ARCHEOLOGIA

ARCHEOLOGIA. — C. ha cimiteri cristiani all'aperto con santuari dedicati a s. Orsola, a s. Gereone, a S. Severino. Il sistema di sepoltura fu a casse lignee, sarcofagi in pietra o semplici tombe con lastre di pietra. A S. Severino si è constatato che il cimitero cristiano venne costituito al disopra di quello pagano anteriore. Nello stesso luogo poi si sovrapposero tombe di Franchi. Il cimitero cristiano ha fornito vetri a fondo d'oro del secc. IV. Una bella iscrizione di una Concordia della fine del secc. IV offre il monogramma K con le due lettere A e Q e due rami di palma; un'altra iscrizione era nel museo e della città ricorda una Romula societate martyribus (CIL, XIII, 8486). Ancora più importanti che a C. sono le scoperte d'un cimitero cristiano a Bonn, sotto la chiesa collegata già dedicata a s. Martino ma che conserva anche il nome di S. Cassio, compagno di Florenzo, che sono i due martiri di Bonn. Si è trovata un'altra cripta sotto la basilica romanica appartenente ad un edificio sacro anteriore. Sotto il pavimento della cripta si è trovata una grande area sepolcrale con sarcofagi in pietra.
Assai preziosa la coppa vitrea (secc. IV) trovata a Münstersdorf con scene bibliche su fondo d'oro.

BIBL.: F. Fuersdorf, Spätromische Grabkammer und Frühchristlicher Friedhof bei St. Severin in Köln, Colonia 1926; J. Römische und fränkische Gräber bei der Severinskirche in Köln, in Bonner Jahrbücher, 138 (1933), pp. 22-80; G. P. Kirsch, Un cimitero cristiano con chiesa cimiteriale del IV e V sec. scopo a Bonn sul Reno, in Rivista d'archeologia cristiana, 9 (1932), pp. 151-62; I. Sauer, in Atti del III Congresso int. di Arch. Crist., Roma 1934, pp. 169-77. Per i mss. liturgici V. Leclercq, Cologne, in DACL, III, 11, coll. 2187-95.

ARTE. — Il massimo splendore della scuola pittorica di C. si ebbe tra la fine del secc. XIV e la metà del secc. XV ca. Le opere della scuola presentano un carattere tradizionalista pervase da un lirismo soave, talvolta sdolcinato, e che sconfina nel grazioso e nel miniaturistico.
I maestri coloniesi, quasi tutti di origine straniera e per lo più rimasti anonimi, abitavano nella Schi- dergasse ed appartenevano ad una delle 22 Gaffeln, che regolava la loro produzione.
Fra i più interessanti pittori della scuola sono da ricordare: Wilhelm von Herle autore di una Madonna con fiori di pisello (museo Wallraf), di una S. Veronica (pinacoteca di Monaco) e di una pala per le Clarisse (1380) in cui è visibile l'influenza senese giunta attraverso Praga ed Avignone: è qui per la prima volta che si trova quel tipo di Vergine bionda, dalla fronte rotondeggiante, dagli occhi bassi e dalla piccola bocca che si ritroverà poi in tutte le opere dei maestri coloniesi. Stephen Lochner, originario di Meersburg sul lago di Costanza, emigrò a C. dove m. nel 1451. Può essere considerato il rappresentante per eccellenza, il più significativo della scuola. Le opere che gli possono essere descritte con certezza sono il Giudizio Universale che è la più antica (museo di C.), la Madonna del Roseto (museo Wallraf) e la Madonna con la violetta (museo Arcivescovile), la Presentazione al Tempio (museo di Darmstadt) che è l'unica opera datata (1447, maturità dell'artista), e quindi il trittico della Cattedrale (1440 ca.), un vero capolavoro per il mirabile equilibrio, per l'acqua caratterizzazione dei tipi e per la tecnica magistrale e la forza espressiva. Dopo di lui, i maestri coloniesi (prima metà del secc. XV) furono influenzati dagli artisti fiamminghi di Brouges e di Lovano, specialmente da Jean van Eyck e da Roger van der Weyden. Si ricordano il cosiddetto Meister des Marien-Lebens, autore di sette quadri della vita di Maria (pinacoteca di Monaco) e della Visione di S. Bernardo in cui, attraverso l'influenza di Thierry Bouts si esprime un sentimento profondo unito ad un garbo realismo. Pittore minore è il Meister der Verherrlichung Maria con il quale la scuola di C. s'allontana sempre più dal misticismo. Il Meister der Heiligen Sippe deve il suo nome ad un quadro con tale soggetto (museo di C.): opera sua è pure un S. Sebastiano ricco di effetto drammatico. Il Meister von St. Severin domina la scuola alla fine del secc. XV: nell'Adorazione dei Magi e nel Ciclo di S. Orsola reagisce all'idealismo sdolcinato dei maestri precedenti esagerando, senza cadere nel banale, la bruttezza e la volgarità dei personaggi. Con lui cessa l'influenza di Roger van der Weyden e s'inizia invece quella di Quentin Mestys; ha inoltre il merito di essere stato il primo ritrattista della scuola. Il Meister des Bartholomäus-Salz-Tas spartiani, se non per stile, al principio del secc. XVI e si è formato alla scuola di Martin Schongauer: le sue opere (alcune pale ed una Deposizione che è il capolavoro) si riabilitano da una certa smaliziata volgarità con la magnificenza dei vivaci colori filtrati attraverso un fondo d'ombra.
Con il secc. XVI, i maestri coloniesi sono influenzati dai maestri di Anversa, quali Scorel, Heems-Kerk e specialmente Ioos van Cleef. Questi ebbe grande importanza su Barthel Bruyn (n. a Wesel nel 1493, di origine olandese, m. nel 1557) che conquistò notevole fame come ritrattista; i suoi quadri religiosi sono fredde imitazioni dei manieristi italiani conosciuti per mezzo di Jan van-Scorel. — Vedi Tavv. CXXVII-XXVIII.
BIBL.: H. Brockmann Die Spätzeit der Kölner Malerschule, Bonn 1924; Ott. Förster, Die Meisterwerke der alten Kölner Malerschule, Colonia 1927; G. Dehio, Handb. d. deutschen Kunstdenkm., V, Berlino 1928 (v. indice).