COLOMBA (COLUM, COLMAN, COLUMBA, PALUMBA), SANTO

COLOMBA (Colum, Colman, Columba, Palumba), santo. - Abate di Luxeuil e di Bobbio, in Irlanda nella provincia di Leinster verso il 540 m. a Bobbio il 23 nov. 615. Giovane ricco e ardente, diede addio al mondo, e, dopo aver studiato la S. Scrittura sotto la direzione di Senill, abate di Cluain-Inis, abbracciò la vita monastica nell'abbazia di Bangor (Ulster) fondata da Comgal, discepolo di S. Finniano. Verso il 590, pellegrino per Cristo, lasciò la sua patria per non tornarvi mai più, e con dodici compagni passò in Francia dove Gontranno, re di Burgundia, lo accolse e gli offrì un terreno deserto nella regione dei Vosgi. A Annegray, in piena foresta, C. stabilì un centro di vita monastica, la cui reputazione attirò ben presto discepoli in sì gran numero che fu necessario fondare due altri monasteri nei dintorni, a Luxeuil e a Fontaine. C. fissò la sua residenza a Luxeuil, come luogo più centrale, pur conservando il governo delle altre fondazioni.
Essendo venuto in conflitto con l'autorità regina Brunechilde e con il suo libidinoso nipote Teodorico, re di Burgundia, C. dovette lasciare Luxeuil verso il 610. Per breve tempo errò attraverso la Francia con alcuni monaci, tra i quali Potentino, fondatore di un monastero a Coutances. Le vocazioni nascevano sul suo passaggio: a Meaux C. consacrò a Dio la figlia di Cagnerico, Burgondofara, conosciuta sotto il nome di s. Fara, fondatrice del monastero di Evoriacum (Faremoutiers); i suoi fratelli Cagnovaldo, futuro vescovo di Laon, e Faro, vescovo di Meaux; ospite del capo franco Autario nella villa di Vulciacum (Ussy-sur-Marne), C. ne benedisse i tre figli, Adone, Dado e Radone: il primo eresse poi l'abbazia di Jouarre, il secondo che si chiamerà Audoeno (s. Ouen) stabilì il monastero di Rebais (Seine-et-Marne) e divenne in seguito vescovo di Rouen; il terzo, Radone, fondò l'abbazia di Reuil-sur-Marne. Accolto con onore da Teodeberto, re di Austrasia, C., accompagnato da Eustasio, Atala, Gallo ed altri monaci di Luxeuil, per la via del Reno si diresse verso l'Allemagne dove i pagani erano ancora numerosi, si fermò

