SIRACUSA, ARCIDIOCESI DI

SIRACUSA, ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi della Sicilia orientale. Ha una superficie di 1200 kmq. e 224.000 ab. quasi tutti cattolici, distribuiti in 42 parrocchie, servite da 124 sacerdoti diocesani e 60 regolari; ha un seminario con tutti i corsi, 12 case religiose maschili e 33 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 403). È sede metropolitana con le diocesi suffragane di Noto, Caltagirone e Piazza Armerina; nel 1950 le è stata unita aeque principaliter CAUSA (v.).

I. STORIA

Già abitata dai Siculi, nel 734 a. C. Archia di Corinto vi fondò una colonia occupando l'isoleta di Ortigia. La città si estese rapidamente e a sua volta fondò le colonie di Acre, Casmene e Camarina. La prima costituzione oligarchica fu causa di incessanti lotte fra i coloni greci ricchi possidenti e la povera plebe indigena. In una sommossa i primi furono cacciati; si rivolsero a Gelone tiranno di Gela che riuscì a farli rientrare in città di cui ottenne il potere (490 a. C.). La vittoria di Imera, sui Cartaginesi (480 a. C.), diede a S. il dominio sulla Sicilia orientale. Scacciato nel 466 il tiranno Trasibulo, fratello di Gelone, fu instaurato il regime democratico grazie al quale S. estese il suo dominio su quasi tutta l'isola. Ciò le attirò l'ira e la gelosia

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(fot. Emil) SIRACUSA, ARCIDIOCESI di - Il cosiddetto orecchio di Dionigi, grotta artificiale nella Latomia del Paradiso.
di Atene: la quale nel 415 a. C. allestì una potente flotta che subì una tremenda sconfitta (413 a. C.). La vittoria non valse però a consolidare la democrazia e torbidi furono suscitati dal demagogo Diocle; ne approfittò Cartagine che intervenne in Sicilia e distrusse alcune città. Per scongiurare il pericolo fu nominato stratego con pieni poteri Dionigi il Vecchio (405 a. C.), sotto il cui governo S. assurse alla massima grandezza, combatté con successo i Cartaginesi, i Siculi, gli Italioti, fondando un vasto impero dal mar Tirreno all'Adriatico. Il figlio e successore, Dionigi il Giovane, non seppe seguire le orme del padre. Nel 344 Timoleonte di Corinto fu fatto signore della città. Il suo governo arrecò molti benefici e consolidò la potenza di S. La potenza cartaginese sempre incombente sulla Sicilia, già rintuzzata da Timoleonte, fu ancora fiaccata da Agatocle che nel 310 a. C. portò la guerra nella stessa Africa, ma alla sua morte (289 a. C.) il disordine e la tirannide ripresero il sopravvento nella città, mentre Cartagine ne approfittava per riconquistare le posizioni perdute. L'intervento di Pirro in Sicilia, che a S. fu proclamato re nel 278 a. C., fu di effimera efficacia perché due anni dopo l'Epirota dovette abbandonare l'isola. Ierone II riuscì a riorganizzare lo Stato alleandosi con Roma. Ma avendo i Siracusani preferito l'amicizia di Cartagine, il console Claudio Marcello assalì S. nel 214 a. C., e dopo due anni di assedio, nonostante i geniali mezzi di difesa escogitati da Archimede, la prese e saccheggiò. Sotto il dominio romano, pur rimanendo capitale dell'isola e sede del pretore prima e del proconsole poi, S. cominciò a decadere, specialmente durante le guerre servili, tanto che Augusto dovette condurvi una colonia per ripopolarla (21 a. C.).

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Nel 535 fu occupata da Belisario che la strappò ai Goti e vi celebrò uno splendido trionfo. L'imperatore Costante II vi fissò la sua dimora negli ultimi cinque anni di vita (663-68). Poco dopo S. subì la prima incursione dei musulmani che vi ritornarono ancora parecchie

volte finché nell'878 la occuparono stabilmente. Nel 1038 fu per poco tempo occupata dal condottiero bizantino Giorgio Maniace che vi edificò il castello e nel 1085 fu definitivamente liberata dai Normanni e data in contea a Giordano figlio di Ruggero I. Agli inizi del sec. XIII, successivamente occupata da Pisa e Genova, partecipò attivamente alla rivolta dei Vespri e, caduta sotto il dominio degli Aragonesi, subì le tristi vicende dell'isola.

