COLOMBA (Columba), santo. - Di Jona, grande santo irlandese del sec. VI, posto dall'antica agiografia dell'isola in triade con s. Patrizio e s. Brigida. Per proprio spazio egli è certo il più illustre dei santi d'Irlanda, essendo nato, nel 521, dalla famiglia regale degli U. Néill: lui vivente tre dei suoi primi cugini erano re. Il suo nome originale gaelico era Crimthann: entrato al servizio del Signore, gli fu dato il nome di Colum (colomba) o Columcille (colomba di chiesa): in latino fu chiamato sempre Columba. Ricevette la sua formazione religiosa a Moville, poi a Clonard, e divenne a sua volta fondatore di monasteri. Derry (oggi Londonerry) e Durrow sono le più importanti delle sue fondazioni irlandesi che si fanno salire a trentasette. Nel 563 lasciò l'Irlanda, e pro Cristo peregrinarvi voles. Già dal sec. V gli Irlandesi (Scoti) s'erano stabiliti in Granbretagna, al sud dei Pitti, nella cosiddetta Dalriada: questa colonia era cristiana più di nome che di fatto. I Pitti meridionali erano evangelizzati da S. Ninian, ma avevano in seguito perduto la fede. Fra i Pitti del nord, al di là dei Grampiani, regnava ancora il druidismo. A queste popolazioni pensava C. quando andò a stabilirsi con 12 monaci in un'isoletta deserta situata 115 km. a nord dell'Irlanda (separata dal continente scozzese dall'isola di Mull, e da questa da un canale largo ca. un miglio) chiamata I o Hy, poi Jona, nome che le è restato. Il soldato insulare, «insulanus miles» come lo chiama Adamnan, visse in tal solitudine per trentaquattro anni. Presto accorsero a Jona discepoli in gran numero, ed altri monasteri ed eremitaggi sorsero nelle isole vicine. Queste case formarono con quelle di Scozia (si fanno salire in tutto a cinquantatre) e con quelle d'Irlanda, che il santo fondatore non aveva cessato di dirigere, una vasta organizzazione monastica, che i testi designano con i nomi di «munitir Columcille, familia Columbae». A differenza di molti abati irlandesi di quel periodo, l'abate di Jona non era vescovo: tuttavia esercitava sopra le chiese e i monasteri vicini una giurisdizione simile a quella d'un metropolita. Questa anomalia persisteva ancora ai tempi di Beda (cf. Hist. eccl., III, 5).
Gran parte dei 34 anni che durò, la «peregrinatio» del Santo fu impiegata nella dura e pericolosa opera d'apostolato fra i Pitti e gli Scoti di Dalriada, il cui re Aedhan Mac Gabhran fu consacrato nel 574 a Jona da C. stesso. La parola eloquente di C. (egli era poeta, amico e difensore dei filidi, oltre che abilissimo scriba), il prestigio della sua nascita, l'esempio della sua rigidissima vita, seminarono la sua strada di conversioni, a cominciare da quella del re dei Pitti, Brude. Quando C. morì nel 597, la Scozia era in gran parte convertita, ed egli ben merita il titolo che gli è stato dato, di apostolo della Caledonia: i suoi discepoli continuarono e compirono l'opera. Essi acquistarono poi grandi meriti verso gli Anglo-sassoni con la fondazione di Lindisfarne sul Mar del Nord e con l'efficace opera d'apostolato compiuta nel sec. VII in mezzo a loro.
Molte poesie in latino e gaelico, in gran parte senza dubbio apocrife, sono attribuite (sec. XI-XIII) a C. Per l'inno Altus prosator, che è probabilmente suo, la tradizione è antica (almeno sec. X).
I lineamenti storici di C. sono ben definiti. Le notizie della sua vita ci sono state tramandate da tre eminenti autori, fioriti entro un secolo dalla sua morte e in posizione di poter essere bene informati: Cuimine Ailbe, 7° abate di Jona (637-69), Adamnan, 9° abate di Jona (679-704), e il ven. Beda (673-735). La Vita Columbae di Adamnan è forse il più importante monumento della Chiesa irlandese che sia giunto a noi.