CLAIRVAUX (Chiaravalle, lat. Clara vallis), ABBAZIA di. - La celebre abbazia di C. è indissolubilmente legata al nome e alla gloria del suo abate s. Bernardo. Scelto da s. Stefano Harding a fondare un nuovo cenobio, partì da Citeaux con dodici compagni e dopo non molto si presentò al suo sguardo una valle nascosta tra i monti, paludosa, irrigata dal fiume Aube, folta di boschi e di rovi, detta valle d'Assenzio o valle Amara. Quivi i pii viaggiatori fissarono la loro dimora: era il 25 giugno 1115. Situata nella Champagne in diocesi di Langres, fu ridotta ben presto, non senza gravi sacrifici di quei santi religiosi, ad una valle amena e fertilissima: ne fa una vivida descrizione il Jongelin nella Notitia abbatiarum S. Ord. Cisterciensis (Colonia 1640, pp. 20-22). Là i monaci costruirono quel famoso monastero che insieme con la valle fu chiamato
C. (toponimo in seguito assai frequente: V. CHIARVALLE), vivaio di santi ed eruditi, di vescovi e cardinali, tra i quali il papa Eugenio III (1145-53); il Grammatico lo chiama « il nobile monastero di Francia » e lo stesso Bernardo « la celeste Gerusalemme ». Molto contribuì nella dotazione di C., Ugo I conte di Troyes; re, nobili e vescovi si mostrarono munifici, specie il conte Champagne Teobaldo, che, nel 1135, dato l'enorme sviluppo della comunità, fece ingrandire a sue spese quasi tutta la costruzione. Il re del Portogallo Alfonso I in una lettera del
27 apr. 1142 offrì il suo regno per i bisogni di C.
Tra il 10 ott. 1118 e l'11 febbr. del 1154 la sola C. fondò ben 67 monasteri, che alla lor volta si moltiplicarono prodigiosamente. Alla morte di s. Bernardo, 20 ag. 1153, il cenobio contava più di 700 monaci, dediti alla contemplazione e al lavoro dei campi, allo studio e alle arti (v. CASTRES).
Fino al 1718 si contano 49 abati, sotto i quali le vicende del monastero furono varie (cf.
elenco, in Gallia Christiana, IV, Parigi 1728, coll. 796-814). L'abbazia fu venduta all'area nel 1792 e la sua ricca biblioteca dispersa; successivamente trasformata in vetreria è oggi un penitenziario dello Stato. Gli antichi muri di cinta misuravano ca. 2 km. di lunghezza.
Tra gli abati si ricordano: Roberto di Bruges, Goffredo, Ponzio di Polignac, Gerardo I, Enrico poi cardinale vescovo di Albano, Pietro Monocolo, Corrado di Urach, Stefano Lexington.
ARTE. - Il piccolo cenobio originario fondato nel 1115 da s. Bernardo, venne ingrandito nel 1135.
Gli edifici erano raggruppati in due complessi: le abitazioni dei monaci, accanto alle quali sorgevano la chiesa, la biblioteca ed i locali per lo studio, e le costruzioni destinate alle attività artigiane.
La chiesa aveva pianta a croce latina divisa in tre navate coperte con volta a crociera, e coro absidato poco profondo fiancheggiato da due cappelle per lato. In un secondo tempo il coro venne demolito e sostituito da 9 cappelle radiali a pianta trapezoidale, adibendo invece a coro una parte della navata antistante al presbiterio; la chiesa così ingrandita fu consacrata nel 1174. Le sue caratteristiche improntarono tutta l'architettura cisterciense (v.). La pianta del 1667 riportata da Viollet-le-Duc attesta che l'abbazia conservava sino a quel tempo la disposizione originaria, ma nel secolo seguente subì notevoli rifacimenti. - Vedi Tav. CXI.