II. CRISTIANESIMO

Quando vi sia stato introdotto è ignoto; s. Paolo vi sostò per tre giorni nel 61 (Act. 28, 12), ma non consta che già vi fosse una Chiesa costituita o fedeli. Uno scritto del sec. VIII afferma che l'apostolo Pietro vi mandò da Antiochia il primo vescovo Marciano, ma la notizia è molto incerta; la Chiesa siracusana era però certamente costituita nel sec. III quando sorse la questione dei «lapsi» (CSEL, 3, 2, p. 553) e come chiaramente attestano i suoi cimiteri sotterranei che rimontano a quel secolo e forse anche al precedente. Il primo vescovo storicamente sicuro è Cresto, che nel 314 partecipò al Concilio di Arles (Eusebio, Hist. eccl., X, 5). Nella persecuzione dioclezianea però a S. LUCINA (v.); degli altri martiri caduti nelle varie persecuzioni le notizie sono incerte o leggendarie. Un catalogo dei vescovi siracusani risalenti al sec. I fu pubblicato da C. Scobar nel 1520, ma esso non è più antico del sec. XII e contiene molte inesattezze: tralascia alcuni vescovi certamente esistiti, come Siracosio, attestati da iscrizioni, ha molti nomi inventati e duplicati che ne inficiano sommamente il valore. Bisogna giungere alla fine del sec. V per incontrare un altro sicuro vescovo, Eulalio fondatore di un monastero, che accolse s. Fulgenzio di Ruspe (PL 65, 128) e partecipò al Concilio romano del 502 (MGH, Auct. antiq., XII, pp. 447, 451). Alla fine del sec. VI era vescovo di S. Massimiano, già abate del monastero di S. Andrea in Roma quando vi era s. Gregorio Magno; a lui il Pontefice, che lo ebbe caro, scrisse parecchie lettere, affidò la giurisdizione su tutte le Chiese della Sicilia per le questioni di minore importanza e ne pianse amaramente la morte (s. Gregorio, Reg. Epist.: ed. P. Ewald - L. M. Hartmann, in MGH, Epist., I-II, V. indice). Gli successe Giovanni, arcidiacono della Chiesa catanese, anch'egli molto stimato da s. Gregorio, che gli concesse l'uso del pallio come già al predecessore. Nel 640 era vescovo s. Zosimo, già abate di un monastero della città, e nell'840 il famoso Gregorio Asbesta implicato nello scisma fo-

ziano. Nella Dispositio attribuita all'imperatore bizantino Leone il Sapiente (886-911) il vescovo siracusano ha la giurisdizione metropolitana su tutti i vescovi di Sicilia, Malta e Lipari (G. S. Assemani, Italicae hist. script., III, Roma 1752, p. 495 sg.), ma forse il privilegio era più antico e risaliva al tempo dell'imperatore Leone Isaurico (717-741) che, come è noto, trasferì al patriarca di Costantinopoli la giurisdizione sulle Chiese siciliane. Quando la città fu occupata dai Saraceni (878) era vescovo Sofronio il quale fu condotto prigioniero a Palermo. Il primo ve-

(da G. F. Hill, L'art dans les monnaies grecques, tau. 8)
SIRACUSA, ARCIDIOCESI di - Decadracma d'argento di S. (vecto e verso).