per breve tempo a Bregenz sul lago di Costanza lasciando ivi il monaco Gallo, e scese nell'Italia settentrionale, dove il re longobardo Agilulfo e la regina Teodolinda gli permisero Bobbio (v.), nel 614. Ivi morì alla fine dell'anno seguente; le sue reliquie si conservano nella cripta dell'antica chiesa abbaziale.
Per il suo carattere e la sua azione religiosa, C. è una delle figure più notevoli della Chiesa e dei secc. VI-VII. Irlandese autentico, di temperamento nel contempo impetuoso e tenero, audace e indipendente, era tutt'insieme tenace asserito delle consuetudini celtiche concernenti la forma della tonnatura e la data della Pasqua e cattolico romano indissolubilmente legato alla Cattedra di Pietro. Asceta rigido e padre affettuoso, pietoso con i miseri e araldo impavido delle vendette divine presso i principi prevaricatori, questo fiero monaco che difendeva le tradizioni patrie presso s. Gregorio Magno (600) e stimolava Bonifacio IV a conservare intatta la fede cattolica, apparve ai suoi contemporanei come un profeta mandato da Dio per ricondurre la società franca alla vita cristiana per mezzo dell'abnegazione e della penitenza. La sua regola insiste sulla necessità della più assoluta rinuncia ed impone digni rigorosi, vigile prolungate, due penitenze e lavori manuali, anche penosi. C. voleva che i suoi seguaci fossero interamente mortificati e sottomessi anche nel pensiero alla volontà del superiore.
La riputazione di C., scrive il suo biografo, il monaco Giona di Bobbio, si sparsa attraverso tutte le province della Gallia e della Germania (Vita s. Columbani, I, 18). Infatti, non era soltanto un autore ascesa amante della contemplazione solitaria, ma anche un uomo di azione e un condottiero di anime che, con l'esempio, con l'opera e con la parola, promosse tra i Franchi un potente movimento di penitenza, monastico ed apostolico. Il Penitenziale che porta il suo nome e che non soltanto puniva i delitti gravi, ma raccomandava la confessione delle colpe leggere dietro un accurato esame di coscienza, ravvivò negli animi dei suoi contemporanei il sentimento del peccato e l'obbligo della riparazione, elevandoli a una vita spirituale più intensa. Fatto tanto più notevole che, secondo la testimonianza del biografo Giona, quando giunse in Francia verso il 590 d'ides tantum manebat christiana, nam poenitentiae medicamenta et mortificationis amor vix vel paucis in ea reperiebatur locis» (Vita s. Columbani, I, 5, 10).
In tutte le regioni dell'antica Gallia, la vita monastica, instaurata da C. a Luxeuil, trovò imitatori ferrovieri: Donato, monaco di Luxeuil, divenuto vescovo di Besançon, vi stabilisce un monastero per uomini; suo fratello Rame-lino erige delle comunità di monaci secondo la regola di C. a Romanimòutier e Baulmes. Anche St-Ursanne sulle rive del Doubs, e Moutier-Grandval nella valle della Birse, sono filiali di Luxeuil. A Lan, a Salaberg, figlia spirituale di s. Eustasio successore di C., organizza l'abbazia di s. Giovanni Battista; suo fratello, Leudino-Bodone, fatto vescovo di Toul, dà il suo concorso alle fondazioni di Bonmoutier, St-Dié, Moyennoutier e Senones; s. Amato, anch'egli discepolo di s. Eustasio, con Romarico stabilisce nella valle della Mosella il monastero doppio chiamato più tardi di Remiremont. Hautvilliers e Montiérénder, Bèze e Sithiu, Leucouans (St-Valéry) e Corbie, debbono la loro origine o la loro organizzazione ai monaci di Luxeuil: Bercario, Valdeleno, Mommiolo e Bertino, Valerio e Teodofrido. Per il suo monastero di Solignac s. Eligio scelse la regola di C.; così fecero anche s. Desiderio di Cahors e s. Sulpizio di Bourges; s. Vandrillo a Fontenelle (St-Vandrille) e s. Filiberto a Juniéges stettero sotto la protezione di Dadone (St-Ouen), grande ammiratore di C. Alla Francia dei Merovingi, Luxeuil diede parecchi vescovi: Donato a Besançon, Mommiolo e Aciario a Noyon, Cagnovaldo a Laon, Ragnarico a Basilea, Audomaro a Boulogne e Thérouanne e Teofrido a Amiens.
Più grande ancora sarebbe stata l'influenza esercitata da C., se non avesse incontrato l'opposizione dei vescovi franchi per il suo ostinato attaccamento alle consuetudini celtiche riguardo alla forma della tonnatura e alla data della Pasqua. I suoi successori nel governo di Luxeuil, Eustasio e Valdeberto, abbandonarono queste consuetudini; Valdeberto mitigò con la Regola di s. Benedetto le austerità alquanto eccessive della regola colombianiana: da questa mitigazione nacque una regola mista che temperava l'alto ideale di estrema penitenza, di continua orazione e di apostolato indipendente promosso da C. con la discrezione e le norme precise di governo introdotte da s. Benedetto.
L'indole celtica, la devozione romana e l'azione penitenziale e monastica di C. sono ampiamente documentate nei suoi scritti: 6 Lettere (PL 80, 259 sgg.; ed. W. Gundlach, in MGH, Epistolae, III, p. 154 sgg.; con le Poesie); Regula monachorum, in 10 capp. (ed. O. Seebass, in Zeitschrift für Kirchengeschichte, 15 [1895], p. 366 sgg.); Regula coetobialis, in 15 capp. di sanzioni penali (PL 80, 259 sgg.; ed. O. Seebass, in Zeitschrift für Kirchengeschichte, 17 [1897], p. 218 sgg.); Instructiones variae (ed. O. Seebass sotto il titolo Ordo de vita et actione monachorum, in Zeitschrift für Kirchengeschichte, 14 [1894], p. 76 sgg.); Liber de mensura paenitentiarum (PL 80, 225 sgg.; O. Seebass, in Zeitschrift für Kirchengeschichte, 14 [1894], p. 442 sgg.).

Bibl.: La Vita s. Columbani scritta dal monaco Giona di Bobbio, ed. Br. Krusch, in MGH, Scriptores, IV, p. 64 sgg.; W. Gundlach, Über S. Kolumbans Briefe, in Neues Archiv, 15 [1890], p. 497 sgg.; A. Malinoy, Quid Luxoviense monachi ad regulam monasteriorum atque ad communem Ecclesiae profectum contulerint, Parigi 1894: L. Dedieu, Columbani, législateur de la cité monastique, ivi 1901; G. Bonet-Maury, St Columbani et la fondation des monastères irlandais en Brie au VIIe siècle, in Revue historique, 83 (1903), p. 217 sgg.; E. Martin, St Columbani, Parigi 1905; J. O. Shea, The Cult of s. Columbanus, in American Catholic Quarterly Review, 37 (1912), p. 537 sgg.; G. Metlake, The Life and Writings of s. Columbani, Filadelfia 1914: F. Meda, S. C. e il monachismo, in Vita e pensiero, 2 (1915), p. 32 sgg.; P. Lugano, S. Gregorio Magno e s. C. nella storia della cultura latina, in Riv. stor. benedettina, 10 (1915), pp. 161-182; id., S. C. monaco e scrittore, ibid., 11 (1916), pp. 5-46; id., S. C., Perugia 1917; J. G. Laux, Der hl. Kolumban, sein Leben und seine Schriften, Friburgo in Br. 1919; J. Rivière, St Columbani et le jugement du pape hérétique, in Revue des sciences religieuses, 3 (1923), p. 277 sgg.; L. Gougaud, Christianity in Celtic Lands, Londra 1932, passim (v. indice); T. P. McLaughton, Le très ancien droit monastique de l'Occident, Etude sur le développement général du monachisme et ses rapports avec l'Eglise séculière et le monde laïque de St Benoît de Nursie à St Benoît d'Aniane, Ligué 1935, p. 13 sgg. Cf. pure la bibli. della voce OBBIO.