TRASONE, CIMITERO di. — È ricordato per la prima volta nella Deposizio martyrum al 29 nov., perché all'aperto cielo in esso fu deposto il martire Saturnino (v.).

TRASONE, CIMITERO di - Particolare di una Orante velata (1a metà del sec. IV) - Cimitero della Vigna Massimo.
Oltre Saturnino molti sono i martiri segnalati nel Martirologio geronimiano come sepolti in questo cimitero. Mauro viene indicato nel Geronimiano al 12 ag., al 29 nov., al 10 dic., «Thrasonis Mauri». Al sepolcro di questo martire pose un carme in suo onore il papa Damaso che lo chiama «inontem puerum» (A. Ferrua, [V. BIBLICA.], p. 186). Anche Crisanto e Daria ebbero sul loro sepolcro un carme scritto da Damaso, come attesta Gregorio di Tours (In gloria martyrum, 37: ed. MGH, Script. rerum Merov., I, p. 512), che a sua volta dipende dalla Passio (BHL, 1787). Il raccoglitore delle silloge di Verdun copiò «supra sepulcrum Crisanti et Dariae» un carme che ricordava lo scempio fatto dai Goti (A. Ferrua, [V. BIBLICA.], p. 187). I due martiri Crisanto e Daria figurano nel Geronimiano al 12 ag. con la semplice indicazione topografica «Romae»; al 29 nov. con l'indicazione «Romae Aarsonis» per «Thrasonis», e al 20 dic. preceduti da un «alibi». Lo stesso Martirologio segnala un gruppo di 70 militari al 12 ag., 120 al 25 ott. con l'indicazione «quorum nomina soli Deo cognita sunt et positi sunt in cimiterio Trasone»; 72 al 29 nov. «in cimiterio Aarsonis» evidentemente per «Thrasonis». Damaso pose presso il sepolcro di 62 martiri un carme in loro onore.
A. Ferrua [V. BIBLICA.], pp. 184-86). All'11 dic. lo stesso Geronimiano indica il «natale sanctorum martyrum Thra-sonis Pontiani Praetextati et aliorum multorum»; il Delehaye ha dimostrato che non si tratta di nomi di santi, ma di eponimi di cimiteri (Etude sur le Legendier Romain, Bruxelles 1936, p. 55). Purtroppo non si è identificato finora nessuno dei sepolcri di detti martiri, a cominciare dalla basilica sepolcrale di S. Saturnino.
Antonio Bosio narra che, presso le rovine di una chiesa, nel luogo detto volgarmente S. Citronina per S. Saturnino, sulla sinistra della Via Salaria, egli rinvenne nel 1594 «l'addito antico per il quale dalla detta chiesa si scendeva nel cimiterio; dove è una scala che discende molto profonda... Ha il detto descenso la sua volta e testudine tutta di stucco, e lavorata di vari fogliami, di viti e racemi di uve». Bosio ritrovò pure un altro ingresso nella vigna dietro le rovine della chiesa e si convinse «essere stato questo cimiterio di gran circuito»; ricorda di aver trovato pitture e lucerne d'ar-
gento col segno e alcune colonne di alabastro (Roma sotterranea, Roma 1632, p. 488).
Marangoni distinse due regioni, l'una costituita dal gruppo di gallerie già vedute dal Bosio, l'altra da lui scoperta, dove fu trovata l'iscrizione di Severa dell'anno 269 che fu l'origine della dissertazione del p. LUPO (v.). I lavori iniziati nel 1872 per costruire una palazzina, portarono al ritrovamento di questa regione; G. B. De Rossi riconobbe il testo di un'iscrizione greca letta già dal Lupi presso l'iscrizione di Severa; rinvenne ancora inciso nella calce di un loculo l'iscrizione di un « Macdonius exorcista de Katolika », letto dal Marangoni; si rinnoverono pure tombe decorate con pitture, loculi constanti graffiti, un frammento di iscrizione metrica; un cratere in vetro bianco con una corona e in lettere greche in rilievo «...IIIE ZHCAC»; un grande disco vitre con uccelli e frutti. Tra le epigrafi notevoli quelle di una « Fortunata vives in Chre(s)to», di un « Sozon Bedectus » con l'augurio « Berus (per Verus)» ispirato (spiritum tuum accipiat) in pace et pet(et) pro nobis; di una « Caldecore benedicta in X ». Tra i sepolcri dipinti tornarono in luce quelli di Marciana, di Metelina Rufina, di Grata, di due grandi oranti, di un auriga, di un guerriero, l'arco di Silvestra.
G. Wilpert distinse col nome di T. quella regione cimiteriale sulla sinistra della Via Salaria di cui resta un arco solido dipinto (Pitture, p. 314 e tavv. 163, 2; 164, 2) e dette la denominazione di « catacomba sotto la Vigilia Massimo » alla regione cimiteriale sulla stessa via, veduta da Boldetti, Marangoni e riconosciuta da G. B. De Rossi (ibid., pp. 314-15, tavv. 62, 1; 120, 122, 1; 145, 146, 1; 174-76; 183, 1; 204, 212).