SIRACUSA, ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi della Sicilia orientale. Ha una superficie di 1200 kmq. e 224.000 ab. quasi tutti cattolici, distribuiti in 42 parrocchie, servite da 124 sacerdoti diocesani e 60 regolari; ha un seminario con tutti i corsi, 12 case religiose maschili e 33 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 403). È sede metropolitana con le diocesi suffragane di Noto, Caltagirone e Piazza Armerina; nel 1950 le è stata unita aequa CAUSA (v.).
I. STORIA
Già abitata dai Siculi, nel 734 a. C. Archia di Corinto vi fondò una colonia occupando l'isoletta di Ortigia. La città si estese rapidamente e a sua volta fondò le colonie di Acre, Casmene e Camarina. La prima costituzione oligarchica fu causa di incessanti lotte fra i coloni greci ricchi possedenti e la povera plebe indigena. In una sommossa i primi furono cacciati; si rivolsero a Gelone tiranno di Gela che riuscì a farli rientrare in città di cui ottenne il potere (490 a. C.). La vittoria di Imera, sui Cartaginesi (480 a. C.), diede a S. il dominio sulla Sicilia orientale. Scacciato nel 466 il tiranno Trasibulo, fratello di Gelone, fu instaurato il regime democratico grazie al quale S. estese il suo dominio su quasi tutta l'isola. Ciò le attirò l'ira e la gelosiavolte finché nell'878 la occuparono stabilmente. Nel 1038 fu per poco tempo occupata dal condottiero bizantino Giorgio Maniacc che vi edificò il castello e nel 1085 fu definitivamente liberata dai Normanni e data in contea a Giordano figlio di Ruggero I. Agli inizi del sec. XIII, successivamente occupata da Pisa e Genova, partecipò attivamente alla rivolta dei Vespri e, caduta sotto il dominio degli Aragonesi, subì le tristi vicende dell'isola.
Il Cristianesimo. — Quando vi sia stato introdotto è ignoto; s. Paolo vi sostò per tre giorni nel 61 (Act. 28, 12), ma non consta che già vi fosse una Chiesa costituita o fedeli. Uno scritto del sec. VIII afferma che l'apostolo Pietro vi mandò da Antiochia il primo vescovo Marciano, ma la notizia è molto incerta; la Chiesa siracusana era però certamente costituita nel sec. III quando sorse la questione dei «lapsi» (CSEL, 3, 2, p. 553) e come chiaramente attestano i suoi cimiteri sotterranei che rimontano a quel secolo e forse anche al precedente. Il primo vescovo storicamente sicuro è Cresto, che nel 314 partecipò al Concilio di Arles (Eusebio, Hist. eccl., X, 5). Nella persecuzione di Arles (Eusebio, Hist. eccl., X, 5). Nella persecuzione di Arles (Eusébio, Hist. eccl., X, 5). Nella persecuzione di Arles (Eusebio, Hist. eccl, X, 5). Nella persecuzione di Arles (Eusebio, Hist. eccl., X, 5). Nella persecuzione di Arles (Eusebio, Hist. eccl., X, 5). Nelle persecuzioni di Arles (Eusebio, Hist. eccl., X, 5). Nelle persecuzioni di Arles (EUSEBIO, Hist. eccl., X, 5). Nelle persecuzioni di Arles (EUSEBIO, Hist. eccl, X, 5). Nelle persecuzioni di Arles (EUSEBIO, Hist. eccl, X, 5). Nel 1038 fu per poco tempo occupata dal condottiero bizantino Giorgio Maniacc che vi edificò il castello e nel 1085 fu definitivamente liberata dai Normanni e data in contea a Giordano figlio di Ruggero I. Agli inizi del sec. XIII, successivamente occupata da Pisa e Genova, partecipò attivamente alla rivolta dei Vespri e, caduta sotto il dominio degli Aragonesi, subì le tristi vicende dell'isola.
