CONCORREZZESI

CONCORREZZESI. - Formano una delle principali correnti catari (v.) in Italia: essi insegnavano un dualismo mitigato o monarchico, in opposizione albanesi (v.). La denominazione di Concorrezzeses (usata con molte varianti grafiche nelle fonti) o quella di Ecclesia de Concorrezze derivano, secondo la più sicura fra le varie ipotesi, dal paese lombardo di Concorrezze, dove la setta ebbe un suo centro dogmatico e gerarchico. I c. son detti anche gara(c)t(h)ineses, dal nome di un loro vescovo Gara(c)t(h)us, il quale visse a cavaliere dei secc. XII e XIII. Al Concilio cataro di Saint-Félix de Caraman, 1167, i catari italiani capitani dal vescovo Marco passarono al dualismo assoluto (v. ALBANESI); in seguito un certo Petracus ricondusse al dualismo mitigato della Chiesa catara di Bulgaria parte dei transfughi, che costituirono la setta dei c. Per queste influenze orientali viene notificato concorrendente da varie fonti che la Chiesa di Concorrezze ricevette la propria credenza dalla Chiesa o ordine di Bulgaria. Nell'ultima decade del sec. XII il vescovo Nazzaro (o Nazario) riportò da un viaggio in Bulgaria la dottrina docetica in merito a Gesù Cristo e alla Madonna, dividendo su questo argomento i c. Fra i negatori della realtà corporale di Gesù Cristo, bagnolesi (v.), figura anche la frazione dei cosiddetti sclavi o sclavini, in quanto dipendenti dottrinalmente dalla ecclesia Sclavoniae. I c. erano diffusi in Lombardia e c. il 1250 i loro effettivi sono computati da R. Sacconi a più di 1500; il loro proselitismo però non ebbe successo presso gli adepti delle altre Chiese catare.

La loro dottrina si caratterizza per l'ammissione di un unico principio eterno, il Dio buono, superiore al principio del male, Lucifero, e creatore ex nihilo degli angeli e dei quattro elementi materiali formati il caos. L'angelo Lucifero, per il peccato divenuto autore del male, sedusse altri angeli, s'unì ad uno spirito mostruoso, che secondo alcuni non avrebbe avuto inizio, confuso nel caos, e con l'aiuto d'un altro angelo, per permissione di Dio, composto il mondo materiale e il corpo di Adamo, nel quale rinchiuse l'angelo cooperatore; per mezzo di Eva gli fece commettere il peccato dell'atto generativo. Dalla prima coppia provengono tanto i corpi umani quanto le anime per traduciamo, bagnolesi (v.). È il demonio che opera nel Vecchio Testamento salvo alcune eccezioni; i c. discutono sulla bontà o meno di alcuni personaggi antichi. Appare discorde il loro insegnamento circa la divinità dello Spirito Santo e del Figlio; questi sarebbe tuttavia inferiore al Padre. Gesù Cristo non ebbe anima umana e circa la sua natura corporale si oppongono ai docetisti ammettendo la realtà materiale del suo corpo e delle sue azioni sugli elementi materiali, oltre alle operazioni spirituali; però negano la glorificazione di questo corpo, ch'egli depose prima dell'assensione; tale sarà la sorte anche dei corpi degli uomini. Le anime, parte si salveranno e parte si danneranno; però non s'ammette alcuna graduazione né di colpa e di pena per i peccatori, né di bontà e di gloria per i giusti. Alcuni c. insegnano che degli spiriti decaduti si salveranno solo quelli

che peccarono per costrizione, mentre saranno dannati quelli che prevaricarono di propria volontà. Un esame dettagliato e comparativo delle fonti determinerebbe altri aspetti dottrinali dei c., come pure le loro fluttuazioni di pensiero; per la parte generale V. CATARI.

BIBL.: Moneta da Cremona, Adversus Catharos et Valdenses, ed. T. Ricchini, Roma 1743; F. Vernet, s. V. in DThC, III, coll. 770-80; C. Douais, La Somme des autorités à l'usage des prédicateurs méridionaux au XIIIe siècle, Parigi 1806, pp. 123-33; R. Sacconi, Summa de Catharis et Pauperibus de Lugduno, ed. A. Dondaine: Un traité néo-manichéen du XIIIe siècle; le «Liber de duobus principiis», Roma 1939, pp. 64-78, 17 sgr.; Il-riano di Milano, Il «Liber supra Stella» del piacentino Salvo Burci, in Aevum, 16 (1942), pp. 311-18; 19 (1945), pp. 292-97; A. Dondaine, Les actes du concile albigeois de Saint-Félix de Caraman, in Miscellanea G. Mercati, V, Città del Vaticano 1946, pp. 324-55; id., La hiérarchie cathare en Italie, in Arch. Fratr. Praedicatorum, 19 (1949), pp. 280-312; T. Kappeli, Une Somme contre les hérétiques de S. Pierre Martyr (?), ibid., 17 (1947), pp. 303-29.