Enciclopedia Cattolica vol. XII, 1954 Geografia Stati, regioni e città

TIMGAD

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Noto anche come: latino: Colonia Ulpia Thamugadis ex Numidia, Thamugadi

TIMGAD. - È l'antica Thamugadi nella Numidia, nell'attuale Algeria. Il legato L. Munazio Gallo della III Legione augusta ne tracciò il perimetro recinto da muro. Traiano ha il titolo di conditor coloniae (CIL, VIII, 1784); la città assunse infatti la denominazione di Colona Ulpia Thamugadis ex Numidia e appartenne alla tribù Papiria.

La città fu devastata dai Mauri nella prima metà del sec. VI, come attesta Procopio, e poi occupata dai Bizantini. La cittadella bizantina fu costruita nel 539, come è attestato dall'iscrizione, nota da due esemplari (E. Diehl, Inscriptiones latinae christianae veteres, Berlino 1925-31, n. 805 e L. Leschi, in Bulletin archéol. du Comité, 1941-42, pp. 133-34). Il testo che comincia «Deo fabente» dichiara che la cittadella è stata eretta nel tredicesimo anno di Giustiniano e Teodora, a cura di Salomone prefetto per l'Africa. A sud-ovest della cittadella il patrizio Gregorio duca di Tigisi fece costruire una cappella ca. l'anno 645, come ricorda l'iscrizione rinvenuta nel fregio d'una porta laterale (CIL, VIII, 1782). L'edificio di m. 14 x 10 era a tre navate divise da colonne prese da monumenti anteriori. Gli Acte Monmarli assegnano a T. cinque martiri dell'epoca del vescovo Novato, cioè Crispino, Faustiniano, Lorenzo, Leucio e Ziddino. Nel Concilio di Cartagine del 256 appare, come vescovo di T., Novato (s. Agostino, De Baptismo, VI, 11, 17). L'8 dic. 320 si iniziò a T. il processo presieduto dal consolare Zenofilo, governatore della Numidia, per la querela data da Silvano, vescovo scismatico di Costantina, contro il diacono Nundinario (Gesta apud Zenophilum). Nel 397 tenne un'adunanza a T. Ottato vescovo donatista di T., satellite del comes Gildone, tanto da essere chiamato Gildonianus (s. Agostino, Contra ep. Parmeniani, 2, 2, 4; 22, 42; De Baptismo, 2, 11, 16; Contra litteras Petiliani, 1, 10, 11; 24, 26; Contra Cresconium, 3, 60, 66; 4, 24, 31; Gesta cum Emerito, 9). Nel 411 il vescovo cattolico Faustiniano ebbe per competire il donatista Gaudenzio (P. Monceaux, Le dossier de Gaudentius, évêque donatiste de T., ecc. in Revue de théologie, 31 [1907], pp. 111-33). Nel 484 fu vescovo Secondo. Nel sobborgo a nord-est della città nel 1903 fu esplorata una basilica di m. 27,50 x 15, divisa in tre navate mediante pilastri e colonne con una profonda abside (A. Ballu, in Bulletin archéol. du Comité, 1904, p. 166; P. Monceaux, T. chrétien, Parigi 1911, pp. 24-25). Un'altra basilica fu identificata nel sobborgo nord-ovest; essa misura m. 40 x 18 con i muri perimetrali ancora conservati fino a m. 150 di altezza; era divisa in tre navate da dieci colonne binate per lato e da due semicolonne, con capitelli di vari stili; il presbiterio, recinto da cancelli marmorei, terminava con un'abside sopraelevata a cui si accedeva da due piccole scale laterali; il pavimento era a musaico; restano le impronte del luogo dove era fissato l'altare in legno; ai lati del presbiterio due cappelle, quella a destra in comunicazione; quella a sinistra con pavimento a musaico e abside terminale. A destra del vestibolo è il battistero, rettangolare con quattro colonne e piscina rotonda, a cui si accedeva mediante due gradini; aveva un pavimento a musaico di