CIVITAVECCHIA. - La Centumcellae dei Romani dove Traiano ca. l'a. 106 d. C. creò un porto artificiale, presidiato alternativamente da distaccamenti della flotta misenate e ravennate come testimoniato le iscrizioni sepolcrali (CIL, XI, 3520 sgg.). Rutilio Namaziano descrive, al principio del
sec. v, la città e il suo porto (Itinerarium de reditu suo, I, nn. 237-60). In C. venne esiliato papa Cornelio (251-53).
Nel sec. Iv d. C. era sede vescovile; del 314 è Epitteto I, della metà del sec. Iv Epitteto II, poi Pascasino 487, Molense del 495-99, Caroso del 531. Nell'a. 554 la città è contesa tra i Goti e i Bizantini i quali, al tempo di Gregorio Magno(590-604), hanno a capo della città il comes Teofanio (Gregorii I Dialog., IV, 27). Il vescovo di C. Lorenzo è ricordato in una lettera di Pelagio I (556-61); il vescovo Domenico sottoscrive gli atti dei Sinodi romani degli aa. 505 e 601. Gregorio III (731-41) nell'a. 740 recinse la città di mura (Lib. Pont., I, p. 421). La città fu presa e incendiata dai Saraceni nell'a. 813 e i cittadini fuggirono in gran parte nei boschi sui monti vicini. Pasquale I (817-24) arricchì di doni la chiesa di S. Pietro (Lib. Pont., II, p. 59). Nell'a. 82 I il vescovo di C. Pietro è legato di Pasquale I presso l'imperatore Ludovico e partecipa nell'a. 826 al Concilio di Eugenio II. In quello stesso anno succede il vescovo Leone; nell'a. 836 si ha il vescovo Pietro. Al tempo di Leone IV (847-55) gli abitanti di C. erravano ancora nei monti di Tolfa (Lib. Pont., II, p. 131 ).
Il Papa fondò allora una nuova città a ca. 12 km . dall'antica, nella località detta oggi la Farnesiana. Essa fu dedicata solennemente nell' 854 . I suoi resti vennero studiati dal Lauer; il Marucchi pub-

Civitavecchia - Porto di C. Affresco di Ignazio Danti (1580-83). Vaticano, galleria delle Carte geografiche.
blicò un'iscrizione monumentale metrica tetrastica preceduta dal monogramma del papa Leone IV poi nel museo Civico. Leone IV vi costruì anche le chiese di S. Pietro e di S. Leone, alle quali offrì doni (Lib. Pont., II, pp. 132-33). Nel 1871 si riconoscevano ancora sul terreno l'allineamento delle strade di Leopoli, delle sue torri e mura di cinta, le vestigia di edifici (A. Guglielmotti, Storia della marina pontificia, I, Roma 1871, p. 67). Negli aa. 856-61 Domenico è vescovo di C.
Durante la distruzione saracena fu rovinato anche il monastero di S. Maria al Mignone, posseduto dall'abbazia di Farfa (Regest. Farf., n. 49), riedificato poi dall'abate Ratfredo tra gli aa. 930-36.
Dopo la vittoria di papa Giovanni VIII sui Saraceni presso capo Circeo nell' 877 gli abitanti cominciarono a tornare presso la spiaggia e tra le rovine dell'antica città venne ricostruita nell' 889 quella che fu chiamata Civitas Vetus, Vecia, Veggia, Vecchia, C., dove la popolazione si ristabili definitivamente il 15 ag. di quell'anno. Ma fu piuttosto un castrum fortificato presso il porto. Tra il 940-50 ne fu vescovo Valentino; nel 963 vi sbarcò Adalberto figlio del re Berengario. Sorsero poi contese per il possesso di C. tra il monastero di Farfa e quello Romano dei SS. Cosma e Damiano (P. Fedele, Le carte del monastero dei SS. Cosma e Damiano, in Archivio della Società romana di storia patria, 21 [1898], p. 459 sgg.; 22 [1899], p. 25 sg.; 383 sg.); esse vennero decise in favore di Farfa al Laterano nel 1072 sotto Alessandro II. Intanto il vescovo Azzone di C. aveva partecipato ai Sinodi romani degli aa. 1037 e 1050. Un'iscrizione del 1093 ricorda un Riccardo vescovo di Tuscania, Centocelle e Bieda (S. Campanari, Tuscania e i suoi monumenti, II, Roma 1856, p. 25). Sorge poi un'aspra lotta per il possesso di C. tra Guido vescovo di Tuscania e Alberico vescovo di Sutri. Innocenzo II (1130-43) concede C. in beneficio a Petrus Latronis. Nel 1167 C. viene assalita dall'esercito di Federico al comando del cancelliere Rinaldo, arcivescovo di Colonia e Petrus Latronis ne assume la difesa. Celestino III nel 1192 unisce C., Tuscania e Bieda alla sede di Viterbo. Il 9 dic. 1224 il popolo di C. offre ad Onorio III la piena giurisdizione della città. Clemente IV nel 1265 concede il castrum a Giovanni di Vico, prefetto di Roma. Ma Niccolò IV nel 1291 pone C. alle dirette dipendenze della Camera Apostolica. Eugenio IV nel 1434 dimora nella rocca, e detta in favore della città due costituzioni degli aa. 1432-41 concedendo esenzioni dai tributi e promovendo l'agricoltura. Nicolò V (1447-55) fa restaurare la rocca e nel 1451 dichiara C. libero comune con statuti propri (C. Calisse, Statuti della città di C., in Studi e documenti di storia e diritto, 6 [1885], pp. 109-37).