scovo dopo l'occupazione normanna dell'isola fu Ruggero, eletto da Urbano II (1093); egli si adoperò per la ricostruzione della diocesi che aveva allora una grande estensione, abbracciando tutto l'angolo sud-est della Sicilia, comprendendo anche il territorio dell'antica diocesi di Lentini (Lanzoni, pp. 629-31). Il papa Alessandro III concesse in perpetuo al vescovo di S. l'uso del pallio e lo dichiarò immediatamente soggetto alla S. Sede (1169), ma Clemente III nel 1188 abolì i due privilegi e dichiarò S. suffraganea di Monreale. Nel 1317 il vescovo Pietro Moncada restaurò la Cattedrale; il benedettino Tommaso da Catania celebrò il primo Sinodo nel 1388 e nel 1393, mentre visitava la diocesi, a Terranova (Gela), fu fatto prigioniero in una scorreria di Saraceni e condotto in Africa. Il siracusano Ruggero Bellomo costruì l'episcopio e Paolo Santafede si distinse per la carità e l'abnegazione durante la peste del 1455; Ludovico Platamone nel 1529 accolse i Cavalieri di Malta scacciati da Rodi. Nel 1543 fu esteso a tutta la Sicilia il culto di S. Corrado, già approvato per la diocesi nel 1515; nel 1553 il vescovo Girolamo Bologna promulgò i decreti del Concilio Tridentino, mentre il suo successore Giovanni Orosco introdusse il rito romano, abbandonando il gallicano già in uso fin dal tempo dei Normanni, e nel 1570 iniziò la costruzione del Seminario diocesano. Il vescovo Giovanni Torres ampliò l'episcopio; nel 1646 una carestia desolò la città e a ricordo della liberazione fu istituita una processione in onore di S. Lucia che si celebra tuttora la prima domenica di maggio. Il terribile terremoto del 1693 distrusse completamente 22 città della diocesi e ne danneggiò più o meno 12, uccidendo 38.000 persone; il vescovo Annibale Termini curò la ricostruzione, cominciando dalla Cattedrale e dal Seminario e propagò il culto verso l'Eucaristia. Il vescovo Marini (m. nel 1730) iniziò la costruzione della facciata della Cattedrale che fu compiuta sotto il vescovo Testa e ornata con statue del Marabitti. Il vescovo Alagona (m. nel 1801) costruì la cappella del Seminario e costruì la biblioteca, trasferita oggi nel Seminario.

Nel 1816 la diocesi fu smembrata con l'erezione di quella di Caltagirone, mentre ai canonici della Cattedrale fu concesso l'uso della mitra e della cappa magna; un nuovo smembramento si ebbe ancora nel 1844 con l'erezione della diocesi di Noto; in questa occasione S. fu dichiarata sede arcivescovile e metropolitana. Tra gli ultimi arcivescovi si è distinto per santità di vita e dottrina il francescano Benedetto la Vecchia (m. nel 1896). Dopo l'erezione della nuova diocesi di Ragusa (1950) l'arcidiocesi siracusana comprende le città di Augusta, Buccheri, Buscemi, Canicattini, Carlentini, Cassaro, Ferla, Floridia, Francofonte, Lentini, Melilli, Palazzolo Acreide, Solarino, Sortino e le borgate di Belvedere, Brucoli, Cassibile, Pedagaggi, Priolo, Rizzolo e Villasmundo.

III. MONUMENTI

Dell'antica civiltà sicula rimangono, oltre all'importante suppellettile raccolta da Paolo Orsi nel Museo archeologico della città, la famosa necropoli di Pantalica che va dal sec. XII all'VIII a. C. e quella di Buscemi. Più importanti sono i monumenti greci e romani, quali il tempio di Apollo del sec. VI a. C. recentemente isolato dalle sovrastrutture che lo ingombravano, l'ara di Jerone, il teatro greco, il cosiddetto orecchio di Dionigi, famoso per la sua acustica, il Castello Eurialo, le imponenti latomie trasformate in lussureggianti giardini, l'anfiteatro ed il ginnasio romano. La Cattedrale, già tempio di Atena, del sec. V a. C., adattato, secondo una tradizione, a tempio cristiano dal vescovo Zosimo nel sec. VII, ha un bel soffitto a capriate del 1518, possiede un ciborio del Vanvitelli, una tela di Antonello da Messina ed alcune sculture del Gaggini. Importanti sono le chiese di S. Pietro, bizantina, ma rimaneggiata nel 1300, quelle normanne di S. Niccolò (secc. XI), di S. Giovanni alle Catacombe (secc. XI-XII), di S. Tommaso (sec. XII), ma rimaneggiata posteriormente. La basilica normanna di S. Lucia al sepolcro possiede un crocifisso del 1200 ed una stupenda tela del Caravaggio raffigurante il Seppellimento della martire siracusana; un bel portale del 1501 orna la chiesetta della Madonna dei Miracoli. Tra i monumenti profani o civili degni di nota sono: il Castello

