CAGLIARI, ARCIDIOCESI DI

CAGLIARI, ARCIDIOCESI di. - Principale città della Sardegna con 60 mila ab. ca., situata sulla costa meridionale, capoluogo di provincia e sede metropolitana, avente come suffraganea di diocesi di Iglesias, Nuoro e Ogliastra. Conta 85 parrocchie con 185 sacerdoti del clero secolare. Vi lavorano inoltre numerose famiglie religiose d'ambo i sessi.

Già all'inizio dell'era cristiana C. era il centro principale dell'isola, dove stanzava una sezione della flotta romana. Avuto riguardo alla maniera con cui il cristianesimo si diffuse, si può ritenere che a

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CAGLIARI - Leoni dell'antico pulpito (sec. XII) della Cattedrale.
(fot. Alinari)
C. esso abbia trovato un primo punto d'approdo, dove si sia organizzata la prima comunità dell'isola di Sardegna alla fine del sec. I o all'inizio del II. Mancano documenti per una cronologia episcopale cagliaritana, essendo fantastiche le liste forgiate in tempi recenti per colmare le lacune della gerarchia episcopale.

Un passo di una lettera di s. Atanasio di Alessandria a Lucifero di C., campione dell'ortodossia contro l'arianesimo, accenna ai precedessori di quest'ultimo nella sede cagliaritana, senza però dirne né il numero né i nomi (cf. CSEL, XIV, p. 324). Il primo vescovo storicamente accertato è Quintasius presente al concilio di Arles del 314, come uno dei principali vescovi dell'Occidente. Più tardi, a partire dal sec. V-VI, il titolare di C. era insignito della dignità di metropolitano, con diritti non solo sulle diocesi di Sardegna, ma anche delle isole Baleari e delle Pitiuse, come si ricava dalla testimonianza di Vittore Vitense (MGH, Auctores, III, I, p. 71). Dopo Quintasius non si conosce altri prima di Lucifero di C., il deciso avversario dell'arianesimo, esiliato in Siria per non avere voluto firmare nel Sinodo di Milano del 355 il decreto dell'imperatore ariano Costanzo. Un secondo Lucifero ricorre nel 484 ricordato insieme ad altri vescovi della Sardegna, che per ordine di Unnerico intervennero a Cartagine. Altro nome conosciuto è quello di Ianuarius, contemporaneo di s. Gregorio Magno, e spesso oggetto dei rimproveri del santo Pontefice. Nel corso del sec. VII, Giustino fu presente al Sinodo romano che condannò il monotelismo sotto Martino I, come Citonato quarant'anni più tardi sottoscriveva nel 680 gli atti del terzo Concilio costantinopolitano. Oscura la storia del secc. VII-X:

periodo caratterizzato da feroci aggressioni contro l'isola, lasciata in balia di se stessa, ma lungo il quale venne lentamente maturandosi una forma di governo autonomo, sulla quale non si è ancora arrivati a far piena luce. Si tratta dei Giudicati sardi nei quali l'isola appare nettamente divisa alla fine del sec. XI. Durante questo periodo la chiesa sarda ebbe a subire gravi danni e delle sette sedi vescovili del sec. VI, nel sec. IX restano in piedi solo quattro, tra le quali la metropoli di C.

Dopo il 1016, anno della vittoria dei Pisani sui Genovesi, la Sardegna, attratta entro l'orbita dell'attività delle repubbliche marinare, iniziò un altro periodo di vita che la coinvolse nelle lotte di quel tempo.

I diplomi del sec. XI parlano delle donazioni fatte dai giudici di C. alla diocesi, ma anche delle rovine dei tempi precedenti, che Vittore III esortava a restaurare in una lettera all'arcivescovo Giacomo, designato come primate di Sardegna. Durante questo periodo la circoscrizione metropolitana coincideva con i limiti del quattro Giudicati e C. aveva come suffraganee Sulcis, Dolia e Suelli.

Alla fine del sec. XII si affermava il primato spirituale di Pisa nelle vicende politiche dei Giudicati, e l'arcivescovo di Pisa Lanfranco otteneva il privilegio della legazione apostolica (1176) da Alessandro III, ma esteso anche ad altre province della Sardegna tra cui C. I poteri su quest'ultima, del primate di Pisa furono però limitati, dati gl'interessi di Genova sul giudicato di C., che negli anni seguenti furono fomite di altre guerre tra le due repubbliche del Tirreno. Ma la S. Sede vigilò sempre, mediante un'azione sempre più diretta, per impedire che la Sardegna fosse ridotta al vassallaggio politico di