Al tempo di Pio II (1458-64), nel maggio del 1462, il padovano Giovanni de Castro scopriva a Tolfa una ricca miniera di allume (Pastor, II, pp. 224-25); nel 1463 già vi lavoravano 8000 operai: si calcola che la scoperta assicurò all'erario pontificio un reddito annuo di 100.000 ducati (G. Zippel, L'allume di Tolfa e il suo commercio, in Archivio della Soc. rom. di st. patria, 30 (1907), pp. 5 sg., 389 sgg.).
Pio II fece eseguire altri restauri alla rocca tra il 1461-63; altri anche al porto vennero compiuti sotto Sisto IV (1481). Giulio II nel 1508 pose la prima pietra per la nuova fortezza su disegno di Bramante, poi continuata da G. Leno e da A. da Sangallo e compiuta da Michelangelo. Sisto V (1585-90) fece costruire da G. Fontana l'acquedotto; Clemente VIII (1592-1605) restaurò il porto e l'antimurale, opere ricordate nella medaglia dell'a. 1604; Paolo V (1605-21) fece costruire magazzini; Urbano VIII (1623-44) dopo nuovi lavori nel porto, nelle mura e nell'acquedotto istituì nel 1630 le franchige portuali. Innocenzo XII (1691-1700) ripara l'acquedotto, ripristina la carica di governatore della città con un'amministrazione comunale; Benedetto XIV (1740-58) fa eseguire altri lavori nel porto.
I Francesi occupano la città, ricostituiscono il comune nel 1802, ma nel 1807 viene rioccupata militarmente.
Nel 1814 viene restaurato il governo pontificio; Leone XII il 20 dic. 1825 ricostituisce la diocesi, riunendola con Porto e S. Rufina; il 28 genn. 1828 viene fondato il seminario. Gregorio XVI (1831-46) ingrandl le mura della città; nel 1849 avviene lo sbarco delle truppe francesi. Nel 1850 è riunita mediante "la via di ferro" a Roma; il 23 luglio 1854 il papa Pio IX distacca la diocesi di C. da Porto e S. Rufina e la unisce a Corneto Tarquinia. Il 16 sett. 1870 viene occupata la città dall'esercito italiano e C. è annessa al regno d'Italia. I martiri Veriano, Marcelliano e Secondiano secondo la leggenda sarebbero di Tuscania (BHL, 7550; Martyr. Mieronymianum, p. 430); un altro testo li fa martiri di C. (Acta SS. Augusti, II, Parigi 1867, pp. 401407). Patrona della città è s. Firmina.
Oltre al gruppo di iscrizioni cristiane riportate nel CIL, XI, 3567-71, della quale una del 516 ed una del 557 , altre si rinvennero nel 1919 nella contrada "Polveriera" appartenenti ad un'area cimiteriale, all'aperto (R. Mengarelli, Iscrizioni etrusche e latine rinvenute nel territorio di C., in Notizie degli scavi, 1919, pp. 216-231; le iscrizioni cristiane sono ai nn. 263, 264, 267, 269, 273). Un'iscrizione giudaica fu rinvenuta nel sepol-