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SIRACUSA, ARCIDIOCESI di - Capitello con simbolo dell'Evangelista Giovanni, nella cripta di S. Marciano (secc. V-VI) - Siracusa, chiesa di S. Giovanni alle Catacombe.
(fot. Alinari)
Maniace edificato nel 1038 dall'omonimo condottiero bizantino e ricostruito da Federico di Svevia, il Palazzo Bellomo del sec. XIII, rifatto nel successivo, con belle bifore e trifore, sede del Museo medievale e di una modesta pinacoteca con monumenti bizantini ed opere del sec. XIV e XV; il Palazzo Montalto del 1397 con finestre gotico-catalane, i Palazzi Lanza, Abela ed Interlandi del sec. XV, il barocco Palazzo municipale del 1635 ed il Palazzo Beneventano del sec. XVIII. A Lentini si conserva una Madonna bizantina nell'ex Cattedrale, una riproduzione della Crocifissione del Tintoretto nella parrocchiale di S. Luca, e due tele del sec. XV nella parrocchiale della S. ma Trinità, raffiguranti la Natività e S. Antonio di Padova. A Melilli la chiesa di S. Sebastiano ha begli affreschi di Olivio Sozzi (sec. XVIII); chiese settecentesche esistono ad Augusta (Duomo), Palazzolo Acreide (S. Sebastiano, S. Paolo, Annunziata); a Buccheri si conserva una Maddalena di Antonello Gaggini.

IV. PERSONAGGI ILLUSTRI

Tra le personalità di S. vanno ricordati per l'antichità Giuseppe Innografo (sec. VIII); s. Metodio eletto patriarca di Costantinopoli (843); s. Simeone eremita, morto a Treviri (1031), il primo santo canonizzato con bolla pontificia da Benedetto IX (1041). Nel sec. XIII il notaio Giacomo ed Arrigo Testa, ambedue da Lentini, poeti della scuola siciliana alla corte di Federico II. Nel sec. XVII il gesuita Ottavio Gaetani (m. nel 1620) solerte raccoglitore, per quanto non sempre fedele, dei fasti agiografici della Sicilia ed il fratello Costantino (m. nel 1630) benedettino, filosofo, teologo e storico, amico del card. Baronio e bibliotecario della Vaticana; Vincenzo Mirabella (m. nel 1624) archeologo, matematico e storico che lasciò un'opera sui monumenti di S., frutto di un paziente e dispendioso lavoro di ricerche; Mario Minniti (m. nel 1640) pittore, discepolo del Caravaggio, del quale si conserva un bel S. Benedetto; il gesuita Ortensio Scammacca da Lentini (m. nel 1648) fecondo tragediografo; Domenico Bottone da Lentini (m. nel 1696) medico illustre, autore dell'opera Pyrologia topographica che gli procurò fama di studioso e scienziato. Nel sec. XVIII, la

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(da B. Pace, Arte e civiltà della Sicilia antica, IV, Roma 1919, p. 12, fig. 2)
SIRACUSA, ARCIDIOCESI di « Iscrizione di Euskia » morta nel giorno di mia Signora Lucia (fine sec. IV - inizio sec. V) - Siracusa, Museo.