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CAGLIARI - S. Apollonia. Particolare del politico della Visitazione, dipinto di G. Barcès (sec. XV) - Museo di C.
signorie estranee. E in questo senso bisogna interpretare gli interventi di Innocenzo III e Onorio III intesi a porre un limite al predominio di Pisa. Questo decadde di fatti, ma per opera degli aragonesi, i quali nel giugno del 1324 occuparono il castello di C. La città fu dichiarata allora caput et praesidium, e l'arcivescovo, posto a capo della città più favorita dal nuovo governo, si considerò, di fatto, succeduto nei privilegi goduti sino allora dall'arcivescovo di Pisa, attribuendosi più tardi, nel sec. XV, il titolo di primate della Sardegna e della Corsica. Per rafforzare l'autorità propria nell'isola il re Pietro d'Aragona deliberò e convocò il primo Parlamento al quale furono chiamati a prendere parte l'arcivescovo di C. con gli altri membri dell'alto clero sardo, il suo ramo ecclesiastico. Con il primate di C. il re concluse un accordo riguardo ai beni della mensa vescovile nel 1335. In seguito, sotto il pontificato di Martino V, nel 1420 l'arcidiocesi fu estesa sensibilmente in seguito alla soppressione della chiesa suffraganea di Suelli, decaduta e impoverita. La stessa sorte seguirono più tardi sotto Ferdinando il Cattolico il vescovato di Galtelli nel 1496, e quello di Dolia nel 1501, ugualmente incorporati a C. Anche Iglesias fu unita a C. nel 1514 ma ad tempus finché vivesse l'arcivescovo Giovanni Pilares, già

vescovo di Iglesias. Allora C. abbracciava come territorio un quarto di tutta la Sardegna. Divenuto signore di molte terre e con una giurisdizione territoriale assai estesa, il primate di C. aveva acquistato una importanza politica. Egli inaugurava nel duomo di S. Cecilia le sessioni parlamentari, e riceveva da ogni vicerè il giuramento di fedeltà ai diritti della rappresentanza dell'isola.

Tuttavia nessun atto della S. Sede gli aveva conferito nello spirituale diritti superiori, e il titolo di primate di Sardegna e Corsica preso nel corso del sec. XVI ebbe solo importanza politica.

Però nel sec. XVIII la questione della primazia fu fonte di litigi tra C. e Sassari.

Durante il periodo della restaurazione cattolica, i vescovi di C. presero parte attiva all'opera della riforma e tra questi si distinsero specialmente il domenicano Baldassar Eredia intervenuto al Concilio di Trento, come più tardi vi prese parte Antonio di Gastilleyo, promosso a C. nel 1558, che, tornato in sede nel 1653, si applicò con zelo a fare osservare i decreti del concilio.

Valido appoggio alla rinascita della vita religiosa diede la nascente Compagnia di Gesù, che nel 1587 apriva un noviziato a C., scuole e collegi, tra i quali noti soprattutto il collegio Canapoleno (1621), detto dopo dei Nobili, eretto per volontà dell'arcivescovo d'Esquivelle e che assumeva anche la direzione del seminario la cui creazione era stata decisa nel Sinodo diocesano del 1576-77. Altre case religiose furono aperte più tardi dai Minimi (1628), dai Fatebenefratelli (1636) e dagli Scolopi (1640) per l'educazione dei fanciulli. In questo periodo sono pure frequenti i sinodi diocesani per la disciplina ecclesiastica. Importanti quelli del 1628 sotto l'arcivescovo Bernardo de la Cabra. L'ultimo sinodo diocesano del periodo spagnolo fu quello del 1715, quando governava l'arcidiocesi Bernardo di Carignena, le cui ordinanze mostrano in che condizioni era stata ridotta la Sardegna dalla lunga dominazione spagnola.

Nei primi decenni del sec. XVIII la Sardegna dovette subire le conseguenze e i malanni della guerra di successione. Nell'ag. 1708 la flotta angloolandese compariva a C. che apriva la porta al nemico. L'anno seguente la Sardegna proclamava re l'arciduca d'Austria. Nel 1717 per opera dell'Alberoni la flotta spagnuola veniva rivolta verso la Sardegna, che tornava nuovamente alla Spagna, ma per poco, perché in seguito alla coalizione antispagnola, in virtù del trattato di Londra del 1718, la Sardegna era destinata a Vittorio Amedeo di Savoia, che ne prendeva possesso nel 1720.

Il moto riformista che caratterizzò la vita del '700 in Italia sotto la spinta dell'illuminismo, ebbe le sue ripercussioni anche in Sardegna, specialmente negli anni 1759-73, quando gli affari dell'isola furono affidati al conte Gian Lorenzo Bogino, che si preoccupò della rinascita degli studi, affidandone l'incarico all'arcivescovo di C. Tommaso Natta (1759-63). Questo ottenne lo smembramento della sua troppo estesa arcidiocesi, costituendo in diocesi autonoma Iglesias.

A C. sorse una università con i regolamenti dell'Ateneo torinese, fu riordinato il collegio Canapoleno, e il seminario ebbe nuovi locali che permisero un aumento dei suoi alunni. Durante la Rivoluzione Francese, in seguito all'invasione del Piemonte, C. fu capitale dello Stato dei Savoia. Ma quando la corte

tornò a Torino, C. rinunciava ai suoi privilegi e si uniformava agli indirizzi politici del Piemonte.

Tra gli uomini illustri di C. notiamo i cardinali: Benedetto Cao, creato cardinale da Gregorio VII nel 1073; Diego Gregorio Cadello promosso da Pio VII, nel 1813; Luigi Amat di S. Filippo e Sorso elevato alla porpora da Pio IX nel 1837.