Il Cristianesimo. — Quando vi sia stato introdotto è ignoto; s. Paolo vi sostò per tre giorni nel 61 (Act. 28, 12), ma non consta che già vi fosse una Chiesa costituita o fedeli. Uno scritto del sec. VIII afferma che l'apostolo Pietro vi mandò da Antiochia il primo vescovo Marciano, ma la notizia è molto incerta; la Chiesa siracusana era però certamente costituita nel sec. III quando sorse la questione dei «lapsi» (CSEL, 3, 2, p. 553) e come chiaramente attestano i suoi cimiteri sotterranei che rimontano a quel secolo e forse anche al precedente. Il primo vescovo storicamente sicuro è Cresto, che nel 314 partecipò al Concilio di Arles (Eusebio, Hist. eccl., X, 5). Nelle persecuzioni di Arles (Eusebio, Hist. eccl., X, 5). Nelle persecuzioni di Arles (EUSEBIO, Hist. eccl, X, 5
scovo dopo l'occupazione normanna dell'isola fu Ruggero, eletto da Urbano II (1093); egli si adoperò per la ricostruzione della diocesi che aveva allora una grande estensione, abbracciando tutto l'angolo sud-est della Sicilia, comprendendo anche il territorio dell'antica diocesi di Lentini (Lanzoni, pp. 620-31). Il papa Alessandro III concesse in perpetuo al vescovo di S. l'uso del pallio e lo dichiarò immediatamente soggetto alla S. Sede (1169), ma Clemente III nel 1188 abolì i due privilegi e dichiarò S. suffragana di Monreale. Nel 1317 il vescovo Pietro Moncada restaurò la Cattedrale; il benedettino Tommaso da Catania celebrò il primo Sinodo nel 1388 e nel 1393, mentre visitava la diocesi, a Terranova (Gela), fu fatto prigioniero in una scorreria di Saraceni e condotto in Africa. Il siracusano Ruggero Bellomo costruì l'episcopio e Paolo Santafede si distinse per la carità e l'abnegazione durante la peste del 1455; Ludovico Platamone nel 1529 accolse i Cavalieri di Malta scacciati da Rodi. Nel 1543 fu esteso a tutta la Sicilia il culto di s. Corrado, già approvato per la diocesi nel 1515; nel 1553 il vescovo Girolamo Bologna promulgò i decreti del Concilio Tridentino, mentre il suo successore Giovanni Orosco introdusse il rito romano, abbandonando il gallicano già in uso fin dal tempo dei Normanni, e nel 1570 iniziò la costruzione del Seminario diocesano. Il vescovo Giovanni Torres ampliò l'episcopio; nel 1646 una carestia desolò la città e a ricordo della liberazione fu istituita una processione in onore di s. Lucia che si celebra tuttora la prima domenica di maggio. Il terribile terremoto del 1693 distrusse completamente 22 città della diocesi e ne danneggiò più o meno 12, uccidendo 38.000 persone; il vescovo Annibale Termini curò la ricostruzione, cominciando dalla Cattedrale e dal Seminario e propagò il culto verso l'Eucaristia. Il vescovo Marini (m. nel 1730) iniziò la costruzione della facciata della Cattedrale che fu compiuta sotto il vescovo Testa e ornata con statue del Marabitti. Il vescovo Alagona (m. nel 1801) costruì la cappella del Seminario e costituì la biblioteca, trasferita oggi nel Seminario.
Nel 1816 la diocesi fu smembrata con l'erezione di quella di Caltagirone, mentre ai canonici della Cattedrale fu concesso l'uso della mitra e della cappa magna; un nuovo smembramento si ebbe ancora nel 1844 con l'erezione della diocesi di Noto; in questa occasione S. fu dichiarata sede arcivescovile e metropolitana. Tra gli ultimi arcivescovi si è distinto per santità di vita e dottrina il francescano Benedetto La Vecchia (m. nel 1896). Dopo l'erezione della nuova diocesi di Ragusa (1950) l'arcidiocesi siracusana comprende le città di Augusta, Buccheri, Buscemi, Canicattini, Carlentini, Cassaro, Ferla, Floridia, Francofonte, Lentini, Melilli, Palazzolo Acreide, Solarino, Sortino e le borgate di Belvedere, Brucoli, Cassibile, Pedagaggi, Priolo, Rizzolo e Villasumundo.