fondazione delle due Accademie letterarie degli Aretusei e degli Anapei e la costituzione della Biblioteca Alagoniana diede un grande impulso alla cultura in S.; si distinsero Emanuele de Astorga (m. nel 1755) da Augusta, musicista insigne la cui opera Dafni fu rappresentata con successo a Genova nel 1709, l'architetto Pompeo Picherali (m. nel 1746) che presiedette ai lavori di ricostruzione della città dopo il terremoto del 1693 con spirito eclettico e versatilità; Saverio Landolina letterato ed archeologo, iniziatore del Museo archeologico accanto alla Biblioteca Alagoniana; il sacerdote Giuseppe Logoteta (m. nel 1809) storico, fondatore del Giornale ecclesiastico di Sicilia e di una Accademia georgico-ecclesiastica. Nel sec. XIX, il sacerdote Giuseppe Capodieci (m. nel 1828), sagace e paziente raccoglitore delle memorie patrie che lasciò manoscritte in 50 voll., oltre a quelle edite, nella Biblioteca Alagoniana; Tommaso Gargallo (m. nel 1843) insigne poeta, classicista e storico; Alessandro Rizzo (m. nel 1867) naturalista apprezzato, fondatore di un'Accademia e di un gabinetto scientifico; Raffaele Politi (m. nel 1870) pittore ed archeologo, illustratore dei monumenti agrigentini; Gaetano Italia Nicastro (m. nel 1896) di Palazzolo Acreide, fortunato ricercatore ed illustratore dei monumenti archeologici della sua patria; Gregorio Zappalà (m. nel 1908), scultore, lavorò per Piazza Navona di Roma; G. Aurelio Costanzo (m. nel 1913) da Melilli, poeta illustre seguace del romanticismo; Orso Mario Corbino (m. nel 1937) fisico insigne di Augusta.

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V. ARCHEOLOGIA CRISTIANA

I monumenti paleocristiani di S. si trovano tutti nell'Acradina, una delle cinque regioni che formavano l'antica città greca; essi costituiscono un grandioso complesso per vastità, grandiosità architettonica, ricchezza di iscrizioni e di suppellettile inferiore soltanto a Roma. Purtroppo le molteplici devastazioni antiche e recenti hanno recato danni considerevoli e disperso molto materiale prezioso. Tra grandi e piccoli cimiteri la regione siracusana possiede un centinaio circa di ipogei sotterranei; la maggior parte risalgono al tempo della pace costantiniana ma sono chiaramente rintracciabili, specialmente nei cimiteri maggiori, nuclei che risalgono certamente al sec. III ed anche prima.

Il più antico è quello di S. Lucia, così chiamato dalla martire che vi ebbe la sepoltura. Un piccolo nucleo fu esplorato già da Paolo Orsi nel 1916-18; per le particolarità architettoniche, la povertà di iscrizioni marmoree, l'angustia degli ambulacri, l'arcaicità delle pitture nei motivi e nella tecnica, risale certamente al sec. III. Altri

vasti nuclei sono stati scoperti nel 1942 e 1950, ma non sono stati ancora scientificamente illustrati. Le poche pitture ivi conservate riproducono i noti temi del buon Pastore, di Giona, di Daniele nella fossa dei leoni e dell'Orante. Di singolare importanza è un oratorio ipogeico bizantino del secc. VIII-IX con pitture tra le quali si notano i ss. Marciano, Cosma e Damiano. Elena e nella volta il martirio dei 40 martiri di Sebastia.

I cimiteri di S. Maria di Gesù e Vigna Cassia, originariamente autonomi, costituiscono oggi un unico vasto complesso; il primo è formato da una doppia galleria a forma di croce fiancheggiata da loculi, il secondo invece risulta dalla fusione di una diecina di ipogei scavati a diverso livello e poi conglobati insieme. Le rassomiglianze architettoniche tra questi due cimiteri e quello di S. Lucia sono così evidenti da non lasciar dubbi sulla loro cronologia. L'estrema lacinia di nord-ovest di quello di Vigna Cassia risale a tempi posteriori ed è dovuta a successivi ampliamenti. Poche sono state le iscrizioni e pitture ivi ritrovate, tra le quali sono importanti quelle dell'arcosolio di Marcia, ma si deve pur dire che i due cimiteri non sono stati esaurientemente esplorati.

