TIMGAD. - È l'antica Thamugadi nella Numidia, nell'attuale Algeria. Il legato L. Munazio Gallo della III Legione augusta ne tracciò il perimetro recinto da muro. Traiano ha il titolo di conditor coloniae (CIL, VIII, 1784); la città assunse infatti la denominazione di Colonia Ulpia Thamugadis ex Numidia e appartenne alla tribù Papiria.
La città fu devastata dai Mauri nella prima metà del sec. VI, come attesta Procopio, e poi occupata dai Bizantini. La cittadella bizantina fu costruita nel 539, come è attestato dall'iscrizione, nota da due esemplari (E. Diehl, Inscriptions latinae christianae veteres, Berlino 1925-31, n. 805 e L. Leschi, in Bulletin archéol. du Comité, 1941-42, pp. 133-34). Il testo che comincia è Deo banente d'archiaria che la cittadella è stata eretta nel tredeciesimo anno di Giustiniano e Teodora, a cura di Salomone prefetto per l'Africa. A sud-ovest della cittadella il patrizio Gregorio duca di Tigisi fece costruire una cappella ca. l'anno 645, come ricorda l'iscrizione rinvenuta nel fregio d'una porta laterale (CIL, VIII, 1782). L'edificio di m. 14 X 10 era a tre navate divisa da colonne prese da monumenti anteriori. Gli Acta Mammarii assegnano a T. cinque martiri dell'epoca del vescovo Novato, cioè Crispino, Faustiniano, Lorenzo, Leucio e Dindino. Nel Concilio di Cartagine del 256 appare, come vescovo di T., Novato (s. Agostino, De Baptismo, VI, 11, 17). L'8 dic. 320 si iniziò a T. il processo presieduto dal consolare Zenofilo, governatore della Numidia, per la querela data da Silvano, vescovo scismatico di Costantina, contro il diacono Nundinario (Gesta apud Zenophilum). Nel 397 tenne un'adunanza a T. Ottato vescovo donatista di T., satellite del comes Gildone, tanto da essere chiamato Gildonianus (s. Agostino, Contra ep. Parmeniani, 2, 2, 4; 22, 42; De Baptismo, 2, 11, 16; Contra litteras Petiliani, 1, 10, 11; 24, 26; Contra Cresconium, 3, 60, 66; 4, 24, 31; Gesta cum Emerito, 9). Nel 411 il vescovo cattolico Faustiniano ebbe per competitore il donatista Gaudenzio (P. Monceaux, Le dossier de Gaudentius, évêque donatiste de T., ecc. in Revue de théologie, 31 [1907], pp. 111-33). Nel 484 fu vescovo Secondo. Nel sobborgo a nord-est della città nel 1903 fu esplorata una basilica di m. 27,50 X 15, divisa in tre navate mediante pilastri e colonne con una profonda abside (A. Ballu, in Bulletin archéol. du Comité, 1904, p. 166; P. Monceaux, T. chrétien, Parigi 1911, pp. 24-25). Un'altra basilica fu identifi-cata nel sobborgo nord-ovest; essa misura m. 40 X 18 con i muri perimetrali ancora conservati fino a m. 1,50 di altezza; era divisa in tre navate da dieci colonne bi-nate per lato e da due semicolonne, con capitelli di vari stili; il presbiterio, recinto da cancelli marmorei, termi-nava con un'abside sopraelevata a cui si accedeva da due piccole scale laterali; il pavimento era a musicao; restano le impronte del luogo dove era fissato l'altare in legno; ai lati del presbiterio due cappelle, quella a destra in comunicazione; quella a sinistra con pavimento a musicao e abside terminale. A destra del vestibolo è il battistero, rettangolare con quattro colonne e piscina rotonda, a cui si accedeva mediante due gradini; aveva un pavimento a musicao di cui restano due tralci uscenti da un vaso. L'edificio era circondato da una serie di altri ambienti, tra i quali

Tillemont, Louis-SébaStien, Le Nain de - Ritratto. Incisione premessa alla Vie de M. Lenain de T., Colonia 1711. Esemplare della Biblioteca Vaticana.