III. MONUMENTI
Dell'antica civiltà sicula rimangono, oltre all'importante suppellettile raccolta da Paolo Orsi nel Museo archeologico della città, la famosa necropoli di Pantalica che va dal sec. XII all'VIII a. C. e quella di Buscemi. Più importanti sono i monumenti greci e romani, quali il tempio di Apollo del sec. VI a. C. recenemente isolato dalle sovrastrutture che lo ingombravano, l'ara di Jerone, il teatro greco, il cosiddetto orecchio di Dionigi, famoso per la sua acustica, il Castello Euralio, le imponenti latomie trasformate in lussureggianti giardini, l'anfiteatro ed il ginnasio romano. La Cattedrale, già tempio di Atena, del sec. V a. C., adattato, secondo una tradizione, a tempio cristiano dal vescovo Zosimo nel sec. VII, ha un bel soffitto a capriate del 1518, possiede un ciborio del Vanvitelli, una tela di Antonello da Messina ed alcune sculture del Gaggini. Importanti sono le chiese di S. Pietro, bizantina, ma rimaneggiata nel 1300, quelle normanne di S. Niccolò (sec. XI), di S. Giovanni alle Catacombe (sec. XI-XII), di S. Tommaso (sec. XII), ma rimaneggiata posteriormente. La basilica normanna di S. Lucia al sepolcro possiede un crocifisso del 1200 ed una stupenda tela del Caravaggio raffigurante il Sep-pellimento della martire siracusana; un bel portale del 1501 orna la chiesetta della Madonna dei Miracoli. Tra i monumenti profani o civili degni di nota sono: il Castello
Siracula, arcidiocesi di - Capitello con simbolo dell'Evangelista Giovanni, nella cripta di S. Marciano (secc. v-vi) - Siracusa, chiesa di S. Giovanni alle Catacombe.
SIRACUSA, ARCIDIOCESI di - Capitello con simbolo dell'Evange-lista Giovanni, nella cripta di S. Marciano (sec. V-VI) - Siracusa, chiesa di S. Giovanni alle Catacombe.
Maniacce edificato nel 1038 dall'omonimo condottiero bizantino e ricostruito da Federico di Svevia, il Palazzo Bellomo del sec. XIII, rifatto nel successivo, con belle bifore e trifore, sede del Museo medievale e di una modesta pinacoteca con monumenti bizantini ed opere dei sec. XIV e XV; il Palazzo Montalto del 1397 con finestre gotico-catalane, i Palazzi Lanza, Abela ed Interlandi del sec. XV, il barocco Palazzo municipale del 1635 ed il Palazzo Beneventano del sec. XVIII. A Lentini si conserva una Madonna bizantina nell'ex Cattedrale, una riproduzione della Crocifissione del Tintoretto nella parrocchiale di S. Luca, e due tele del sec. XV nella parrocchiale della S. Maria Trinità, raffiguranti la Natividad e S. Antonio di Padova. A Melilli la chiesa di S. Sebastiano ha begli affreschi di Olivio Sozzi (sec. XVIII); chiese settecentesche esistono ad Augusta (Duomo), Palazzolo Acreide (S. Sebastiano, S. Paolo, Annunziata); a Buccheri si conserva una Maddalena di Antonello Gaggini.
