CORDOVA, DIOCESI di. - Città, capoluogo di provincia e diocesi della Spagna nell'Andalusia; la Cordoba dei Romani nella Betica (Hispania ulterior). Essendo questa città così fiorente nei primi secoli dell'impero è da supporre che ricevesse ben presto la religione cristiana.
I martiri di C. sono così ricordati da Prudenzio: «Cordoba Acisclum dabit et Zoillum tresque coronas» (Peristephánon, IV, 19-20). Il Martirologio geronimiano ricorda al 18 nov. il martire Acisclo; due manoscritti aggiungono la nota «hac die rosæ ibidem colligantur». L'iscrizione incisa nella colonna di Carmona (sec. vi) di lui dice: «donní Aciscl» (E. Hübner, Inscriptiones Hispaniae Christianae, Berlino 1871, n. 374). Dal calendario dell'a. 961 risulta che s. Acisclo aveva tre chiese in C., l'una sul suo sepolcro, «in ecclesia Carceratorum», l'altra apparteneva ai lavoratori la pergamena, la terza era nel monastero di Armila (M. Ferotin, Le «Liber ordinum» en usage dans l'Eglise visigothique et mozarabe d'Espagne, Parigi 1904, p. 487). Zoillo è indicato al 27 giugno dal Martirologio geronimiano, dai calendari mozarabici e dai libri liturgici (M. Ferotin, op. cit. pp. 568-69). Il martire fu sepolto «in vico Cris»; venne poi traslato in città «in ecclesia vici Tiraceorum».
S. Vittoria, ora compatrona di C., appare per la prima volta insieme con s. Acisclo nel prologo dell'antifonario di León che è dell'a. 1066 (E. Florez, España Sagrada, Madrid 1747-75, V, pp. 288-303).
Le «tres coronae» sono i martiri Fausto, Gennaro e Marziale, che il Martirologio geronimiano segna al 13 ott.; nell'iscrizione di Carmona hanno il titolo di «dominorum trium»; un'altra, dell'a. 622, dice «tres fratres sanctos retinet quos Cordoba passos» (E. Hübner, op. cit., n. 363). Il calendario dell'a. 961 indica la loro sepoltura in una basilica fuori città «in vico Turris». Nell'interno esisteva un'altra chiesa in loro onore, menzionata da s. Eulogio (Memoriale Sanctorum, II, 9: PL 115, 776). Su s. Eulogio di C. V. J. Pérez de Urbel, San Eulogio de Córdoba, Madrid 1928.

(fot. Anderson)
della città; il suo successore Valenzio ne celebrò un terzo (ca. 862). Conquistata C. dal re s. Ferdinando nel 1236, fu ristabilita la sede episcopale, dopo quasi tre secoli di vacanza, sotto il vescovo Lupo de Fitero. Allora fu trasformata in chiesa la grande moschea che era stata iniziata nel 785 da 'Abd ar-Rahmān; vi erano state impiegate colonne di monumenti romani della città; era stata ampliata nell'a. 961 da al-Hakam II. La trasformazione venne eseguita nel 1593 da Hernan Ruiz, che sul minareto eresse la torre campanaria. Altre chiese notevoli sono: S. Marina, S. Lorenzo, S. Nicola de la Villa, S. Andrea, S. Agostino, S. Paolo, S. Marta, il Crocifisso, S. Michele, costruita sul luogo dove era la sede del Senato all'età romana, la chiesa di S. Giacomo eretta sul circo romano; le chiese di Tutti i Santi sul teatro, di S. Nicola sul tempio di Apollo, della Trinità sul tempio di Bacco. Le comunità monastiche si allontanarono da C. durante l'accanita persecuzione araba dell'a. 852. La chiesa di S. Michele de Escalada fu costruita da monaci di C. che ivi si erano rifugiati nel 914 (Gomez Moreno, Iglesias Mozarabes, Madrid 1919, pp. 141-61; V. Lamperez, Historia de la Arquitectura cristiana española, I, Madrid 1930, p. 256). Santuari insigni della diocesi sono quelli della S.ma Vergine de la Sierra, fondato nel sec. XIII; della S.ma Vergine de Araceli in Lucena (festa 8 sett.), fondato nel 1600; della S.ma Vergine de Luna Pozoblanco (festa nella domenica di Pentecoste); di N. Signora de Guia in Alcaracejos.
Di origine romana è in C. il grande ponte sul Guadalquivir (lungo m. 240 a 16 arcate), deturpato nel periodo arabo. Il ponte era difeso ab antiquo da un fortilizio, la Calahorra.
La diocesi è suffraganea di Siviglia, ha una estensione di 15.097 kmq., 126 parrocchie, 195 sacerdoti dio-
cesani e 90 regolari; su 995.150 ab., 995.000 cattolici (1948). Patroni della diocesi sono s. Aciselo e s. Vittoria.
Enrico Josi-Giuseppe Pouy Marti