CIMITERI EBRAICI ANTICHI

CIMITERI EBRAICI ANTICHI. — Il tipico sepolcro ebraico in Palestina è quello scavato nella roccia con una camera sepolcrale il cui ingresso veniva chiuso da una grossa pietra a incasso, sul tipo di quello di Giuseppe di Arimatea, in cui venne deposto il Redentore.
In Egitto, ad Alessandria, due intere regioni su cinque erano talmente popolate da Ebrei da esser chiamate quartieri ebraici (Filone, In Flaccum, 8, 55). Eppure quanti sono i c. e. ritrovati sopra terra?
A Bologna i corpi dei martiri Vitale e Agricola furono deposti in c. giudicio ma a tutt'oggi non si conosce una iscrizione sepolcrale giudicata rinvenuta in Bologna.
La comunità giudicata di Roma, sia secondo il giudizio del Frey (Les communautés juives à Rome aux premiers temps de l'Eglise, in Recherches de science religieuse, 20 [1930], pp. 269-97), che più recentemente di S. Collon (Remarques sur les quartiers juifs de la Rome antique, in Mélanges d'archéol. et d'histoire, 57 [1940], pp. 72-94) era già solidamente stabilita verso la metà del sec. II a. C.; ma finora non si conosce alcuna iscrizione sepolcrale non già di tale epoca, ma neppure della seguente età repubblicana o augustea.
Alla prima metà del sec. III le comunità giudicata di Roma avevano almeno tredici sinagoghe; le regioni da loro più abitate erano il Trastevere e la Suburra.
Quali furono i loro sepolcri o c. perché è continuo nella loro epigrafia sepolcrale l'augurio è elphyn ή χαλικησίας σου ονειρο αυτου ο αυτης? Forse a Roma gli Ebrei non ebbero subito sepolture separate da quelle dei pagani; Civitavecchia (v.), ad es., una tomba ebraica fu trovata in mezzo al sepolcreto romano.
La prima volta che si scoprì a Roma un c. e. sotterraneo fu nell'a. 1602 per opera di A. Bosio sulla Via Portuense a Monteverde nella località allora detta Colle Rosaro; ma già in quel tempo era danneggiato. Fu rimesso in luce nel 1905 in molto più tristi condizioni ed esplorato da N. Müller (Le catacombe degli antichi Ebrei poste nella via Portuense, in Dissertazioni della Pont. accad. rom. di Archel. 2a serie, 12 [1915], pp. 205-318).
Il c. era talmente in cattivo stato che il materiale epigrafico e la suppellettile fu dovuta togliere e donata dal proprietario al museo Lateranense. Le iscrizioni furono di nuovo riprese in esame (N. Müller, Die Inschriften der jüdischen Katakomben am Monteverde zu Rom; nach des Verfassers Tode vervollständigt und herausgegeben von Dr. N. A. Bees, Lipsia 1919). Più recentemente sono state riunite (nn. 290-493) da J. B. Frey nel suo Corpus inscriptionum Judaicarum. Recueil des inscriptions juives qui vont du IIIe siècle avant Jésus-Christ au VIIe de notre ère, I, Europe, Città del Vaticano 1936. Le datazioni però del Frey sono ben lungi dall'essere accettabili (v. CIMITERI CRISTIANI ANTICHI e le osservazioni di A. Ferrara in Civ. Catt., 1936, III, pp. 461-73; IV, pp. 127-37, 298-311). Il c. venne usato fino al sec. IV, come lo attestato alcuni bolli dolari e alcune lampade fittili con il monogramma X. Il secondo c. c. rinvenuto fu quello nella vigna Randanini sulla via Appia, illustrato da R. Garrucci (C. degli antichi Ebrei scoperto recentemente in vigna Randanini, Roma 1862); conglobati con esso sono due cubicoli pagani che non risalgono oltre il sec. III d. C.; una parte del c. verso l'attuale via Appia Pignatelli si svolge all'aperto ed ivi il Garrucci ed altri hanno ritenuto poter riconoscere nei ruderi avanzi d'una sinagoga. Le iscrizioni nel citato Corpus del Frey vanno dal n. 81 al 276.