IV. PERSONAGGI ILLUSTRI
Tra le personalità di S. Vanno ricordati per l'antichità Giuseppe Innografo (sec. VIII); S. Metodio eletto patriarca di Costantinopoli (843); S. Simeone eremita, morto a Treviri (1031), il primo santo canonizzato con bolla pontificia da Benedetto IX (1041). Nel sec. XIII il notaio Giacomo ed Arrigo Testa, ambedue da Lentini, poeti della scuola siciliana alla corte di Federico II. Nel sec. XVII il gesuita Ottavio Gaetani (m. nel 1620) solerte raccogliere, per quanto non sempre fedele, dei fasti agiografici della Sicilia ed il fratello Costantino (m. nel 1630) benedettino, filosofo, teologo e storico, amico del card. Baronio e bibliotecario della Vaticana; Vincenzo Mirabella (m. nel 1624) archeologo, matematico e storico che lasciò un'opera sui monumenti di S. Frutto di un paziente e dispendioso lavoro di ricerche; Mario Minniti (m. nel 1640) pittore, discepolo del Caravaggio, del quale si conserva un bel S. Benedetto; il gesuita Ortensio Scam-macca da Lentini (m. nel 1648) fecondo tragediografo; Domenico Bottone da Lentini (m. nel 1696) medico illustre, autore dell'opera Pyrologia topographica che gli procurò fama di studioso e scienziato. Nel sec. XVIII, lafondazione delle due Accademie letterarie degli Aretus e degli Anapei e la costituzione della Biblioteca Alago-niana diede un grande impulso alla cultura in S.; si di-stinsero Emanuele de Astorga (m. nel 1755) da Augusta-musciata insigne la cui opera Dafni fu rappresentata con successo a Genova nel 1709. l'architetto Pompeo Picherali (m. nel 1746) che presiedette ai lavori di ricostruzione della città dopo il terremoto del 1693 con spi-rito eclettico e versatilità; Saverio Landolina letterata ed archeologo, iniziatore del Museo archeologico accanto alla Biblioteca Alago-niana; il sacerdote Giuseppe Logoteta (m. nel 1809) storico, fondatore del Giornale ecclesia-stico di Sicilia e di una Accademia georgico-ecclesia-stica. Nel sec. XIX, il sacerdote Giuseppe Capodieci (m. nel 1828), sagace e paziente raccoglitore delle memorie patrie che lasciò manoscritte in 50 voll., oltre a quelle edite, nella Biblioteca Alago-niana; Tommaso Gargallo (m. nel 1843) insigne poeta, classicista e storico; Alessandro Rizzo (m. nel 1867) naturalista apprezzato, fondatore di un'Accademia e di un gabinetto scientifico; Raffaele Politi (m. nel 1870) pittore ed archeologo, illu-stratore dei monumenti agrigentini; Gaetano Italia Nicas-tro (m. nel 1896) di Palazzo Acreide, fortunato ricer-catore ed illustratore dei monumenti archeologici della sua patria; Gregorio Zappalà (m. nel 1908), scultore, lavorò per Piazza Navona di Roma; G. Aurelio Costanzo (m. nel 1913) da Melilli, poeta illustre seguace del romanticismo; Orso Mario Corbino (m. nel 1937) fisico insigne di Augusta.
V. Archeologia cristiana
I monumenti paleo-cristiani di S. si trovano tutti nell'Acradina, una delle cinque regioni che formavano l'antica città greca; essi costituiscono un grandioso complesso per vastità, gran-diosità architettonica, ricchezza di iscrizioni e di supple-lettile inferiore soltanto a Roma. Purtroppo le molteplici devastazioni antiche e recenti hanno recato danni consi-derevoli e disperso molto materiale prezioso. Tra grandi e piccoli cimiteri la regione siracusana possiede un cen-tinio circa di 1000 pietre, i maggiore parte ri-salgono al tempo della pace costantiniana ma sono chiara-mente rintracciabili, specialmente nei cimiteri maggiori, nuclei che risalgono certamente al sec. III ed anche prima.Il più antico è quello di S. Lucia, così chiamato dalla martire che vi ebbe la sepoltura. Un piccolo nucleo fu esplorato già da Paolo Orsi nel 1916-18; per le parti-colari architettoniche, la povertà di iscrizioni marmoree, l'angustia degli ambulacri, l'arcaicità delle pitture nei motivi e nella tecnica, risale certamente al sec. III. Altri
vasti nuclei sono stati scoperti nel 1942 e 1950, ma non sono stati ancora scientifica-mente illustrati. Le poche pitture ivi conser-vate riproducono i noti temi del buon Pa-store, di Giona, di Daniele nella fossa dei leoni e dell'Orante. Di singolare importanza è un oratorio ipogeico bizantino dei secc. VIII-IX con pitture tra le quali si notano i ss. Marciano, Cosma e Damiano. Elena e nella volta il martirio dei 40 martiri di Sebastia.