Il più vasto, più conosciuto ed insieme il più recente dei cimiteri sotterranei siracu-

sani è quello di S. Giovanni. Ampie gallerie con arcosoli polisomi, vasti cubicoli con grandiosi sepolcri gli danno veramente un aspetto imponente da giustificare l'entusiastica meraviglia dei primi esploratori e visitatori. La sua escavazione sfruttò un vecchio acquedotto greco ed alcune cisterne trasformate in cubicoli. Scarse le pitture, tra le quali spiccano quelle dell'arcosolio di Deodata ed una Madonna, nella galleria principale; in esso fu trovato il noto sarcofago di Adelfia del sec. IV di origine romana. Ricca

(Int. Exit)

SIRACUSA, ARCIDIOCESI di « Facciata del Duomo, opera del sec. P. Picherali (1728-57).

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SIRENE - Tipo più antico di s. Particolare di vaso attico del sec. VI - Parigi, Louvre.
(da Ch. Davenberg-E. Sautio, Dict. de Antiq., IV, 2, fls. 628)
zantino ma che ha subito trasformazioni in tempi posteriori. Ivi una tradizione, peraltro molto recente, ha voluto individuare il sepolcro di s. Marciano, primo vescovo della città.

Una fitta serie di ipogei sorge sulla falda rocciosa orientale dell'Acradina che dal porto piccolo giunge fin presso il convento dei Cappuccini. La loro esplorazione ha dato suppellettile piuttosto ambigua per il cristianesimo degli utenti, i quali conservavano tradizioni ebraiche o pagane. La cronologia di questi ipogei si può fissare tra il sec. IV e il V. Degni di ricordo sono poi le necropoli sub dioe di Grotticelli e del Fusco.

Nel suburbio, a nord di S., importanti cimiteri sotterranei si trovano a Manomozza e Riuzzo presso Priolo, a Molinello presso Augusta: tutti e tre presentano spiccate analogie con i più antichi cimiteri di S. alla cui cronologia si debbono collegare. Tracce di ipogei si trovano a Lentini, mentre più importanti sono quelli di Floridia, Canicattini, Ferla e soprattutto quelli di Palazzolo Acreide (Grotta di Senebardo, Intagliata, Intagliasella).

Dopo Roma S. è la città d'Italia più ricca di iscrizioni. Esse sono state pubblicate in più riviste ed opere a mano a mano che sono venute alla luce nelle varie esplorazioni dei cimiteri; si sente però il bisogno di un Corpus scientificamente moderno che tutte le raccolga; ad esso attende da parecchi anni il p. Ferrua S. J. che ha già pubblicato ottimi saggi e studi preliminari. Delle arti minori importante è la collezione delle lucerne fittili, ma anche intorno ad esse manca ancora un lavoro scientifico d'insieme.

Il periodo bizantino ha poi lasciato monumenti importanti per l'archeologia siracusana specialmente negli edifici di culto. Oltre ai già ricordati oratori ipogeici di S. Marciano e S. Lucia sono degni di menzione la chiesa di S. Foca presso Priolo, dello Zitone presso Lentini, S. Teresa presso S., S. Lucia di Mendola presso Palazzolo; gli oratori trogloditici di S. Marco presso Palazzolo, S. Nicolicchio e S. Micidiario presso Pantalica, S. Pietro presso Buscemi, ecc. - Vedi tavv. XLIV-XLV.

BIBL. - In bibl. Sicilia (v.) vale naturalmente anche per S. In particolare, storia: S. Privitera, Storia di S. ant. e moderna, 2 voll., Napoli 1879; B. Lupus, Die Stadt Syrahus im Alterthum, Strasburgo 1887; F. H. Chase, Syracuse and its environs, 3 voll., Nuova York 1924; L. Giuliano, Storia di S. ant., 3ª ed., Milano 1936. Cristianesimo: R. Pirri, Sicilia sacra, I, Palermo 1733, pp. 598-600; Lanzoni, pp. 532-39; A. Amore, De primor-

invece è stata la messe epigrafica che ha dato ca. 500 iscrizioni (tra le quali importante quella che si riferisce al culto di s. Lucia), in massima parte greche. Il cimitero fu in uso tra il sec. IV ed il VI; poco dopo fu anche sfruttato il suolo sovrastante. Poco discosto da S. Giovanni e da esso indipendente è un ipogeo del sec. IV trasformato in oratorio in periodo bi-

