SIRMIO, DIOCESI DI

SIRMIO, DIOCESI di. - Nella Bosnia. Ha una superficie di 10.078 kmq. con una popolazione di 400.000 ab. dei quali 380.978 cattolici, distribuiti in 4 arcidiocesi, 6 decanati, 111 parrocchie servite da 135 sacerdoti diocesani e 27 regolari; ha un seminario con 9 comunità religiose maschili e 48 femminili. La sede è a Djakovo (Ann. Pont. 1932, p. 382).

S. (ora Hrvatska Mitrovica), città famosa come residenza d'imperatori e prefetti del pretorio, fu capoluogo della provincia della Pannonia II. Il cristianesimo si difuse prestissimo in questa regione e ne fanno testimoniare molti gloriosi martiri quali i «Quattro Coronati» (v.), anonimi scalpellini di Fruska Gora, s. Polone, illustre lettore della chiesa di Cibale, e s. Ireneo, eroe vocavo di S. (m. nel 304). Tuttavia oggi si confuta l'antica tradizione, sostenuta anche da Farlati, che attribuisce alla Chiesa di S. l'origine apostolica. S. fu nel sec. IV metropoli ecclesiastica dell'Illirico occidentale e più tardi della sola Pannonia con i vescovi suffraganti di Mursa (Osiek), Cibale (Vinkovci) e Vassiane (Petrovci). Nelle dispute cristologiche i vescovi di S., Fotino e l'ariazante Germinio, acquistarono la triste fama di eresiarchi, mentre S. divenne nota al tempo dei concili semiariani, ivi tenutisi per le famose «formole di S.». S. fu distrutta dagli Avari nel 582. Dopo molto tempo vi sorse una nuova città intorno al monastero orientale di S. Demetrio, dal quale prese il nome di Dimitrovica, oggi Mitrovica, mentre S. (in croato: Srijem) rimase la denominazione di tutta la regione tra il fiume Sava e il Danubio. Adriano II tentò di ripristinare nell'869 l'arco diocesano di S. con vasta giurisdizione nella zona del Danubio centrale, ma il lungimirante progetto della S. Sede non poté riuscire in seguito a intrighi politici. S. fu ripristinata appena nel 1229 da Gregorio IX, quale diocesi ordinaria, in limiti abbastanza ristretti. Essa ebbe per sede l'ex-monastero dei Benedettini a Banostar sul Dunaubio, più tardi la sede venne trasferita a Mitrovica. La diocesi soffrì molto a motivo di movimenti eretici (la cosiddetta eresia bosniaca prima, poi l'usistimo e più tardi, durante la dominazione turca, il calvinismo, senza contare i passaggi allo scisma e all'islamismo, e le numerose immigrazioni). Ma con la liberazione di questa regione dai Turchi (1687-1735) spariscono tutti i gruppi tranne quello degli «ortodossi».

La città di Djakovo, con vasti possedimenti in Slovenia di cui la maggior parte apparteneva allora alla diocesi di Peuch (Pecs, Quinquecclesiae), fu regalata dal duca Kolomano nel 1239 al vescovo di Bosnia. Ma non passò molto tempo, che il vescovo, minacciato dai patarini, si ritirò dalla Bosnia a Djakovo e vi rimase. Clemente XIV unifica nel 1773 le diocesi di Bosnia (nella vera Bosnia c'era il vicariato apostolico della Bosnia ottomana) e di S., e la nuova diocesi con sede in Djakovo conservò la duplice denominazione storica. Dipendeva da principio dall'arcidiocesi di Kalocsa e più tardi (dal 1852) da quella di Zagabria.

Tra i vescovi insigni di Djakovo vanno ricordati Giorgio Palizna, ucciso dai Turchi nella battaglia di Mohacs nel 1526, Nicola Ogarnic O. F. M., assassinato da briganti ortodossi (1701), Antonio Mandio (1806-1915), fondatore del Seminario di Djakovo, e infine Josip Juraj Strossmayer (1850-1905), famoso oratore al Concilio Vaticano, noto propagatore della Unione ecclesiastica, tribuno nazionale, mecenate croato, fondatore dell'Università croata di Zagabria e costruttore della Chiesa, unificato a Djakovo in cui sono felicemente fusi gli stili romanico e bizantino.

Haber. La donna accolse il fuggitivo, ma quando egli si fu addormentato, lo uccise, conficcandogli nel cranio un piuolo della tenda, con un colpo di martello (Ind. 4, 31). La morte obbrobriosa del nemico vinto è oggetto di larga parte della celebrazione epico-lirica, nota come « Cantico di Debora» (Ind. 5).

2. CANANEI (v.) tornati dall'esilio con Zorobabel (Esd. 2, 53).

BIBL.: L. Desnoyers, Histoire du peuple hébreu, I, Parigi 1922, pp. 140-49, 390-92; G. Ricciotti, Storia d'Israele, I, Torino 1932, pp. 294-297.