cui restano due tralci uscenti da un vaso. L'edificio era circondato da una serie di altri ambienti, tra i quali uno munito di scala che immetteva al piano superiore; ad oriente della basilica si è riconosciuto un grande cortile rettangolare di m. 33 × 18, in cui si è creduto identificare una specie di chiostro. Nel sobborgo sud-ovest si è riconosciuta tra il 1906-1909 una grandiosa basilica di m. 63 × 23 a tre navate, la centrale larga m. 10 e le minori m. 5,15. Una serie di 16 pilastri sostenevano colonne binate oltre i quattro pilastri terminali; i capitelli erano corinzi; sotto il pavimento una serie di tombe. Sopra un sarcofago in pietra, il coperchio era munito di un foro in cui era fissato una specie di passino metallico per le libazioni (H.-J. Marrou, Survivances palennes dans les rites funéraires des donatistes, in Hommages à J. Bidez et à F. Cumont [Collection Latomus, 2], Bruxelles 1949). Inoltre i resti di una iscrizione in musaico « Dignis digna merentibus coronam legas et vi(va)s i(n Chris)to ». (P. Monceaux, Sur une mosaïque trouvée à T., in Comptes rendus de l'Acad. des inscr. et belles lettres, 1913, pp. 381-384). La facciata era preceduta da un atrio quadrato di m. 23 di lato, con quattro portici sostenuti da 6 colonne per parte. L'accesso alle tre porte della basilica era ottenuto mediante tre gradini; nel centro dell'atrio era una vasca quadrata col suo condotto di adduzione dell'acqua. Dall'atrio si accedeva al battistero costituito da una sala rettangolare, con ricco pavimento a musaico; dai quattro angoli tralci di acanto partivano da un vaso, formando volute; nel centro la piscina esagona era profonda m. 1, larga 4 e lunga m. 1,90, e vi si scendeva per tre gradini rivestiti di musaico e con monogrammi di Cristo agli angoli, che permettono la datazione tra il sec. IV e il v. Il battistero era in comunicazione con un'altra aula di m. 9,60 × 8. Normale alla basilica era un'altra cappella rettangolare di m. 19 × 17 interamente decorata di musaici, con abside; all'epoca bizantina vi si ricavò una cappella più piccola di ca. 10 m. di lato col suo battistero. Nel mezzo della navata si scoprì un grande sarcofago in pietra contenente ossa. Molto dopo venne ricavata nel coro una seconda cappella che presenta le caratteristiche dell'età bizantina. Al di sotto della cappella se n'è trovata un'altra di più piccole dimensioni (m. 18 × 13,50); ivi sotto il luogo dove si presume dovesse sorgere l'altare si rinvennero tre cofanetti in pietra contenenti vasi reliquiari in terracotta, uno dei quali presentava incisi motivi d'ispirazione egiziana; nell'ambito della cappella, attribuita al sec. IV, erano numerose tombe. Presso questi edifici fu identificata una casa sulla cui soglia, nel pavimento a musaico, era l'iscrizione: « Haec iubente sacerdote Dei Optato perfecit ». E. Albertini propose di riconoscervi il vescovo donatista Ottato (Un témoignage épigraphique sur l'évêque donatiste Optat de Thamugadi, in Comptes rendus de l'Académie des inscr. et belles lettres, 1939, pp. 100-103). Tutto l'insieme di questi edifici venne poi circondato da un recinto e all'epoca bizantina vi si aggiunse un monastero di cui si riconobbe un grande cortile di m. 42 × 16, altri cortili minori, con portici e gallerie, un edificio rettangolare di m. 23 × 8 e una serie di cellule disposte simmetricamente (H.-J. Marrou, in Bulletin archéol. du Comité, 1932-33, p. 173 sgg.).