uno munito di scala che immetteva al piano superiore; ad oriente della basilica si è riconosciuto un grande cortile rettangolare di m. 33 x 18, in cui si è creduto identificare una specie di chiostro. Nel sobborgo sud-ovest si è riconosciuta tra il 1906-1909 una grandiosa basilica di m. 63 x 23 a tre navate, la centrale larga m. 10 e le minori m. 5,15. Una serie di 16 pilastri sostenevano colonne binate oltre i quattro pilastri terminali; i capitelli erano corinzi; sotto il pavimento una serie di tombe. Sopra un sarcofago in pietra, il coperchio era munito di un foro in cui era fissato una specie di passino metallico per le libazioni (H.-J. Marrou, *Survivances païennes dans les rites funéraires des donatistes*, in *Hommages à J. Bides et à F. Cumont* [*Collection Latomus*, 2], Bruxelles 1949). Inoltre i resti di una iscrizione in musicao «Dignis digna meren(tibus coronam leg(as et) vi(va)» (in *Chris*). (P. Monceaux, *Sur une mosaïque trouvée à T.*, in *Comptes rendus de l'Acad. des inscr. et belles lettres*, 1913, pp. 381-384). La facciata era preceduta da un atrio quadrato di m. 23 di lato, con quattro portici sostenuti da 6 colonne per parte. L'accesso alle tre porte della basilica era ottenuto mediante tre gradini; nel centro dell'atrio era una vasca quadrata col suo condotto di adduzione dell'acqua. Dall'atrio si accedeva al battistero costituito da una sala rettangolare, con ricco pavimento a musicao; dai quattro angoli tralci di acanto partivano da un vaso, formando volute; nel centro la piscina esagona era profonda m. 1, larga 4 e lunga m. 1,90, e vi si scendeva per tre gradini rivestiti di musicao e con monogrammi di Cristo agli angoli, che permettono la datazione tra il sec. IV e il V. Il battistero era in comunicazione con un'altra aula di m. 9,60 x 8. Normale alla basilica era un'altra cappella rettangolare di m. 19 x 17 interamente decorata di musicai, con abside; all'epoca bizantina vi si ricavò una cappella più piccola di ca. 10 m. di lato col suo battistero. Nel mezzo della navata si scoprì un grande sarcofago in pietra contenente ossa. Molto dopo venne ricavata nel corso una seconda cappella che presenta le caratteristiche dell'età bizantina. Al di sotto della cappella se n'è trovata un'altra di più piccole dimensioni (m. 18 x 13,50); ivi sotto il luogo dove si presume dovesse sorgere l'altare si rinvennero tre cofanetti in pietra contenenti vasi reliquiari in terra-cotta, uno dei quali presentava incisi motivi d'ispirazione egiziana; nell'ambito della cappella, attribuita al sec. IV, erano numerose tombe. Presso questi edifici fu identificata una casa sulla cui soglia, nel pavimento a musicao, era l'iscrizione: «Haec iubente sacerdote Dei Optato perfeci». E. Albertini propose di riconoscervi il vescovo donatista Ottato (*Un témoignage épigraphique sur l'évêque donatiste Optat de Thaumagadi*, in *Comptes rendus de l'Académie des inscr. et belles lettres*, 1939, pp. 100-103). Tutto l'insieme di questi edifici venne poi circondato da un recinto e all'epoca bizantina vi si aggiunse un monastero di cui si riconobbe un grande cortile di m. 42 x 16, altri cortili minori, con portici e gallerie, un edificio rettangolare di m. 23 x 8 e una serie di cellule disposte simmetricamente (H.-J. Marrou, in *Bulletin archéol. du Comité*, 1932-33, p. 173 sgg.).
Un oratorio cristiano si è poi identificato contro il muro di cinta nella parte occidentale, diviso in tre navate da due colonne per lato, e con colonnine per sostenere l'altare; ivi presso, una serie di tombe anche nella stanza a nord dell'oratorio (A. Ballu, in *Bulletin archéol. du Comité*, 1921, pp. LXVIII-LXXX). Nel sobborgo ad ovest si è identificato un cimitero cristiano in uso per lungo tempo in cui venne adoperato materiale di spoglio. Un sarcofago in pietra calcare portata inciso il A x 12 e l'epitafio di una «Flavia Albula bonae memoriae in eo sarcofago constituta in quibus vixit annis octoginta quinque» (E. Diehl, *Inscriptiones latinae christianae veteres*, Berlino 1925-31, n. 2640). La necropoli cristiana all'estremità nord-ovest ha dato un serie di tombe per lo più a cappuccina e anonime, qualche raro sarcofago; una chiesa a tre navate divisa da colonne, ma con la nave minore a sinistra fiancheggiata da un cortile con un portico pieno di sepolcri.
Nel 1919 in una cappella si trovò una pietra calcare con la seguente iscrizione: «B(onis) B(ene sit) | et gau-

anche dei quali 90.029 cattolici; ha un clero di 94 sacer-
doti diocesani e 30 religiosi (Oblati di Maria Immacolata
e Stimmatini) in servizio a 74 parrocchie. Vi sono 63
chiese con sacerdote residente, 11 missioni, 4 ospedali,
1 orfanotrofio, 3 scuole di agricoltura, 1 scuola normale
per insegnanti ed 1 scuola ménagère. La superficie totale
della diocesi di T. è di 32.000 miglia.
Il vicariato apostolico di Temiskaminge fu eretto il
22 sett. 1908 per smembramento di Pembroke. Fu poi
elevato a diocesi di Haileybury, con gli stessi confini
da Benedetto XV il 31 dic. 1915. La diocesi di Hailey-
bury fu smembrata per formare le diocesi di Hearst,
Amos ed il vicariato apostolico della Baia di James il 3 dic.
1918. Allo stesso momento una parte fu anche data alla
diocesi di Trois-Rivières ed il 10 dic. 1938 la sede di
Haileybury veniva trasferita a T. (Ontario) ed il nome
della diocesi cambiato per quello di T.
Il Vangelo fu predicato nel territorio per la prima
volta dal p. de Bellefeuille, sulpiziano, e dal sacerdote
Dupuy. Visite annuali furono poi fatte fino a quando i
Missionari Oblati di Maria Immacolata furono incaricati
del territorio nel 1843. Il più grande missionario fu il
p. Giovanni Nicola Laverlochere, O. M. I. I. missionari
si stabilirono a Fort Temiskaminge, poi si trasferirono
a Ville Marie nel 1886. Il primo vicario apost. fu mons.
Elie-Anicet Latupile.
Ann. Pont. 1953, p. 422; The Ontario Cath. Yearbook and Di-
rectory, Toronto 1951; AAS, 8 (1916), p. 35; Pio XI, Maximo
interes, in AAS, 31 (1939), pp. 90-92; id., Christifidelium bon-
num, ibid., pp. 96-98; id., Territoriala comitatum, ibid., p. 166;
id., Ad satius consulendum, ibid., p. 167.
Gastone Carrière