CLAUDIANO MAMERTO

CLAUDIANO MAMERTO. - Fu prete a Vienne nel Delfinato, dove m. il 473 o 474.
Intorno al 470 scrisse De statu animae in 3 ll., dei quali i due primi contengono le prove filosofiche e teologiche della spiritualità dell'anima, il terzo è consacrato a confutare parte di una lettera (la terza: ed. di A. Engelbrecht, in CSEL, XXI [1891], p. 168 sqg.) di Fausto di Riez, in cui questo autorevole vescovo, riprendendo una tesi di Tertulliano (De anima) e di Giovanni Cassiano (Collationes patrum, VII, 13), sostenne che tutto ciò che esiste nel mondo, e quindi anche l'anima, è corporeo. Lo scritto di Fausto aveva avuto grande diffusione, perché se n'era fatto un opuscolo col titolo Adversus eos qui dicunt in creaturis esse aliquid incorporeum.
Di C. M. si hanno altresì due Lettere, una al retore Sapaudo, un'altra a Sidonio Apollinare; ma, a quanto affermato Sidonio e Gennadio, siano pure - come appare - molto esagerate le lodi che essi gli tributano, questo prete viennese dovette scrivere parecchio, erudito come era in cose sacre e profane e conoscitore delle lettere greche e latine. E non solo in prosa egli scrisse, ma anche in versi. Ma di lui non si possiede altro. In un codice del De viris illustribus di Gennadio, il Vat. 2077, si legge: «Scripsit Claudianus Viennensis et alia nonnulla, inter quae et hymnum de Passione Domini, cuius principium est Pange lingua gloriosi»: tale notizia manca negli altri codici. Sidonio in una lettera (IV, 3, 8: ed. Luetjohann-Leo-Mommsen in MGH, Auctores antiquissimi, VIII, Berlino 1887, p. 55) loda enfaticamente un inno di lui. Ma che gli si debba attribuire l'inno che ha per inizio le stesse parole e che si trova tra le poesie di Venanzio Fortunato è una mera fantasticheria; anche falsamente gli sono state attribuite altre poesie in latino e in greco, tra le quali alcune di Claudio Claudiano, che, a torto, parve non convenissero a questo poeta pagano.
La lingua di questo scrittore, con i peculiari δραζα σιγουλάνα, i suoi neologismi, le alterazioni lessicali, i costruttori arbitrarì, ci mette sufficientemente in grado di giudicare della fondatezza o meno di simili attribuzioni.

Bibl.: Edizioni: A. Engelbrecht in CSEL, XI, Vienna 1885. Studi: A. Engelbrecht, Untersuchungen über die Sprache des C. M., in Sitzungsberichte der Akademie der Wissenschaften in Wien, Philos. histor. Kl. 110 (1885), p. 423 sq.; R. de la Broise, M. C. vita eiusque doctrina de anima hominis, Parigi 1890; F. Zimmermann, Das C. M. Schrift «De statu animae», in Divus Thomas, I (1914), p. 238 sqq.; e passim; E. Härleman, De C. M. quaestiones, Uppsala 1938; P. Courcelle, Les lettres grecques en Occident, Parigi 1943, pp. 223-35 (importanza di Porfirio per C. M.). Aurelio Giuseppe Amatucci