, dei Domenicani, Francescani, Carmelitani.
613. L'Università
L'arcivescovo Giacomo von Sierck, nel Giubileo del 1450, chiese al Papa l'erezione di uno Studium generale. Il trevirense card. Niccolò di Cusa, legato in Germania, avvalorò la richiesta. Il papa Niccolò V concesse lo Studio nel 1454, con duplice bolla: Inter ceteras felicitates (2 febbr.) e Romanum decet Pontificem (12 febbr.). Ma le circostanze politiche e sociali susseguitesi alla caduta di Costantinopoli (1453) ne protrassero l'apertura al 1473. I suoi Statuti furono redatti sul modello di quelli di Colonia: cancelliere, l'arcivescovo; facoltà principale, quella di teologia. Sotto il dominio elettorale, dal 1561 al 1773, ne ebbero la direzione i Gesuiti.Soppressi questi (21 luglio 1773), l'arciv. e principe elettore Klemens Wenzeslaus fondò in Krahn, nell'ex-noviziato dei Gesuiti, il Seminario maggiore (16 ott. 1773), che nel 1779 fu trasferito in un proprio edificio eretto presso l'Università. Così le cattedre della facoltà di teologia furono affidate ai professori del Seminario. Occupato il territorio dai Francesi, l'Università, passata sotto i Benedettini, fu abolita nel 1798.
614. La nuova Facoltà teologica
Nel 1798 fu chiuso anche il Seminario «Clementino», che l'arciv. Carlo Mannay riuscì a ricostruire nel 1805, ma senza la facoltà teologica. Ripetutamente richiesta dall'arciv. Rodolfo Bornewasser (1948 e 1950), e perorata da mons. Ludovico Kaas, tale facoltà fu concessa nel 1950 dal papa Pio XII, e canonicamente eretta nel Seminario maggiore con decreto della S. Congr. dei Seminari e Università degli Studi (5 giugno 1950). Ne è seguito il riconoscimento governativo (22 ag. 1950), e il 21 maggio 1951 la S. Sede ne approvò gli Statuti.Patrono, come già per l'antico Studio, è s. Girolamo, la cui effige è nel sigillo universitario. La facoltà ha una biblioteca di oltre 100.000 voll., conta seminari scientifici per la filosofia, la teologia, la S. Scrittura e la storia ecclesiastica. È frequentata anche da alunni di varie famiglie religiose. Pubblica la rivista Trierer Theologische Zeitschrift (succeduta nel 1947 al Pastor Bonus, fondato nel 1889) e la serie scientifica Trierer Theologische Studien (1941).