I cimiteri di S. Maria di Gesù e Vigna Cassia, originariamente autonomi, costitui-scono oggi un unico vasto complesso; il primo è formato da una doppia galleria a forma di croce fiancheggiata da loculi, il secondo invece risulta dalla fusione di una diccia di 1000 pezzi scavati a diverso livello e poi conglobati insieme. Le rassomiglianze architetto-niche tra questi due cimiteri e quello di S. Lucia sono così evidenti da non lasciar dubbi sulla loro cronologia. L'estrema laci-nia di nord-ovest di quello di Vigna Cassia risale a tempi posteriori ed è dovuta a suc-cessivi ampliamenti. Poche sono state le iscrizioni e pitture ivi ritrovate, tra le quali sono importanti quelle dell'arco-solio di Marcia, ma si deve pur dire che i due cimi-teri non sono stati esaurientemente esplorati.
Il più vasto, più conosciuto ed insieme il più recente dei cimiteri sotterranei siracu-sani è quello di S. Giovanni. Ampie gallerie con arcosoli polisomi, vasti cubicoli con grandiosi sepolcri gli danno veramente un aspetto imponente da giustificare l'entusia-stica meraviglia dei primi esploratori e visitatori. La sua escavazione sfruttò un vecchio acquedotto greco ed alcune cisterne trasformate in cubicoli. Scarse le pitture, tra le quali spiccano quelle dell'arco-solio di Deodata ed una Madonna, nella galleria principale; in esso fu trovato il noto sarcofago di Adelfa del sec. IV di origine romana. Ricca

invece è stata la messa epigrafica che ha dato ca. 500 iscrizioni (tra le quali importante quella che si riferisce al culto di s. Lucia), in massima parte greche. Il cimitero fu in uso tra il sec. IV ed il VI; poco dopo fu anche sfruttato il suolo sovrastante. Poco discosto da S. Giovanni e da esso indipendente è un epopeo del sec. IV trasformato in oratorio in periodo biografico.
Una fitta serie di epiogrei sorge sulla falda rocciosa orientale dell'Acradina che dal porto piccolo giunge fin presso il convento dei Cappuccini. La loro esplorazione ha dato suppellettile piuttosto ambigua per il cristianesimo degli utenti, i quali conservavano tradizioni ebraiche o pagane. La cronologia di questi epiogrei si può fissare tra il sec. IV e il V. Degni di ricordo sono poi le necropoli sub divo di Grotticelli e del Fusco.
Nel suburbio, a nord di S., importanti cimiteri sotterranei si trovano a Manomozza e Riuzzo presso Priolo, a Molinello presso Augusta: tutti e tre presentano spiccate analogie con i più antichi cimiteri di S. alla cui cronologia si debbono collegare. Tracce di epiogrei si trovano a Lentini, mentre più importanti sono quelli di Floridia, Canicattini, Ferla e soprattutto quelli di Palazzolo Acreide (Grotta di Senebardo, Intagliata, Intagliatella).
Dopo Roma S. è la città d'Italia più ricca di iscrizioni. Esse sono state pubblicate in più riviste ed opere a mano a mano che sono venute alla luce nelle varie esplorazioni dei cimiteri; si sente però il bisogno di un Corpus scientificamente moderno che tutte le raccolga; ad esso attende da parecchi anni il p. Ferrus S. J. che ha già pubblicato ottimi saggi e studi preliminari. Delle arti minori importante è la collezione delle lucerne fittili, ma anche intorno ad esse manca ancora un lavoro scientifico d'insieme.
Il periodo bizantino ha poi lasciato monumenti importanti per l'archeologia siracusana specialmente negli edifici di culto. Oltre ai già ricordati oratori epiogici di S. Marciano e S. Lucia sono degni di menzione la chiesa di S. Foca presso Priolo, dello Zitone presso Lentini, S. Teresa presso S., S. Lucia di Mendola presso Palazzolo; gli oratori trogloditi di S. Marco presso Palazzolo, S. Nicolichio e S. Micidario presso Pantalica, S. Pietro presso Buscemi, ecc. - Vedi tavv. XLIV-XLV.