Benemeriti della cultura furono: Nicolò Canyelles, oriundo di Iglesias, più tardi vicario dell'arcivescovo Paragues, il quale introdusse a C. la prima tipografia, donde tacirono numerose opere intese a promuovere la riforma religiosa; Andrea Baccalar, finito vescovo di Alghero nel 1578, che tradusse in latino il De Fide Orthodoxa del Damasceno (PG 94). Inoltre il poeta Sebastiano Sugner (1643-75); il can. Paolo Nyri (1659-1711) e il cappuccino P. Giorgio Aleo, storici; il mercedario Pietro Andrea Accorrà, m. nel 1698, oratore sacro.

BIBL.: Per referenze esaurienti in materia si rimanda a A. Manno, Bibliografia storica degli stati della monarchia di casa Sassia, III, Torino 1891, pp. 333-91; e specialmente a R. Ciasca, Bibliografia sarda, 5 voll. (l'ultimo di indici analitici ed alfabetici), Roma 1931-34. In particolare, per le fonti: P. Tola, Codice diplomatico di Sardegna (Monumenta Historiae Patriae, 11-12), 2 voll., Torino 1861-68; D. Scano, Codice diplomatico delle relazioni diplomatiche tra la S. Sede e la Sardegna, Cagliari 1940-41; oltre gli studi sui vari fondi documentari tra i quali vanno citati: M. Pinna, L'archivio del duomo di C., ivi 1899; A. Selmi, Le corte volgari dell'archivio vescovile di C., Firenze 1905; E. Besta, Studio storico sui diplomi sardi dell'arcivescovo di C. di B. Bandi di Venne, in Bullettino bibliogr. sardo, 2 (1902), p. 83 sgg. Opere d'indole generale sulla storia religiosa, civile e culturale quelle di: G. Manno, Storia di Sardegna, Milano 1835; P. Martini, Storia ecclesiastica di Sardegna, 3 voll., Cagliari 1839-41; P. Tola, Dizionario biografico degli uomini illustri di Sardegna, 3 voll., Torino 1837-38; G. Siotto-Pintor, Storia letteraria di Sardegna, 4 voll., Cagliari 1844; G. Spano, Sardegna sacra e le antiche diocesi, in Bull. archeol. sardo, 14 (1858), pp. 5 sgg., 41 sgg.; S. Pintus, Sardinia sacra, I, Provincia ecclesiastica di C., Iglesias 1904; F. Lanzoni, La prima introduzione dell'episcopato e del cristianesimo in Sardegna, in Arch. stor. sardo, 11 (1916), p. 190 sgg.; E. Besta, La Sardegna medievale, 2 voll., Palermo 1908-1909; A. Saba, Il Pontificato romano e la Sardegna medievale, Roma 1929; D. Filia, La Sardegna cristiana, 3 voll., Sassari 1909-29 (importante). Inoltre, per questioni particolari: A. Caboni, Le istituzioni di beneficenza di C., Cagliari 1898; P. Valdes, Guida pratica di C., ivi 1902; F. Troia, Guida di C., ivi 1930; Sardinia Sacra. Guida ufficiale delle diocesi di Sardegna, ivi 1937. Mario Scaduto

IL SANTUARIO DI N. S. DI BONARIA. - A sud-est della città, sul piccolo colle di Bonaria ove un ipogeo con pitture e iscrizioni testimonia la fede cristiana che C. riceve, probabilmente prima in Sardegna, i Mercedari ca. il 1330 avevano fondato il loro più antico convento dell'isola. Non molti anni dopo, il 25 marzo 1370, secondo la tradizione fissata anche in un processo canonico del 1592, una nave proveniente della Spagna, veniva assalita dalla tempesta, già in vista delle coste sarde. Per evitare il naufragio, fu gettato in mare gran parte del carico. Ma una pesante cassa, galleggiando sulle acque, si diresse celermente al golfo di C. Apertala, vi fu trovato un bel simulacro della Vergine, reggente con il braccio sinistro il divin Bambino. Da allora esso fu in venerazione sulla collina di Bonaria. Nel 1704 vi si pose la prima pietra di un nuovo tempio progettato dall'architetto De Vincenti. Ma i lavori rimasero sospesi a lungo e vennero ripresi solo nel 1910. La chiesa, in stile barocco e decorata dal pittore sardo A. Ghisu, fu consacrata nel 1926 dal card. legato Gaetano Bisleti. La Vergine il cui simulacro era stato incoronato nel 1870, fu da Pio X dichiarata principale patrona dell'isola nel 1910. Sarebbe appunto da Bonaria, che la capitale argentina avrebbe derivato il nome Buenos Aires, portato nell'Ame-

rica meridionale da marinai sard

i. Il santuario è stato molto danneggiato dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale

Vedi Tav. XX.

BIBL.: Anon., Nostra Signora di Bonaria, in I Santuari d'Italia illustrati, II, Milano 1929, n. 2; A. Salvini, Santuari mariani d'Italia, Alba 1940, pp. 374-77. Tommaso Leccisotti
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“CAGLIARI, ARCIDIOCESI DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), p. 190. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/cagliari-arcidiocesi-di.