Un oratorio cristiano si è poi identificato contro il muro di cinta nella parte occidentale, diviso in tre navate da due colonne per lato, e con colonnine per sostenere l'altare; ivi presso, una serie di tombe anche nella stanza a nord dell'oratorio (A. Ballu, in Bulletin archéol. du Comité, 1921, pp. LXVIII-LXXX). Nel sobborgo ad ovest si è identificato un cimitero cristiano in uso per lungo tempo in cui venne adoperato materiale di spoglio. Un sarcofago in pietra calcare portata inciso il A × Ω e l'epitafio di una « Flavia Albula bonae memoriae in eo sarcofago constituita in quibus vixit annis octoginta quinque » (E. Diehl, Inscriptions latinae christianae neteres, Berlino 1925-31, n. 2640). La necropoli cristiana all'estremità nord-ovest ha dato un serie di tombe per lo più a cappuccina e anonime, qualche raro sarcofago; una chiesa a tre navate divisa da colonne, ma con la nave minore a sinistra fiancheggiata da un cortile con un portico pieno di sepolcri.

Nel 1919 in una cappella si trovò una pietra calcare con la seguente iscrizione: « B(onis) B(ene sit) | et gaudete Petrus et Lazarus | rogo te | Domine | subveni | Criste tu | solus meldicus sanctis et Penitentibus amaire mani(bus) | et pedibus Dei » (J. Carcopino, L'invocation de T. au Christ médecin, in Rendiconti della Pont. Accad. rom. di arch., 3ª serie, 5 [1926-27], pp. 79-87; ivi la bibl. precedente, inoltre P. Debauhhtay, L'invocation au Christ médecin de T., in Serta Leodensia, Liegi 1930, pp. 31-32). Le esplorazioni hanno messo in luce una ricca messe di lampade cristiane in terracotta con rappresentazioni del monogramma 𐤁, sia semplice che con le lettere A e 𐤁, di croci, di palmette, di vasi, di pesci, di pavoni, di cervi, di colombe, di Eva e il serpente, del sacrificio di Abramo, del Salvatore e anche dell'apostolo Paolo. Singolare è una lampada in bronzo con supporto (alto cm. 43 con base formata da tre zampe di leone, e un vaso in calcare su cui si legge « B(onis) × B(ene) × (hoc) urceum Tiburium Fortunatus fecit » (P. Monceaux, T. chrétien, Parigi 1911, pp. 46-47). - Vadi tav. XI.

In alto a sinistra: CIMITERO CRISTIANO di Timgad. Al centro: ISCRIZIONE DEDICATORIA DELLA CIVITAS TAMOGADIENSIS DEL 539 - Timgad, Museo. In basso: LAMPADE CRISTIANE, con rilievi raffiguranti Cristo tra gli angeli, s. Paolo, il sacrificio di Abramo, i tre fanciulli nella fornace (sec. v) - Timgad, Mu
Tav. XI In alto a sinistra: CIMITERO CRISTIANO di Timgad. Al centro: ISCRIZIONE DEDICATORIA DELLA CIVITAS TAMOGADIENSIS DEL 539 - Timgad, Museo. In basso: LAMPADE CRISTIANE, con rilievi raffiguranti Cristo tra gli angeli, s. Paolo, il sacrificio di Abramo, i tre fanciulli nella fornace (sec. v) - Timgad, Museo. In alto a destra: CAPPELLA NEL FORTE BIZANTINO con annesso battistero - Timgad. In basso: ISCRIZIONE CON L'INVOCAZIONE «CRISTE TU SOLUS MEDICUS» (sec. v) - Timgad, Museo. e altre 4 immagini nella tavola(da C. Courtois, Timgad, Algeri 1951, p. 67) · (per cortesia del prof. E. Josi) · (da B. M. Apollonj-Ghetti)
TIMGAD - Chiesa cimiteriale, disegno di M. Christoffe.
TIMGAD - Chiesa cimiteriale, disegno di M. Christoffe.(da Ch. Courtois, Timgad, Algeri 1951, p. 63)
Bibliografia8 opere
BIBL.: A. Ballu, Guide illustré de T., Parigi 1910; id., Les ruines de T., sept années de découvertes 1903-10, ivi 1911: M. Christoffe, Rapport sur les fouilles et consolidations effectuées en 1927, 1928, 1929, Algeri 1930, pp. 58-79; S. Saumagne, Note sur la cadastration de la colonia Trajana Thamugadis, in Revue Tunisienne, 1931, pp. 87-104; Ch. Curtois, T., Algeri 1951. Per il cimitero del monastero ad occidente v. H.-J. Marrou, in Bull. archéol. du Comité, 1932-33, pp. 173-97; per il cimitero alla porta di Lambesis v. L. Leschi, ibid., 1934-35, pp. 36-51, 155-59; 1936-37, pp. 34-45; 1938-40, pp. 405-407; 1941-42, pp. 99-106, 130-36.

Enrico Josi

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), coll. 100–102.

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Josi, Enrico. “Timgad.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XII, coll. 100–102. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954. https://azioneromana.com/it/article/timgad.

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Josi, Enrico. “Timgad.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954, coll. 100–102. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/timgad.

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