diti relig. christ. in Sicilia, Roma 1945, pp. 17-43; L. Narciso, La personalità storica del veci. Siracuso, in Atti del I Congr. di arch. crist., ivi 1952, pp. 217-23. Monumenti: G. M. Capodieci, Antichi monum. di S., ivi 1816; F. S. Cavallari - A. Holm, Topogr. archeol. di S., Palermo 1883; id., Append. alla topogr., Torino 1891. Archeologia cristiana: vesta e la bibl. archeologica di S., si ricorda la più importante: I. Carini, Iscriz. rinvenute nelle catac. di S., in Arch. stor. sicil., 1873, pp. 260-63, 505-523; 1874, pp. 508-14; 1875, pp. 121-25, 492-507; G. B. De Rossi, Arcosolio dipinto di singolare importanza, in Bull. di arch. crist., 3ª serie, 2 (1787), pp. 149-59; V. Schultze, Die Katahomben von Syrahus, Vienna 1880; C. Cavallari, S. Giovanni fuori le mura di S. e i monum. annessi, in La Sicil. artist. e archeol., 1 (1887), pp. 21-24; G. Führer, Eine wichtige Grabstätte der Katahombe von S. Giovanni bei Syrahus, Monaco 1896; id., Zur Grahschrift auf Deodata, ivi 1896; G. Agnello, La basilica dei SS. Giovanni e Marziano in S., in Boll. d'arte del Min. pubbl. istruz., 9 (1929), pp. 3-24; C. Barrecca, Le catac. di S., 3ª ed., Roma 1934; la bibl. completa di Paolo Orsi, benemerito illustratore di S. cristiana, in Paolo Orsi, Roma 1935; A. Ferrua, Note di epigraf. crist. siracus., in Arch. stor. per la Sicil., 4 (1938), pp. 19-37; id., Nuovi studi nelle catac. di S., in Riv. di arch. crist., 17 (1940), pp. 43-81; id., Epigraf. ticula pagana e crist., ibid., 18 (1941), pp. 151-243; id., Florilegio d'iscrizione paleocrist. di S., in Rendic. Pont. accad. rom. arch. crist., 22 (1948-47), pp. 227-230; G. Cultrera, Il Temeno delle Θεομογόριοι e la cripta di S. Marziano, ibid., 23 (1950), pp. 45-56; L. Bernabò-Brea, Ipogei pagani e crist. nella regione adiacente alle catac. di S. Gioe., in Not. degli scavi, 1947, p. 172 sgg.; id., S., ibid., pp. 208-14; G. Agnello, L'oratorio ipogeico di Costelluccio, in Nuovo Didashaleion, 2 (1948), pp. 36-50; C. Amato, Di alcune iscriz. funerarie per bambini rinvenute recentem. nelle catac. siracus., in Pastor Bonus, 1 (1950), pp. 2-9; id., Le scoperte più recenti nelle catac. di S., ibid., pp. 13-23; G. Agnello, La chiesa paleocrist. di S. Pietro a S., in Arte crist., 38 (1951), pp. 25-30; id., La necropoli e la chiesa rupestre di Bibinello, in Atti del I Congr. naz. di arch. crist., Roma 1952, pp. 31-47; S. L. Agnello, Scavi e scoperte a S. Lucia di Mendola, ibid., pp. 49-58; L. Bonanno, Le catac. Banuisto e la sua suppellettile, ibid., pp. 93-100; C. Cecchelli, Sapiestia Dei. La figuraz. sapienziale del sarcofago di Adolfa, ibid., pp. 111-12; L. Puma, Contributo allo studio degli ipogei crist. minori di S., ibid., pp. 251-57. V. Wilpert, Sarcofagi, tav. 92, II, p. 102; tav. 93, I-II, p. 102. Agostino Amore

Cite this article

“SIRACUSA, ARCIDIOCESI DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 437. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/siracusa-arcidiocesi-di.