Un terzo c. sotterraneo poco esteso e pure molto danneggiato fu identificato sulla via Labicana da O. Maurochi (Di un nuovo c. giudicio scoperto sulla via Labicana, in Dissertazioni della Pont. accad. rom. di Archel., 2a serie, 2 [1884], pp. 497-538). Le iscrizioni nel Corpus del Frey sono ai nn. 73-77).
Nel 1886 N. Müller illustrava Le catacombe degli Ebrei presso la via Appia Pignatelli (in Mitteilungen des deutschen archäol. Instituts, 1 [1886], pp. 49-56; J. B. Frey, op. cit., nn. 79, 80 e 283).
Altre tombe ebraiche si rinvenivano nell'antica vigna Cimarra sull'Ardeatina (J. B. Frey, op. cit., nn. 277-81).
Nel nov. 1919 si rinvenne per caso un nuovo c. sotterraneo ebraico nella villa Torlonia sulla via Nomen-tana. Esso è composto di due parti in origine indipendenti fra loro. La più antica a un livello superiore è del sec. III; l'altra ad una quota inferiore. Nella prima un cubicolo ha la volta e le pareti decorate con il candelabro epitalico, lo elrhgih, il lālabh, lo lāphār, il rotolo della legge, lo ārōn il coltello della circoncisione, il vaso per l'olio, la mandragora, delfini col tridente, leoni, pavoni, uccelli, il sole, la luna, paesaggi. Sopra un sepolcro è rappresentata la svastica. La prima relazione della scoperta fu data da R. Paribeni (Catacomba giudaica sulla via Montanata, in Notizie degli scavi di antichità, 1920, pp. 143-155), poi da H. W. Beyer e H. Lietzmann, Die jüdische Katakombe der Villa Torlonia in Rom, Berlino-Lipsia 1930; le iscrizioni sono ridette dal Frey, op. cit., nn. 6-71.
Complessivamente c. 500 sono le iscrizioni rinvenute nei detti c.; la maggior parte in greco, le altre in latino, pochissime le dizioni in ebraico. Le lastre marmoree sono in genere più piccole, occupando in origine il centro del locale il quale veniva chiuso piuttosto con muratura. Il candelabro epitalico si trovava dipinto anche su una parete del c. della Portuense. F. Rieger ritiene che il candelabro epitalico, gli oggetti simbolici della festa delle capanne (vaso, corno, ecc.) abbiano tutti un significato escatologico (Zu den Fresken in der jüdischen Katakombe der Villa Torlonia in Rom, in Zeit-schrift für die neutestamentliche Wissenschaft, 43 [1943], pp. 216-18).
Fuori di Roma un c. sotterraneo fu rinvenuto a Venosa (R. Garrucci, C. e. a Venosa, in Civ. Catt., 12a serie, 1883, I, pp. 107-20; V. CASTIGLIONE (GABIT), Di alcune epigrafi del c. israelitico di Venosa, in Bull. della Comm. archeol. comunale, 37 [1909], pp. 82-96; J. B. Frey, op. cit., nn. 569-619). Un altro notevole gruppo di iscrizioni sepolcrali ebraiche è offerto da Taranto (J. B. Frey, op. cit., nn. 620-31).
Nelle altre città più che di c. veri e propri si può parlare di iscrizioni sepolcrali; ci si limita a ricordare dove sono più numerose: Napoli e Pompei figurano nel Corpus del Frey con 6 iscrizioni; Siracusa con 3, come Elche in Spagna; S. Antioco in Sardegna con 4; nel Bosforo Cimmerio Ponticapela con 9 e in Tessalia Larissa con 12; nella Focide Delfi con 3; nell'Attica Atene con 4; nell'Arcipelago Delos con 7. In Africa a Cartagine una necropoli giudica fu scoperta dal Delatre (Gamart ou la nécropole juive de Carthage, Lione 1893); Setti un'iscrizione ricorda un pater symagogae (CIL, VIII, 8499); nel Ponto ad Amisos (cf. W. Schultze, Alt-christliche Städte und Landschaften, II, Kleinasien, Gütersloh 1922, p. 163).