CONFITEOR

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« CONFITEOR ». - Formola della confessione generica dei peccati nella liturgia latina, la cui origine risale all’uso dei sacerdoti di confessare le proprie indegni prima di offrire il S. Sacrificio. Il testo più antico del C. è quello di Egberto di York (m. nel 735) e di Crodagano di Metz (m. nel 766): « Confiteor Domino et tibi frater, quod peccavi in cogitatione, et in locutione et in opere; propterea precor te, ora pro me» (Regula canonicorum, 18; PL, 89, col. 1067). In un messale di S. Vincenzo al Volturno del sec. X si trova una formula del C. quasi simile all’attuale. Il can. 15 del Concilio di Ravenna, tenuto il 10 ott. 1314, fissa il numero (l’attuale) dei santi da ricordare nel C. (Mansi, XXV, 547). Il testo odierno del C. è stato fissato dalla riforma di s. Pio V.
Lo si dice al principio della Messa prima dell’Incontro, ed in quella pontificale la canta il diacono prima della promulgazione dell’Indulgenza e della distribuzione della Comunione ai fedeli. Nella distribuzione della Comunione fuori della Messa lo dice l’inserviente.

Nell’ufficio lo si dice a Compieta tutti i giorni, ed a Prima solo quando vi siano le preci. Il Rituale prescrive il C., o almeno la sua formula abbreviata, nel sacramento della Penitenza, nell’Estrema Unzione, nell’amministrazione del Viatico e nella benedizione papale in articulo mortis.

Gli Ordini religiosi vi aggiungono il nome del fondatore.

BIBL.: G. Bona, Rerum liturgicarum libri duo, Roma 1671, p. 288 seg.; Benedetto XIV, De SS. Missae sacrificio, Roma 1748, p. 4 seg.; S. De Stefani, La SS. Messa, Torino 1935, pp. 345-54; C. Callewaert, Sacris erudiri, Steenbruggen 1940, pp. 191-94; J. A. Jungmann, Missarum sollemnia, I, Vienna 1948, pp. 370-86; M. Righetti, Storia liturgica, III, Milano 1949, pp. 160-62.