CIPRIANO GALLO. - Sotto questo nome il Peiper pubblicò nel 1891 un Eptateuco, parafrasi in esametri dei primi sette libri del Vecchio Testamento: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Giosuè, Giudici. L'opera ci era nota prima solo in alcune parti, attribuite dagli editori a S. Cipriano di Cartagine e a Giovenco. Il nome dell'autore appare accertato dai migliori manoscritti. La data, tenendo conto che Cipriano imita Claudiano ed è imitato da Claudio Mario Vittore, oscilla fra il 400 e il 450. Il luogo di provenienza dei codici e le particolarità linguistiche fanno pensare alla Gallia.
I titoli dei cataloghi e i frammenti mostrano che il poema parafrasava anche vari altri storici del Vecchio Testamento. Il Brewer sostenne che l'autore dell'Eptateuco, un italiano del settentrione anziché gallo, è identico con il presbitero Cipriano a cui s. Gerolamo inviò, verso il 415-18, l'epistola 140, ed è pure autore dei carmi Ad Senatorem, De Sodoma, De Iona, e particolarmente della
Cirena Cypriani. Tali identificazioni non sono considerate sicure.
Il poeta versifica solo le parti narrative della Bibbia, seguendo una versione latina pregeronimiana e attenendosi pedestrementale al testo. L'ispirazione si fa sentire raramente. I cantici sono parafrasati in metro lirico (endecasillabo falcio). Imita volentieri poeti e prosatori pagani e cristiani, in primo luogo Virgilio. Fa largo uso dell'allitterazione e si concede molte licenze prosodiche.