CONCLUSIONE TEOLOGICA. - Frase con cui si indica la deduzione fatta da due premesse, l'una delle quali sia di fede, l'altra di ragione. Es.: l'unica natura divina è comune a tutte le persone della S.ma Trinità (= verità di fede, rivelata); ora la natura è principio prossimo d'operazione (= verità di ragione, filosofia); dunque l'operazione (ad extra) è comune a tutte le persone della S.ma Trinità. Perché vi sia c. t. vera e propria, questa deve essere ricavata dai suoi principi per via di dimostrazione rigorosa, ottenuta attraverso un sillogismo deduttivo, non soltanto esplicativo o analitico, come sarebbe il seguente: Gesù Cristo è uomo; l'uomo consta di anima e di corpo; dunque Gesù Cristo consta di anima e di corpo.
Tutti ammettono che la c. t., essendo indissolubilmente connessa con la Rivelazione, entra nell'ambito dell'infallibilità della Chiesa, ma si disputa se appartenga all'oggetto indiretto o diretto dell'infallibilità, se cioè sia oggetto di fede ecclesiastica o divina e quindi definibile come dogma. Questa divergenza di opinioni deriva dalla difficoltà, che spesso si incontra, nel distinguere il sillogismo deduttivo da quello semplicemente analitico, e, di conseguenza, la c. t. vera e propria da quella che lo è solo in senso largo, la rivelazione virtuale da quella formale. Così, ad es., l'Immacolata Concezione di Maria, verità formalmente rivelata, prima della bella *Impefabilis Deus* era ammessa da molti solo come c. t., come verità virtualmente rivelata. Il valore della c. t. è la sua applicabilità in teologia è stato vivacemente contestato di recente da L. Charlier, nell'opera *Essai sur le problème théologique* (Thuillies 1938), messa all'Indice con decreto del S. Uffizio il 4 febbr. 1942.
CONCLUSIONE TEOLOGICA – CONCORDATI